10. Infrangere le regole
Calypso stava dormendo tranquillamente quando una mano ferma gli tappò la bocca.
Strabuzzò gli occhi ed era già pronta a difendersi, ma prima di sferrare anche solo un calcio mise a fuoco la figura che aveva di fronte.
Nico.
Si rilassò e il ragazzo le tolse la mano dalla bocca, certo che non avrebbe urlato.
Lei lanciò un’occhiata alla sua destra, Leo stava ancora russando.
Quando si accertò che il suo ragazzo avrebbe continuato a dormire tranquillamene si alzò e in punta di piedi seguì l’amico fuori.
-Si può sapere qual è il tuo problema!?- Urlò silenziosamente la ragazza non appena si fu richiusa la porta alle spalle.
-Torna li dentro e trovati dei vestiti comodi, vestiti velocemente che poi andiamo.
-Ma andiamo dove?- Domandò facendo un immenso sbadiglio –Saranno le cinque del mattino.
-Fidati di me, va bene?
E Calypso non poté far null’altro che annuire, Nico l’aveva aiutata un sacco di volte nelle missioni che avevano svolto insieme, per non parlare quando nel camion le salvò la vita. Inoltre era l’unico a conoscenza del suo segreto.
Quando uscirono dal dormitorio il cielo si stava iniziando a colorare per via dell’alba.
-E ora? Dove vorresti andare? E’ ovvio che siamo controllati.
Nico fece un sorrisetto –Lascia fare a me.
La colazione quella mattina non era molto movimentata, esattamente come al solito.
Nessuno aveva mai troppa voglia di parlare, soprattutto per via della stanchezza. Infatti, nonostante lavorassero tutto il giorno, avevano preso tutta quella situazione come una vacanza e andavano a dormire decisamente troppo tardi.
Ma la solita routine venne interrotta da Leo.
Il ragazzo entrò come una furia nella sala ristorante e a passo svelto si avviò al tavolo dove stavano seduti Will, Hazel e Frank che stavano chiacchierando abbastanza assonnati.
Facendo sussultare tutti, Leo sbatté un pugno sul tavolo esattamente davanti a Will. Nel pugno chiuso stava un pezzo di carta tutto stropicciato.
-Che cazzo di problemi ha il tuo ragazzo!?- Sibilò esasperato.
Will corrugò la fronte –Come?- Aveva ovviamente capito che si riferisse a Nico, nonostante non stavano più insieme ormai.
Leo lasciò il foglio per fargli leggere il contenuto, Hazel si sporse verso di lui per leggere a sua volta.
Io e Calypso andiamo a fare un giro.
Non preoccupatevi, stiamo bene.
Non c’è bisogno di movimentare una squadra per le ricerche, torneremo prima di pranzo.
Nico
Per tutto il tempo del tragitto in moto Calypso non disse neanche una parola, semplicemente si strinse alla schiena del ragazzo.
Il viaggio non fu troppo lungo, dopo una buona mezz’ora Nico posteggiò davanti una struttura quadrata e chiusa, un cartello annunciava che era una “clinica privata”.
-Che ci facciamo qui?- Chiese titubante la ragazza, quasi certa di sapere già la risposta.
Nico mise il catenaccio alla moto e si andò a sedere su una panchina libera li accanto, poi rispose.
-Mi sta bene mantenere questo segreto. Ma non permetterò che tu lo uccida.
Calypso si strinse nella felpa aperta che teneva sopra la canotta, faceva ancora freddo a quell’ora, si andò a sedere al suo fianco.
-Non lo voglio uccidere- sussurrò poi.
-Non dico che tu voglia farlo volontariamente ma… Non l’hai detto a nessuno, no? Ovviamente neanche alla CIA. Ma questo bambino ha bisogno di controlli, tu hai bisogno di controlli. Per questo oggi ci troviamo qui. E sta tranquilla, ho dei documenti falsi.
A Calypso venne da piangere, ma trattenne le lacrime e poggiò la testa sulla sua spalla.
Quasi con voce rotta infine sussurrò –Capisco perché Will si è innamorato di te.
-Come hanno fatto a uscire senza che nessuno li vedesse!?- Stava urlando Era agli uomini della sicurezza.
-Noi… signora…- Provò a iniziare uno.
-Sono solo due ragazzini! Vi siete persi due ragazzini!- Continuava a urlare la donna.
-Non ci aspettavamo una mossa del genere dall’interno- intervenne un altro uomo –Siamo concentrati a non far entrare nessuno, non il contrario.
La donna sospirò.
-La signorina Chase mi ha fatto notare che forse potrebbe essere anche una trappola, che magari sono stati rapiti e li hanno costretti a scrivere quel messaggio. Iniziate a preparare la squadra, se non tornano davvero prima di pranzo, iniziate a cercarli.
-A che mese siamo, signorina?- Chiese la dottoressa mentre le metteva il gel sulla pancia.
A quel contatto freddo Calypso sussultò –Dovrebbe essere il quarto… o il quinto. Non ne sono certa.
La donna le lanciò un’occhiataccia –Mi sta dicendo che non si è ancora mai fatta controllare?
Calypso scosse la testa e la dottoressa si girò verso Nico –Che irresponsabile! Doveva farla venire molto prima.
-Lui non è il padre- si affrettò a dire Calypso –E’ solo un amico che l’ha appena scoperto.
La dottoressa li guardò entrambi per qualche altro secondo, forse cercando di capire tutta la storia che si nascondeva dietro, poi lasciò cadere l’argomento.
Prese lo strumento adatto e iniziò a passarlo sulla pancia scoperta già più che sporgente.
E poi il monitor si accese e mostrò il piccolo feto.
A primo impatto a Nico sembrò un fagiolo, poi pian piano la figura andò a distinguersi e trovò la testa, le mani, i piedi…
-Vuoi sapere il sesso?- domandò la dottoressa con un sorriso guardando la ragazza.
Anche Nico seguì il suo sguardo e vide che Calypso aveva le lacrime agli occhi, semplicemente annuì.
-Femmina- allora annunciò.
Una lacrima iniziò a scendere sulla guancia della ragazza.
-E questo è il battito del suo cuore- concluse la signora alzando il volume.
Calypso continuò a rimanere in silenzio, mentre le lacrime continuavano a scendere dai suoi occhi.
-Prendo le siringhe per farti le analisi a sangue, dobbiamo controllare che sia tutto a posto- annunciò la dottoressa prima di uscire dalla stanza, Nico era abbastanza certo che l’avesse fatto di proposito per lasciarli da soli qualche minuto.
Il ragazzo si avvicinò lentamente al lettino dove Calypso rimaneva immobile, gli occhi fissi sullo schermo ormai vuoto.
-E’ una bambina- sussurrò infine.
Nico non disse nulla e dopo svariati secondi Calypso continuò –Come posso dirlo a Leo? Si farebbe uccidere per lei. L’ho già quasi perso una volta, non può succedere di nuovo, non lo sopporterei.
-Troverai un modo, arriverai a un punto in cui non potrai più nasconderla, lo scoprirà in ogni caso.
Con mani tremanti la ragazza si mise a sedere e prese un pezzo di carta, poi iniziò a ripulirsi la pancia sussurrando come in una mantra –La mia bambina… Io ho una bambina…
Quando tornarono, scoppiò praticamente l’inferno.
I due ragazzi erano più che consapevoli che avrebbero ricevuto ramanzine da parte di tutti, ma prima ancora di sentire Era o qualsiasi altro agente della CIA, se la dovettero vedere con Leo e il resto dei loro amici.
Il primo aveva uno sguardo distrutto.
La discussione che ne seguì fu ascoltata da tutti, ma vi parteciparono attivamente Leo e Calypso e solo in parte anche Nico.
Tutti gli altri stavano a diversi metri da Leo, gli occhi puntati su di loro, senza però il coraggio di intervenire.
-Ma che vi salta in mente!? Siete stupidi o cosa!?- Urlò Leo quando li vide tornare.
-Abbiamo lasciato un biglietto, sapevate che stavamo bene- rispose calma Calypso.
-Biglietto un corno! Sai quanto mi sono preoccupato!? Dove siete stati!?
-Non sono affari tuoi- rispose lei troppo in fretta.
Leo lanciò uno sguardo d’odio a Nico, poi tornò a fissare la sua ragazza.
-Hai idea di quanto io mi sia preoccupato? Lo capisci quanto ti amo e che farei di tutto per te?
E Calypso li lo capì. Capì che se avesse detto a Leo che aveva in grembo sua figlia lui avrebbe fatto di tutto per proteggerle, da qualsiasi pericolo e, considerando la situazione in cui si trovavano, si sarebbe fatto uccidere per lei, per loro.
Ma non lo poteva permettere. Lui aveva già fatto l’eroe. Aveva rischiato di morire restando in coma per tre giorni, i giorni più lunghi che la ragazza avesse mai passato. Non avrebbe passato mai più un momento simile, adesso toccava a lei proteggerlo.
E, come un lampo a ciel sereno, gli fu subito chiaro cosa avrebbe dovuto fare.
Distolse lo sguardo e mormorò –Io no. Io non ti amo più.
Dire quella frase la uccise, esattamente come fece lo sguardo di Leo.
-Stai… stai mentendo- disse cercando di mantenere la voce ferma, ma i ricordi di quelle giornate gli tornarono prepotenti in mente. Tutte le litigate con lei, il fatto che fosse sempre più distaccata…
Calypso capì che stava pensando proprio a quello e cercò di sfruttarlo a suo favore –Era già da un po’ che volevo dirtelo, mi hai appena aiutato a farlo.
E, prima che potesse scoppiare a piangere, girò i tacchi e andò via.
Scese il silenzio, fino a quando Leo non strinse i pugni e se la prese con Nico.
-Tu! Tu le hai fatto il lavaggio del cervello! So che sei stato tu!
Jason corse a bloccarlo, ci mancava solo che iniziassero una rissa, erano già successe troppe cose quel giorno.
Nico fissò l’amico impassibile, mormorò solo –Non hai proprio capito nulla- e seguì Calypso.
Non dovette andare molto lontana per trovarla, era raggomitolata su un muretto, piangeva con le gambe raccolte al petto.
Nico non annunciò la sua presenza, ma lei lo sentì comunque.
-Ho capito sai?- Gli disse tirando su rumorosamente con il naso.
-Lo vedo che Will ti ama e che tu ami lui. Non avevo mai capito cosa fosse successo tra di voi. Ma ora penso di capirti. Lo stai proteggendo, vero? Non so da cosa, ma l’hai lasciato per proteggerlo vero? Nonostante tu continui ad amarlo incondizionatamente.
-Si- mormorò semplicemente il ragazzo. Lo sto proteggendo da me stesso.
-Come fai, Nico?- La domanda si perse in un singhiozzo –Come ci riesci? Io mi sento morire.
La risposta di Nico fu quasi crudele, ma era terribilmente vera.
-Sei un agente segreto, imparerai a nasconderlo e a conviverci.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro