Capitolo 4
Ci staccammo da quel abbraccio infinito entrambi imbarazzati.
"Ma cosa succede?"
Non sapevamo che cosa dire e alla fine fu io a rompere il ghiaccio.
-Hai fame?- dissi e guardandolo negli occhi arrossii.
"Controllati Enia!"
-Si, ma qualcosa di leggero.- disse lui con un sorrisetto, probabilmente perché notò il mio rossore.
Mi precipitai in cucina per sfuggire al terribile imbarazzo che stava calando tra noi.
Presi due panini, due foglie di lattuga, del prosciutto e una mozzarella e mi misi all'opera.
Sollevai lo sguardo e notai che Salvatore mi stava guardando attentamente. Arrossii di nuovo.
Ma che cosa mi succede? Non può essere che dopo tutto questo tempo succeda di nuovo.
Anni fa l'ho respinto.. E adesso?
Beh, adesso lo accoglierei con tutta la mia anima.
Ma che cosa sto dicendo? Non può essere. Lui è il mio migliore amico, il mio Ciccio. Ma non può essere vero! Non può!
-Se hai finito di fissare quei panini, potresti passarmene uno? Avrei una certa fame alle tre del mattino.-
Salvatore mi strappò via dai miei pensieri e mi fece tornare alla realtà.
-Si..- balbettai io, sentendo il rossore ritornare sulle mie guance.
Gli passai un panino e mi accomodai di fronte a lui.
-Sai, quel leggero rossore ti dona.- disse lui guardandomi attentamente.
-Smettila di mettermi in imbarazzo!- lo rimproverai io e lui scoppiò in una risata.
-Non ci posso credere. Sto mettendo in imbarazzo Enia Trajna? Questo giorno lo segnerò sul calendario!- disse lui e io gli diedi un pugno sul braccio in modo affettuoso.
Lui mi lanciò uno sguardo che disse tutto e di colpo lo catapultai sul divano, presi un cuscino e glielo tirai. Ovviamente ricambiò.
E fu come quando eravamo piccoli.. Lottavamo con i cuscini urlando e ridendo come matti e non pensavamo a niente se non a divertirci.
Di colpo sentimmo un cellulare squillare e ci fermammo.
-È il mio!- esclamai ansimando ancora per la stanchezza.
Il mio sorriso scomparve quando vidi chi mi chiamava e Salvatore lo notò perché smise di ridere.
Era Donato, il 'mio' magnaccia.
Andai in camera mia e iniziai la chiamata.
-Pronto?!-
-Si pronto, Enia sono Donato. Senti c'è qui un cliente che chiede di te. So che è domenica ma ha offerto una cifra molto vasta per andare a letto con te e perciò ho pensato che non ti saresti fatta scappare questa occasione.- disse lui con toni tranquillo.
-Si Donato, senti.. Io volevo parlarti.. Perché non sono più sicura di quello che voglio fare e quindi per adesso preferirei smettere.- esitai, un po' impaurita dalla sua reazione.
Donato è un uomo di quasi quarant'anni, è alto e robusto e non è un tipo a cui piace che gli si vada contro.
-Stai scherzando vero?- disse lui con calma.. Con troppa calma.
-No no.. È da un po' che ci penso e adesso sono più che convinta.- replicai io, sentendomi debole e fragile.
-No Enia non puoi!- replicò.
"Che cosa?"
-Si che posso. Ne abbiamo parlato all'inizio del nostro accordo, e l'hai detto tu stesso.- questa volta ero più sicura di me.
-Non puoi. Sono io che comando qui-replicò quasi urlando.
"CHE COSA?"
-Donato, ma che dici? Tu non comandi proprio su niente. Comandi sulle tue proprietà o su ciò che possiedi ma io non sono fra queste!- risposi decisa e abbastanza infastidita dal suo tono.
-Non osare parlarmi così, puttanella da quattro soldi! Io cerco un modo per farti guadagnare soldi e vivere bene e tu mi rispondi così? Ma che cazzo hai in testa? Vedi di riprenderti perché ti stai cacciando in grossi guai.- disse sbraitando.
"Puttanella da quattro soldi? Vivere bene? GROSSI GUAI?"
-Senti tu, non sei nessuno per dirmi cosa fare o dire. Se io voglio smettere, smetto. Non è un problema tuo. Quindi datti una calmata, perché non stai parlando con tua sorella. Ho detto che prenderò una pausa. Punto. Non voglio saperne di più!- stavo urlando.
Ero esasperata. Ma come si permette? So che sto correndo un rischio, conoscendo i suoi precedenti ma non può trattarmi così!
-Fa' come vuoi. Ti do una settimana per pensarci e un'ultima possibilità. Risolvi i tuoi problemi!- disse e riattaccò.
"I miei problemi?"
Uscii dalla mia camera e tremavo. Credo per l'adrenalina.
Salvatore mi fissava ed era chiaro che avesse sentito.
"Cazzo!"
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