Oh my gods: Dei & Mortali pt. 1
BENTORNATA BRUTTO AMMASSO DI PROLE SEMIDIVINA, no scherzo non siete brutti, solo che sono più bella io ❤️. Lo so ho preso tutto da papà E A PROPOSITO DI APOLLO, queste oneshoot trash, fan fiction divisa in più parti disagiata o quello che vi pare È IL SEQUEL UFFICIALE DI IDK, la storia dedicata interamente all'adolescenza di Apollo e Giacinto (quindi se non l'avete recuperata fatelo altrimenti non potrete cogliere questa al meglio). Questa mini-serie parla invece di Eros, Psiche e Zefiro i nostri tre falliti protagonisti, ma niente spoiler SOLO SPANNUNG e quindi... quindi nulla, tutta questa parte introduttiva è inutile l'avreste capito benissimo leggendo ma vabbé. Comunque ci saranno molte sorprese (vedrete Apollo come non l'avete mai visto) EHEHEH
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«Sai la mamma mi ha detto che un tempo non era così» e le strinsi la mano più forte, poi continuai:
«Mi disse che un tempo Dei e mortali si piacevano, si amavano. Ma poi qualcosa cambiò... non si sa di preciso cosa... forse una maledizione come questa, forse perché le persone cambiano o forse perché semplicemente non si piacevano più.
«Mi disse che i mortali invidiavano gli Dei tanto quanto gli Dei invidiavano i mortali, proprio perché potevano morire e quindi potevano anche vivere. Loro, invece, esistevano e basta. Vedevano i loro amati invecchiare, diventare polvere e dare le proprie speranze alle nuove generazioni a cui si affezzionavano di nuovo e il ciclo ricominciava da capo.
«Mi disse che gli Dei non potevano provare veramente amore, perché l'amore invecchia anche se non muore, mentre loro, gli Dei, erano costretti a esistere per sempre dannatamente giovani, dannatamente belli e dannatamente dannati. Ecco, forse gli Dei hanno iniziato a fare queste cose orribili ai mortali perché si erano stancati dell'amore. Ma sai Psiche, io sono comunque un Dio e credo fermamente che, se tu resterai al mio fianco, non riuscirei mai a stancarmi dell'amore»
Chiusi gli occhi, la sua mano calda fu l'ultima cosa che sentii. La sua mano e un colpo di vento.
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C'era vento anche al mio primo giorno di scuola, oh sì lo ricordo molto bene. Un enorme costruzione in stile classico, decorata con imponenti colonne in marmo, il sole, che quel giorno sembrava particolarmente radioso, dava all'edificio un aura dorata che lo rendeva un piacere per gli occhi, soprattutto per chi veniva dalla terra. Il cortile infatti era, per la prima volta da tantissimi anni, diviso in due da una grande linea invisibile: da una parte c'erano gli dei (minori o no) ed altre figure mitologiche, tutti colorati e sgargianti, vistosi a causa delle loro stravaganti personalità; dall'altra gli umani, timidini e con tratti così simili che non si riusciva a distinguerli. Eh già, al mio primo anno c'erano i mortali, respinti e detestati da quando Prometeo rubò per loro il fuoco sacro.
Tuttavia la mamma mi spiegò che, quando frequentava la stessa scuola con i suoi amici, i mortali erano ben accetti e anzi, tratti al pari di divinità.
Respirai profondamente l'aria magica che emanava tutta quella confusione, quei visi nuovi, quel mormorio confuso ed eccitato o semplicemente l'accademia stessa: mi sentivo motivato. Avrei davvero voluto studiare per diventare un dio modello e accappararmi un buon posto sull'Olimpo, mi interessavano i corsi, tutti quei progetti, l'integrazione dei mortali: tuttavia la mia cara mamma non avrebbe speso così tanti soldi per una "semplice" istruzione. Io ero a scuola per un altro motivo: dovevo eliminare la feccia che aveva infangato il suo nome, paragonandosi stupidamente alla dea Afrodite in persona...
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«PUAHAHAHAHAHAHAHAHAH» una risata stridula rimbombò nell'aria circostante, proveniente da un gruppo di ragazzi, lontani, che sguazzavano nella direzione opposta a quel fiume di gente che si incanalava verso la sala conferenze, dove avrebbero annunciato gli orari per le nuove matricole. Due ragazze mortali, un po' bruttine ma già ben ambientate, prendevano dalle labbra (o forse qualcos'altro) della divinità anemone che l'accompagnava: le ali candide come cotone e i movimenti leggiadri.
«E qua c'è il campo di lancio del disco! La nostra squadra è andata alle nazionali, lo sapevi? Ci hanno giocato un sacco di celebrità, conosci il dio Hermes? Ha iniziato da qui» diceva indicando i vari luoghi, mentre le ragazze a consentivano con cenni addormentati e risatine stupide. Dietro quell'harem singolare, un po' piú distante forse per non respirare la loro stessa aria, c'era- oh, quindi era lui...
Tutti ne parlavano, era famoso nel regno dei mortali e nel nostro, la divinità anemone con brillanti capacità fuori dal normale non sufficienti ad oscurare la sua cattiva condotta: era Zefiro e dal vivo sembrava addirittura più affascinante! I capelli morbidi, la pelle nivea e gli occhi azzurri come il cielo, il mio esatto opposto! Aaah... quanto sognavo di diventare come lui...
«Che hai da guardare tappo?» proferí verso di me e fu come un ceffone che mi fece riportare alla realtà. Diventai più rosso della mia giacca e le mie ali si aprirono con un sonoro pop. Diamine, non riuscivo ancora a controllarle! Un mare di piume color avorio volteggiò nel vento.
Tutti, sia il gruppetto che gli altri studenti lì presenti, liquidarono la scena con un sorrisetto e tornarono ai loro affari. Ero ancora purpureo mentre camminavo verso l'aula e cercai di tenere fuori il mondo dalla mia testa, come facevo sempre quando una situazione non mi piaceva: i rumori ovattati, la testa bassa, le ali che non riuscivo ancora a chiudere. Ero così concentrato che quasi non sentii le urla provenienti dallo sgabuzzino delle attrezzature per il lancio del disco.
«HEY, QUALCUNO MI AIUTI C'È NESSUNO FUORI!?» urlò una flebile voce. Già era certo, qualcuno si era appostato nello sgabuzzino e aveva ricevuto qualche brutta sorpresa: una volta mia mamma mi ha raccontato di aver visto Apollo usare le docce in un modo in cui sicuramente le docce non si usano-
«QUALCUNO RIESCE A SENTIRMI??»
Ah giusto la ragazza. Dato che avevo ancora a disposizione le ali decisi di volare verso l'unica finestrella di vetro, un piccolo pannello da cui si poteva scorgere un pezzo di cielo, in seguito bussai.
«Tutto bene là dentro?»
«TI SEMBRA CHE VADA TUTTO BENE? SONO IN RITARDO E NON SONO MAI ARRIVATA IN RITARDO!» continuò la tipa isterica muovendosi spasticamente. Già era una domanda stupida...
«Va bene, adesso cerchiamo un modo per farti uscire da lì. Mhh... potremmo usare la finestra, non è che c'è un attrezzo per aprirla, tipo un cacciavite, un piede di Zeus o un-»
In preda ad un attacco di panico la ragazza, che adesso vedevo bene, una mortale dalla pelle olivastra e i capelli non troppo lunghi, lanciò un dizionario di greco dritto sulla finestra mandandola in frantumi.
«Oh, beh sì, potevamo fare anche così» borbottai più che altro a me stesso. Poi aggiunsi: «Ok beh, vedi se riesci ad arrampicati fin lassù, so volare e non ti farò cadere, promesso!»
Improvvisamente si fermò cambiando qualcosa nel suo tono di voce, un po' piú imbarazzata: «S-sai volare? S-sei una divinità anemone?»
«No, cioè... No, ma sono comunque un dio, minore, ma- in realtà non so che cosa sono-» risposi altrettanto imbarazzato. Era la mia prima conversazione con una mortale: non sembrano antipatici ma sono così carini quando sono curiosi.
La vidi affacciarsi timidamente della finestrella e un raggio di sole la colpí in pieno fiso facendo scintillare gli occhi verdognoli coperti da ciocche dei suoi capelli tutti spettinati, i lineamenti dolci e gentili che cercavano di apozzare un sorriso, il naso rubeo come se avesse costantemente il raffreddore (o fosse costantemente brilla). Anche lei mi osservò attentamente mentre la aiutavo ad uscire: in un momento me la ritrovai tra le braccia e restammo per qualche secondo sospesi. Mi sfiorò involontariamente il viso con un gesto spontaneo che subito ritirò: chissà cosa pensava dei miei capelli senza un taglio preciso, dei miei occhi sicuramente meno splendenti in confronto agli altri Dei, del mio abbigliamento strano.
Poi suonò la campanella e ,con lo stesso pop con cui erano comparse, le mie ali sparirono facendoci cadere rovinosamente a terra.
«AAAAAH SCUSA SCUSA SCUSA, NON POSSO FARCI NIENTE IO-» provai a giustificarmi ma lei mi interruppe con: «MUOVIAMOCI È TARDISSIMO ED IO NON SO NEMMENO DA CHE PARTE È LA SALA CONFERENZE»
«EMH, OK D'ACCORDO VIENI CON ME! LA TROVEREMO IN UN ATTIMO!»
La presi per il polso anche se all'inizio era un po' riluttante ed iniziammo a correre. Non era un tipo sportivo, per questo mi ritrovai prima ad essere più veloce, poi a trascinarmela.
«Non mi hai nemmeno detto il tuo nome» affermai durante la nostra corsa contro il tempo.
«Ti... sembra...questo il... momento... adatto?» replicò col fiatone.
«Il mio è Eros» continuai «Sono il dio dell'amore, o almeno vorrei diventarlo»
La mortale improvvisamente si fermò.
«Sí lo so fanno tutti così quando lo dico»
«No é che... la porta è chiusa»
«Ah»
Vidi le sue goti rossissime, il suo naso quasi viola. Liberò subito la presa. Poi mi guardò divertita.
«Sei quello delle frecce!»
«Cosa?»
«Il dio dell'amore carnale, il figlio di uno dei dodici olimpi! Ho letto tutto su di voi, sai sono appassionata di mitologia. Tu sei anche un arciere, ma a quanto vedo anche un po' imbranato... Ed io che ti immaginavo gnocco!»
Rimasi sinceramente colpito dalla sua esplosione di socialità, in quel momento sembrò che nei suoi occhi ci fossero mille colori diversi. Quello insicuro ero io.
«Tu- non hai paura degli Dei?» domandai convinto che nessun mortale si sarebbe riferito così ad un Dio.
«E perché dovrei averne? Non siete tanto diversi da noi, ok siete immortali ma a chi importa? Inoltre non sai nemmeno volare bene, nanetto!» esclamò dandomi un pugnetto sulla spalla. Adesso che lo notavo era effettivamente parecchio alta rispetto a me. Scostò un ciuffo ribelle dal viso ed infine concluse: «Piacere comunque, io sono Psiche»
Beh allora ho appena realizzato che ho fatto finire il capitolo esattamente come idk SENZA NEMMENO FARLO APPOSTA, sono così scontata... La storia è solo all'inizio comunque, spero vi piacerà οωο
HO diviso il capitolo in due parti perché era troppo lungo, questa è stata solo la presentazione, non avete letteralmente visto niente E PREPARATEVI CHE NELLA SECONDA PARTE INIZIANO I CASINI
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