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Idk pt. 3 (finale)

Era ormai sera e la scuola era deserta tranne per noi due. Non so per quanto tempo rimanemmo lì a sistemare dischi e giavelotti vari, ma notai dalla piccola finestrella del ripostiglio
che il cielo stava costantemente cambiando colore e la luce era sempre più bassa e ambrata.

Appena ebbi finito di catalogare i grandi dischi per pesantezza, mi buttai sulla panchina di legno mezza rotta che una volta Ares prese a testate senza un apparente motivo logico. Nel mentre Giacinto camminava da una parte all'altra bestemmiando sottovoce sul come e perché si trovasse lì e non a giocare a uno stupido videogioco di ruolo o a vedere boh anime brutti e tutte quelle altre cose da nerd.

Lo vedevo visibilmente in escandescenza, rosso fino all'ultimo ricciolo, che scaraventava attrezzature e altri oggetti metallici ovunque creando un gran franbusto.

«Qualcuno ha il ciclo?» chiesi cercando di ironizzare, per quanto possibile, la situazione. Lui si fermò improvvisamente e si voltò verso di me mandandomi uno sguardo torvo: di solito avrebbe fatto il finto serio per poi scoppiare a ridere, ma questa volta pareva simile ad un vulcano in eruzione e sbraitò: «È TUTTA COLPA TUA SE SIAMO CHIUSI QUÌ DENTRO DA ORE!»

«Sí ma abbiamo finito» costatai io tranquillo.

«Non- non è quello il punto...» affermò incerto come se fosse bloccato da qualcosa.

«Puoi spiegarti meglio?»
«Intendo, lo sai che il motivo per cui siamo quí è Hermes...»
«E allora?»
«E allora cosa? Ma non lo vedi che ti sta usando!? Hai iniziato a fare lo strano e lui se ne è accorto: non è così stupido!»
«Oh, quindi mi stai dicendo che il ragazzo che conosco sin dall'infanzia, il mio migliore amico, una persona che considero più di un fratello mi sta usando solo perché gli sto facendo un favore»
«Non è un caso isolato Apollo, per tutta la settimana non gli hai fatto altro che lo schiavetto: gli hai offerto il pranzo, hai fatto i suoi compiti (sbagliati fra l'altro) e adesso gli sistemi pure la palestra»
«È UN MIO AMICO!»
«ANDIAMO APOLLO, TU NON FAI NEMMENO PARTE DELLA SQUADRA!»

«Senti» iniziai io, visibilmente urtato nel profondo «Adesso stai esagerando»

«EH PERCHÈ STAREI ESAGERANDO SENTIAMO!? É LA REALTÀ, MA SEI TU CHE NON LA VUOI VEDERE. Ma in fondo a chi importa, no? Tanto è Giacinto che te lo sta dicendo, il novellino che non conosce nessuno... SAREBBE TERRIBILE SE TUTTI MI VEDESSERO ANDARE IN GIRO CON UNO COME LUI!»

«QUANDO L'AVREI DETTO!? » intervenni pronto, ormai avevo perso la ragione.

«VEDIAMO TUTTE LE VOLTE IN CUI QUANDO SALUTI I TUOI AMICI NON MI PRESENTI MAI O FORSE QUANDO HAI DETTO CHE ERO IL TUO CUGINETTO!?»

«EMH BATUFFOLO, VEDI DI CALMARTI»

«NO NON MI CALMO E NON CHIAMARMI BATUFFOLO, SENTI APOLLO BASTA, SEI UN ARROGANTE EGOCENTRICO PEZZO DI MERDA»

«ATTENTO A COME PARLI, NON HAI NEMMENO FINITO DI FARE LE TUE PULIZIE»

Vidi qualcosa scattare nei suoi occhi, la scintilla di una bomba pronta ad esplodere. Fece cadere a terra la cassetta degli attrezzi che portava in mano e poi, con una furia che si rifletteva nei suoi occhiali giganti, ruggí: «Ah sì? AH SÌ!? BEH SAI CHE C'È IO SONO STANCO: SONO STANCO DI SOPPORTARTI, DI SOPPORTARE TE E LE TUE PIPPE MENTALI E LA TUA STUPIDITÀ E POTREI PROLUNGARE LA LISTA PER UN'ORA. DOVE SONO I TUOI CARI AMICI QUANDO DEVONO AIUTARTI EH!? DOV'È HERMES CHE CONSIDERI UN FRATELLO? E AFRODITE?? L'HAI MAI PIÚ RIVISTA DA STAMATTINA? » fece un lungo respiro per riprendere fiato, poi continuò: «Tu gli chiami amici, ma nel momento del bisogno non ci sono mai, è questa la realtà apri gli occhi! E non gli biasimo, sai!? Sai perché lo fanno, stellina? Perché sei solo un approfittatore creinot ed egoista: pensi sempre agli affari tuoi e non aiuti mai gli altri, non chiedi nemmeno come si sentono. I tuoi amici ti abbandoneranno perché si stancheranno di te, lo hanno già fatto e adesso lo farò anch'io»

Poi, in un lampo, prese la giacca, si avvicinò alla porta e l'aprí. Prima di uscire affermò:«Se continui così resterai solo come un cane e sinceramente è quello che ti auguro»

In seguito chiuse la porta con un tonfo sordo e ritornò a casa.

Non sapevo cosa dire, tanto meno cosa pensare. Non mi era mai accaduto che qualcuno mi parlasse in quel modo. Presi anch'io le mie cose per andarmene, ma la sua voce terribilmente seria e le sue parole mi risuonavano in testa, molto più di quelle di Hermes o di Afrodite o delle Muse. Aveva ragione? Forse, non lo sapevo nemmeno io, tuttavia, prima di guardarmi seriamente intorno in quel momento, non avevo mai notato così tanta solitudine intorno a me. Sentivo solo il silenzio, l'eco del suo discorso e all'improvviso tutti i volti familiari divennero ombre nere, indistinte, tutte uguali e ugualmente lontane. Avevo mai avuto un vero amico? Era questa la domanda che mi ripetevo durante tutto il tragitto scuola-casa. E non so se la cosa più triste fosse farmi questa domanda o il non riuscire a darle una risposta.
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Il giorno dopo, a scuola, mi sentii nuovamente apatico, un guscio vuoto a cui non importava praticamente niente. Guardavo gli altri senza osservarli, sentivo le lezioni senza ascoltare, parlavo con gli altri senza mai conversare veramente. Vidi Giacinto in corridoio parlare con altri ragazzi del suo corso e non mi notò nemmeno: sembrava molto più felice senza di me. Poi, durante la ricreazione, uscì fuori per schiarirmi un po' le idee e starmene un po' da solo, senza quel brusio di voci fastidiose in sottofondo.

Mi sedetti nella tribuna del campo e mangiai il mio sandwich insapore. Lì si posizionò vicino a me l'ultima persona che mi aspettavo di incontrare.

«Hermes!» esclamai sorpreso «Cosa ci fai quí?»

«Ti stavo cercando ma sei uscito subito e non ti sei fermato a parlare con nessuno. Poi ti ho visto venire quí e volevo sapere la cosa importante che dovevi dirmi ieri» rispose lui con un sorriso, sfoggiando i suoi luminosi denti perlacei.

«Oh. Giusto» mi guardai intorno esasperato. Non me l'aspettavo, giuro sugli Dei. La mia mano iniziò a tremolare, il mio viso divenne furente, la mia testa aveva smesso di funzionare più del solito. Mi guardai attorno inpanocato e scorsi Afrodite china dietro una siepe che mi mostrava i pollici in segno di incoraggiamento. GIÀ FACILE PER LEI.

«Beh allora? Che ha fatto il coglione?» sentí un secondo dopo. Scrutai meglio l'arbusto e non mi sbagliai: quello che avevo sentito era proprio Giacinto ed anche lui aspettava nascosto. Probabilemente voleva assistere dal vivo alla mia disfatta sociale.

Presi un respiro per calmarmi, poi guardai negli occhi il mio amico:
«Hermes» dissi « in questo periodo mi sento molto strano-»

«Ho notato...» mi interruppe lui. Stai zitta puttanella ho un discorso melodrammatico da finire io. Oh.

«Sì stavo dicendo... mi sono reso conto di alcuni cambiamenti, non so se mi spiego...»

«Eh?» chiese lui. Mio dio mi ero preso la cotta per uno così stupido...

«Hermes mi piace il cazzo, ma anche la figa, vabbé ci sto lavorando, quello che voglio dirti è che...» mi interruppi un attimo, poi continuai «Hermes te lo dico perché non voglio che ci siano fraintendimenti, io ti voglio molto bene, sei il mio migliore amico e ti rispetto, ma voglio che tu sappia che, anche se a volte dimostro il contrario, tra noi due non potrà mai esserci niente»

«COSA!? MA CHE STA FACENDO COGLIONE!!» imprecò Afrodite ed anche Giacinto sembro unirsi alla silenziosa discussione. E mentre quei due mi maledivano in tutte le lingue del mondo aggiunsi: «Hermes poi volevo dirti una cosa più importante: mi sono innamorato di una persona ma non riesco ancora a metabolizzarlo. La penso continuamente in questo periodo perché mi fa sempre ridere, mi è sempre stata vicino ma soprattutto mi ha fatto ragionare e nessun'altra c'era mai riuscito...»

«Wow, deve essere molto speciale per te allora. Sono felice che tu me l'abbia detto e da amico non posso che essere felice anche per te!» affermò posando amichevolmente la sua mano sulla mia spalla, poi, avvicinandosi, sussurrò: «Allora chi è la fortunata o il fortunato?»

«Guardai fisso verso il prato e mi venne quasi da piangere. Con gli occhi lucidi dissi: «Sono stato tremendo con lui, mi vergognavo di andarci insieme in giro ed inventavo scuse ridicole per paura di ciò che pensavano gli altri. Lui ha sempre fatto tanto per me ed io  non gli ho mai dato niente in cambio: sono un egoista. Lui mi piace tanto, da morire, ma sono solo un vigliacco e non troverò mai il modo di farmi perdonare»

«Deve essere proprio importante come persona, quanto ci tieni a lui?» mi domandò cauto.

«Lo amo più di me stesso» furono le uniche parole sincere che riuscì a provare, le uniche che contenevano tutto ciò che sentivo davvero.

«Allora digli che ti sei pentito, sono sicuro che ti perdonerà, in fondo se lo ami non è colpa tua...»

Mi alzai in piedi senza un apparente motivo, come se incalzato da un'invisibile ispirazione. Lo cercai con lo sguardo e lui me ne ricambiò uno allibito. Afrodite lo spinse un po' piú avanti e mi salutò timidamente con alcune foglie incastrate ancora nei capelli.

«M-mi dispiace di averti detto tutte quelle cose ieri, n-non le pensavo davvero...» disse lui semplicemente stringendosi nelle spalle.

Gli presi il viso tra le mani e notai per la prima volta come fossero splendenti i suoi occhi, sempre coperti da quei vetri timidi, di quanto le sue lentiggini fossero semplicemente adorabili quando gli si arrossavano le goti e la punta del naso, di quanto fosse dolce e rassicurante il suo sorriso. Gli accarezzai la guancia col pollice e lui inaspettatamente mi abbraccio nascondendo il rossore tra i capelli spettinati.

Affondò la faccia nella mia maglietta e d'istinto lo circondai con le braccia cercando di tenerlo stretto a me. Gli schioccai qualche bacio in testa, tra i capelli morbidi, leggeri come piume. Tra le pieghe del tessuto pronuncio parole: «Senti, so che probabilmente te lo diranno spesso o tu te lo ripeterai in continuazione, ma... sei bellissimo»

Stringendolo più forte sussurrai in modo che solo lui potesse sentirmi «La verità è che mi faccio schifo da solo». Alzò la testa e fissò i miei occhi umidi mentre io annegavo nei suoi rivolgendogli le scuse più tenere che riuscivo a pensare, sfiorandogli la pelle con movimenti soavi e armoniosi. E infine, finalmente, baciai le sue labbra miti per quello che sembrava un secolo. Lui si staccò per riprendere fiato e per un attimo temei il peggio, ma subito dopo si avvicinò di nuovo premendo sempre di più, come se avesse paura di staccarsi.

Preso da un fremito continuò più forte e dovette sorreggersi al mio collo per non perdere l'equilibrio. Immerse le mani nei miei capelli, che quel giorno mamma mia mi erano usciti proprio bene, scompigliandoli tutti, ma a lui era concesso fare così.

Le mie labbra si incurvarono in un sorriso, per la prima volta nella mia vita mi sentii amato veramente e per la prima volta riuscii veramente ad amare.

















Raga scusate se è arrivato in ritardissimo ma ero pigra e in questa settimana ho fatto veramente una maratona di film incredibile. Ah e poi mi ero dimenticata dell'esistenza di questa ff. Comunque sto lavorando anche ad un altra storia anche se è solo un'idea, ma più che una storia è un esperimento quindi non so. Vabbé se la pubblicherò mi farò pubblicità addio.

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