1.Scomparsa
Mark Ruiz era stremato. Aveva lavorato per quarantott'ore continue e non era riuscito nemmeno a farsi una doccia. Prima, c'era stata la rapina all'angolo della ventiseiesima e poi il caso dell'anno: Gloria Shell, la ragazza scomparsa da tre giorni all'ottavo mese di gravidanza. Non si sapeva cosa fosse successo, né dove potesse essere il bambino. Era piombata nel distretto, coi jeans sporchi di sangue e terra, i capelli scuri zuppi d'acqua, le mani insanguinate e bianca come uno straccio. Aveva dichiarato il suo nome ed era svenuta.
Ora, con la collega Summer Lewis, stava piantonando la stanza d'ospedale nella quale la ragazza era stata ricoverata. I medici la stavano visitando e senza il loro consenso non potevano provvedere a un interrogatorio.
«Caffè?» chiese, porgendo un bicchiere fumante alla collega. La poliziotta alzò gli occhi, osservando il bicchiere fumante e rifiutò con un cenno del capo. Ne aveva presi troppi in quelle settantadue ore di agonia. Era stanca, lavorava a quel caso sin dal primo momento. Era stata lei a parlare con il proprietario della bettola dove la ragazza viveva da quando era tornata dalla California; gli doveva sei mesi di fitto arretrato e per questo motivo si trovava sotto sfratto. Successivamente, Summer era riuscita a rintracciare l'ex fidanzato di Gloria, un surfista di Miami con cui la ragazza aveva avuto una breve relazione. Il giovane non le era sembrato molto lucido quando ci aveva parlato, probabilmente per colpa della marijuana che stava fumando. Eppure, nonostante l'uso di droghe, era sicura che non fosse coinvolto nell'allontanamento della giovane.
Durante l'interrogatorio, aveva confessato di non volere problemi, né complicazioni. Era solo l'ennesimo figlio di un agente di borsa e non aveva intenzione di rovinarsi la vita per correre dietro a una ragazzina illusa, che credeva ancora alle favole sul vero amore. Figuriamoci se voleva sapere del marmocchio che portava in grembo. Per lui si era trattata di una bella avventura, accompagnata da diverse scopate senza impegno. Non era di certo pronto a fare il padre e il marito amorevole.
Summer rabbrividì a quelle parole, e avrebbe voluto come rappresentante del genere femminile sputargli in faccia. Quella feccia umana aveva lasciato una povera ragazza in balia di una gravidanza, senza soldi, né casa. Sul rapporto era scritto che a denunciare la scomparsa di Gloria era stata un'amica che ogni giorno, insieme a sua madre, si preoccupava di portarle un pasto caldo. Si annotò che avrebbe dovuto parlare con loro.
L'elastico che legava da troppo tempo i lunghi capelli biondi, iniziava a darle fastidio e perciò li sciolse. Li ravvivò e poi si accovacciò a terra. I piedi nelle scarpe scure della divisa le dolevano, e non ce la faceva più.
«Ho avvisato i genitori. Non sapevano nemmeno che fosse sparita.» disse Mark con un tono che rivelava tutto il suo disgusto.
«Grazie Ruiz, mi hai tolto un problema.» gli rispose Summer riconoscente. Il collega l'aveva aiutata da quando, quarantott' ore prima, avevano cercato insieme di rintracciare i genitori di Gloria.
I coniugi Shell erano troppo vecchi per occuparsi di una figlia sprovveduta, scappata di casa a diciotto anni. Non avevano insistito perché tornasse, né si erano preoccupati delle sue condizioni nel quando avevano saputo che stavano per diventare nonni. La loro idea è che ormai la figlia fosse abbastanza grande da essere responsabile delle proprie azioni. Erano anziani e ritenevano di dover pensare solo a vivere bene quel poco che gli restava della vita, divertendosi e godendosi la vecchiaia.
Quella ragazza era tremendamente sola e fragile. Più Summer andava avanti nell'indagine, e più notava come Gloria portasse con sé il peso di una vita troppo dura per una giovane donna di vent'anni. Si sentì fortunata, i suoi genitori che la chiamavano almeno due volte al giorno e solo per sapere come stava o se avesse mangiato. Aveva due fratelli e una sorella. I primi erano in polizia come lei mentre Jo, sua gemella, era la splendida madre di due marmocchi pestiferi che adorava.
Amava fare la zia e non sapeva se sarebbe mai riuscita a essere madre. Col lavoro che faceva le relazioni amorose erano sempre problematiche. Il suo ultimo fidanzato l'aveva lasciata perché non sopportava il fatto che anche di notte, a Natale o durante una cena, potesse dover scappare per un'emergenza.
Tutte scuse, pensò: i medici o le altre professioni che richiedevano reperibilità come facevano?
No, lei conosceva la verità: non sapeva legare. Non riusciva a sentirsi parte di una coppia e così poco alla volta escludeva l'altro dalla sua vita. Forse, non sapeva amare e diciamocelo, era meglio così. Non avrebbe mai voluto sentirsi fragile durante un appostamento, o un'azione, perché se avesse avuto qualcuno da amare sapeva che sarebbe stata meno pronta al pericolo.
Mentre rifletteva, sentì la porta della camera di Shell aprirsi e si alzò pronta per parlare con il medico. Era un uomo asiatico sulla quarantina, con gli occhiali tondi che nascondevano lo sguardo preoccupato.
«Dottore, sono l'agente scelto Summer Lewis. Vorrei sapere le condizioni di Gloria Shell.» disse alzandosi e porgendogli la mano in modo autoritario. Gli occhi a mandorla del medico si fissarono in quelli azzurri di lei e ricambiò la stretta. Solo in quel momento notò che il camice che il dottore indossava era macchiato di sangue, cosa che la mise in allarme.
«Mi segua, meglio parlarne in privato. Sono David Park, il medico che si occupa di Gloria Shell.»
Con un cenno della testa, Summer avvertì Mark di restare fermo fuori della porta della stanza della paziente e s'incamminò dietro a Moore.
Una volta giunta nello studio, trovò il dottore già seduto su una poltrona di pelle nera dietro la scrivania in legno scuro. Era al telefono e Summer nel frattempo si guardò intorno. Si sentiva soffocare dalle pareti bianche e dall'enorme libreria colma di testi medici. Poi il suo sguardo vagò verso l'unica finestra, la luce era soffusa per via delle spesse tende di cotone. Quando il medico terminò la telefonata, le fece segno di accomodarsi e lei prese posto su una sedia di pelle simile alla poltrona dove era seduto il medico e iniziò ad ascoltarlo.
«La paziente è stata sedata. Era molto agitata e in evidente stato di shock. Inoltre, abbiamo appurato il fatto che abbia partorito in modo spontaneo, almeno quarantott' ore fa. Ha perso molto sangue a seguito di una lacerazione non suturata che ci ha costretti a effettuare una trasfusione urgente inoltre, era presente ancora una parte della placenta e abbiamo provveduto a farla espellere. Quella ragazza era, in termini pratici, in uno stato pietoso. Abbiamo fatto il possibile ma è ancora troppo debole per sciogliere la prognosi.»
Summer era sconvolta, non capiva perché avesse dovuto partorire in quel modo disumano e una sola domanda continuava a frullarle nella testa: cosa era successso al bambino? Il solo pensiero di trovare una risposta a quella domanda la fece rabbrividire.
«Posso vederla?» chiese ancora persa nei propri pensieri. Il medico annuì giocherellando con la penna che era sulla scrivania.
«Sì, può vederla. Ma ci vada piano con le domande quando si sveglierà. È molto fragile e potrebbe stare di nuovo male.» L'avvertì. La poliziotta annuì e si alzò porgendo la mano per salutarlo, il medico ricambiò la stretta, ricordando un dettaglio che gli era sfuggito.
«Agente Lewis, mi è appena venuto in mente un particolare. Mentre cercavamo di sedarla, la paziente mi ha guardato. Sono certo che non si rivolgesse a me, era come se vedesse qualcun altro. Sulle prime ho pensato fosse colpa dello shock e subito dopo l'emergenza emolitica mi ha distratto tanto da non pensarci fino ad ora, ma ne sono sicuro, la ragazza mi ha detto in un sussurro: li ho uccisi tutti.»
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro