Zefiro
"Tu sarai vento, vento che spira e vento che non può esser fermato
Tu sarai soffio di vita e ragione, che arriva ovunque senza esser sfiorato
Tu sarai lamento tra i tetri anfratti, senza forma, senza colore
Tu sarai tempesta di fatto e di nome, tempesta furiosa, tempesta d'amore
Tu sarai Zefiro dal cuor molesto, il tuo pianto è pioggia cadente,
Tu sarai Zefiro, iracondo e funesto, il vento che spira dall'occidente"
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Ti sarai chiesto, immagino, cosa io abbia provato quella notte, la notte in cui il sole perse tutta la sua luce e in cui il vento si fermò per la prima volta. Ricorderai il mio stato catatonico, lo sprizzo di follia nei miei occhi, le mani rosse di sangue, la paura. Oh, la paura, Amore, mi fece versare tutte le mie lacrime rimanenti, che non erano poi molte. Ricorderai anche quando di fronte a una scelta moralmente impossibile, tu decidesti di accogliermi tra le tue braccia e di nasconderti tra le ombre con me, di proteggermi e a causa di questo diventare complice del mio delitto. Ironico non trovi? Ricorderai di quando l'amore diventò scarlatto per il sangue versato in nome dell'amore stesso.
Mi spiace che tu ricordi tutto ciò. Io, al contrario, al sicuro tra le tue ali, borbottavo frasi illogiche, versi tutti uguali tra i singhiozzi. La piccola parte razionale della mia testa invece erana concentrata su una determinata serie di parole, le prime parole che abbia mai udito. Quelle furono le parole cantate come un'amara nania da mia madre, la dea dell'aurora in persona, la quale perlomeno si degnò di rivelarmi subito il mio destino.
Il mio fato é un sussurro che si ingigantisce nella solitudine, il quale da sempre mi ha perseguitato. Si nasconde silenzioso, aspettando il momento giusto per esplodere, come l'eco che si nasconde nelle grotte apparendo solamente quando qualcuno si degna di parlare. Ma penso che a questo punto dovrei raccontare la storia dall'inizio.
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Io nacqui in un'isola senza nome nel mar Mediterraneo. Non era vermante il mio luogo natio, ma decisi che lo sarebbe diventato, dato che lì erano ambientati gli unici ricordi che non voglio dimenticare. C'era il sole sull'isola, sentivo il suo calore nella sabbia appiccicata alla mia pelle. Era sempre così forte che riuscivo a vederlo anche ad occhi chiusi. C'erano anche alberi e fiori, la brezza che li cullava riempiva i miei polmoni. C'era il mare intorno all' isola, udivo le onde infrangersi sugli scogli. Ti confesserò una cosa mio dolce Amore, il vento ha paura del mare, come ha sempre avuto paura delle cose più grandi di lui.
Non ricordo di preciso come ci fossi arrivato, forse un naufragio e non voglio ricordare cioè che avvenne prima di spingermi così lontano. La mia testa pulsava ed era pensate, tutto ciò che potevo sentire era un tappeto di sussurri lontani, del tipo «Lascialo stare, sembra pericoloso» «No! Non avvicinarti» «Non ho mai visto una creatura simile, che sia una dio? Una divinità anemone forse?» «Guardate com'è pallido, la sua pelle ha il colore delle nuvole!»
Tuttavia qualcosa, o qualcuno, mi toccò la spalla: un tocco che sapeva di primavera.
«Svegliati vento» esclamò:«Non puoi stare qui»
Aprii gli occhi e la luce del sole per poco non mi accecò. A parlarmi era una ragazzina vestita di bianco e di fiori, dai grandi occhi e dai capelli ricci che le scendevano sulle spalle, all'interno dei quali erano incastonati smeraldi. Solo dopo mi accorsi che in realtà erano foglie. Dietro di lei un gruppo di piccole driadi, ognuna legata al proprio albero, vestite di tutti i colori della natura.
Le lanciai uno sguardo interrogativo e lei puntò il dito verso sinistra: l'intera zona ovest dell'isola era stata completamente distrutta con tutti gli alberi rasi al suolo e la terra nera e sterile. Adesso che mi stavo abituando alla luce, notai come i suoi occhi fossero gonfi e le sue guance sorcate da rivoli rossi come se avesse pianto per tanto tempo. A quella vista anche i miei iniziarono a lacrimare e il cielo si annuvolò d'un tratto.
«Mi dispiace non volevo distruggere la tua isola...» lamentai tra i singhiozzi pensando a quante driadi potessi aver ucciso «Ma ti supplico non farmi andare via! non ho nessun posto dove andare» Non avendo un mantello per coprirmi, mi rinchiusi tra le mie ali.
Il partenio di ninfe dietro di lei innalzò un grido di stupore al cielo che tuttavia ancora oggi non penso fosse un inno in mio onore. Doveva essere strano, quasi divertente vedere un giovane dio accasciarsi di fronte ai piedi di una bambina. Tuttavia lei non ci fece caso e venne verso di me.
«Cloride!» la ammoní una ragazza più grande delle altre: «Torna qui! È pericoloso-» Ma Cloride, questo doveva essere il suo nome, non la fece nemmeno finire che si inginocchiò sulla sabbia dorata per arrivare alla mia altezza. Cercò di entrare nella mia bolla fatta di piume e di avvicinare le mani al mio viso ma io, in un primo momento, mi allontanai. Poi, forse troppo stanco dal viaggio, con le ginocchia che si sciolsero, lasciai che le sue dita accarezzassero le mie goti azzurrine e che i suoi pollici asciugassero le mie lacrime: fu la prima persona al mondo che riuscì a toccare il vento. Un piccolo raggio di sole sbucò dalla barriera di nuvole e illuminò il suo viso: era così... bello. Il mio cuore iniziò a fermarsi, mi si bloccò il respirò: all'epoca pensai che si trattasse di terrore... del resto tu, Amore, non eri ancora nato.
Quando mi risvegliai, per la prima volta non vidi il sole, il che mi parve quasi un sollievo senza un motivo apparente. Al suo posto un tetto di foglie smerldo si imponeva alto sopra di me. Ad un secondo sguardo più attento realizzai che si trattava di una cupola: una cupola fatta di rovi e arbusti in fiore mi cingeva nel suo lussureggiante abbraccio isolandomi dal resto del mondo. Erano presenti anche alcune colonne in marmo, spezzate nel fusto e decorate da edera e rampicanti: poste vicino a questi vasi e urne finemente decorare, vesti pulite e rudimentali attrezzi da giardinaggio.
Mi stesi sui fili d'erba: era tutto così calmo e sereno da sembrare irreale. Le chiome degli alberi si alzavano e si abbassavano ad un ritmo invisibile, come i polmoni di una foresta.
«Spero che ti piaccia, ho cercato di renderlo più accogliente possibile» affermò una voce vicino al mio petto. La ninfa Cloride levò le braccia al mio collo e premeva il suo piccolo viso così forte conto la mia pelle che sembrava volerci finire dentro. Mi pietrificai, non sapevo cosa fare: non ero mai stato abituato a tutto quel contatto fisico, nessuno può afferrare il vento! Tuttavia devo ammettere che, e il solo pensiero oggi mi fa ancora un po' sorridere, non volevo nemmeno che mi lasciasse del tutto. Era una bella sensazione quelle delle carezze, di un corpo contro il proprio corpo, di un cuore che batteva.
«Potresti... potresti spostarti per favore?»
A questa frase Cloride aprí un occhio, poi allontanandosi di scatto esclamò freneticamente: «Scusa! Scusami tanto è che mi muovo nel sonno: avrò scambiato le tue ali per delle coperte, sono così morbide...»
«Ma... non c'era bisogno di starmi così attaccata!»
«Sei arrabbiato?»
Dopo un momento di riflessione risposi: «No, affatto. Solo avvisa la prossima volta!»
«Sei proprio strano, vento! Nessuno avvisa per abbracciare le persone»
«Ma non era un abbraccio!»
«E cosa doveva essere allora?»
«Non lo so! Ma di certo più di un abbraccio!»
Di solito quando facevo così le persone andavano via. Cioè, in realtà le persone non si fermavano mai a parlare con me, ma i miei fratelli si allontanavano stanchi. Cloride invece iniziò a ridere di gusto.
«Cosa c'è di così divertente, si può sapere?» chiesi accigliato.
«Nulla! Ma sei proprio un essere strano tu. Lo sai che sei la prima persona che abbia mai incontrato a non avere odore?»
«Io non- che cos'è un odore?»
«Ha senso effettivamente, il vento non può avere un odore tutto suo» disse tra sé e sé e ritornò a guardarmi: «Un odore è qualcosa che senti con il naso. Può appartenere a qualcosa o a qualcuno»
Annusai l'aria circostante come un bambino con in mano un nuovo giocattolo.
«Questo posto ha molti odori diversi» affermai «Dove ci troviamo?»
«Questo è il cuore della foresta situato al centro dell'intera isola. Non è molto grande, forse perché sono ancora una bambina. Attento ti sto per toccare!» mi afferrò il polso e prima che potessi rendermene conto posò la mia mano sul suo cuore. Avevano lo stesso ritmo: gli alberi, il fogliame, gli animali, il mare intorno all'isola... andava tutto a ritmo del suo cuore.
«Tu sei collegata all'isola?» domandai incredulo, posando timidamente un orecchio al posto della mia mano per sentire meglio.
«Io sono l'isola»
Superato l'imbarazzo sprofondai nel suo peplo e per un momento le nostre voci persero volume: c'era solo il suo battito nell'aria, come se suonasse una melodia ancestrale.
«È bellissimo... come riesci a farlo?»
«Io sono la ninfa della primavera e sono anche, in qualche modo sconosciuto, la fonte vitale di quest'isola. Lo sono sempre stata, il che ha anche i suoi svantaggi: quando l'isola fiorisce, fiorisce anche il mio corpo, quando l'isola appassisce, succede lo stesso a me. Il mio nome è Cloride ma puoi chiamarmi semplicemente Clori»
«Io mi chiamo Zefiro e sono il vento dell'ovest, anche se non è una buonissima fama... vorrei avere anche io un'isola tutta mia, sicuramente mi eviterei un sacco di problemi!»
«Io invece vorrei avere delle ali grandi e belle come le tue proprio per abbandonarla, l'isola...»
«Ma puoi farlo anche senza ali»
«È come? Tu sei un dio ed io invece solo un debole spirito della natura: sarebbe fisicamente impossibile! Inoltre non posso procurarmi il legno per costruirmi una barca né altri tipi di strumento, sentirei un dolore lancinante!»
«Quindi... quando sono arrivato e ho distrutto tutti gli alberi tu sei stata male? O dei certo che sei stata male, avrai sofferto tantissimo! Ecco perché avevi gli occhi gonfi di pianto» diedi un pugno al terreno provocando un tonfo sordo: mi sentivo uno schifo, tanto per cambiare: «Proprio non ce la faccio a non combinare disastri io... io non voglio ferire le persone, non voglio allontanarle! Ma mi sembra che più ci provi più gli altri soffrano!» strinsi i pugni così forte che il mio palmo iniziò a sanguinare.
«Hey no! Pensi che fare del male a te stesso cambierà la situazione?» esclamò allarmata Clori prendendomi la mano e tamponando la ferita con il tessuto del suo abito.
«Forse sono maledetto» pronunciai rassegnato.
«Non sei maledetto, sei solo un dio. Direttamente o indirettamente capita prima o poi di fare del male a qualcuno» inziò mentre avvolgeva la ferita con delle bende, poi continuò: «Ma l'importante è saper rimediare no? Comunque sia, non prendertela con te stesso»
Non la guardai in faccia quella volta: era un discorso troppo difficile da reggere, specialmente di prima mattina. Abbassai il mio sguardo cercando di trattenere le lacrime.
Forse Clori se ne accorse o forse stava solo divagando, ma ruppe il silenzio con queste esatte parole: «Per me non sei una sfortuna o un maleficio, Zefiro! Anzi sono contenta di poterti ospitare sulla mia piccola isola: arrivano poche persone quí, se non nessuno... avere compagnia è bello. E poi tu sei un vento simpatico»
«Le ninfe non ti fanno compagnia?»
«Non abbastanza» affermò Clori buttandosi sul letto d'erba. Il tetto della gigantesca cupola filtrava i raggi del sole che illuminavano tutto a strisce: «Non mi è mai piaciuto il sole»
«E come? Il sole piace a tutti» domandai stendendomi al suo fianco. I nostri riccioli si sfioravano a vicenda incastonandosi tra i fiori.
«Non lo so è troppo sopravvalutato. Poi è monotono: percorre sempre gli stessi tratti, le stesse direzioni. Ovviamente è fondamentale che faccia così e lo capisco, però allo stesso tempo... non lo so, mi da l'impressione che ogni giorno sia uguale. Lo vedo sempre dagli stessi punti: mi ricorda che sono confinata quí»
Fece un grande respiro profondo. Poi si girò su un fianco, verso di me. La immitai è i nostri occhi si incontrarono: adesso, non sono un poeta e non paragonerò le sue iridi colorate ad un elemento della natura, ma ricordo solo che mi sembravano veramente tristi e languidi. E continuò il discorso: «O Zefiro, non sai quanto odio stare qui! Vorrei avere il tuo destino: viaggiare in ogni angolo del mondo senza poter essere fermata! Vorrei conoscere i mortali, i loro popoli, le loro culture e vorrei vedere i luoghi che questi non possono vedere. Ecco perché vorrei saper volare come te»
«Io invece desidero solo potermi fermare, proprio come adesso. Vorrei poter atterrare in un luogo che mi piace e rimanerci per tanto tempo, vorrei poter amare una persona senza doverla per forza abbandonare, ma soprattutto vorrei potermi fermare per non scatenare stragi e causare infiniti dolori ai poveri sventurati che mi incontrano durante il loro cammino»
La ninfa si avvicinò pericolosamente al mio viso e mi scostò i capelli da questo per continuare a guardarmi intensamente. Il suo sguardo fu il più dolce che avessi mai visto.
«Zefiro da quando sono nata non sono riuscita a confidarmi con nessuna ninfa come oggi ho fatto con te. Sono grata di averti incontrato durante il mio cammino» e aprí il palmo della sua mano destra.
«Trovo buffo come le nostre disgrazie in qualche modo si completino» replicai appoggiandole contro il mio: le nostre dita si intrecciarono e all'improvviso sulla mia testa comparve una corona di fiori.
«Ti dona!» esclamò pizzicandomi la guancia.
All'improvviso i miei occhi si illuminarono: mi era appena venuta un'idea, un'idea geniale. Senza lasciare la sua mano tirai Clori a sedere la aiutai ad alzarsi. Poi iniziammo a correre verso la riva.
«Cosa stiamo facendo?» chiese euforica.
«Lo vedrai, ho avuto la più incredibile delle idee: tu continua solo a correre e salta quando ti dico di saltare»
«Ma se continueremo a correr così finiremo in mare!»
«Tu fidati di me Clori! Voglio rimediare al dolore che ti ho causato, voglio farti una sorpresa!» ormai la foresta danzava alle nostre spalle e la riva era sempre più vicina. La terra lascio presto spazio alla sabbia: i nostri passi alzavano la polvere e sparpagliavano le foglie. Poi, con le piccole ninfe che ci guardavano terrorizzate o sbalordite, diedi l'ordine di saltare e Clori lo eseguì senza batter ciglio, con gli occhi ermeticamente sigillati.
Solo quando fummo a mezz'aria li aprí e la sua espressione in quel momento era indescrivibile. La afferrai cingendo le braccia sulla sua vita e cercando di tenerla stretta a me: nonostante fossi solo un bambino e Clori fosse più pesante di quello che sembrava riuscivo a cavarmela bene. Raggiunto il punto più alto del salto spalancai le ali dalle piume bianche e d'argento.
Le urla delle ragazze parevano solo un eco lontano, inutile: la risata di Clori si imponeva su tutto e tutti, tant'è che sentí rimbombarla nel mio cuore.
«Reggiti più forte che puoi» le sussurrai all'orecchio e, per far spaventare le ninfe ancora di più, eseguii un giro completo di 360 gradi. Ok, forse da ragazzino ero anche un tantino esibizionista e i guai me li cercavo... ma il suo grido divertito mi faceva sentire invincibile.
«ZEFIRO È MERAVIGLIOSO!» si spolmonò nel vento: «RIESCO A VEDERE DOVE FINISCE IL MARE!»
«Ma il mare non finisce! Qualche volta si ferma però ricomincia all'infinito»
«OH ZEFIRO ANCHE TU SEI MERAVIGLIOSO» e detto ciò spalancò le braccia nel vento, come maestose ali invisibili. Salimmo ancora un po' più in alto e le mostrai le isole vicine, la laguna alla foce di un fiume e addirittura vedemmo le alte montagne all'orizzonte.
«Lì c'è qualcosa, guarda!» indicò un punto indefinito nell'acqua azzurra: «È liscio e splendente e brilla!»
«Andiamo a vedere» e iniziai a planare dolcemente. Eravamo nell vicinanze dell'isola di Cipro ma, e ciò era veramente insolito, in un punto sulla costa interamente senza vento. C'era un'atmosfera magica quel giorno: le fronde dei salici fluttuavano nell'aria sembrando tutto tranne che piangenti, il mare suonava un'ammaliante melodia infrangendosi sugli scogli e c'era quello che doveva essere un "odore" di mirto così forte da non riuscire ad odorare altro. Le dolci onde del Mediterraneo giungevano stanche sulla riva e qua si addormentavano scomparendo pian piano: ma dalla spuma di queste parve uscire qualcosa, o meglio, qualcuno.
Uscì una donna, una donna alta, prosperosa e dai capelli mossi e voluminosi come le correnti. Tutta la terra non emesse fiato quando la donna più bella che ci avesse mai messo piede nacque dalla schiuma delle onde.
«Avviciniamoci di più» sussurò Clori al mio orecchio.
«Ma non possiamo, rovineremmo l'atmosfera» ribattei altrettanto sottovoce: «È un momento importante, sono abbastanza sicuro che sia nata una nuova dea»
«Tu fidati di me questa volta, avviciniamoci di più e soffia»
CI incamminiamo lentamente nell'aria immobile mentre la dea si guardava intorno per la prima volta: sembrava così disorientata ma allo stesso tempo piena di meraviglia. La foresta e tutti i suoi abitanti iniziarono a sussurrare alla bellezza che ella emanava. Mi posi alla sua destra, leggermente dietro di lei. Appena iniziai a soffiare il vento da me creato le fece muovere i capelli e Clori iniziò a produrre petali dai palmi delle mani: in men che non si dica la dea si ritrovò quindi in una pioggia di colori.
Ci sorrise dolcemente. Incantata e con una voce soave pronunciò: «Salve anche a voi, esseri del cielo. Il mio nome è Afrodite, figlia della dolce spuma delle onde, voi chi siete?»
Arrossimmo entrambi prima di rispondere rispettivamente:
«Io sono Zefiro, figlio di Eos»
«Ed io sono Cloride, la ninfa della primavera»
«Zefiro e Cloride... Apprezzo i vostri generosi doni: Zefiro il tuo vento è così tanto fresco quanto mite e Cloride i tuoi fiori sono veramente stupendi. Siete una bella coppia, mi piacete, ricorderò sicuramente i vostri nomi. Ora andate pure e che siate benedetti dagli dei!»
Non ce lo facemmo ripetere una seconda volta e ci allontanammo tremanti mentre, dopo il nostro coraggioso tentativo, tutti gli altri esseri del mondo (animati e non) si presentarono ad Afrodite. Già inanimati... non chiedermi come una roccia si possa essere presentata a tua madre alle origini del mondo, non voglio entrare nei particolari. Comunque sì, se te lo stessi chiedendo, io e Clori siamo stati tra i pochi fortunati ad assistere alla sua nascita: e ancora sì, sono così tanto antico. Tuttavia è anche uno dei ricordi più felici che conservo.
«Quella dea... Afrodite! Caspita, era davvero bellissima. Anzi penso che la bellezza dovrebbe essere descritta come lei e non il contrario!» disse lei in un punto abbastanza lontano per parlare.
«Mi sono imbarazzato un sacco quando le ho parlato. E mi sono solo presentato!»
«Io... io penso di aver avuto abbastanza emozioni per oggi, che dici ritorniamo a casa?»
«Sì... ho bisogno di fermarmi un secondo e realizzare ciò che è appena successo»
«La dea della bellezza in persona ti ha fatto un complimento!»
«Hey lo ha fatto anche a te! E poi ha detto quelle cose solo perché era appena nata e ancora non mi conosceva...»
«Se lo dici tu» e tornammo entrambi sorridendo verso la sua isola.
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Giungemmo sull'isola verso il tramonto, stremati. Provai a posizionare Clori in una maniera più comoda per l'atterraggio afferrandola per un fianco mentre lei si aggrappava al mio collo. Dopo tutto un giorno di volo dove eravamo stati completamente attaccati l'uno all'altra era un po' triste separarsene.
Clori appena atterrata si buttò di peso sul terreno abbracciandolo. Eravamo sul lato ovest dell'isola, in una piccola cala coperta da fitti alberi in cui le ninfe difficilmente potevano accedere, ma da dove si aveva una delle viste più splendide sul mare e sui suoi colori di fuoco. Il sole calante era proprio davanti ai nostri occhi, illuminandoci di una luce rossastra tant'è che i nostri capelli, i nostri occhi e la nostra pelle pareva esser diventata ramata.
Mi accasciai all'ombra di un albero di fico mentre la sera avanzava, ingiottendo tutta la luce che trovava davanti al suo passaggio. Clori si sedette vicino a me, abbracciandomi. Restammo in silenzio per un po' di minuti: qualche volta provavo a guardarla, ma appena lo facevo distoglieva subito lo sguardo. Entrambi avevamo la domanda sulla punta della lingua ma avevamo troppa paura di pronunciarla. Fu Clori a trovare il coraggio per prima: «Quindi... adesso che si fa?»
«Penso che partirò subito dopo il tramonto: di notte i mortali dormono quindi sono più al sicuro nel caso dovessi incontrarli» risposi.
«Si, giusto... E per caso sai già dove andrai?»
«Mmh... mi interessava molto l'Olimpo: la nuova dimora celeste che i figli di Crono stanno costruendo. Pensavo che, trattandosi sempre di divinità, potrei trovare qualcuno come me lassù»
«Spiegati meglio»
«Beh vedi, tra i mortali si dice che gli dei siano giusti e malevoli in egual misura: forse è per questo che gli assomigliano tanto. Mi sento rappresentato in questa descrizione: né completamente buono né completamente malvagio. Pensavo che, in un luogo con abitanti del genere, forse non mi sarei sentito... diverso»
«Zefiro tu...» aveva un'espressione corrucciata, come se non sapesse in che modo porre la questione. Aprì la bocca per dire qualcosa ma subito dopo si arrese.
«Non dovresti prendertela tanto con te stesso, i tuoi sentimenti non sono meno importanti di quelli degli altri, sei comunque una bellissima persona»
Mi oscurai in volto sporgendomi verso di lei: «Clori» dichiarai giocando con le sue fluenti ciocche: «Tu sei stata la prima e l'unica persona a trattarmi come un essere umano, e ti ringrazio infinitamente per questo,
Ma per tutti i mortali, per la mia famiglia, per tutte le persone che ho incontrato e che incontrerò sarò sempre e solo una disgrazia, sarò solo tempesta-»
«Zefiro non dire così»
«NON C'È NIENTE DI BELLO IN ME!» le urlai in faccia, con le lacrime agli occhi. Smise di toccarmi e arretrò impaurita. Anche i suoi erano lucidi, le sue iridi rimpicciolite per lo spavento: le avevo appena mostrato il lato che più odiavo di me stesso, quello distruttore, capace di rovinare ogni singolo rapporto. L'avevo fatta piangere e ancora oggi penso a questo evento con grande rammarico.
Ma Clori non era come gli altri. Mi abbraccio più forte buttandosi di peso sul mio corpo: finimmo entrambi stesi sulla sabbia, ancora tinti dalla luce del tramonto. Mi scompigliò i capelli e mi scoccò piccoli baci tra un ricciolo e l'altro.
«Non c'è niente di bello in me» ripetei pignucoloso come un disco rotto, fermandola.
«Sí che c'è, Zefiro»
«No... sono solo capace di combinare disastri: prima di atterrare sulla tua isola ho provocanto un naufragio facendo incagliare tre barche di pescatori-»
«Zefiro guardami negli occhi»
«Ritornarono sulla riva, sì, ma ritornarono morti!»
«Zefiro-»
«E tutto questo solo perché ero di cattivo umore-»
«ZEFIRO GUARDAMI!» urlò e la sua voce rimbombò nella foresta, facendo addirittura scappare uno stormo di uccelli.
«Io non la penso così» affermò incredibilmente seria, imponendosi sopra di me: «Non importa come sei nato, non importa il tuo destino, non importa nulla! Non lasciare che sia il tuo fato a decidere per te! Se vuoi portare scompiglio e dolore ai mortali, fallo! Se vuoi volare fin sull'Olimpo e fare lo stesso anche agli altri dei, vai! Se ti fa stare male vedere le persone soffrire a causa tua, cambia atteggiamento e diventa un vento mite! Ma cerca di ottenere in tutti i modi ciò che vuoi... perché-» ma si trattenne dal continuare il discorso: «No lascia stare, non ti aiuterà»
«No, finisci ciò che stavi dicendo» ero io quello serio sta volta, così tanto che non provò nemmeno a controbattere.
«Perché penso che ci sia bellezza in tutto, sia nelle cose belle che nelle cose brutte... sia nella gentilezza sia nelle gesta nefande. Indipendentemente dal tipo di persona che deciderai di essere da oggi in avanti Zefiro, io troverò in te qualcosa di bello. Troverò qualcosa di bello nella dolce brezza che culla le onde di Afrodite e anche nella distruzione: anzi trovo che ci sia qualcosa di particolarmente suggestivo nello scatenare la tempesta e nel vedere il mondo crollare lentamente, pezzo dopo pezzo, osservando il tutto dall'occhio del ciclone»
Clori aveva ragione: queste parole non mi avrebbero aiutato. Sul momento quando le sentii ero ancora troppo piccolo e inesperto da capirne il significato: ricordo solo di quanto mi fecero sentire invincibile. Potevo affrontare tutto sapendo che ci sarebbe stata almeno una persona pronta a credere in me qualsiasi cosa sarebbe accaduta. Sorrisi per la prima volta in vita mia, non sapendo che queste esatte parole sarebbero state la giustificazione per le mie nefandezze. Il mio potere e la mia condanna.
Mi misi a sedere in un gesto repentino e, avvicinando la sua faccia alla mia, la baciai d'istinto. Non aspettarti i soliti baci appassionati e romantici al tramonto, era stato un tentativo fallito ed anche molto imbarazzante. Tuttavia penso che la foresta iniziò a pulsare un pochino più velocemente dopo quel fiasco. Lei si buttò nuovamente su di me e restammo per qualche minuto immobili a fissare il cielo che cambiava sfumature.
Fui io a rompere il silenzio questa volta, girandomi verso di lei: «Clori qualunque cosa accada sappi che tornerò a trovarti anche se non potrò restare: magari potremmo volare insieme, che ne dici?»
Pensavo che le avrebbe fatto piacere, invece le mie parole sembravano averle dato il colpo di grazia spegnendo tutta la luce che brillava nelle sue iridi.
«Mi dispiace ma non penso che si possa fare»
«E perché?» domandai un po' troppo impulsivamente.
La sentii fiondarsi contro la mia pelle, come fece quella stessa mattina. Sembrava volermi entrare nel cuore e fondersi con esso. Poi notai che il tessuto si stava bagnando a piccole macchie.
«Ade... il dio degli inferi...» spiegò: «Ade ha proposto non molto tempo fa a me e alle mie ninfe andare a vivere nell'oltretomba. Lui dice... lui ha predetto che ci saranno eroi d'ora in avanti le cui gesta faranno guadagnare loro un destino molto più nobile della morte. Un luogo aureo dove potranno passare l'eternità circondati da onori e ricchezze mentre i cantori sulla terra continueranno a cantare senza sosta le loro storie. Ade lo ha chiamato Elisio. Noi siamo fortunate, vedendo la potenza dei nuovi dei poteva andarci molto peggio: partiremo stanotte»
Fremevo di rabbia ma diedi il massimo per non mostrarlo. Restai relativamente calmo mentre le domandavo come potesse rinunciare così facilmente al suo sogno, alla sua libertà!
A causa della sua risposta la rabbia presto si dissolse lasciando lo spazio alla rassegnazione.
«E come protrei fare il contrario?» replicò: «Io sono solo una ninfa mentre lui è un Dio. Dovrei superare i miei limiti e si sa, a chi supera i propri confini capitano solo sciagure: guarda Crono. Superò i propri limiti uccidendo il padre Urano e ricevette lo stesso trattamento dal figlio Zeus. E a sua volta Zeus, che aveva commesso lo stesso peccato di tracotanza, venne maledetto dal padre che prima di morire scagliò una terribile piaga su di lui e la sua stirpe!»
«Ho capito però-» ma non mi lasciò nemmeno finire che aggiunse:
«Però non mi rassegnerò così facilmente Zefiro: se non posso superare i miei limiti potrei almeno raggirarli. Stavo pensando che... magari io non posso mettermi contro il volere di un dio, ma tu puoi farlo»
«Cosa? Io?»
«Sì... si Zefiro tu potresti farlo!» esclamò come se avesse appena avuto la più geniale delle idee: «Io sono solo una ninfa: il mio tentativo sarebbe inutile. Ma tu Zefiro sei una divinità anemone, magari una divinità minore ma comunque una divinità! Tu potresti metterti contro il volere di Ade. Potresti venire a prendermi, un giorno!» concluse: «Ovviamente... ovviamente se per te è importante ecco! Ho dato per scontato che il parere di una povera ninfa importasse a un vento: a volte mi dimentico di averti conosciuto solo oggi Zefiro»
«Certo che per me è importante!» come poteva non esserlo: «Vediamo, cosa potremmo fare per portarti via dall'Elisio senza che Ade se ne accorga...»
«È proprio necessario che non se ne accorga?»
«Beh come potrei portarti via se così non foss-» lo realizzai in quel preciso momento: «O dei... se stai pensando a ciò che sto pensando io è un'idea geniale»
«Credo proprio di sì. Siamo una bella squadra noi due» e mi sussurrò all orecchio ciò che avevano pensato entrambi.
«Abbiamo un piano quindi! Tuttavia vorrei andare comunque sull'olimpo prima: desidero farmi un nome tra gli dei per aumentare la credibilità della nostra tattica e voglio un occasione per allenarmi... quel dio cercherà sicuramente di fermarmi»
«Ma nessuno può fermare il vento!» ribadí lei tutta contenta. La sua espressione poi si raddolcí alle seguenti parole: «Fai tutto ciò che ritieni necessario Zefiro. Io ti aspetterò e sarò con te anche se non potrai vedermi. Aspetterei mesi, anni, addirittura secoli per te. Per riprovare la sensazione che mi ha tolto il respiro e mi ha fatto battere forte il petto quando hai premuto le tue labbra contro le mie»
«Anche a me è piaciuta molto quella sensazione... mi chiedo se avrà un nome: forse potrebbe essere quella che mia madre, l'aurora, definisce amore, la forza cosmica che unisce tutti gli elementi in uno solo...»
«Amore, che buffo... non ho mai avuto occasione nemmeno di sentirla come parola!»
«Chissà se nascerà un dio anche per questo» dissi alzandomi e porgendole la mano per fare lo steso.
«Forse, chissà! In questo mondo di odio e amore gli dei nascono e muoiono ogni giorno modellando il mondo a loro immagine e a loro piacimento. Ma perché no? Se mai nascerà un divinità che rappresenta l'amore ti auguro un giorno di incontrarla Zefiro. Ti auguro anche le cose più belle che questo mondo ti può dare: hai molto potenziale per l'Olimpo»
«Immagino che se mi stai dicendo tutte queste cose, sia il momento di salutarci»
«E sia così allora. Sento la terra legarsi ai miei piedi come rampicanti fastidiosi: credo che mi stia chiamando a se. Ti auguro tutto Zefiro ma ti chiedo in cambio solo una cosa: non sentirti mai inadatto al mondo perché è il mondo che è inadatto a tutti. Potrà suonare presuntuoso da parte mia, ma è ciò che penso. Ricordati che ci sarà sempre una direzione per te, non importa quanto tu ti senta perso: ed io aspetterò umilmente il tuo ritorno»
I suoi piedi iniziarono a sprofondare nella sabbia, illuminati dalla luce del cielo senza luna in cui migliaia di stelle ci roteavano intorno. L'isola iniziò a tremare e a perdere colore, dissolvendosi pezzo dopo pezzo.
«Clori tornerò da te e quando lo farò viaggeremo il mondo insieme senza mai toccare terra. Realizzeremo entrambi i nostri sogni senza superare i nostri limiti! Arrivederci Clori!» la salutai iniziando a scivolare nell'aria priva di vento.
«Arrivederci Zefiro! E saluta l'Amore da parte mia quando lo incontrerai!»
Furono le ultime parole che sentii, pronunciate dalla sua splendida voce. Poi venne risucchiata sottoterra e l'isola si disintegrò come l'intero mondo pareva crollarmi sulle spalle. Non guardai indietro: ormai non c'era più niente da osservare a parte il mare che aveva recuperato i suoi territori. Quindi andai via, lontano, la dove il vento e il cuore mi avrebbero condotto.
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E così adesso torniamo a noi Amore. Cosa c'entra tutto questo con la nostra storia? C'entra perché solo dopo il tuo aiuto quella fatidica notte sono riuscito a comprendere appieno le parole della ninfa. E anche perché nel corso della nostra "avventura" tu mi dicesti cose simili. Forse, proprio perché non appartenevo a nessun luogo ce ne sarebbe stato adatto a me: ma forse non doveva essere necessariamente un luogo fisico come l'Olimpo, magari sarebbe bastata una persona. Qualcuno disposto a lasciare tutto per volare tra le mie braccia in tutti i luoghi e contemporaneamente in nessuno. Proprio per questo mi ricordai di Clori, quella notte in cui il mio odio uccise una persona e il mio amore ne fece nascere un'altra. Ed Clori è anche il motivo per cui non potevo portare te e Psiche con me: avrete a breve finalmente un posto tra gli dei entrambi e con la benedizione di Afrodite per di più! Sono contento per voi. Ma non iniziare a piagnucolare come fai sempre, stupido di un Amore, verremo a trovarvi!
A proposito di questo, credo proprio che mi salterò la cerimonia! Non me ne vogliate, non dipende da una mia scelta: le conoscete le Moire, quelle sbruffone del c- pardon, sono un vento mite adesso, non posso permettermi un linguaggio così volgare. Comunque sia, come Hermes vi avrà già detto lassù, sono ricercato in qualcosa come tre regioni infernali per aver "rapito" una certa ninfa della primavera... quindi penso che sì, arriveremo decisamente in ritardo al vostro matrimonio. Non essere in pensiero per me e mettimi da parte un po' di cibo.
Ovviamente non è un "rapimento" vero e proprio: è il geniale piano appuntanto sul momento da due bambini millenni fa. Forse avremmo dovuto aggiustare un po' di cose, ad esempio come oltrepassare Cerbero. Ma si sa, il bello dello spettacolo sta nell'improvvisazione, forse...
Ma l'importante è che ce l'ho fatta: ho mantenuto anche io la mia promessa. Adesso ci troviamo verso la zona balcanica, giungeremo alla vostra dimora tra circa quattro lune se i nostri calcoli sono esatti. Ho parlato molto a Clori di entrambi, non vede l'ora di conoscervi. Detto ciò, smetto presto di tediarti con i miei discorsi e mi congratulo per le nozze. Sul serio ve le meritate.
Saluti, da Zefiro, il vento che soffia da occidente annunciando la primavera
E scritte le ultime lettere sulla carta, Zefiro soffiò fortemente nell'aria lasciando che la preziosa missiva cavalcasse il vento, arrivando in mano e al cuore del suo inseparabile compagno: l'Amore.
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BENE AHAHAH SPERO DI AVERVI ALLIETATO QUESTE VACANZE SGANCIANDOVI QUESTO MATTONE. Inizialmente questo doveva essere una specie di "spin-off" su quello che è successo dopo alla nostra threesome preferita ma si è trasformato in un appreciation post solo su Zefiro. Anche la parte del flashback (cioè l'intero capitolo) doveva durare molto meno però cosa ci volete fare, sto rivalutando troppi personaggi che il mio stupido cervello da quattordicenne all'inizio non poteva apprezzare, Zefiro e Clori si meritano più attenzione. POI VABBÉ IO ZEFIRO ME LO IMMAGINO KINKY E CON I CAPELLI LUNGHI, QUINDI COSA NON SEIIIII
Anyway ho un headcanon per voi:
Secondo me Giacinto e Clori si sono conosciuti: magari Giacinto può essere andato nei Campi Elisi e lì aver conosciuto Clori: cioè voglio dire ci sarà stata un po' di affinità tra un fiore e la ninfa della primavera. Magari sono diventati bff e mentre parlavano delle rispettive vite avranno realizzato che la crush di una ha ucciso l'altro. Sarebbe stato molto divertente. Va bien spero che il capitolo vi sia piaciuto, io ci tenevo particolarmente perché mi sento legata a questa versione di Zefiro: secondo me un po' tutti ci siamo sentiti i chaotic evil della situazione nella vita, so perdonatemi anche la lunghezza e gli eventuali errori :)
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