Preludio - Seconda Cuspide (Parte I)
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-Cleo
La mortalità ha un inizio.
La mortalità è mutevole.
La mortalità cambia ciò che chiama ella stessa "mortale", facendo di tali cambiamenti ciò che più la compiace.
La mortalità non termina.
E la mortalità genera altri mortali, propendendo verso un'abitudine che rende tale volontà flebile e terribile al tempo stesso.
Ma per quanto riguarda le divinità, invece?
Per loro il tempo è eterno: se per un banale essere umano un mese può a volte sembrar quasi un battito di ciglia, per una divinità dieci anni equivalgono al tempo impiegato per scostare una ciocca di capelli dal viso.
Nel frattempo sulla Terra i secoli passano: ci sono guerre e carestie provocate da Inanna, Dea dell'Amore, ma anche della Vendetta e della Furia.
L'incantevole divinità androgina, eterea quasi, che al proprio passare lascia dietro di sé solo urla e disperazione per via della vorace voglia di vendetta che la inquieta. Come una rosa tra i rovi.
La razza umana è sull'orlo del tracollo, vittima del suo dispetto.
Inanna, adorna di vesti dello stesso colore della corniola e di innumerevoli ornamenti, continua a giacere con molti amanti.
Nessun umano sacrifica più a Sin, Utu ed Ereŝkigal, la Regina dell'Oltretomba.
***
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