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1 - L'Ultimo Giorno di Scuola

Il rumore della sveglia risuonava nelle mie orecchie almeno tre volte più del normale e se avesse continuato ancora a lungo ero sicuro che avrei lanciato il telefono fuori dalla finestra. Cercando di ignorare i miei istinti, aprii gli occhi, riluttante, realizzando che quello sarebbe stato il mio ultimo giorno di scuola.

-Ecco perché suoni più del solito- esclamai, convinto che la sveglia potesse sentirmi.

Mi alzai dal letto e il contatto con il freddo legno del parquet di casa mi fece rabbrividire. In qualche modo riuscii a raggiungere il bagno, gli occhi ancora semichiusi dal sonno. L'acqua della doccia era fredda, quasi gelida, un metodo infallibile per un risveglio efficace. Mi asciugai in fretta, i capelli castani erano diventati scuri e pesanti a causa dell'acqua e notai come faceva risaltare i miei occhi verdi. Presi la prima maglia che trovai dall'armadio, un paio di jeans e corsi giù dalle scale quasi inciampando sulle scarpe lasciate lì il giorno prima.

I miei erano raramente a casa per via del lavoro, così feci colazione osservando il paesaggio montuoso davanti a me. Ho sempre vissuto nelle montagne della Florida, forse per via di una fissazione dei miei genitori, non l'hanno mai esplicitato. L'aria fresca che si respirava, i boschi e la quiete non mi avevano mai fatto desiderare di vivere altrove. D'estate invece passavo una settimana a Miami con la mia famiglia e quella di Max, il mio migliore amico da quando avevo sei anni.

D'un tratto il mio telefono prese a lampeggiare ancora una volta e ricominciò il fastidioso rumore della sveglia. Ovviamente l'avevo erroneamente posticipata di dieci minuti invece di spegnerla, mi capita ogni mattina. Presi lo zaino prima di chiudere la porta principale ed uscii di casa pensando a cosa avrei potuto dimenticare stavolta.

-Le che chiavi!- tornai indietro e presi le chiavi della macchina, la scuola distava mezz'ora da dove abitavo.
-Gli svantaggi del vivere circondati dal nulla...- sbuffai, dopotutto quella sarebbe stata una giornata importante. L'ultimo giorno di scuola portava con sé la finale del campionato di lacrosse studentesco e io, ovviamente, ne facevo parte.

Se ero nervoso? Come non mai... avevo bisogno di una carica di energia positiva. Accesi la radio e Mi Gente di J Balvin & Willy William partì al massimo.

-Proprio quello che ci voleva...-

Così, tra qualche parola improvvisata di spagnolo e qualche buca mancata per un pelo, arrivai alla Prempton High School of Florida.

Max Anderson, lo stesso Max accennato prima, mi stava aspettando all'ingresso con un mezzo sorriso. I capelli rossicci ancora umidi dalla doccia rendevano il suo volto più spigoloso, mettendogli in luce gli occhi castani.

- Pronto per stasera?-

Lo guardai, impressionato dai suoi toni disinvolti. Non l'aveva mai visto così sicuro di sé la sera della finale.

- Come mai così tranquillo?-

- Ah, sto solo mascherando la tensione.-

Mi misi a ridere ed entrambi entrammo in classe dopo aver preso gli appositi libri dagli armadietti.

Nessuno prestava mai molta attenzione alle lezioni di biologia, forse perché Mrs. Penney aveva tanta voglia di fare quanto quella di un orso bruno nel pieno del letargo e la sua scaltrezza era paragonabile a quella di un bradipo assonnato.
Max stava per addormentarsi sul banco e io stavo cercavo di decifrare la scrittura microscopica incisa sulla lavagna con un pennarello scarico, quando la porta della classe si spalancò ed entrò con tutta la sua fierezza una delle ragazze più odiose quanto popolari della scuola, Rebecca Johnson.

Mrs. Penney sembrò quasi non accorgersene e Rebecca prese posto in prima fila, alquanto soddisfatta di essere arrivata in ritardo di 15 minuti esatti come ogni mattina.

Diedi uno scossone a Max che sembrava non scollarle gli occhi di dosso. Oggettivamente, oltre ad essere popolare, era anche carina. Piuttosto alta con dei lunghi capelli corvini e gli occhi azzurri come un cristallo che riflette il colore del mare, e, come se no bastasse, capitano delle Cheerleaders della scuola. Tutto troppo perfetto, se non fosse per le voci che giravano sul suo conto. Si diceva che fosse una delle ragazze più ricche di Orlando, indubbiamente la più ricca della scuola, almeno fino a quando i suoi non persero un affare importante e si ridussero a delle trattative losche per mantenere la loro condizione economica stabile. Tutto ciò non fece altro che portare sia la loro reputazione che quella di Rebecca a toccare il fondo. Il carattere già peperino della ragazza si era tramutato in odio verso ogni persona che osasse mettere in luce le sue debolezze e ritenersi superiore a lei. Tutto questo non sembrò sfiorare Max che sembrava piuttosto intrigato dal fare di Rebecca, anche se non aveva mai proferito parola al riguardo.

Continuò così la lezione, tra sonnellini e chiacchiere su dove si sarebbero passate le vacanze, finché non suonò anche la campanella dell'ultima ora, da lì che iniziò caos. Cominciarono a volare zaini e libri, per raggiungere la porta si scavalcavano banchi e sedie, tutti fuori in cortile stavano esultando per la fine della scuola e io mi trovavo nel mezzo della folla quando ricevetti uno spintone alla spalla.

Mi voltai e vidi Chase, il capitano della mia squadra di lacrosse.

- Ehi scusa Theo-

-Figurati- ricambiai il sorriso.

-Ci sei stasera, non è vero?- Non si stava riferendo alla partita. Dopo la partita ci sarebbe stata la più grande festa dell'anno, tenuta proprio a casa sua. L'unico ostacolo che mi impediva di andare era Max, anche se non appena gli avevo accennato che anche Rebecca sarebbe venuta sembrava annuire a tutto ciò che gli chiedevo.

- Certo, a stasera!-


Più spingevo l'acceleratore della macchina, più il vento si insinuava tra i miei capelli e mi rinfrescava le idee, era una sensazione che mi ha sempre rilassato, sembrava di volare e quasi potevo sentire il sapore di libertà. Se qualcuno non avesse inventato i finestrini dell'auto li avrei di certo inventati io.

Io e Max stavamo andando a prendere qualcosa da bere prima della partita, quando improvvisamente mi cominciò a tirare pugni ripetuti sulla spalla destra.

-Theo, guarda...- Rallentai e seguii il dito di Max, la vecchia villa (in disuso da anni) sembrava aver ripreso vita tutto d'un tratto. Le finestre erano spalancate, una macchina era parcheggiata di fronte alla porta principale e soprattutto una marea di fiori dai mille colori spiccava all'occhio, come se ad un affresco sbiadito ci venisse aggiunto qualche nuovo ritocco. Sembrava di poter scorgere qualche movimento all'interno ma gli alberi ci coprirono la visuale.


Il tintinnio della porta di Starbucks segnalò il nostro arrivo.

-Theo, Max, il solito?-

- Sì, grazie Brian- Lui non era solo un semplice barista, era il barista numero uno. Conosceva tutto di tutti, una domanda e sapevi la risposta nel giro di un minuto e, soprattutto, si fidava di noi, ormai ci conoscevamo da quando ci eravamo trasferiti.

- Brian... un'altra cosa, non è che per caso sai se Rodrick è resuscitato?-

Inarcò le sopracciglia scure e fece un'espressione confusa. Il bianco dei suoi occhi sgranati faceva da contrasto con la sua pelle olivastra. Non appena capì che mi riferivo al vecchio proprietario della villa, parve rasserenarsi.

- Oh sì, quella casa... era ora che qualcuno ci venisse a vivere. Tutto quello che so è che si sono trasferiti stamattina, gente da Orlando... un certo Mark, mi pare di aver capito. Oh ma c'è anche una ragazza, il nome non lo so, ma dovrebbe avere la vostra età, se vi può interessare-


Una volta preso posto, Max mi guardò storto - Che hai?-

- Credi che verrà nella nostra scuola?- Non so perché ma la questione sembrava interessante.

- Probabile, non che abbia molta scelta, considerando il posto in cui si trova... Ma la vera domanda è: come cavolo fa Brian a farci stare tutti i suoi rasta dentro a quel cappello?-

Per un attimo lo guardai incredulo, poi scoppiammo a ridere nello stesso istante, osservando lo sguardo interrogativo di Brian dall'altra parte del bancone.

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