prologo
Un solitario ragazzo camminava silenzioso per le vie di quel paese con le cuffie ben impiantate nelle orecchie. La musica a risuonargli dentro, a fargli battere il cuore ad ogni nota, ad ogni ricordo che la musica gli riporta alla memoria. Quegli occhi azzurri fissi sull'asfalto, le mani piccole e nodose nei grandi tasconi della felpa dei nirvana. Il ciuffo biondo che usciva sbarazzino da sotto il berretto nero. Un aura di malinconia ad avvolgerlo. Il passo strascicato di chi é stufo della vita. Di chi vive solo perché il cuore pompa sangue e i polmoni accumulano ossigeno. Le macchine che passano veloci al suo fianco, lui invece va piano. La sua vita va a rallentatore, lui va a rallentatore perché lui non ha più nulla per cui vivere. Lui aveva tutto, ma sentiva di non avere nulla. Lui sorrideva, ma dentro sentiva che stava morendo. Lui viveva, ma era come un morto vivente. Lui era triste. Non aveva più nulla, si sentiva svuotato. Sentiva come un buco nel petto. Gli mancava qualcosa. Ma non sapeva cosa poteva essere. Qualcosa che gli desse il motivo per vivere, ecco cosa gli mancava qualcosa che l'avrebbe fatto sorridere senza motivo.
Chi poteva sapere che poi quel qualcosa l'avrebbe trovato per puro caso, l'avrebbe trovato nel buio di una notte senza stelle. Non sapeva che avrebbe trovato, finalmente, qualcuno per cui vale la pena darsi cagione. Non sapeva che il suo cuore sarebbe stato rubato da un ragazzo con un paio di occhi scuri. No sapeva che il suo cuore avrebbe preso a battere per qualcosa, o meglio qualcuno, che l'avrebbe salvato dalle macerie che lo seppellivano nel più basso degli abissi scuri.
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