rolex e vodka sotto le luci a neon
Era stata una pessima idea, si era detto.
Traspostato lì da quell'imbecille del suo migliore amico - nome Tooru, per gli amici Puttana - si era ben presto accorto dell'errore madornale che aveva commesso; forse un po' se lo meritava, aveva dato ragione al suo stupido senso di colpa e mortificazione - che spesso ritornava a bussargli alla porta quando rifiutava quel faccino rompipalle di un certo bruno fissato con le maschere per il viso all'avocado - mentre la sua coscienza, giustamente, gli aveva assolutamente vietato di accettare l'offerta di girare fino alle 2 di mattina fra locali e discoteche a darci dentro. Ora, in quel posto sgangherato e pieno di disordine, l'unica cosa lontanamente attizzante della proposta di Tooru era il vetro che aveva di fronte da più di dieci minuti, l'odore di alcool ormai aleggiante nell'aria.
Luci a intermittenza di colori neon troppo forti, corpi stipati e sudati sulla pista da ballo, bicchieri di plastica per terra lasciati al loro proprio destino, musica sparata al massimo volume mentre le casse acustiche facevano tremare tutto il palco e la postazione del dj con dei bassi assordanti.
Sì, Tooru era una di quelle persone che il sabato sera si divertiva ad ubriacarsi e a ballare fino allo sfinimento; avete presente quei film americani scadenti in cui la parte più interessante è il limone dei due protagonisti fatto in mezzo a una folla di ragazzi fomentatissimi? Ecco, più o meno la situazione era quella, solo con meno ormoni in giro per la sala.
Makki, pur sempre essendo un tipo da festa e comunque reputato uno spirito libero, in quel momento, però, non era in vena di divertirsi: stava studiando oramai da giorni, imbucato in camera sua, ricoperto di libri e fogli di appunti volanti - che si ostinava a non mettere ordinatamente in un raccoglitore decente - con un esame maledettamente importante a breve. Insomma quando aveva incominciato l'università si era già immaginato la fatidica scena in cui a un giondo da una prova dannatamente difficile si sarebbe ritrovato a trangugiare gelato al caffè piangendo, ma almeno in quella straziante visione non aveva l'emicrania per i troppi drink e non era sul punto di vomitare. Una situazione penosa, per poi non parlare dell' improvviso tradimento da parte del suo ora ex-ragazzo - per chi gli volesse dare fuoco, a quel bastardo, il suo nome era Kenji Futakuchi, stanza del dormitorio della facoltà di scienze sociali n 567, capello costantemente laccato e carattere da mettere sotto con la macchina - che era stato beccato a farsi la sua vicina di camerata quasi una settimana prima.
Insomma una giornata di merda se così la possiamo chiamare - e sarebbe anche ben lecito e giusto dirlo - quindi a quel punto l'unica cosa che Takahiro pensò di fare, o meglio la parte più lontana del suo subconscio razionale propose, fu andarsene da quel tugurio, lontano dall'afosa pista da ballo, e rientrare a casa per buttarsi a letto a piangersi addosso...
Ma chi vogliamo prendere in giro.
Dopotutto avrebbe comunque dovuto aspettare Oikawa, rivenirlo a prendere quando lo avrebbe chiamato e il bruno gli avrebbe risposto "mamma sono diventato donna, ora sono incinta" e con tutta la fila che c'era ai camerini per riprendere un solo cazzo di giacchetto era inutile sprecare il proprio tempo a sbraitare contro i proprietari del locale per recuperare le sue cose. Quella sera, quando ancora era convintissimo nel voler uscire e rimettersi in gioco prima di crollare seriamente per le troppe delusioni della vita e il troppo stress, si era anche sforzato di truccarsi per bene - con Tooru che continuava a tirargli palette su palette per il fondotinta e che si lamentava che quelle che aveva lui erano troppo stile drag queen - si era risistemato la faccia e i capelli come meglio poteva per non parere il cencio qual'era diventato in meno di un mese e aveva deciso di andarci pesante con il vestiario, se doveva andare a spaccarsi per forza almeno ci sarebbe andato con stile. I leggings strappati e attillati che gli arrivavano sopra la vita, neri, delineavano benissimo quelle che erano le sue lunghe gambe sinuose - non andava in palestra ma aveva da sempre avuto la sculata fortuna di sembrare anoressico e non prendere peso, anche se mangiava dalla mattina alla sera - e la maglietta infilata dentro e sbusata fuori gli dava un certo non so che di carino, certamente non l'aria aggraziata che spesso e volentieri gli donavano i suoi enormi maglioni a collo alto. A questo proposito le catene che si era messo al collo, gli appuntiti piercing sulle orecchie e gli stivali al polpaccio borchiati erano al quanto intimidatori e non aiutavano per niente il quadro generale che aveva durante il giorno, ma se dobbiamo essere sinceri nel complesso facevano la loro sporca figura.
Seduto ora al bancone del bar, la superficie elegante quasi completamente tutta occupata da shottini e vetri infranti di qualche ubriaco marcio, si era rassegnato a una serata in fallimento, che sarebbe andata avanti con il solo divertimento di scrutare la folla cercando di rintracciare quel parapleugico di Oikawa - stava pregando tutti gli dei che al suo amico non venisse la brillante idea di salire sul palco del locale, dove adesso annunciavano l'inizio di una competizione di karaoke - bevendo almeno due bottiglie di gin e brandy, tanto per sbronzarsi un po' anche lui.
"Brutta serata?"
Per poco Takahiro non si soffocò con il liquido forte e scuro nel suo bicchiere che stava lì lì per trangugiare nella frustrazione più totale. Sbigottito, guardò alla sua sinistra, verso tutto il perimetro del legno del bar, e scrutò un attimo quello che doveva essere stato il ragazzo che lo aveva approcciato - o forse si era girato solo perché voleva assicurarsi di non avere già le traveggole dopo così poco alcool, immaginandosi il suo tipo ideale davanti a lui, già pronto a leccargli il cazzo.
Oh
Porca miseria
La prima cosa che lo prese in faccia come un treno merci fu la realizzazione che sì, era ancora abbastanza sobrio e non si stava immaginando nulla di nulla. La seconda cosa che gli venne in mente mentre si riprendeva dal quasi sputo che gli era rivenuto su per la gola quando aveva sobbalzato a causa della strana voce, fu il fatto che aveva evitato una grandiosa figura di merda davanti a quello che non era un semplice ragazzo che ci prova con te il sabato sera ma, a sua opinione, l'uomo più attraente che lui avesse mai visto camminare sulla superficie terrestre.
Cappeli scuri, quasi pece, probabilmente bagnati di sudore e scompigliati in un modo molto professionale, dai ricci assolutamente perfetti che ricadevano sul viso che possedeva un'aria sfrontata e divertita, dalla mandibola pronunciata e dai tratti appuntiti degli zigomi in armonia con il resto dell'impalcatura - sotto le luci soffocanti del bar, sulle guance del ragazzo le ombre giocavano a nascondino - occhi scuri dalle palpebre pesanti - Makki avrebbe potuto lasciarsi fissare da uno sguardo del genere per ore - una bocca dal sorriso facile e meschino, sopracciglia sarcastiche e feroci, folte, davano l'idea di un personaggio intrigante e solitario - il perché non lo sapeva ma le poche rughe che vide nei lineamenti della fronte segnalavano un atteggiamento usualmente calmo e distaccato, espressivo il giusto. Continuando a scendere con lo sguardo, Makki notò che la camicia che l'estraneo aveva indosso - di una sfumatura di blu notte molto bello e sofisticato - aveva il colletto aperto e slacciato fino al secondo bottone, andandogli così a scoprire la parte iniziale di quelli che dovevano essere una serie di pettorali scolpiti. E santa madre quelle gambe, oh dio come facevano un paio di semplici ma soprattutto stupidi jeans a stargli così bene e a farlo sembrare un foto modello nato??
Hanamaki appoggiò sonoramente il bicchiere e deglutì il groppo che gli si era formato in gola altrettanto violentemente, sentendosi la testa andare a fuoco insieme a tutto il suo essere. La presenza che si era stanziata di soppiatto di fianco a lui e che lo aveva invitato a guardarlo con quel tono di voce molto compiaciuto, stava incominciando a infilarsi fra i pensieri del ragazzo dai capelli tinti, che si stava finalmente rendendo conto della domanda sarcastica che gli era stata posta dinanzi, come un piatto d'argento.
Incominciò a viaggiare a mille coi pensieri, storcendo il naso al remoto e orrendo pensiero che l'attraente moro fosse uno dei tanti maniaci che ci provava con chiunque gli capitasse sotto tiro. Eppure pareva un tipo per bene, una persona che sa scegliere bene con chi mettersi a bere in disco, e la consapevolezza che forse venire con Tooru non era stata una brutta cosa, dopotutto, gli attanagliava la coscienza, infondendogli un nuovo desiderio di testare un'occasione simile.
"Stavo proprio cercando una scusa su come mai un così bel ragazzo come te fosse seduto a ubriacarsi da solo senza qualcuno a fargli compagnia, ultimamente di figurini come te non se ne beccano in giro, sai?"
Seduto come un vip, il moro appoggiò l'avambraccio sul bancone, facendo scintillare l'orologio da polso che aveva. Un rolex? Siamo seri? Attraente, affascinante, con una voce che faceva arrapare anche le sedute intorno a loro e pure ricco? A volte la vita è veramente ingiusta-
Hanamaki però, essendo diffidente di suo - aveva visto abbastanza film e fiction di terza categoria che sapeva benissimo dove uno scenario del genere poteva andare a finire; il figo di turno si fa il ragazzo gay che è stato appena piantato e dopo aver trombano alla fine uno dei due finisce morto perché l'altro era uno psicopatico a piede libero - distolse lo sguardo con fare superiore e riprese la sua bevanda in mano per portarsela alle labbra, non facendo troppo caso allo scintillio sia del gioiello sia degli occhi predatori del moro.
"Beh, guarda che nemmeno tu sei messo meglio; è un tuo hobby andare a infastidire bei ragazzi seduti sugli sgabelli dei pub a commiserarsi per i cazzi propri?"
Ridacchiò tra un bicchiere e l'altro. Una risposta secca e chiara, che implicava la frase "se non vuoi che ti tagli le palle o stai al gioco e non cazzeggi con me o te ne torni da dove sei venuto". Lo sconosciuto notò lo sguardo sottecchi che il rosa aveva indirizzato verso la catenina che aveva al collo - probabilmente molto costosa anche quella - e alla camicia quasi completamente aperta.
"Oh, a quanto pare ho finalmente trovato qualcuno che non mi farebbe un pompino solo perché ho un cazzo, muscoli e soldi"
Si sedette e si accomodò sullo sgabello di fianco, con il viso rivolto verso Hanamaki, accentuando la sua disinvoltura nel fare conoscenza.
Ok, forse non mi vuole stuprare dopo tutto...
"Mmm diciamo solo che dagli errori si impara e che lascio agli altri il lavoro da puttana di quartiere"
Fece vago, ancora con la testa a mille e le gambe apparentemente molli. Certo che si stava sforzando con tutto sé stesso per evitare di guardargli anche il pacco-
"Capisco, anche tu sei stato incornato dal fidanzato, eh? Spesso e volentieri la prima cosa che faccio è dargli fuoco a casa, se qualcuno mi pianta"
"Bleh, non me lo ricordare, quello stronzo potrebbe essere anche morto per quanto mi riguarda; fosse stato per me quello starebbe già in ospedale in riabilitazione, figlio di troia che non era altro"
Takahiro disse con scioltezza, ormai gli alcolici stavano incominciando a fare effetto, e finito il drink con il quale si era quasi strozzato fece per ordinarne un altro quando il misterioso ma affascinante ragazzo lo fermò.
"Offro io"
E mosse un gesto verso il barista, che stava scecherando un mojito per altri clienti. Il barman afferò al volo e incominciò a tirare fuori da sotto il tavolo un'altro paio di bicchieri puliti e brillanti.
"Pfff, già ti sei accomodato eh?"
Gli fece sarcastico e beffardo Takahiro. Forse stuzzicare uno sconosciuto non era il massimo ma in questa situazione Hiro aveva l'incombente convinzione che doveva almeno fare un po' colpo sull'altro, senza tirarsela troppo però.
"Oh beh, mal che vada ci avrò guadagnato una serata piena di storie di progettati omicidi contro il tuo ex; sai, ho letto che affogare la gente nell'acido non è una cattiva idea"
Gli sorrise sornione di risposta l'altro.
Hanamaki girò gli occhi e poi sbuffò, non perché veramente annoiato ma solo per far scena e per nascondere la risatina che gli era quasi scappata dalla bocca.
"Sai, non sono un tipo a cui piace parlare di sé stesso con gli sconosciuti: insomma perché dovrei espormi a un potenziale assassino"
Hiro lo guardò da sotto le lunghe ciglia, scrutando ogni centimetro dell'espressione sorpresa ma appagata del moro.
"Oi, non sono mica un sessantenne scapolo arrapato che palpa i culi alle liceali in metro, ma se non vuoi parlare di te, ti capisco - Makki lo guardò curioso, insomma non sapeva se ridere o se ringraziarlo per non aver fatto leva su i suoi problemi personali per ammiccarselo, come avrebbe fatto un buon terzo dei ragazzi che di solito credevano di avere qualche chance con lui - insomma quando qualcuno incomincia ad esporsi, beh, non è proprio il massimo se deve trascorrere una serata a sbronzarti ....concetto che quella gallina sul palco, ad esempio, non ha ben impiantato nella zucca"
Commentò ancora più divertito di prima il maggiore. Makki, che si era un'attimo perso fra le parole che uscivano dalle labbra sottili del moro, guardò di scatto da sopra la sua spalla nel punto che aveva attirato per un secondo l'attenzione dell'altro ragazzo, dove a quanto pareva qualcuno- oh dio santo ma che caz-
Io lo ammazzo.
Hanamaki si schiaffò una mano in faccia nella completa esasperazione e incominciò a smuovere ripetutamente il capo, come se quasi quasi stesse facendo le prove per sbattere sonoramente la testa sul bancone di legno.
Oikawa stava cantando.
Tooru fottuto Oikawa stava cantando su quel maledetto palco, che fino a tre secondi prima gli era parso insignificante, interpretando la camminata di Nicki Minaj dannatamente bene - come stracazzo faceva, non aveva nemmeno un po' di culo!! - e aveva tutti gli occhi del pubblico in delirio su di lui. La faccia del bruno era rossa e a parte l'enorme sorriso esaltato che sfoggiava sulla mezza specie di passerella che gli altri avevano formato unendo dei tavoli presi dalle pareti del locale, non c'era nulla di sobrio in ciò che stava facendo.
"Oh cristo- beh almeno non sono un morto di cazzo come quei pervertiti che gli stanno praticamente sbavando dietro"
Hanamaki puntualizzò, fissando torvo un gruppetto di imbecilli che avevano un paio di bottiglie di vodka in mano che stava chiamando a gran voce Oikawa - uno aveva i capelli tinti e troppi pearcing per i suoi gusti, un altro una frangetta bionda completamente umida di sudore che si stava reggendo a un terzo ragazzo, probabilmente di qualche anno più grande, che pareva un gatto randagio con il pelo sfatto.
"Beh, si da il caso che quei morti di cazzo siano i miei amatissimi colleghi di minchiate e adesso che ci penso mancano Yahaba e Shirabu all'appello, dove cazzo sono andati?"
L'ultima parte la disse un po' più a sé stesso, come una babysitter incazzata perché ha perso i ragazzini che doveva controllare fino a mezzanotte.
Makki si sentì morire dentro.
Riguardò verso il misterioso ragazzo, che stava allungando di poco il collo per squadrare meglio la pista da ballo, probabilmente in cerca del duo che aveva prima citato. Il rosa ne approfittò per trovare qualcosa che lo tirasse fuori da quella mezza situazione imbarazzante - anche se il moro non pareva minimamente arrabbiato con lui.
"Mmm non immagino la bellissima serata che passerete a sbrattare di fronte al locale quando uscirete - già, tutte e tre i ragazzi che ancora brindavano a Tooru parevano andati e nauseabondi marci - ma si da anche il caso che quella gallina sul palco sia il mio migliore amico"
Gli rispose a tono Takahiro, a cui scappò un sorrisetto soddisfatto quando riuscì a riprendere l'interesse dello sguardo dell'altro, che si girò fulmineo alla brusca affermazione.
"Oh cristo, uno che mi capisce finalmente, ah e comunque, Issei Matsukawa, per gli amici Mattsun ma per i compagni in facoltà il master del black humor, sono stato riconosciuto lord supremo delle cazzate dopo aver provato a scendere le scale con un carrello al primo anno"
Si presentò finalmente il riccio moro- Matsukawa, che porse la mano verso il ragazzo dai capelli tinti come se fosse un marchese a corte. Hiro cercò con tutto il suo essere di non sputacchiare alla strana descrizione.
"Ti presenti così a tutte le tue vittime o cambi impostazione in base al tuo bersaglio?"
Rise alla fine il rosa, asciugandosi una lacrimuccia che gli era scesa su una guancia dopo essersi affogato per una seconda volta nel giro di un'ora per non sghignazzare. Issei scosse la testa.
"No, una presentazione del genere bisogna riservarla per incontri importanti come questo - fece un gesto generale nello spazio in mezzo a loro"
"ahahah- ok ok - qui anche lui stese la mano per stringere quella di Matsukawa - Takahiro Hanamaki, per gli amici Makki ma per il mio ex il suo incubo peggiore; so suonare il flauto con il naso e il mio idolo più grande fin da quando avevo nove anni è sempre stato Dan the man"
E mentre si stringevano la mano, risero cercando di non cadere per terra dagli alti sgabelli del pub. La musica, che adesso era cambiata e stava incominciando ad aggiustarsi con dei suoni più house che hard bass di prima, continuava a martellargli le tempie.
"Allora Makki, cosa fai nella vita?"
"Uff, mi deprimo, mi deprimo, studio, guardo meme contro l'omofobia, non dormo e oh guarda mi deprimo"
"uuh sembra una routine interessante"
"Mmm la migliore se si bilancia la giusta dose di delusioni della vita con le uscite alle quattro di mattina per andare al mc"
In quel momento arrivarono i loro ordini e senza indugiare troppo si misero a bere.
"Comunque, tanto per curiosità, dove pensi siano finiti Ya-Yaba coso e quell'altro, non mi parevi troppo preoccupato per loro prima"
Afferrò con entrambe le mani il suo bicchiere, alto e gelato per il ghiaccio al suo interno, e annoddò le dita intorno alla superficie fresca. Stava crepando dal caldo ora che lo notava.
"oh, saranno usciti a pomiciare conoscendoli; dio santo, non puoi capire quanto sia odioso vedere tutti i tuoi down preferiti limonare in qualsiasi occasione gli si presenti davanti"
"ah, non me lo dire guarda, a Oikawa e Iwa - Mattsun capì al volo chi fossero, il primo quello sul palco scenico che ora stava facendo finta di twercare e l'altro probabilmente il suo ragazzo - dovrei comprare dei guinzagli a questo punto, non fanno altro che strusciarsi uno sull'altro, letteralmente"
Matsukawa fece un verso di approvazione - ahh, quanto lo capiva.
"Però spesso e volentieri mi aiutano con le ragazze che vengono da me cercando di farsi notare, sai, si mettono ad orgasmare per finta per farle disgustare e farle sloggiare"
"Oh mio dio, serio!? - Makki stava lì lì per rotolarsi sul bancone"
"Ti giuro: mi ricordo una volta in cui una ragazza, una certa- boh cone si chiamava- Seko- Aekio- va beh, viene da me con fare pomposo e incomincia a scassarmi la minchia con sei carino lì sei carino là e mi ricordo che Terushima - indicò divertito il ragazzo coi troppi pearcing di prima che pareva svenuto per terra ora - che da eroe si è girato verso Kita e ha incominciato a limonarselo duro, c'è, stavo crepando capiscimi"
"oh cristo- ahahah-"
"Sì sì, e così la ragazza mi fa scusa ho un impegno e corre via rossissima in faccia e io lì- oh mio dio-"
Matsukawa, che stava ridendo da dieci minuti, anche lui leggermente sbronzo ora - a un certo punto si era fatto portare un secondo bicchiere - cercò di sorreggersi sulla sedia mentre insieme a Makki rideva come un rincoglionito.
"oh santa madonna- ahaha- pdfff- fico, bello, ricco e pure con buoni amici, dio santo sei sicuro di non essere la perfezione scesa in terra?"
Makki ci mise un po' a processare la grande frase che aveva pronunciato ma non ebbe tempo di scusarsi che Issei ribattè ancora più eccitato.
"Sì grazie, onestamente mia madre ha fatto un ottimo lavoro - ok a questa forse Makki sputò - e hey come fai a sapere se sono ricco o no? Insomma, magari quello che indosso è tutto tarocco"
Indicò il famoso orologio da polso, che ancora una volta scintillò fra le luci a neon del pub. Makki rialzò lo sguardo, un po' acquoso ora che aveva riso così tanto.
"Diciamo che hai una certa aura, ma sinceramente parlando non me ne potrebbe fregare di meno: insomma sei un tipetto simpatico, che cazzo centrano i soldi qui?"
Sorrise, più sinceramnte che poteva. Issei si stoppò e lo fissò dritto in viso, spiazzato.
"...cosa?"
"Oh... oh- no nulla"
Matsukawa si strofinò un occhio per non far notare troppo il rossore che si era invigorito sulle sue guance e che il cuore a mille che sbatteva contro la cassa toracica. Davvero la prima persona, che dopo anni di amicizie false e orrendi pregiudizi, che lo calcolava - e che sopratutto non lo faceva solo per i soldi che aveva in tasca ma per il suo carattere - era un ragazzo - a dirla tutta anche parecchio carino - appena incontrato al bar? Che fosse stato destino?
Ma quando Makki ricominciò a parlare, lamentandosi ancora una volta di come l'amico di capigliatura bruna si stesse mettendo in mostra sul palco in modo orripilante, Issei non si fece troppe pippe mentali e smise di porsi quesiti che in quel momento erano veramente irrilevanti.
🥃
Un bicchiere diventarono due, due diventarono tre e tre cinque e il resto era solo un lontano e sfocato ricordo di entrambi; tra una chiacchiera e l'altra, tra un sorso troppo lungo e l'altro, avevano incominciato a fregarsene delle regole del procedimento di un normale primo incontro e avevano invece cominciato a comportarsi come se si conoscessero da anni ormai. Reggevano bene l'alcol, tutti e due, quindi per arrivare a parlare di armadilli incastrati nel muro o di come i terrapiattisti avessero ragione o addirittura di quella volta in cui uno dei due aveva rischiato di infilare un ombrello in culo a un amico, ce ne erano voluti un numero smisurato di quei bicchieri di alcolici, che ora li guardavano, dimenticati e lasciati a loro stessi, sulla liscia e fredda superficie del bar.
I due, che stavano ridendo da più di mezz'ora adesso, si erano incominciati ad avvicinare l'uno all'altro pericolosamente senza la parvenza dello spazio, tanto che quando Mattsun rideva, Makki poteva sentire il profumo di gin arrivargli in fronte e il calore delle gote altrui spasimare sul suo viso, completamente infatuato.
"Sai, adesso che ti guardo meglio sei fottutamente carino"
Non si ricordava quando, ma gli fece a un certo punto Matsukawa, completamente andato, con lo sguardo perso nelle iridi chiare del minore. Issei dovette quasi urlare per dirglielo - anche se stavano a pochi centimetri di distanza - dato che la musica era ritornata ad essere troppo alta per avere una normale conversazione e a causa del boato, le strilla e i fischi da parte della maggior parte della gente nel club, che era ubriaca ed esaltata come non mai, la cosa si era fatta ancora più caotica.
Makki, praticamente intossicato da tutti quei bicchieri e quei giri di alcolici e amari che gli erano stati offerti da Issei, guardò verso l'altro, il tintinnio delle catene che aveva alle orecchie come pesanti orecchini era quasi impercettibile sotto tutto il baccano che c'era. Fece letteralmente scontrare il suo sguardo con quello perso e profondo di Issei, che aveva cambiato espressione in pochi secondi quando sentì il rosa ricambiare e sostenere l'occhiata che gli stava facendo.
La sua pelle incominciò a bruciare, si sentiva sciogliere dentro quella maglietta oramai attaccata alla schiena, le mani gli formicolavano in un modo quasi gradevole e la sua mente incominciava a intricarsi in pensieri malsani che i gradi di alcool avevano risvegliato dall'ultimo angolino remoto della sua coscienza sporca. Si concesse il madornale errore di guardare in basso, sutto la punta del naso liscio del maggiore, verso le sue labbra abusate dal sapore inebriante della margarita, lasciata lì dimenticata sulla superficie scura e segnata del lungo tavolo del bar.
Riprendendo il respiro - che non si accorse che stava trattenendo - cercò di parlare, giustificare quel suo bramoso e misterioso desiderio di sfiorare la bocca altrui anche solo con le dite, ma le parole non uscirono mai dalle sue labbra semi aperte che furono bloccate da quelle di Issei. Prima gentilmente, quasi in modo in certo, poi - mentre i minuti passavano e nessuno dei due sembrava volersi scanzare da un contatto tanto proibito - con frenesia e lusso le loro bocche incominciarono una danza che sapeva di umido e di sudore; Matsukawa catturò il ciglio carnoso della sua bocca in un momento di totale follia, quello in cui aveva deciso di mandare tutto al diavolo e portare verso di sé Makki con un movimento deciso e sinuoso.
Dal canto suo, Takahiro era più confuso che mai ma allo stesso tempo chiamò quella sensazione appagante e al quanto eccitante: insomma, erano in un pub, ubriachi, a limonare come se la loro stessa vita dipendesse da quello, seduti al bancone di un bar ormai quasi al verde con le scorte per la serata mentre in sottofondo la musica si era fatta ulteriormente insistente, per dare un'ultima spinta alla festa.
Scenario perfetto per un primo bacio, no?
Mentre cercava di schiarirsi le idee, fallendo miseramente, Hanamaki si avvinghiò con le braccia al collo del più alto e si lasciò toccare sulla schiena dalle mani calde e robuste del moro, che a un certo punto si infilarono sotto la maglietta di troppo. Vagamente sentì i palmi delle mani di Matsukawa scendere e intrufolarsi dentro i pantaloni attillati, fermandosi sui suoi glutei.
E oh signore che sensazione unica.
Costrinse il moro a farsi ancora più vicino forzandolo giù con le braccia, non ricordando nemmeno quando e come si era spostato sulle coscie dell'altro, e continuò ad ansimare in quei lunghi e scottanti baci, che a volte si spostavano anche sulla sua mandibola o sul suo collo o sul suo lobo.
"Dio, quanto ti voglio"
Issei gli morse l'orecchio sussurrandogli con ossessione, pareva un'altra persona ora che erano arrivati al dunque di tutta la vicenda. A Makki prese un colpo. Al brivido che gli scese giù per la schiena gli fece venire la pelle d'oca e improvvisamente le sue braccia parevano pesanti.
"Isse-"
Un'altra volta le loro labbra si scontrarono, con forza e desiderio; entrambi lo volevano ed entrambi avevano deciso che quella notte non avrebbero smesso. Dopo tutto nessuno dei due aveva rifiutato la silenziosa offerta che si erano fatti nel momento in cui si erano guardati, affamati.
Quando un gemito strozzato lasciò la gola di Takahiro, però, si resero entrambi conto che il cavallo dei loro pantaloni non era poi così tanto asciutto. Rimasero a guardare in basso, fra l'imbarazzo e il respiro corto, mentre riprendevano fiato.
Alzarono lo sguardo solo dopo un paio di lunghi minuti, si guardarono negli occhi come se fosse stata per la prima volta e con nonchalance Takahiro appoggiò la sua guancia arrossata fra il collo e la spalla del maggiore, anche lui per chiedergli qualcosa cercando di farsi sentire sopra le grida della gente che entrava ed usciva dal locale affollato.
"Bagno?"
"Bagno"
E detto questo Issei prese Hiro da sotto le coscie - strofinò i pollici in modo rassicurante per far smettere di tremare le gambe del rosa, che avevano perso la sensibilità a forza di stare divaricate per stare meglio seduto su quelle del maggiore - e lo sollevò di peso, alzandosi e dirigendosi verso la porta a vetri appannati dall'altro lato del locale che ora pareva una meta di traguardo a ambe due i ragazzi.
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"Oh- dio- Issei-"
Reggersi alla salda schiena del moro non era sufficente quando il suo corpo praticamente schiacciato fra il muro del bagno, seduto sul ciglio del piano asciutto in marmo del lavandino, e il petto voluminoso di Matsukawa. Poteva sentire il battito cardiaco su sé stesso da quanto erano vicini, sulla sua pelle scoperta gli spifferi d'aria che entravano da una finestrella poco più un là lo facevano trasalire di tanto in tanto.
Fremeva, sentiva le orecchie e le tempie esplodergli, non era completamente colpa dell'alcool e lo sapeva bene. Ovviamente aveva già capito dove sarebbero andati a parare, a dirla tutta poco gli importava, anzi, era da inizio serata che cercava di non allungare nemmeno di un centimetro il braccio per evitare di toccare la pelle scoperta sotto la camicia di Issei, che aveva una carnagione più scura della sua - personalmente Hiro aveva una cosa per i ragazzi abbronzati. Nemmeno quando il suo collo toccò le piastrelle completamente gelate del bagno cercò di smuoversi dalla sua posizione, troppo indaffarato a tenersi a Issei ora anche con le gambe. Aveva la testa leggermente piegata, per dare più spazio e accesso alle loro lingue, e teneva poggiata la mano destra sulla guancia di Issei per aggiustare occasionalmente il bacio.
Anche se sapeva benissimo che tra poco si sarebbe bagnato con l'acqua residua rimasta intorno al lavandino di fianco, in quel momento la sua priorità, il chiodo fisso che aveva in testa, era il volere irrefrenabile di bruciare inevitabilmente sotto i tocchi ruvidi e frettolosi del moro, che a differenza del resto dell'ambiente erano tiepide e lo riscaldavano ancora di più, sostenendolo per nel farlo sbilanciare.
Quando finalmente le loro parti intime strusciarono vigorosamente contro la tela pesante dei pantaloni in denim di Issei e la sottile stoffa tirata dei leggings attillati di Hiro, si scambiarono uno sguardo; avevano capito di aver passato il limite e questo non era più un gioco di battutine e altri giri di amaro. Takahiro fu il primo a staccarsi, in seguito alla pressione fra di loro, tirò indietro la testa - aveva il fiato così corto che quasi poteva sentire i polmoni attaccarsi alla sua cassa toracica - mentre a Issei scappò un verso un po' troppo profondo che rimbombò nelle pareti del bagno.
"Non puoi capire quanto ti vorrei sbattere in questo momento-"
Ringhiò sulla sua spalla, mentre allargava il colletto leggero della sua maglietta, per morderlo. Makki continuava ad avere la vista offuscata dal piacere che provava ogni volta che Issei muoveva i loro bacini in sincronia, sempre quel poco che ci voleva per- eh oh dio non ce la faceva più, doveva fare qualcosa per slacciargli quel cazzo di bottone dei jeans. Però, quando abbassò le mani nell'intento di chiudere letteralmente le distanze tra loro due, venne fermato da due palmi forti che gli serrarono i polsi, attaccandoli sopra la sua testa alle mattonelle dietro di lui.
"Cosa pensi di fare?"
Chiese quasi divertito e con un certo tono autoritario Mattsun, come se lo avesse beccato in fragrante nel commettere un crimine. In effetti si stava divertendo parecchio nel vedere il minore ansimare ad ogni suo movimento deciso.
"Agh- Isse- ah- per favore-"
"Per favore cosa?"
Il più alto fece strusciare i loro pantaloni insieme ancora una volta, avidamente, riuscendo a far gemere ancora più forte Hiro, che non aveva più controllo sulle sue corde vocali. Stava morendo sotto il peso austero del moro e glielo si vedeva stampato in faccia che si era completamente depositato in sua custodia.
"Ah- Issei cazzo- aaghh- dio- AH~"
"Mmm tra tutti questi bellissimi suoni non hai ancora risposto alla domanda, sarà che non era così importante dopo tutto-"
"No- ahh- io-"
"Oh, allora sai ancora parlare"
Issei, d'improvviso, gli arrivò all'orecchio come una bestia feroce che ha tra le fauci la propria preda, pronta a divorarlo non solo con lo sguardo ma con tutto sé stesso. Qualcosa era scattato e non stava certamente tentando di reprimerlo.
Da quel punto in poi Takahiro riuscì solo a biascicare.
"Issei- mmn- dio Issei- ahh- fottimi, ti preg- ahh~"
E il moro non se lo fece ripetere due volte.
Il primo indumento a toccare terra fu la camicia di Issei, seguita a ruota dai pantaloni di Hiro e dai suoi boxer, il resto lo avevano ancora tutto addosso - tranne gli scarponi pesanti del rosa, levati subito dopo essere entrati in bagno mezz'ora prima, ora abbandonati sotto il lavandino. Certo, era scomodo levarsi gli abiti in quella posizione tanto incriccata ma ne valeva comunque la pena.
"Uuuh, siamo eccitati lì sotto~"
"Stronz-"
Mattsun lo zittì di nuovo con la sua lingua, esplorando la cavità orale dell'altro con fare voglioso. Hiro quasi orgasmò a pieni polmoni nella sua bocca quando Issei avvolse una mano attorno al suo membro, oramai duro come il marmo.
Porca troia stava per venire da un solo tocco-
Takahiro si sentiva totalmente sottomesso, cercava le labbra del moro come droga e si schiacciava contro la parete ghiacciata del bagno ancora di più, per riuscire a gustarsi il paradisiaco momento al massimo. Issei riassunse quell'aria meschina di quando si era approcciato verso di lui per la prima volta dentro il bar, un'idea gli parve balenare in mente e Hiro non sapeva se esserne felice o esserne allarmato; infatti, lasciato stare il membro dell'altro solo dopo poche e deludenti toccate, il maggiore abbassò la mano come aveva fatto poco prima Makki e incominciò a pigiare con il dito medio contro la fessura di carne rossa di Hiro.
"Issei- no- ahhh~-"
Il rosa era completamente alla mercé dell'altro, guidato esclusivamente dal puro e proprio sentimento di lussuria e di piacere, cercando di farsi anche solo sfiorare quel punto di massima ebrezza che tanto bramava il più presto possibile - stava pregando con tutte le sue forze che lo avrebbe rotto per bene questa volta, ne era speranzoso. Il tempo andò a quel paese per quanti minuti continuarono con le loro lingue intrecciate, i gemiti strozzati a metà, i capelli di Matsukawa tirati da Hanamaki, uno e poi due dita proprio lì...
Adesso Issei lasciava un vuoto enorme da compensare, sfilando le tre dita che nel giro di un quarto era riuscito a far lavorare imperterrite dentro Makki, perché sì, lo aveva preparato abbastanza bene dopo tutte le sforbiciate e i cambi di posizione che si era concesso di adoperare su quello che oramai era un ragazzo completamente andato e singhiozzante. Per gli occhi del minore mai fu più grande soddisfazione quella di vedere Issei finalmente tirarsi giù la zip dei pantaloni attillati, che erano diventati decisamente stretti all'altezza del pube.
"Dio- ah-"
"Impressionato?"
Gli sorrise ancora una volta sornione, inarcando le sopracciglia e socchiudendo le palpebre. Ok forse ora Makki lo voleva veramente prendere a schiaffi-
"Porc- cazzo- non rompere tanto i coglioni e muoviti a metterlo dentro-"
"ahah- miglior invito della mia vita"
Incoraggiato dalla sfacciataggine di Hiro, con un movimento fluido, Issei trapassò il suo limite; lì Makki orgasmò per davvero, quello che doveva essere il prediluvio della sua sostanza bianca e viscosa, incominciò ad uscire dalla punta arrossata del suo cazzo e Matsukawa gli affondò le dita nelle coscie e nei fianchi per tenerlo saldo appiccicato alla superficie, ora tiepida, del lavandino.
"oh- sì, così mi piaci-"
Issei si aggiustò un'attimo sulle sue gambe, cercando di non sbilanciarsi troppo; per avere più accesso e più mobilità mise una gamba di Makki sulla sua spalla e l'altra divaricata di lato, afferrandola con fermezza per non farla smuovere. Da lì incominciò la vera nottata.
Issei a un certo punto, addirittura, si sentì profondamente mortificato - non è vero si stava divertendo un mondo - per i poveri mal capitati che magari passando di fianco alla porta del bagno avrebbero sentito i pianti di Takahiro, che potevano compere con quelli di una porno star in quel momento. Pensandoci bene non era un problema, dopo tutto con tutto il casino che c'era sulla pista da ballo chi se ne sarebbe accorto? Ma anche se era una delle tante cose scontate che potevano scuccedere in una selvaggia nottata a sballarsi in giro, c'era qualcosa tra quei versi, quei movimenti e quelle spinte che per entrambi sapevano di privato, di stranamente prezioso. Certo, le loro membra erano impossessate dagli effetti degli alcolici, ma forse era solo una scusa conveniente per mascherare il battito troppo irregolare di Issei o l'immenso piacere e affetto che Hiro stava analizzando farsi strada dentro di sé mentre guardava dritto nelle iridi scure del moro. La faccenda prese una piega ancora più erotica di quanto non lo fosse già quando Issei, continuando a muoversi con avidità, lo prese in braccio, sollevandolo dal piano del lavandino, facendo spasimare Makki attorno a lui. Il rumore fresco delle loro pelli che si incontavano e scontravano a ogni predace mossa, i respiri affannati e i movimenti veloci erano gli unici suoni che riempivano l'ambiente poco illuminato, le luci a neon dall'altro lato del locale trapelavano dell'elegante porta scorrevole in vetro, tingendo a strisce il pavimento lucido. Quando Issei spinse ancora più forte, con più decisione, Takahiro lo sentì vividamente e la sua mente per un frangente di secondo ricominciò a lavorare con efficenza - fallì poi miseramente nell'intento di ricomporsi minimamente - ma la pressione che stava ricevendo contro quel punto, gli fece diventare il corpo pesante e la mente più appannata e incasinata di prima, il punto di massima delizia che stava venendo praticamente massaggiato dalla punta del membro del moro incominciava a diffondere una certa carica di adrenalina e passione attraverso tutte le sue membra. Se avesse avuto voce in capitolo - ma non poteva dato che era più occupato a singhiozzare per il piacere e a cercare di respirare per non svenire - avrebbe incominciato a incoraggiare il moro, rivolgendogli frasi ed espressioni lascive; Issei, però, notò di essere riuscito a trovare quello che stava cercando da più di mezz'ora quando l'espressione di Hiro assunse quell'aria sorpresa, al contempo eccitata.
Bingo.
Continuando con le costanti spinte, che avevano assunto un ritmo quasi assillante, Hiro si sentì portare sempre più su, stimolato in una maniera inaudita - mai aveva provato una cosa simile con qualcun'altro - e gli pareva di stare sul ciglio di un precipizio, in procinto di cadere, e alla fine di asfissianti istanti, lunghi graffi che prendevano forma sulla schiena dell'altro e inspiri taglienti... cadde.
Sentì i suoi muscoli contrarsi quando venne investito da una fonte immensa e pesante di calore, sentì la sua schiena piegarsi all'indietro, la spina dorsale si mosse da sola rispondendo all'istinto, il suo bacino si mosse smaniosamente verso la pelle sudata dell'alto, le lacrime scendevano calde sulle guance gelide e, come in lontananza - le orecchie erano scollegate dall'ambiente circostante - un accenno della sua voce che si fece molto più acuta mentre raggiungeva l'apice di quello che gli era sembrato un orgasmo senza fine. Mentre veniva, però, Issei non si fermò, anzi, continuando a muoversi a quella che ormai era diventata una velocità costante, fece tremare Hiro, che allo stremo, affondò ancora più in profondità le unghie nella sua pelle - ricevendo da parte del moro un sibilio appagato.
Da lì in poi la cosa continuò, assumendo caratteri sfumati e appannati, come la vista di entrambi, con Hiro accasciato nel tentativo di sorreggersi da solo per lasciare l'altro continuare senza interruzioni e Issei che continuava a sussurrargli frasi quasi impercettibili, piene di ardore, mentre il minore stava in quello stato di confusione e shock dopo essere venuto così violentemente da un così lungo orgasmo anale.
"Sì- oh cristo, sei troppo bello- ugh- dio quanto sei perfetto-"
Incominciò a succhiargli la pelle - chiara, bagnata ed esposta - del collo, sotto la maglietta che oramai si era allargata fin troppo, forse avrebbe potuto anche romperla a quel punto.
"Sei stretto- ah- assolutamente fantastico- mmn- hiro-"
Anche il moro venì, attaccato con i denti al collo abusato di Makki; strinse con una morsa quasi dolorosa il sotto coscia del minore, affannandosi mentre cercava di non farlo cadere durante quell'ondata di calore che lo pervase dalla testa ai piedi facendogli tremare gambe e ginocchia come una foglia. Aveva il cuore a mille, la gola secca aperta in un verso silenzioso, gli occhi chiusi con forza e concentrazione e tendeva la testa in avanti, nell'intento di tenersi insieme. La nuca di Hiro poggiò completamente contro il muro del bagno, i capelli in fondo al suo collo si rizzarono a causa dell'improvviso contatto con la superficie stranamente ancora fredda.
Gli ultimi ricordi di Takahiro risalivano agli attimi conseguenti, quelli in cui Issei lo risistemò il meglio che poteva sul piano del lavandino e riprendeva fiato, il vitreo materiale della porta ostinatamante continuava a giocare con le ombre e le luci fuori, che ora si erano abbassate un poco, forse data l'ora. Al solo provare a ricordare cosa successe dopo un lancinante dolore gli comprimeva le sinapsi, martellandogli le tempie, e per la prima volta in quella nottata maledisse i troppi bicchieri che aveva ingurgitato al bancone del pub.
🥃
Svegliarsi con la gola secca, lo stomaco sotto sopra e la testa scombussolata era sempre la parte peggiore dopo una serata passata a sballarsi e a bere; di solito il dolore lancinante alle tempie andava via dopo al massimo due giorni di aspirine e totale riposo a letto - ovviamente saltando le lezioni in facoltà - ma questa volta si disse altro che due giorni, avrebbe di sicuro vomitato per una settimana. Sbattendo le palpebre lentamente, che parevano ancora incollate ai suoi occhi, riluttanti all'aprirsi, aggiustò quella che era la sua visuale illuminata dal fiebile sole fuori dalla finestra che tingeva di una sfumatura dolce fra il miele l'arancione i muri dell'ambiente, alzandosi fino al muro dove il letto era posizionato.
Stirando le spalle e il collo, incriccati sul materasso e sul cuscino profumato di lavanderia fresca - era lavanda quella? - girò il viso lentamente, quel poco che gli sarebbe servito per capire dove si trovasse.
Notò, con un tuffo al cuore, che quella non era camera sua, era troppo grande e ben tenuta per esserlo. Le mensole erano piene di libri pesanti che riconobbe dai vari titoli sulle copertine - romanzi psicologici e noir, eh? - e si beò nell'osservare con la massima attenzione la scrivania di fianco alla finestra, le lunghe tende sbattevano leggere contro la zampa di una sedia girevole. Lanciò un'occhiata stanca verso il comodino, che intravedeva oltre la sponda del letto, e vicino a una lampada semplice ma elegante vide il suo telefono e i suoi orecchini. Una fitta di dolore gli attraversò la schiena, fino ad arrivare all'osso sacro. Mezzo imprecando si massaggiò il fondo schiena e i fianchi, nel mentre rendendosi conto che addosso aveva solo una maglietta estremamente larga, e il fastidio delle sue gambe doloranti gli fece suonare una campanella in mente; non lo fece sclerare, no, ma si fermò un attimo, a guardare il soffitto immacolato, come sperando di poter sprofondare nel terreno e guardare il muro bianco allontanarsi. Prima di poter considerare qualsiasi tipo di scappatoia doveva capire per bene la situazione; ieri sera era andato a un bar, dove Oikawa si era messo sul palco a cantare come un coglione, aveva conosciuto un certo moro con cui aveva avuto la brillante idea di ubriacarsi e poi-
Oh
Che fosse quella la camera di Matsukawa?
Come se l'universo lo avesse ascoltato - anche se ne dubitò fortemente - la risposta arrivò da sé. Non fu una coincidenza - pensò quasi divertito dalla sua stessa stupidità - vedere da dietro il vetro della finestra lucida, che portava probabilmente a un balcone esterno, la possente schiena di Issei, piegato sulla ringhiera di ferro con addosso solamente un paio boxer e tra l'indice e il medio una sigaretta accesa.
Si perse a guardare come il fumo della cartuccia saliva al cielo, verso le scure nuvole che occupavano l'aria mattutina di una domenica molto fredda - come faceva quel cristiano a stare solo in mutande fuori casa era un mistero.
Gli scese un brivido lungo le vertebre quando notò i vistosi graffi di sua appartenenza sulle spalle spigolose del riccio, che però sembravano in completa sintonia con il complesso della bellissima immagine del suo fisico scolpito.
Molto probabilmente era ancora presto per alzarsi; le prime luci dell'alba sbucavano appena all'orizzonte, come fossero timide, l'aria ancora troppo poco inspida, riservata dal traffico, entrava con un venticello, che smuoveva le tende e le grandi foglie della piccola piantina verde acceso di fianco al vetro semi aperto. Notando un movimento brusco degli avambracci di Issei poggiati sulla ringhiera del balcone, Hanamaki richiuse gli occhi, cercando di rilassarsi - non perché aveva preso un colpo e aveva paura di essere beccato in flagrante a osservarlo, no no - e ascoltò come la maniglia della finestra veniva girata e l'aria gelida lo colpiva in piena faccia.
I passi pesanti del moro, attutiti dal morbido tappeto di moquette, si avvicinarono fino a quando l'ombra di una larga figura non si accovacciò a terra, incrociando le braccia sulle ginocchia, di fianco alla sponda destra.
"Buongiorno"
Sentì la voce roca e grave del maggiore vibrargli a pochi centimetri dall'orecchio.
Riaprendo gli occhi, ormai beccato sveglio, si ritrovò davanti al viso assonnato di Issei, che gli sorrideva dolcemente, forse non si era ancora svegliato del tutto. Il moro si portò una mano fra i capelli scuro pece e sbadigliò un poco.
"Mmn, 'giorno..."
Rispose Hiro, anche la sua gola era abbastanza farfugliante e impastata dal sonno. Si stiracchiò nuovamente, questa volta quel poco in più che gli bastava per spostare un ricciolo vacante dietro l'orecchio di Issei, sorprendendolo.
"Dove sono?"
Chiese fiebilmente, per cercare di non aggravare il mal di testa che lo stava praticamente uccidendo.
"Casa mia, mi sei svenuto in braccio ieri notte..."
"Mmn..."
Rimasero a guardarsi, senza interrompere il silenzio che si era formato fra loro che pareva diventato statico, quasi il tempo fosse arrivato a un intoppo con lo scorrere delle lancette. Hiro fece scivolare il suo palmo, prima occupato a giocherellare con le ciocche dei capelli del maggiore, verso la guancia di Issei, accarezzandogli il duro zigomo con il pollice. Mattsun sembrò rilassarsi al tocco gentile del rosa e spinse un po' il viso verso la piccola fonte di calore che procurava quella mano candida.
"... ti ho lavato i vestiti, ora stanno in asciugatrice..."
"...grazie..."
Nessuno dei due sembrò voler più riferire parola, stavano prendendo tutto il tempo necessario per potersi studiare bene, ogni ruga ed ogni lentigine aveva un posto speciale nello sguardo altrui. Issei, a un certo punto, quando lo sguardo di Makki si era suffermato su un minuscolo neo sopra il suo sopracciglio sinistro, sbuffò silenziosamente, interrompendo il contatto visivo per un secondo, e portò un palmo ruvido sulla fronte di Makki.
"Come stai? Sta mattina mi sono svegliato mentre tiravi le coperte, credovo avessi freddo..."
"...ho la nausea"
Rispose semplicemente il ragazzo dai capelli tinti. Issei si trattenne da una cheta risatina.
"Ok, prendi le aspirine, bevi un po' d'acqua e vatti a rinfrescare in bagno - la seconda porta del corridoio - e mi raccomando chiedi se ne hai bisogno"
"...grazie"
Entrambi sorrisero un'ultima volta dolcemente per poi smuoversi dal letto, troppo grande per una persona sola. Mentre Hiro si tirava su, un po' frastornato, si appoggiò a un bicipite di Issei, che lo stava aiutando ad alzarsi, e prima di dirigersi verso la sua meta prediletta si alzò sulla punta dei piedi e gli stambò un leggero bacio sulle labbra. Mattsun non si era mai sentito così felice in vita sua. Quando finalmente aprì la porta del presunto bagno, Hiro rise, perso nel momento delicato di prima.
In fondo non era stato per niente male andare con Oikawa quel sabato sera.
━ ━━━ ❦︎ fine
〔 "𝙖 𝙡𝙞𝙩𝙩𝙡𝙚 𝙢𝙚𝙨𝙨𝙚𝙙 𝙪𝙥 - 𝙟𝙪𝙣𝙚" 〕
&
〔 "𝙛𝙚𝙫𝙚𝙧 𝙙𝙧𝙚𝙖𝙢 - 𝙢𝙭𝙢𝙩𝙤𝙤𝙣" 〕
𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞: 7881
𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐚 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞: 3 𝐠𝐞𝐧𝐧𝐚𝐢𝐨
𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞: 25 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨
𝐫𝐢𝐞𝐝𝐢𝐭𝐚𝐭𝐚: 16-19 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 2020
𝐢𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐠𝐞𝐯𝐨 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐯𝐞𝐯𝐨 𝐥'𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞,,,𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐧𝐭,,,𝐲𝐨 𝐢𝐦 𝐬𝐨𝐟𝐭 𝐟𝐨𝐫 𝐭𝐡𝐢𝐬 𝐭𝐰𝐨 𝐡𝐞𝐥𝐩 𝐦𝐞,,,𝐦𝐢 𝐟𝐚𝐜𝐞𝐯𝐚 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐟𝐨 𝐫𝐢𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐳𝐳𝐨, 𝐞𝐫𝐚 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐨 𝐞 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐞 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐞 𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐞 𝐦𝐚𝐥𝐞, 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐯𝐨 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐞 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚... 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐚 𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐩𝐩𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐭𝐨𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐚 𝐯𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐫𝐜𝐢 𝐮𝐧 𝐬𝐞𝐪𝐮𝐞𝐥,,,𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐢 𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐞' 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐨𝐬 𝐢𝐧 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐥𝐮𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐞 𝐦𝐢 𝐞' 𝐫𝐢𝐯𝐞𝐧𝐮𝐭𝐚 𝐛𝐞𝐧𝐞 - 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫 𝐯𝐚𝐧𝐭𝐚𝐫𝐦𝐢 𝐞𝐡 - 𝐡𝐨 𝐯𝐨𝐥𝐮𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢 𝐞 𝐡𝐨 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐩𝐢𝐮' 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐞 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐡𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐥𝐚 𝐩𝐢𝐮' 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞,,,𝐬𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞' 𝐟𝐚𝐦𝐨𝐬𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐬𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥𝐞𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐦𝐚 𝐡𝐨 𝐯𝐨𝐥𝐮𝐭𝐨 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐜𝐢 𝐝'𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥𝐚 𝐛𝐫𝐚𝐯𝐚 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐞 𝐟𝐚𝐥𝐥𝐢𝐭𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨,,,𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐛𝐥𝐮𝐞 𝐞 𝐬𝐚𝐛𝐫𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐢𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝐪𝐮𝐢 𝐞 𝐬𝐨𝐟 𝐬𝐜𝐥𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐢𝐮𝐭,,,𝐬𝐩𝐞𝐫𝐨 𝐯𝐢 𝐬𝐢𝐚 𝐩𝐢𝐚𝐜𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐬𝐠𝐨𝐫𝐛𝐢𝐨 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐯𝐢𝐯𝐚𝐯𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐝𝐮𝐞 𝐜𝐚𝐧𝐳𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚 𝐩𝐫𝐤 𝐮𝐠𝐡𝐡 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐨 𝐠𝐨𝐨𝐝,,,𝐬𝐜𝐮𝐬𝐚𝐭𝐞𝐦𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐢𝐭𝐮𝐫𝐚, 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐞𝐣𝐣𝐣,,,
-𝐠𝐥𝐨
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