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Sayonara


«Svegliati! Law!» la bambina scuoteva il fratello nel vano tentativo di svegliarlo.

«Rischiamo di fare tardi al festival!»

Law si svegliò di soprassalto, con la fronte imperlata di sudore.

Non era la prima volta che faceva quel sogno, eppure continuava a svegliarsi agitato, era come se percepisse che mancava qualcosa, come se il sogno non fosse completo.

Si alzò e si vestì, uscì e andò in sala macchine dove trovò la sua ciurma già al lavoro.

Restò fermo a guardarli provando una punta di ammirazione, i suoi compagni avevano passato tanto ma erano sempre felici e contenti...

Almeno finché non venne travolto da una massa di pelo bianco.

«Bepo...» sussurrò senza fiato il capitano mentre cercava inutilmente di togliersi l'orso di dosso.

«Scusa Law! Non ti avevo visto!» il visone saltò in piedi lasciando prendere fiato al suo capitano.

«Fa niente, tranquillo» Law si allontanò dirigendosi verso uno dei tanti oblò.

Iniziò a guardare il mare, squadrandolo fino in fondo, senza perderne neanche un pezzettino.

Osservò i pesci, che nei loro movimenti scoordinati creavano uno spettacolo di colori e ombre fantastico.

Gli piaceva osservare l'oceano, gli trasmetteva quella calma che nella vita da pirata era rara da ottenere.

I pensieri di Law vennero interrotti da Pinguin, che lo avvertì: «Capitano, abbiamo avvistato un isola. Dobbiamo fare rifornimento.»

«Preparatevi a sbarcare.»

«Law, hai delle occhiaie terribili. Vai a riposarti, ci pensiamo noi alle provviste...» la voce di Orca, affiancato da Narvalo.

«Tranquilli, non è niente. Ora andiamo.» cercò di convincerli Law.

«Hanno ragione.» si aggiunse Bepo.

In poco tempo tutta la ciurma si ritrovò coinvolta nella discussione.

«Va bene. Ma ritornate in fretta» acconsentì il capitano.

«Certo capitano!» rispose Bepo farcendo l'occhiolino.

I pirati al timone fecero emergere la Polar Tang attraccandola ad un porto sicuro.

In poco tempo il sottomarino si svuotò.

Law sospirò. Aveva quelle occhiaie perché, da giorni, non riusciva a dormire.

Il Chirurgo della Morte si diresse verso la sua stanza.

Aprì la porta e guardò il letto sfatto, di fianco si trovava un comodino con tanti oggetti sparsi. Avanzò verso esso ed aprì un cassetto, spostò un libro e tirò fuori una foto.

Rappresentava un Law bambino con una bambina dai capelli dorati, chiusi in due codini.

Era Lamy, la sorellina che aveva perso da piccolo.

Quella foto era tutto ciò che gli rimaneva di Flevance, la città in cui era nato.

Il resto era stato dato alle fiamme.

Come sua sorella.

Si sdraiò mettendosi la foto sul petto.

Provò a prendere sonno e quando ci riuscì iniziò ad avere il solito incubo.

«Law! Svegliati! Andiamo al festival!»

«Va bene Lamy.»

Il bambino si vestì con i soliti vestiti e si mise il cappello maculato.

Aprì la porta della camera e scese le scale.

Trovò ad aspettarlo sulla porta tutta la sua famiglia.

Gli sorrise, quel giorno era importante.

Si incamminarono.

«Papà! papà! Mi compri il gelato?» chiese Lamy facendo gli occhi dolci.

Il padre le diede un buffetto sulla testa «Va bene.»

Glielo comprò e continuarono a camminare.

Ad un certo punto, quando erano quasi arrivati alla piazza, la piccola bambina iniziò a tossire.

Law, preoccupato andò subito da lei.

«Law...» la bambina di accasciò senza sensi tra le braccia del fratello che continuava ad urlare il suo nome.

«LAMY!!»

«LAMY!!» Law si svegliò madido di sudore come aveva fatto qualche ora prima.

Si calmò e si tirò una manata sulla testa.

"Devo smetterla. Lei è morta ed io sto facendo preoccupare il mio equipaggio..."

Andò in bagno a sciaquarsi la faccia.

Si guardò allo specchio, la sua ciurma aveva ragione, aveva il volto tirato dalla stanchezza e delle grandi occhiaie sotto agli occhi.

Uscì sul ponte, la brezza del vento gli sfiorò dolcemente il viso, come una carezza.

Iniziò a guardare il mare, come aveva fatto precedentemente, solo molto più intensamente. Tanto intensamente che non si accorse che i suoi compagni erano tornati ed erano già pronti a salpare.

Venne risvegliato dalla voce del visone che lo sorprese da dietro: «Non riesci a dormire?»

Law si girò e sorrise al suo amico «Già.»

«Cos'hai?» chiese Bepo.

«Preferirei non parlarne» liquidò il discorso Law.

«E invece lo farai. Siamo la tua ciurma, se qualcosa non va dobbiamo saperlo, non puoi escluderci. Se non riesci a dirmelo come compagno di ciurma dimmelo come amico d'infanzia. Cosa succede?»

Law rimase sorpreso dalle parole dell'amico.

«È per mia sorella. Ogni notte sogno la sua... beh... scomparsa e questo fa male, non riesco a dormire più di qualche ora a notte.» si voltò di nuovo verso il mare «Il sogno è strano, ogni volta che lo faccio il mio corpo si comanda da solo, non posso, non riesco a controllare le mie azioni... vorrei che tutto questo finisca in fretta.»

Una lacrima solitaria bagnò il volto del capitano, arrivò alla guancia e cadde nel mare provocando un piccolo rumore.

Nessuno poté vedere quella lacrima, destinata a scomparire tra i flutti di quell'immenso mare, come a dire che la tua tristezza è poca comparata a quella di qualcun altro.

Il Chirurgo delle Morte guardò il suo compagno in cerca di aiuto.

Lui ci pensò su un attimo, poi rispose: «Penso che tu debba riuscire a dirle addio, per sempre.»

Poi l'orso sorrise, dicendo: «Ora capitano, vai a riposarti, dobbiamo salpare.»

Il capitano lo guardò sorridendo «Va bene.»

«Grazie Bepo.» aggiunse in seguito.

«Di niente, capitano.» gli diede una pacca sulla spalla ed andò in sala macchine.

Law scese sottocoperta ed entrò nella sua stanza.

Prese la foto che aveva lasciato sul letto e la ripose con cura nel cassetto.

Stavolta prendere sonno fu più facile, il ragazzo aveva voglia di farla finita, voleva... dimenticare.

Chiuse gli occhi lasciandosi prendere dalla stanchezza.

«Resisti Lamy!»

Il bambino guardava la sorella, tra le sue braccia, terrorizzato.

Velocemente la famiglia trasportò la bambina nell'ospedale dei genitori.

Law restò a guardarla per tanto tempo, finché lei non aprì gli occhi.

I genitori avevano detto al bambino ciò che aveva la sorella è non riusciva a smettere di piangere.

La scena cambiò a quando il paese venne attaccato e tutto venne dato a fuoco.

I genitori di Law uscirono dalla stanza per andare dagli altri pazienti.

Law sentì degli spari.

Fece nascondere la sorella nell'armadio mentre andava a controllare.

«Resta qui. Tornerò. Lo prometto.»

Aprì la porta ed iniziò a controllare tutte le altre stanze.

Lo spettacolo che gli si parò davanti fu orribile: tutti i pazienti delle varie stanze erano morti, in un mare di sangue.

Sentì dei passi, si dirigevano verso un'altra stanza.

«Qui c'è qualcuno!» il bambino ebbe paura per la sorella, invece, le voci che sentì gli provocarono un brivido lungo la spina dorsale.

«No! Non hanno fatto niente di male! Non è infettiva!» si udì uno sparo.

«NOOO! Bastardi! Non aveva fatto niente di male! Siete proprio degli inci-» un altro sparo.

Law iniziò a piangere. Quelle erano le voci dei suoi genitori.

Dopo che i soldati di furono allontanati aprì piano piano la porta della stanza.

Scoppiò a piangere.

A terra si trovavano privi di vita i genitori, che si tenevano mano per la mano, con gli occhi spalancati condannati a guardare il vuoto  per sempre.

Uscì dall'ospedale di corsa ed incontrò la Sorella con gli altri bambini.

«Law!! Vieni qui! Hanno detto che i bambini li lasceranno in vita!!» disse la sorella con sguardo speranzoso.

Law andò da lei è disse: «Mia sorella è ancora dentro all'ospedale!!»

La Sorella lo guardò con sguardo rassegnato: «Per lei non c'è più niente da fare... salvati... almeno tu...»

«NO!»

Law corse all'ospedale e lo trovò in fiamme.

Cadde in ginocchio.

Iniziò ad urlare.

Calde lacrime scendevano copiose sul viso del povero bambino.

Dopo un po' iniziò a camminare e trovò la Sorella e gli altri bambini morti, a terra.

La scena cambiò di nuovo.

Law, coperto di bombe, davanti alla Famiglia Donquijote.

«Fatemi diventare uno dei vostri.»

La scena cambiò ancora.

Rosinante, che sorrideva mentre chiudeva Law nella cassa ed aspettava la morte per mano del fratello.

Tanti spari, Law che urlava il nome dell'amico e Doflamingo che rideva.

Poi diventò tutto bianco.

«Law!»

Il ragazzo ormai grande girò la testa sentendo una voce familiare.

Spalancò gli occhi, davanti a lui si trovava una Lamy adulta, con i soliti codini che le cadevano sciolti sulle spalle.

«Grazie per quello che hai fatto per me» dietro di lei apparvero i genitori, la Sorella, i bambini e Rosinante.

«Anzi, grazie per quello che hai fatto per noi» lei sorrise, un sorriso sincero e semplice.

«Lamy... ragazzi... ma come?»

Lamy continuò a parlare: «Adesso hai una nuova famiglia, proteggili, sempre» lei guardò dietro di lui.

Egli si girò e trovò la sua ciurma a guardarlo sorridente.

In lontananza vide il suo sottomarino.

Si girò e vide la sua famiglia iniziare a camminare verso la direzione opposta.

La ciurma iniziò a camminare verso il sottomarino.

Law lo seguì.

«Addio, Law.»

Senza voltarsi Law disse: «Addio, Lamy.»

«Addio ragazzi.»

Law si svegliò sul suo letto.

Era riposato.

Si toccò la guancia, stava piangendo.

Si asciugò il viso con la manica ed uscì nel corridoio.

Il sottomarino navigava fuori dall'acqua perciò uscì sul ponte.

Si lasciò accarezzare dalla brezza e rimase a fissare l'orizzonte, il sole stava tramontando.

«Ci sei riuscito, capitano?» chiese Bepo da dietro «Hai dimenticato?»

«Penso che dimenticare non sia il termine più corretto. Penso che ad una persona bisogni dire addio, in modo che rimanga dentro di te, ma che il tuo ricordo non ti tormenti. Per questo io le ho detto addio...»

Per un attimo gli parve di vedere ancora la sua famiglia salutarlo dall'orizzonte.

«Hai fatto bene, capitano.»

«Grazie, Bepo.»

FINE

CEH

1609 parole per una One-Shot che non si cagherà nessuno.

SEH

Vabbè

Taggo questa brutta (ma leggermente bella) persona perché le voglio bene.

🙈 TheAriGamer6  🙈

3/9/2019

Aye

Clary

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