Capitolo 8 • Pensieri notturni
Angelica rientrò in casa con i pensieri sospesi, che giravano lentamente nella sua testa come in assenza di un campo gravitazionale, perciò fu leggermente scossa dall'improvvisa stretta del suo fratellino all'addome.
- Riccardo mi piace. - si pronunciò Michele.
Lei inspirò più che poté, poi rilasciò piano l'aria.
Non si era aspettata tutto quell'entusiasmo.
- È un bravo ragazzo, sì. - confermò.
Il bambino non capiva quella freddezza.
Non protestò, tuttavia, quando lei gli disse di prepararsi per la cena.
Non capiva nemmeno la madre: perché prima faceva di tutto per mostrarsi interessata e poi passava ore al telefono o a pulire? Perché non giocava con lui?
Dal centro della tavola si sentiva l'intenso profumo del pollo arrosto, con quella salsina saporita che piaceva tanto a Michele.
- Io e Angelica abbiamo fatto il giro della città con Riccardo. - raccontò Michele.
La madre alzò gli occhi dal piatto con cipiglio confuso.
- Sì, be', Riccardo è un mio compagno di scuola. È stato molto gentile a portarci un po' in giro. - spiegò Angelica, maledicendo mentalmente il fratellino.
Doveva insegnargli a mantenere i segreti.
Non che ci fosse qualcosa di male a raccontare di Riccardo, ma non le andava troppo a genio l'idea di rendere partecipe di una cosa importante a livello personale qualcuno che tendeva ad essere assente.
Angelica non aveva mai avuto una grande necessità di sfogarsi con la madre per via di quello che succedeva con i suoi amici e, benché fosse uscita con un ragazzo in seconda superiore e avesse instaurato una relazione vagamente seria con un altro ragazzo in terza, nessuno dei due trascorsi l'aveva segnata così tanto da rendere necessario un discorso con la madre.
Con Riccardo poteva essere diverso, considerato quanto Beatrice avesse insistito sulla sua sensibilità e quanto ristretta fosse la cerchia di persone che conosceva, e proprio perché nutriva vive speranze in una eventuale relazione con lui, preferiva tenere la nuova amica come confidente su cui contare in primis.
- Sicura che siate solo compagni di scuola? - domandò la madre, con tono scherzoso.
Angelica annuì e mise un boccone di pollo in bocca.
Davvero non c'era altro di cui avrebbero potuto parlare?
- A me piace Riccardo, mamma. Glielo dici che deve fidanzarsi con Angelica? - continuò il bambino.
La diretta interessata scattò con lo sguardo sul fratellino: di' un'altra parola e ti ammazzo.
Lui non parve cogliere il messaggio.
- Penso che Angelica possa decidere da sola se Riccardo le piace abbastanza oppure no... Ma intanto ditemi com'è fatto, sono curiosa. - sorrise la madre.
La ragazza sospirò, accettando che toccava a lei parlare.
- Alto, con i capelli ricci e castani... Uh, verdi, ha gli occhi verdi. E... sì, insomma, è carino. - descrisse.
Era imbarazzante dirlo ad alta voce con quel silenzio ad avvolgerla.
- Fa sport? - domandò la madre.
- Non ho avuto occasione di chiederglielo. Comunque, secondo me il divano andrebbe girato. Cioè, guardalo, non mi sembra che così...
- Dici? Ho provato almeno tre rotazioni e nessuna mi piaceva! Angelica, avresti dovuto aiutarmi qui, anche solo per consulenza, vedi? - si fece distrarre la madre.
- Hai ragione, mi dispiace. Il colore, però, è stupendo. - proseguì la ragazza, evitando che la madre andasse a raccapezzarsi al discorso di prima.
La donna fissò il divano.
- Però nelle altre posizioni non mi piaceva. Sei sicura che non vada bene così? Oh, e ho parlato con Caterina, la mia amica designer, ricordi? Lei mi ha consigliato una cucina favolosa da ordinare: mi faranno un prezzo stracciato!
Ormai era decollata. Accennare a qualcosa su cui stava lavorando era il modo migliore per condurre la conversazione lasciando che, apparentemente, lo facesse la madre. Angelica l'aveva imparato bene durante i periodi in cui al lavoro era tanto stressata e tornava a casa sfinita. L'unico modo per indurla a fare qualcosa era intavolare il discorso "ufficio" e affidandole la nuova mansione come se niente fosse. Era così che Angelica si era risparmiata metà delle cene da cucinare, un sacco di bucati da stendere e pile di piatti da lavare, oppure firme per la scuola senza perdere tempo in spiegazioni.
Infine, la ragazza prese il fratellino per mano e lo condusse nella propria stanza, lasciando che la madre finisse di mettere ordine.
- Che film vuoi guardare? - chiese, esaminando i DVD in uno scatolone.
Mentre il bambino ci pensava su, lei districò mucchi di cavi elettrici e cercò di ricordare come collegarli alla presa. Non potevano scrivere "attacca questo sulla ciabatta e quello al terzo buchino dietro il televisore" invece di usare i colori e basta?
Si arrangiò come meglio poté.
- Peter Pan. - rispose infine Michele.
In parte, Angelica lo sapeva. Era il suo film preferito.
La tenda aranciata svolazzava davanti alla finestra aperta e lasciava passare aria fredda, perciò Angelica si alzò e chiuse la finestra. Nel cielo scuro un manto di stelle illuminava la notte. Lei si chiese distrattamente, mentre gli occhi del fratellino si incollavano allo schermo, a cosa stesse pensando colui che non aveva osato baciarla solo qualche ora prima.
Solo una piccola, audace e tacita parte della sua mente avrebbe potuto dire che era lei stessa l'oggetto dei suoi pensieri.
Infatti Riccardo, lungo disteso sul letto, guardava il soffitto della propria camera con la fioca luce della lampada da comodino accesa.
Non aveva fatto che ripetersi che era un codardo e che si sarebbe pentito per chissà quanto tempo di esserlo. A conti fatti, capì che sarebbe stato meglio essere rifiutato, con la certezza che lei effettivamente non era interessata a lui, piuttosto che crogiolarsi nel dubbio di come sarebbe stato.
- Riccardo? Posso entrare? - sentì chiedere da dietro la porta.
Riconobbe la voce gentile di sua madre e lasciò che entrasse. Lei si sedette sul bordo del letto e osservò il figlio. Non impiegò più di mezzo secondo a capire che ciò che lo preoccupava a cena continuava a tormentarlo.
- Mi dici cosa succede? - domandò, con quel tono di voce talmente studiato che, se gli avesse detto "posso ucciderti?" probabilmente gli sarebbe dispiaciuto dirle di no.
- È arrivata una ragazza nuova a scuola. - disse lui, intuendo che nessuna menzogna avrebbe funzionato.
- Come si chiama?
- Angelica.
Seguì una piccola pausa, nella quale Riccardo pensò a quei setosi capelli color cioccolato che ondeggiavano al vento, incorniciando un viso grazioso come pochi, mentre sua madre cercava di figurarsi tale Angelica.
- È bellissima. Voglio dire, ci sono tante ragazze carine, come quelle che di solito mi piazzate tu e papà vicino alle cene forzate, ma lei è veramente bellissima. Sono uscito con lei e... Be', volevo avvicinarmi, ma non ne ho avuto il coraggio. Credo che le piaccia Nico. - raccontò Riccardo.
- Perché ha accettato di uscire con te, allora?
Lui si tirò a sedere e poggiò la schiena contro la testiera del letto.
Pensò che gli sarebbe piaciuto portare Angelica lì, nel suo piccolo mondo che rifletteva creatività e tranquillità nel modo artistico di dipingere le pareti, tutte diverse tra loro, e nella quantità di fogli scarabocchiati che parlavano di musica e poesia.
- Non lo so, mamma. - rispose, poi deglutì.
La madre, tutta eleganza nel tailleur color avorio e perle ad ornare il collo e i lobi delle orecchie, si alzò e apparve statuaria saggezza nonostante la sua altezza non superasse i centosessanta centimetri. Portava con fierezza gli stessi ricci che aveva anche lui.
- Allora lascia che ti aiuti. Se questa Angelica è degna di occuparti la mente per ore, chiedile quello che vuoi sapere, senza paura. Ha accettato di uscire con te, quindi non le sei indifferente. Chiedile perché, chiedile se uscirebbe ancora con te, chiedi e basta. Sarà anche speciale, ma è pur sempre una ragazza e più fai domande, più parlerà. Da quello che dice, cerca poi di capire se le piaci. E non aspettare, Riccardo, in queste cose il tempo è fondamentale. - gli disse.
Non sapeva quanto fosse stupido, ma si sentiva immediatamente più rincuorato. Forse, l'indomani avrebbe potuto fermarla, dirle che aveva voglia di vederla di nuovo, chiederle se era vero che le interessava il suo migliore amico.
Magari avrebbe anche fatto meglio a chiedere a Nicola di rifiutare qualsiasi invito da parte di Angelica. Sapeva di essere fortemente egoista a progettarlo, ma se fosse servito ad evitare il danno, avrebbe convinto la sua coscienza a passarci sopra.
Sua madre iniziò a blaterare a proposito di una cena domenica sera, una delle solite in cui doveva far finta di essere entusiasta di essere il figlio del più abile imprenditore della zona, ma lui non poté fare a meno di comporre qualche verso nella mente.
Ricordo la notte che
Passai a pensare a te
Una notte stellata
una mente offuscata
una voce che chiedeva di te
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