Capitolo 5
Il suo sguardo disse tutto. Aveva capito.
-Chi è Donato?- chiese con calma ma i suoi occhi ardevano.
-Nessuno d'importante..- dissi io vagamente, cercando di sviarlo.
-Enia..- mi rimproverò lui e improvvisamente mi sentii una bambina di cinque anni che veniva rimproverata dal padre perché era stata disubbidiente.
-Il mio.. Ecco... Datore di lavoro.- cercai di non far pesare troppo quelle parole.
-È il tuo magnaccia?- chiese disgustato. Io abbassai lo sguardo perché non sapevo che dire ma questo gesto fu abbastanza chiaro.
-Che cosa voleva?- chiese brusco e evidentemente irritato.
-Andiamo.. Hai sentito sicuramente cosa gli ho detto.. e non ci vuole molto a fare due conti.- dissi io come per giustificarmi.
-Voleva farti lavorare, è chiaro. Le hai spiegato che smetti vero?- dal suo tono capii che non si aspettava un 'no' come risposta.
-Si, e mi ha dato una settimana di tempo per riposarmi e pensarci.- Ero esasperata.
Guardai l'orologio.. Le cinque del mattino.
"Cazzo!"
Lui mi fissava con gli occhi ardenti.
-Io ho sonno, che dici di andare a letto?- chiesi cambiando discorso.
Lui esitò ma poi annuì e andammo in camera da letto. Misi il mio pigiama e poi diedi una mia tuta a lui perché erano due giorni che stava con i jeans. Inutile dire che non gli stavano assolutamente bene e alla fine li tolse.
Ci sdraiammo e ci guardammo negli occhi.
-Buonanotte...- dissi io arrossendo.
-Buonanotte- disse lui con un sorrisetto che la sapeva lunga e io mi voltai dandogli le spalle. La situazione era decisamente troppo imbarazzante.
Non riuscivo a dormire. Continuavo a pensare a Donato. Lui era sveglio alle cinque del mattino. Quell'uomo ha chiesto di me alle cinque del mattino. Ma chi mai potrebbe essere?
Era evidente che avesse proposto una somma abbastanza alta per far si che Donato mi chiamasse alle cinque del mattino di domenica. Io gli avevo chiesto espressamente che la domenica l'avrei voluta libera. Ma chi mai poteva essere?
E rimuginando ancora.. scivolai in un sonno tormentato...
"No! Non toccarmi, non voglio.. No!"
Ma le sue mani mi tenevano ferma e mi stringevano i polsi. Mi fa male.
"Oddio"
Sento il dolore prevalere su tutto e le lacrime iniziare ad innondarmi il viso.
"No.. No.. NO!"
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