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Capitolo 23

Non riuscivo a crederci. Non volevo crederci. Non volevo lasciarlo andare.. Come avrei fatto senza di lui?
Lui era il mio cibo, la mia acqua, il mio ossigeno.. Lui era tutto ciò di cui ho bisogno.
E poi, perché mi abbandonava proprio quando avevo bisogno di lui?
La presi male. Molto male.
-Certo. Scappi dai problemi!- sbottai.
Lui mi guardò con i suoi fantastici occhi e fece un sorriso amaro.
-Non è vero Enia, non lo farei mai- ammise.
-È quello che stai facendo- ribattei io.
Il suo sguardo si incupì e potevo notare una scintilla di preoccupazione.
-Non pensare che ti voglia abbandonare.. Io la richiesta l'ho fatto parecchio tempo fa, e poi non pensavo che rimanessi incinta- cercò di giustificarsi.
-Stai insinuando che l'ho fatto apposta?-
Non riuscivo a crederci. Come poteva anche solo pensare una cosa del genere? Io non l'avrei mai fatto.
Sapevo che mi amava non avevo bisogno di incastrarlo nella mia rete.
Lui si allarmò e si passo una mano sui capelli.
-Ma che dici? Non pensarlo nemmeno per scherzo! Io non ho mai, e sottolineo mai, pensato una cosa del genere. So che non sei il tipo da fare certe cose e so che non lo faresti.-
-E allora perché scappi?- gli chiesi.
-Non sto scappando! Anzi, se vado nell'esercito potremmo garantire a nostro figlio un futuro migliore- ribatté.
Beh, aveva ragione. Ma non volevo che mi lasciasse. Mi sentivo abbandonata.
Le lacrime mi riempirono gli occhi.
-Avevi detto che non mi avresti mai lasciata sola. E invece, cosa stai facendo? Mi stai abbandonando!- dissi e iniziai a correre per poi chiudermi nella nostra stanza.
-Enia!- urlò ma io non gli risposi.
Mi limitai a sbattere la porta e a buttarmi sul letto. Iniziai a piangere come una fontana, probabilmente a causa degli ormoni.
-Enia, per favore- diceva lui sbattendo i pugni nella porta. Ma io continuavo a non rispondergli e anche se avessi voluto non c'è l'avrei fatta.
Sentivo un nodo in gola che mi bloccava la voce.
-Enia, per favore. Non piangere. Non voglio essere la causa del tuo dolore. Non voglio che piangi per me.- diceva e la sua voce era un po' incrinata.
Continuai a non rispondergli.
-Davvero! Io non ti abbandonerò mai amore mio.. Non potrei mai farlo.. Io ti amo!- disse.
"Ti amo anch'io" pensai ed era proprio per questo che non volevo lasciarlo andare.

Erano passate un paio d'ore.
Io avevo smesso di piangere e Salvatore aveva smesso di parlare e picchiare la porta.
Erano le 17:00 e decisi di farmi una doccia rilassante.
Presi una maglietta di Salvatore, la mia preferita e andai a lavarmi.
Mi guardai allo specchio, ero pallida e avevo gli occhi scavati dal pianto.
I miei capelli erano arruffati e mi tremavano un po' le mani.
Un conato mi salì in gola e presi a vomitare. Quando finii mi spogliai ed entrai nella doccia.
Ed è proprio vero che sotto la doccia si medita e si riflette.
Riflettei a lungo sulla nostra situazione.
Salvatore aveva ragione, avremmo garantito un futuro migliore per il nostro bambino. Istintivamente mi accarezzai la pancia, che però era piatta come sempre.
Aveva ragione ma io non volevo lasciarlo andare, come avremmo fatto a vederci? Come avrei fatto ad occuparmi di me stessa e del piccolo che portavo in grembo? Non era colpa mia se mi sentivo abbandonata e non volevo che accadesse.. Era già successo in passato non volevo riviverlo più.
Uscii dalla doccia e indossai la maglietta di Ciccio. Odorava di lui e io adoravo il suo profumo. La maglia mi copriva fino a metà coscia e così non misi i pantaloncini sotto, come avevo previsto.
Sentii bussare alla porta e poi Salvatore parlò:
-Enia, esci di lì. Devi mangiare.- sembrava a pezzi.
-Non ho fame- gli risposi fredda.
-Enia, non pensare solo a te, pensa anche al nostro bambino.- ribatté.
Mi piaceva che dicesse 'il nostro bambino' perché era vero. Era mio, era suo.. Era nostro.
E non c'era più Enia e nemmeno Salvatore.. C'era solo un 'noi', è il puntino sulla 'i' era proprio nostro figlio.
Non risposi a Ciccio e mi misi a letto.
Lui non continuò a ribattere, sapeva che era una causa persa già in partenza.
Ero molto testarda e nessuno mai mi avrebbe fatto cambiare idea su qualcosa. A parte Salvatore sul fatto della prostituzione, ma quella era un'altra storia.

Lessi un libro e quando vidi che si erano fatte le 22:30 decisi di dormire.

***

Si dice che la notte porta consiglio.
Per me non è mai stato così.
Quella mattina mi svegliai alle 8:30 e mi precipitai in bagno a vomitare.
Mentre mi asciugai il viso, il mio sguardo cadde sui bracciali che avevo ai polsi: uno era quello che Salvatore mi aveva regalato il giorno del mio compleanno e l'altro era quello che mi regalò cinque anni prima.
Sentii gli occhi inumidirsi e senza dire nulla mi precipitai alla porta spalancandola.
Andai in salotto e trovai Salvatore che dormiva sul divano.
'Oh, tesoro'
Mi avvicinai a lui e gli accarezzai il viso.
Lui si svegliò e mi guardò e io mi incantai a guardare quel verde dei suoi occhi che scemando diveniva marrone.
Le lacrime iniziarono a rigarmi il viso e lui si premurò di asciugarle.
-Scusa, ho reagito male. Hai ragione e io ho torto come sempre, o quasi- dissi tra le lacrime.
Lui si limitò a stringermi a se.
-È solo che non voglio che mi abbandoni..- continuai.
-Oh tesoro mio, io non ti abbandonerò mai.. Per nulla al mondo. È una promessa.- disse per poi baciarmi.

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