Agatha All Along (No Spoiler)
Per chi non seguisse l'MCU o se la fosse persa, lo scorso autunno è uscita la serie tv su Agatha Harkness (la villain di "Wandavision"), "Agatha All Along".
La aspettavo da anni, e dico ANNI, perché Agatha l'ho ADORATA in "Wandavision" e necessitavo un prodotto che raccontasse la sua storia e la inserisse ufficialmente tra i personaggi principali dell'MCU.
Ovviamente, però, essendo una persona molto impegnata e con una coinquilina che detesta le serie tv Marvel, l'ho vista solamente adesso.
E con "adesso" intendo dire che l'ho letteralmente finita in un giorno, divorandomi una puntata dopo l'altra (#Narnia4Bingewatching).
Questo capitolo sarà senza spoiler, visto che le tematiche di cui voglio discutere sono già introdotte nella prima puntata, però sappiate che ho pianto alla penultima puntata e ho passato l'ultima in uno stato tra il "LO SAPEVO!" e il "MA CHE CAZZO STANNO FACENDO?".
Dunque, recappino-contesto per capire di che cosa stiamo parlando: "Agatha All Along" parla del viaggio di Agatha, la sua congrega e un ragazzino "di cui non si sa l'identità" per riacquistare i poteri magici perduti alla fine di "Wandavision". La serie è stata un discreto successo, ma ha creato anche un po' di scalpore perché non è il tipico prodotto Marvel. Fine recappino-contesto perché, se voglio, il dono della sintesi lo uso.
Io sono partita un po' scettica perché online leggevo cose molto entusiaste, ma ai miei amici nerd non è piaciuto per niente. E con "per niente" intendo che mi hanno consigliato di skipparla.
Ora che l'ho finita comprendo il perché: è una serie quasi completamente al femminile, con tematiche prettamente femminili (mommy issues, rapporto madre-figlia etc.) e una quantità di queerness commovente. Quindi a me è piaciuta da morire, i media sono impazziti e gli uomini etero basic della mia esistenza hanno fanno "Meh, passabile".
Ma affrontiamo le cose una alla volta.
Si tratta di un prodotto estremamente femminile, nel senso che il cast è praticamente tutto al femminile (tranne il ragazzino di cui sopra) e la narrazione ha una voce femminile. Chiedo venia per l'abuso di questo termine in questo capitolo, ma è l'unico che sono riuscita a trovare.
Il modo in cui vengono rappresentate donne estremamente diverse tra loro è davvero notevole e "normale", com'è giusto che sia. Si parla di stereotipi di genere e razziali e del rapporto complesso tra madre e figlia, sia nelle sue declinazioni amorevoli-conflittuali sia in quelle di odio-rinnegazione. Ovviamente si parla anche di sorellanza e di esclusione, ma in modo più complesso e stratificato rispetto ad altre narrazioni, soprattutto nell'MCU.
Si tratta di un lavoro ben fatto e sicuramente migliorabile, ma non apprezzabile se non si ha la sensibilità giusta. Pertanto, credo che per qualcuno che non vive certe situazioni o non è minimamente interessato ad esse, la storia diventa noiosa alla terza o quarta puntata - che è quanto è successo ai miei amici, per dire.
Questo perché, nonostante ci siano un sacco di ragazze appassionate, l'MCU è ancora un mondo a maggioranza maschile e ci si aspetta, quindi, prodotti a target prettamente maschile, non una serie tv che campa di female gaze, femminismo e queerness.
Perché vi basta cercare qualche immagine di repertorio per notare come nessun personaggio, per quanto poco vestito, sia sessualizzato o pensato per lo sguardo maschile. Per chi avesse visto la serie, pensate al modo in cui Rio si veste in maniera estremamente femminile e sensuale, ma "for the girls and the gays" (tipo Sabrina Carpenter, per intenderci).
E, a proposito di gay, la rappresentazione queer di questa serie è meravigliosa, ho iniziato a gridare "Go lesbians!" dalla prima puntata.
Finalmente una rappresentazione diversificata del lesbismo, senza lo stereotipo del "tutto rose, fiori e tenerezze" o del "lei-uomo e lei-donna" tipiche della narrazione eteronormativa. Non succede praticamente niente, però tu la senti, la fottuta tensione sessuale in quella stanza. Le vicende si svelano pian piano, ma si intuisce da subito che la situazione è complessa e traumatica, come solo può essere una relazione lesbica tossica.
Ho adorato il modo in cui è stato normalizzato il fatto che sia la protagonista femminile sia quello maschile siano omosessuali. Per alcuni è stata una scelta "forzata dal politically correct", ma secondo me è stata più che giusta perché:
- Le streghe sono donne immortali e storicamente simbolo di femminismo e forza opposta al monopolio maschile del potere, quindi ci sta che una protagonista-strega sia anche lesbica
- Il ragazzo "sconosciuto" è interpretato dallo stesso attore di Charlie Spring e ha uno stile spesso associato all'essere queer
Continuo a dire "sconosciuto" con le virgolette perché è palese dalla prima puntata chi sia questo qui, però la Marvel ci crede stupidi e lo svela, mi pare, alla settima puntata, quindi evito spoiler per sicurezza.
Comunque, il ragazzo "sconosciuto" puzza molto di Charlie Spring alt magico traumatizzato pesantemente. Non so se sia perché hanno lo stesso attore (il che succede quando si diventa strafamosi per una certa parte) o perché siano effettivamente entrambi gay traumatizzati alla ricerca di conferme, però come performance non mi è dispiaciuta.
Quindi ora si aspetta la seconda stagione.
Se ci sarà la seconda stagione.
Io spero vivamente di sì, perché ho bisogno di alimentare la mia recente ossessione per le streghe (mi dicono dalla regia che è colpa dell'averne una nel giro, però nah).
Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate, se l'avete vista, se non l'avete vista, se vi ha fatto schifo, se state pure voi cantando DOWN DOWN, DOWN THE ROAD da quando l'avete finita e, soprattutto, se ha senso che questo capitolo sclero sia stato inserito in questa raccolta.
Ave atque vale
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