Filosofia Narniesca - Vademecum
Ave a tuttx, miei fiori di loto,
come state? State bene? Io insommina, ma la sessione procede bene.
Qualche giorno fa vi ho chiesto se foste interessati a qualche capitolo più serioso-filosofico e ho ricevuto risposte molto entusiaste, pertanto eccomi qui, pronta a farvi da Virgilio nel magico mondo della filosofia.
Si capisce che sarò prolissa dal fatto che mi sono dovuta fare una scaletta per non dimenticarmi niente - e palese mi sono comunque scordata qualcosa. Pertanto mettetevi comodi, prendete qualcosa da sgranocchiare e godetevi questa prima - e si spera non ultima - puntata de "Filosofia Narniesca".
La prima cosa da sapere è che la filosofia è strettamente legata al contesto storico e alla storia personale dei filosofi - motivo per cui metà della storia della filosofia è puro gossip e dissing tra intellettuali che si amano/odiano a vicenda.
Tutto ebbe inizio in Asia Minore, a Mileto, dove qualcuno aveva così tanto tempo libero da dedicarsi alla cultura e alla riflessione critica - modo carino per dire che la gente si annoiava perché aveva abbastanza soldi da permettersi di non lavorare. Un bel giorno, pertanto, qualcuno si rese conto che spiegare ogni cosa con dei miti non era poi così sensato e che c'era bisogno di un po' di raziocinio nell'affrontare le grandi domande dell'esistenza. E il trend originale della riflessione filosofica è stato quale sia il principio di ogni cosa: ogni filosofo cominciò a dire la sua e chi la pensava diversamente iniziò a discutere e a cercare argomentazioni migliori per vincere sugli altri.
La generazione successiva, invece, volendosi dare più un tono, cominciò a discutere su che cosa fosse l'Essere (Parmenide, Zenone, Gorgia), su quale fosse il metro di misura dell'universo (Protagora) e a creare delle vere e proprie scuole sul calco di quelle di Pitagora, con la sola e non insignificante eccezione che insegnavano a pagamento.
Ora, immaginatevi la scena: siete l'uomo greco non così medio, ricco e aristocratico, che passa le sue giornate a riflettere sull'universo e a preoccuparsi della Città - prendiamo Atene. Siete uomini molto indaffarati, ma non abbastanza da non avere il tempo di ingravidare vostra moglie e avere una prole di tutto rispetto. Chi la educa, questa prole? Sicuramente non voi, visto che siete molto impegnati, quindi affidate i vostri figli maschi ad un uomo saggio, di grande sapere eccetera eccetera, affinché li prepari a discutere sia nell'assemblea sia nell'Areopago.
Peccato che quest'uomo, dopo essersi intascato le vostre dracme, insegni a vostro figlio a distorcere la realtà e ad usare le parole per ottenere quello che vuole dalla vita, senza alcun interesse per la Virtù, la Giustizia e tutte le altre maiuscole care alla vostra purissima grecità. Ecco, questo è ciò che accadeva a mandare i ragazzi a scuola dai grandi esperti del sapere, i sofisti.
Una catastrofe. Una tragedia greca. Per fortuna arrivò Socrate, che riuscì a circondarsi di discepoli fedeli non solo alla sua persona, ma anche al suo modo di fare filosofia: conoscere se stessi, perché tutte le risposte alle nostre domande risiedono già nell'animo umano.
Alla sua morte, nacquero diverse scuole ispirate al suo insegnamento, di cui l'unica effettivamente importante fu quella guidata da Aristocle, detto Platone perché aveva le spalle molto larghe. Platone - bravissimo ragazzo, salutava sempre - era fedelissimo a Socrate, certamente, ma aveva anche delle idee tutte sue, pertanto decise di mescolarle ben bene a quelle del suo maestro e scriverci tanti bei dialoghi, il cui argomento principale è l'esistenza di un mondo delle idee più perfetto del nostro - ideale, in tutti i sensi - di cui il nostro è solo una copia. L'uomo saggio, quindi, è colui che cerca di avvicinarsi alla perfezione delle idee attraverso la bellezza, l'arte e l'amore.
Uno dei suoi studenti, però, non era per niente d'accordo con lui, dunque aprì una scuola tutta sua. Tale Aristotele, infatti, sosteneva che l'unico mondo esistente fosse il nostro e che ogni cosa partorita dal suo cervello fosse la verità assoluta - fateci l'abitudine, perché la completa assenza di autocritica è tipica dei filosofi. Fatto sta che Aristotele scrisse e scrisse, insegnò ad Alessandro Magno e tornò a scrivere di nuovo, ma nessuno ci capiva niente - letteralmente, aveva una grafia orribile - e quindi tutti si limitavano ad annuire e sorridere per non contrariarlo. Ricordatevi bene questa cosa, che tornerà più avanti.
In tutto questo, successero tre cose molto importanti:
- Filippo il Macedone aveva conquistato la Grecia e suo figlio Alessandro aveva creato l'Impero, pertanto la libertà d'espressione divenne più inconsistente del duale attico e la filosofia passò dall'essere la riflessione sulle grandi maiuscole al diventare la ricerca di uno stile di vita che rendesse l'uomo felice (epicureismo, stoicismo, scetticismo, neoplatonismo).
- I Romani avevano iniziato ad allargarsi in Oriente, con il conseguente ingresso a Roma della filosofia greca (Lucrezio per l'epicureismo, Seneca e Marco Aurelio per lo stoicismo).
- In Palestina era morto e risorto un certo Gesù di Nazaret, portando così alla diffusione del cristianesimo e della relativa filosofia cristiana.
Ora, nell'affrontare la filosofia cristiana, mi sento in dovere di fare una distinzione tra i bravi cristiani e i cristiani inquietanti. I bravi cristiani (Agostino, Severino Boezio) presero il cristianesimo e cercarono di rifletterci su per canonizzarlo e distinguerlo da altre religioni. I cristiani inquietanti, invece, non avendo nulla di meglio da fare, si interrogarono sistematicamente sulle cose sovrumane per definire che cosa dica la Bibbia e cosa, invece, è eresia. I problemi qui sono due:
- Piuttosto che leggere la Bibbia per capire i misteri della fede (che poi, dico io, sono misteri per un motivo), presero a leggere Aristotele e a reinterpretarlo in mille modi identici se non per una virgola o una congiunzione messa in un punto diverso.
- Non riuscendo a dare un senso logico alle loro argomentazioni, usarono la magica scusa del "Dio lo vuole (così)".
Qualcuno provò anche a riprendere Platone, ma non si fece altro che alimentare un mega-scontro non solo tra platonici e aristotelici, ma anche tra aristotelici che si rifacevano a interpretazioni diverse dello stesso passo di Aristotele. Follia, follia pura. Ergo, quasi un millennio fu passato a discutere sul nulla solo perché si pensava solo a Dio.
E poi, finalmente, qualcuno si svegliò e si chiese: "Ma non è che abbiamo altri problemi da affrontare oltre al sesso degli angeli?". La risposta, ovviamente, fu affermativa perché si erano ormai consolidate quelle potenze nazionali che avrebbero governato l'Europa per secoli. Si riscoprì, quindi, la filosofia politica (Grozio, Machiavelli, Hobbes, Locke) e, per un meravigliosissimo secolo, non si pensò solo alla religione.
Poi venne al mondo quel rompiballe di Cartesio - l'odio che provo per quest'uomo è immenso. Cartesio era un grandissimo matematico, un attentissimo scienziato, un pensatore arguto che dovette spesso spostarsi per i suoi problemi con la censura. Tanto potenziale, tanto genio - però finì per costruire il suo metodo analitico sull'esistenza di Dio, di cui diede una "dimostrazione", e riaffermò la distinzione cristiana di mente e corpo. I danni - perché furono danni - provocati da quest'uomo, voi non potete immaginarveli: non solo i filosofi successivi si inventarono le peggio teorie per dimostrare che aveva torto (Spinoza, Leibniz), ma i suoi discepoli erano talmente ciechi alle sue contraddizioni che finirono per parlare dell'anima come di qualcosa di corporeo, con dei danni alla trattazione della mente umana che incominciarono a risolversi solo nel Novecento - e su cui ho dovuto dare un esame estremamente lungo e complesso.
Fortunatamente il Seicento terminò, la Controriforma passò in secondo piano e l'Illuminismo riportò un po' di buon senso e ottimismo laico in Europa (Voltaire). Tuttavia, ogni secolo ha il suo campione e il Settecento non fu da meno: nel giro di qualche decennio, tutti sapevano chi fosse Immanuel Kant. Ora, in quanto ex-kantiana, sarebbe ipocrita da parte mia non riconoscere i pregi di quest'uomo: puntuale, preciso, con intenzioni onorevoli e pacifiche, non troppo misogino per il suo tempo e rigorosissimo nei ragionamenti. Tuttavia, nel provare a ripulire la filosofia morale dalla moralità religiosa, si è incastrato in delle sottigliezze che, sebbene singolarmente sembrino perfettamente ragionevoli, considerate tutte insieme vanno a formare proprio quella morale religiosa che si voleva eliminare in principio. Buona l'intenzione, ma la realizzazione un po' meno, motivo per cui Kant è stato profondamente amato e aspramente criticato allo stesso tempo.
Ora, però, la storia interrompe di nuovo la riflessione filosofica perché l'Ottocento portò con sé tre linee di pensiero abbastanza diverse:
- L'idealismo, il romanticismo, tutte quelle correnti di pensiero che, eredi del neoclassicismo e della ragionevolezza illuministica, si lanciarono in analisi estetiche ed estatiche che, nella mia modestissima opinione, sono solo una gara a chi sembra più intelligente usando parole il cui significato è ignoto ai più, se non proprio a tutti, pensatore incluso.
- Un po' più realisti erano coloro che analizzarono criticamente gli eventi storici non solo del Risorgimento, ma anche della Rivoluzione Industriale, così da poter comprendere come l'uomo venga cambiato dalla storia e come l'uomo possa cambiare la storia (Marx, ipocrita mantenuto da Engels).
- La terza, ahimè, è quella che combina ed estremizza le due precedenti.
Dico "ahimè" perché mi costringe a parlare di un essere spregevole, Nemico Numero Uno, il filosofo più odiato della storia della filosofia occidentale: Hegel. Che cos'ha fatto questo (non così) distinto signore?
- Ha criticato aspramente gli idealisti del suo tempo, gettando anche insulti vari qua e là, ma lui stesso non è poi così diverso dagli idealisti stessi. Quindi è ipocrita.
- Ha creato delle opere monumentalmente inutili, estremamente prolisse e complicate solo per arrivare a dire che le sue idee sono le migliori e che la filosofia ha raggiunto il suo massimo compimento nella sua persona. Quindi è egocentrico ed egoriferito.
- Per farsi amiche le autorità ha formulato delle teorie politiche che non solo giustificano e incitano alla buon sopportazione della violenza e della guerra, ma eliminano anche l'individualità, la parità tra gli uomini e la libertà di opinione. Quindi è anche crudele.
Però all'epoca piacque molto, tant'è che le lezioni del suo collega Schopenhauer, che si tenevano negli stessi orari di quelle di Hegel, erano sempre vuote. Erano tempi davvero oscuri, non solo per la filosofia, ma anche per un'Europa che si approssimava inconsapevole alle due guerre mondiali. Il crollo dei valori e delle certezze a cavallo dei due secoli condusse alla nascita di filosofie che si sforzassero di colmare questa assenza di significato (nichilismo, assurdismo, esistenzialismo) o di trovare un nuovo senso per l'umanità senza Dio (Nietzsche).
In tutto questo caos, però, emerse un nuovo modo di fare filosofia, ovvero una riflessione che partisse da quella metà dell'umanità fin qui mai menzionata: le donne. Infatti, è negli Anni '30 che presero a circolare sul serio i primi testi filosofici femministi e che il mondo della filosofia iniziò a popolarsi anche di donne (Woolf, De Beauvoir, Weil).
E sarà anche alla luce del femminismo, oltre che delle stragi dei due conflitti mondiali, che la filosofia del secondo Novecento si interrogherà sistematicamente sulla tecnologia e il progresso (Horkheimer, Adorno, Arendt), da un lato, e, dall'altro, sull'importanza della sessualità e della differenza di genere (Foucault), che porterà alla nascita dei gender studies (Judith Butler) e alimenterà la filosofia del linguaggio.
Fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui il dibattito sull'uso dell'intelligenza artificiale, sul cambiamento climatico, sulla bioetica e sulla filosofia della scienza e della mente è sentito a tal punto da invadere un'opinione pubblica spesso mal informata.
Questo è, in breve, che cos'è la filosofia. Spero che non vi siate persi per strada, ho cercato di essere chiara il più possibile.
Siamo giunti, quindi, a dover affrontare una questione che mi è stata sottoposta più di una volta da quando mi sono iscritta all'università: "Da dove inizio (ad affrontare la filosofia)?". La risposta è "dipende", ovvero che si possono percorrere strade diverse in base al cosa di intende per filosofia:
- Se parliamo di filosofia intesa come disciplina, l'ideale è partire dall'inizio, ovvero da trattazioni lineari, senza riferimenti ad altri autori e con temi universali e relativamente facili. Il mio consiglio è di incominciare da Platone, magari con il "Simposio" o con "Apologia di Socrate", o dalle filosofie ellenistiche - "Lettera a Meneceo o Lettera sulla felicità" di Epicuro è un ottimo punto di partenza per l'epicureismo, mentre per lo storicismo consiglio le opere filosofiche di Cicerone e Seneca. Una volta compreso il mood e che cosa vi piace, orientatevi di conseguenza in ordine cronologico.
- Se parliamo, invece, di filosofia intesa come riflessione critica sulle cause, sulle strutture profonde e sui fini, credo che sia più facile partire da argomenti che si conoscono bene e su cui si può effettivamente ragionare senza difficoltà. Oltre a quelli consigliati al punto precedente, in base agli interessi si può partire da "La quarta rivoluzione" di Floridi e "Vivere con i robot" di Dumouchel e Damiano (robotica e intelligenza artificiale), da "Le tre ghinee" e "Una stanza tutta per sé" della Woolf (femminismo) oppure da "Questioni mortali" di Nagel (dilemmi morali del nostro secolo).
- Se parliamo, infine, di filosofia come stile di vita - strada che vi sconsiglio di intraprendere da profani, altrimenti si perde subito interesse o si rischia di diventare degli pseudo-intellettuali che parlano di Nietzsche solo per sembrare intelligenti o per essere #aesthetic - quello che posso consigliarvi è di partire da qualcosa che vi attrae e seguire il flusso - qualsiasi libro di Camus, "Diario di un seduttore" di Kierkegaard, Sartre, Seneca, Marco Aurelio, Cicerone. Basta che non cominciate da Nietzsche, che è così complesso, stratificato, allegorico e schizofrenico che né io, dopo tre anni di studio, né tantomeno i miei professori, che lo studiano da una vita, siamo riusciti a capire che cosa volesse intendere nei suoi deliri - perché, ricordiamocelo, Nietzsche era mentalmente disturbato, profondamente traumatizzato e spesso sfruttato dalla sorella per arricchirsi. Se non l'hanno ancora compreso dei luminari, di sicuro non riuscirete a comprenderlo voi e, a dire che avete letto e apprezzato Nietzsche, non diventerete altro che delle red flag filosofiche prima ancora di aver davvero compreso che cosa significhi fare filosofia. Quindi evitate, thanks.
E questo è quanto per oggi. Chiedo profondamente venia per il capitolo così lungo, ma non avrei potuto fare altrimenti. Mi raccomando, commentate con i vostri autori preferiti, ditemi quali vi attraggono, quali odiate (oltre ad Hegel, ovviamente) e fatemi sapere se vorreste dei capitoli un po' più specifici su qualche argomento in particolare.
Ave atque vale
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro