35. I bigliettini sono ottime mentine
«Cos'hai fatto nel weekend?» mi chiese Peter.
Io e lui stavamo camminando nei lunghi corridoi della scuola. Ero felice di stare un po' con lui, e se dovevo essere sincero avevo sentito la sua mancanza.
«Niente di interessante...»
Sì, sapevo di aver mentito spudoratamente. Solo non volevo che il mio amico sapesse di Judith.
«Oh, a parte aver rotto la mia finestra?» domandò il rosso, ridacchiando.
«È stato un incidente!» mi giustificai, alzando le mani a metà altezza.
«Mh, certo.»
Mi ricordai che dovevo ripagare tutto, e il mio umore si fece più cupo. Come potevo riuscire a guadagnare? Era un'impresa impossibile! Camminammo per un po', finché in lontananza scorgemmo due ragazze che venivano verso di noi. Ci misi poco a capire che si trattavano di Vanessa e di Judith. Quando vidi quella ragazza, non potei fare a meno di sorriderle. Lei fece lo stesso con me, poi le due ragazze ci giunsero davanti.
«Ciao ragazze!» esclamò Peter, salutandole con la mano. «Hey, indovinate cosa ha combinato Chris?»
Sperai con tutto me stesso che non dicesse che gli avevo rotto la finestra, sapendo che dopo Judith si sarebbe presa tutta la colpa.
Ovviamente, i miei tentativi furono inutili. «Ha rotto la finestra della mia camera!»
Guardai Judith, e lei guardò me. Era visibilmente confusa, e non potevo di certo biasimarla. Vanessa, invece, era sbalordita.
«E come avresti fatto?» domandò con stupore.
Neanche quella domanda era tanto gradevole. Di certo non potevo stare in silenzio, o avrei aumentato i sospetti, perciò decisi di dire qualcosa.
«Ehm... volevo farlo affacciare alla finestra ma ho tirato un sasso troppo grande, e... per sbaglio ho rotto il vetro.»
«Già, ora dovrà ripagarmi tutto.» Ridacchiò Peter.
Ecco, aveva tirato in ballo i soldi. Guardai Judith, e il suo viso mi disse molte cose. Sapevo che dopo mi avrebbe detto che non avrei dovuto prendermi la colpa al posto suo, ma non poteva farci nulla. Ormai avevo preso una decisione. Prima che la ragazza potesse dire qualcosa, venne interrotta dall'arrivo di Bethany, che camminò con i suoi tacchi alti verso di noi.
«Buongiorno, sfigatelli.» Disse con una nota di disprezzo, guardandoci tutti.
Ero pronto a difendere chiunque di noi avrebbe preso in giro, se ce ne sarebbe stato bisogno.
«Devo dirvi una cosa, perciò orecchie aperte» la mora si buttò una ciocca di capelli dietro l'orecchio e sospirò. «Dato che sono una persona davvero generosa, ho deciso che siete tutti invitati alla festa di Halloween che darò venerdì sera a casa mia» così dicendo, tirò fuori dalla sua borsetta dei biglietti e li diede ad ognuno di noi. «Se pensate che vi abbia invitato perché mi importa qualcosa di voi, vi sbagliate di grosso. L'entrata è a pagamento e mi servono soldi per una macchina, perciò fatevene una ragione, perché ho invitato l'intera scuola» sbuffò, poi riprese a parlare. «Oh, e ricordatevi che dovete travestirvi» il suo sguardo puntò Judith, e vedendola fece un sorriso beffardo. «Tu potresti vestirti da fantasma, Suicidella. Ma tanto nessuno noterebbe la differenza perché sei invisibile anche senza il costume!»
Judith abbassò lo sguardo, non sapendo come rispondere.
Alla fine mi feci avanti. «Bethany, tu perché ti sei già travestita da gallina? Oh, scusa, dimenticavo che il tuo non è un travestimento.»
La faccia di Bethany divenne rossa dalla rabbia. La ragazza mi rivolse un'occhiataccia e se ne andò a passo veloce, mentre io e gli altri cominciammo a ridere. Judith mi sorrise leggermente, e io ricambiai. Sapere che lei con me si sentiva al sicuro mi rassicurava.
«Sei forte!» commentò Peter. «C'era bisogno che qualcuno le tenesse testa.»
Sì, ce n'era davvero bisogno.
«Una festa di Halloween, che emozione!» esclamò Vanessa, entusiasta. Poi si rivolse a Judith, di fianco a lei. «Finalmente potrò truccarti...» Affermò maliziosa.
La biondina indietreggiò. «Non ci contare. Io non verrò.»
A quell'affermazione, tutti ci impietrimmo. Da lei potevo aspettarmelo, ma mi sarebbe dispiaciuto non vederla divertirsi un po'.
«Perché?» domandò Vanessa, delusa.
«Perché... le feste non fanno per me.» Rispose lei freddamente.
«Oh, andiamo!» fece Peter. «Ci divertiremo, staremo in gruppo!»
«Sì, sarà divertente!» continuò Vanessa, cercando di convincerla.
«A casa di Bethany?» disse Judith, poi scosse la testa. «No, dimenticatelo.»
«Ma...»
«Ho detto di no!»
La ragazza vide che ognuno era rimasto sorpreso dal suo tono di voce, e sospirando se ne andò lontano da noi. Noi tre rimanemmo in silenzio, ancora perplessi. Non capivo perché Judith si fosse così tanto irrigidita non appena si fosse parlato della festa. Decisi di scoprirlo, ma non appena mi passò l'idea di andare a parlarle, la campanella della prima ora suonò. Io e Vanessa salutammo Peter per andare a lezione di francese, e appena entrati ecco che la vidi: Judith seduta sul banco all'ultima fila. Ci scambiammo un'occhiata, poi fui costretto a sedermi al mio posto, purtroppo molto più avanti del suo. Ormai non ascoltavo più la lezione della signora Smith, ero troppo occupato a riflettere su quello che era successo. Non potevo aspettare che la campanella suonasse, perciò strappai un foglio dal mio diario e lo ridussi in cinque pezzetti abbastanza grandi. Presi una penna e cominciai a scriverci sopra.
"Che succede?
~Chris."
Mi voltai, facendo attenzione che la professoressa non mi stesse guardando, e lo lanciai dritto verso il banco di Judith.
«Bigliettini in classe?» fece Ed, stupito. «Inconcepibile.»
Roteai gli occhi al cielo, e quando mi accorsi che la ragazza aveva aperto il biglietto mi rigirai verso la lavagna. All'improvviso, una pallina di carta mi arrivò davanti al banco.
"Sono una stupida.
~Judith"
La sua calligrafia era piena di curve e molto elegante, mi piaceva. Andammo avanti così per un po', stando attenti a non farci beccare dalla prof.
"Perché dici così?
~Chris"
"Perché ti ho fatto assumere tutta la colpa, e ora dovrai ripagare tu le spese per la finestra. Beh, non pensare che resti con le mani in mano.
~Judith"
Sospirai, leggendo quel biglietto.
"La colpa è stata anche mia.
~Chris"
"No, non è così.
~Judith"
Decisi di lasciare perdere e di cambiare argomento, sapendo che quella ragazza non si sarebbe mai arresa.
"Perché hai reagito in quel modo, stamattina?
~Chris"
"Le feste non mi piacciono.
~Judith"
"Io voglio solo che tu ti diverta.
~Chris"
"Mi divertirò tantissimo giocando a tombola alla televisione.
~Judith"
Ridacchiai.
"Sappiamo benissimo che non è così. Se tu non ci vai non ci vado neppure io.
~Chris"
"No, ti prego. Non voglio impedirti di divertirti.
~Judith."
"Sei tu il mio divertimento, Jud.
~Chris"
Mi voltai, volendo vedere la faccia di quell'angioletto. Appena la ragazza ebbe letto il messaggio, vidi un sorriso nascere sul suo volto. Il suo sguardo si spostò verso di me, e io le sorrisi guardando i suoi occhi azzurri. Ho già detto che era bellissima?
«A quanto pare qualcuno non sta prendendo attenzione alla lezione...»
Oh, no. Mi voltai lentamente verso la professoressa, che aveva uno sguardo accusatorio e le braccia incrociate.
«Le assicuro che non è come sembra.» Mi difesi.
Grandioso, ora mi stavo facendo odiare pure dalla prof di francese.
«Sì, questa l'ho già sentita» fece lei. «Tutti e due in piedi davanti alla lavagna. Adesso.»
Sospirai. Non volevo far cacciare Judith nei guai un'altra volta, ma non sapevo cosa dire per tirarla fuori da quella situazione.
«Oh, e tu, signorina, porta anche il biglietto che hai in mano.» Aggiunse la signora.
Judith sospirò e si alzò dalla sedia con il bigliettino tra le dita. Mi alzai anch'io, e uno dietro l'altro raggiungemmo la lavagna. Mi accorsi che Vanessa ci stava guardando con un'espressione preoccupata, mentre tutti gli altri alunni si stavano divertendo.
«Da lei non me l'aspettavo, signorina Currie...» Disse la professoressa, scrutando Judith.
La ragazza teneva uno sguardo basso. In quel momento avrei voluto tenerle la mano per darle forza, ma mi sembrò un po' inappropriato e lasciai perdere l'idea.
«E così vi lanciavate bigliettini nel bel mezzo della lezione...» continuò la signora. «Posso sapere di cosa parlavano?»
«Parlavano di...» iniziai convinto. «Libri?» avevo perso il mio tocco.
La classe si riempì di risatine divertite e commenti di troppo. La prof zittì tutti con un gesto di mano, poi tornò a guardarci.
«Signorina Currie, vuole leggerci il biglietto che tiene in mano?» domandò a Judith.
La ragazza spostò la testa verso la professoressa, poi sul bigliettino. Non sapeva cosa fare, presto sarebbe ceduta. Di certo non potevo restare a guardare, perciò reagii di petto; presi il biglietto di carta dalla mano di Judith e senza indugiare me lo misi in bocca e tirai giù la saliva. Era andato, e non avrebbe fatto ritorno per un bel po'.
L'espressione della prof era basita, quella della classe accigliata. «Watson» scandì, con rimprovero. «Ha appena mangiato il biglietto?»
«Era un biglietto?» feci io, confuso. «Pensavo fosse una mentina...»
L'intera classe scoppiò a ridere, neanche Vanessa si trattenne. Judith mi guardò e non poté fare a meno di ridere insieme a tutti gli altri.
Perfino la prof trattenne una risata, dopodiché disse: «Okay, per questa volta vi siete salvati. Ora al posto, e la prossima volta ascoltate la lezione.»
Entrambi ringraziammo la gentilezza della professoressa e ci sedemmo ognuno si propri posti, con un sorrisone stampato ancora in volto. Io e Judith ci scambiammo un'occhiata divertita, prima di metterci ad ascoltare la lezione. La carta aveva un sapore di... carta.
***
«Sei impazzito?» mi domandò Judith, non appena la campanella suonò e fummo costretti ad uscire dalle nostre aule.
Io non riuscivo a smettere di ridere. Avevo combinato un guaio, ma tuttavia continuavo a trovare un lato comico alla cosa.
«Andiamo, è stato divertente.»
«La professoressa avrebbe potuto arrabbiarsi.»
«Ma non l'ha fatto» le ricordai, sorridendo. «Fatti quattro risate, ne siamo usciti alla grande!»
Judith sospirò, poi assunse un'espressione arrabbiata. «Sei proprio...» strinse in pugni, ma non riuscii a trovare le parole. «Insopportabile!»
«Davvero? Perché a me sembra di averti fatto ridere, in classe.» Dissi, con un sorrisetto sul volto.
«Non è vero.» Smentì lei, incrociando le braccia.
«Sì che è vero.»
«No.»
Entrambi scoppiammo a ridere, nonostante lei stesse cercando di tenermi il broncio.
«Ti è piaciuto il biglietto che ti ho scritto?» le domandai.
«Quello che ora si trova nel tuo stomaco?» fece lei, sorridendo.
Io ridacchiai. «Sì.»
Judith abbassò lo sguardo e sorrise, mi guardò un istante, ma poi riprese a camminare con testa alta.
«Io... non me lo ricordo.» Affermò, facendo finta di niente.
Sapevo per certo che il biglietto se lo ricordava benissimo, stava solo giocando a fare la difficile; una cosa che non le riusciva affatto bene. Sorrisi e mi misi davanti a lei, obbligandola a fermarsi.
«A parte gli scherzi... io sono serio.» Le dissi.
La ragazza rimase in silenzio, non sapendo cosa dire. Ma in quel momento non ce n'era bisogno.
«Se non vuoi venire alla festa non posso obbligarti, ma tu non puoi obbligare me ad andarci. Io...» aggiunsi, timidamente. «Voglio stare con te a farti compagnia. E, se serve a farti divertire, possiamo persino giocare a tombola alla televisione.»
Judith era ancora senza parole, le sue guance non erano state più rosse di così. La ragazza mi diede un bacio sulla guancia, poi sorrise, incoraggiandomi a farlo anch'io. Mi aveva ancora baciato, e le emozioni che provai furono le stesse. Cercai di non farlo notare e sorrisi.
«Andrò alla festa.»
Quell'affermazione mi fece spalancare gli occhi. Non credevo alle mie orecchie; aveva appena detto che sarebbe andata alla festa? Dalla felicità non seppi controllarmi e la abbracciai così forte che i suoi piedi si staccarono dal terreno.
«Evviva!» esclamai, in preda alla gioia.
Lei rise, e disse: «Rimangio tutto se non mi fai scendere!»
Obbedii, ricordandomi che eravamo a scuola, e la rimisi a terra delicatamente. Judith era così leggera e minuta che chiunque, perfino Clary, avrebbe potuto prenderla in braccio.
«Ti divertirai un mondo, fidati di me.» Dissi, sorridendo.
Lei sforzò un sorriso. «Se lo dici tu...» sospirò. «Ma ti avverto, se Vanessa prova a mettere le mani su di me, io mi tiro fuori.»
Ridacchiai. «Affare fatto.»
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