I Love U More
Ship:Otayuri
Genere:yaoi
Otabek era sugli spalti, non poteva aspettare a lungo. Doveva vederla danzare su quei pattini, con il suo unico e solo modo.
Ad un tratto un urlo si levò ed invase velocemente tutta l'arena, gli striscioni vennero levati più un alto possibile, c'erano persone di qualsiasi tipo: da chi sbracciava per vedere anche solo un minimo a chi se ne stava seduto intento a fissare chi fosse il prossimo partecipante.
L'unico nome che si sentiva, sia sussurrato sia non, era il suo:Yuri Plisetsky, la fata della Russia. O per lo meno tutti la conoscevano con questo nome: era la prima tra le ragazze a debuttare nella categoria seniores femminile alla sola età di 15 anni ed aver ottenuto il secondo a livello mondiale.
Per quanto il suo carattere e il suo modo di fare si presentassero alquanto freddi e distaccati, aveva sempre nutrito un forte sentimento d'affetto non solo verso i suoi fan, anche se non lo dava a vedere spesso, ma anche verso suo nonno che l'aveva guidata e che continuava a credere in lei. Forse era questo il motivo per cui lei si spingesse così tanto in la.
Il moro scorse poi, tra tutta quella folla "impazzita", una figura slanciata, non troppo, magra e dai lineamenti graziosi. I suoi capelli biondi ricadevano morbidi sulle sue spalle e i due ciuffi davanti più corti erano raccolti in uno chignon perfetto.
Rimase stupefatto dal vestito che portava: molto aderente che metteva in risalto il suo fisico, un piccola gonna di tulle bianca, fermata da un lato da delle rose rosse di stoffa, che creavano un contrasto tra il forte rosso acceso dei petali e il vestito candido.
La sua pelle chiara era perfetta, si poteva notare benissimo anche da notare. L'aveva conosciuta da piccola così per caso, e nel medesimo modo l'aveva riscontrata, cresciuta e più bella dell'ultima volta.
La ragazza dai capelli biondi si girò e puntò i suoi occhi verdi misti all'azzurro sul kazako; lo guardò. Davai- urlò il moro. La ragazza si limitò a fare un okay con le dita per poi prepararsi per entrare nella pista.
Da quando la musica era partita e da quando aveva iniziato a danzare sul ghiaccio, Otabek non aveva smesso di fissarla neanche un secondo: Non si perdeva ne una sequenza di passi banale né un salto, che fosse stato un toe lop o quadruplo salchow.
Era perfetta, così delicata e leggera; il suo soprannome la rispecchiava perfettamente.
Ed era proprio questo che aveva fatto innamorare il moro di Yuri: il suo modo di essere, di fare.
L'aveva rincontrata dopo tanti anni, qui a Barcellona, poiché lei era una delle candidate nella categoria femminile. Sinceramente dato il suo carattere a volte troppo schietto, quasi da maschio che altro, il moro aveva sempre avuto un po' di timore a parlarle di come si erano conosciuti in un campo estivo per piccoli, o meglio dire aspiranti, pattinatori/pattinatrici. Non avrebbe mai dimenticato lo sguardo di quando la vide per la prima volta, con quegli occhi da soldato, e a pensare che ora erano amici, si frequentavano e sentivano spesso. Non avrebbe neanche dimenticato l'effetto che gli fece quella performance.
Forse era stata la sua migliore prestazione, tutto quello che Yuri voleva far intendere con quel ballo, lui lo aveva percepito alla perfezione. Sperava tantissimo che alla fine il suo punteggio avrebbe potuto rompere anche i record mondiali che le pattinatrici più grandi avevano messo a segno negli anni passati.
Appena la canzone terminò e la ragazza eseguì la mossa finale, tutti si alzarono in piedi per applaudire, lanciare fiori e gridare. Per quanto Otabek si sforzasse per vederla, non ci riusciva: qualsiasi persona era pronta a pararsi davanti per impedirgli di vedere.
Tra spintoni della folla, urla nelle orecchie e fischi assordanti, il kazako cercò a fatica di spostarsi per poi scendere lungo la gradinata per raggiungere la pista.
"La gente è proprio maleducata" - si ripeteva tre se e se, a volte spintonando anche lui qualcuno per passare o per lo meno farsi strada.
Proprio mentre scendeva le scale della prima gradinata che conducevano ai bordi della pista, il display mostrò il suo punteggio.
Il moro spalancò i suoi occhi grigi per poi spalancare la bocca sorpreso.
Lei, una semplice ragazzina di 16 anni era riuscita ad infrangere e battere tutti i record mondiali nel campo del pattinaggio artistico sul ghiaccio, femminile.
Otabek, tra il delirio generale, corse velocemente giù e si recò verso la zona dove solitamente i pattinatori, assieme ai loro coach, attendono per il punteggio.
Rimase stupefatto dal fatto che la ragazza non era lì, ma c'era solamente Yakov, che stava tenendo una conferenza stampa.
Uscito dalla porta dalla quale i pattinatori erano soliti entrare, percorse un ulteriore e lunga gradinata che lo conduceva agli spoiatoi.
In quel posto dove il silenzio regnava sovrano, lontano dalle urla e dai flash, l'unico rumore erano i passi di Otabek che creavano un piccolo eco, che si propagò a ripetizione lungo la stanza.
Girò in lungo e in largo, facebdi attenzione in ogni luogo. Quando se ne stava per andare arreso, sentì un rumore; subito si recò verso le docce l'unico posto dove non aveva controllato, non seppe per quale motivo il suo istinto lo stesse conducendo in quel punto, ma sapeva per certo che quello non era un rumore di una doccia in funzione.
Giunto alle docce, vide una figura che abbracciava le sue gambe e se ne stava rannicchiata a terra, con lo sguardo fisso sul terreno; il rumore che aveva sentito era stato prodotto dai pattini, che la ragazza aveva lasciato cadere per terra.
Il moro la guardò per poi avvicinarsi alla figura seduta sulle fredde mattonelle.
Sentendo dei passi sempre più vicini, la ragazza alzò lo sguardo e con grande stupore notò che il kazako si avvicinava verso di lei. A Otabek gli si fermò il cuore quando capì che la ragazza era Yuri, e come la vide ruotare la testa incrociando il suo gelido sguardo spalancò gli occhi avvicinandosi in un modo al quanto insicuro.
"Cosa ci fai qui?"- la voce soave della ragazza ruppe il silenzio tombale che regnava tra i due. "Potrei farti la stessa domanda" - rispose con tono apatico il moro. "Fino a prova contraria questo è lo spoiatoio delle ragazze, quindi, a meno che tu non mi abbia nascosto fin dall'inizio che sei una ragazza, non puoi stare qui"- il ragazzo non rispose, ma voleva tanto sapere per quale motivo se ne fosse andata prima dell'annuncio del risultato.
"Vuoi sapere forse perché io sia qui invece che lassù a tenere una conferenza stampa?" - "Se ci tieni, siamo amici no?!" - disse accennando un sorriso. Yuri lo guardò per poi iniziare a parlare "Non voglio sapere se ho infranto il record o meno, quindi..." "Perché non dovrebbe interessarti? Sei arrivata qui per vincere, non hai neanche fatto un sbaglio in una sola performance che ho visto, sei stata unica e ora che sei ad un passo da essere riconosciuta, più di quanto tu lo sia, a livello mondiale ti arrendi? Non vorrei dare l'idea di un tipo che faccia prediche, ma perché ti vuoi arrendere ora che sei vicina al tuo sogno più grande?"
La bionda non rispose, lo guardò con gli occhi lucidi." Io non voglio rinunciarci" disse con voce ferma, tentando di far vedere al moro che era sull'orlo di un pianto "E allora alzati e vai a prendere quel titolo" - disse con un tono che non riammetteva repliche e piuttosto distaccato.
Yuri si alzò, raccolse i pattini e si sistemò la gonnellina di tulle che si era leggermente sgualcita. "Non piangere, quando sarai sul podio" "Non sono il tipo" - rispose la ragazza.
Otabek si avvicinò paurosamente a lei, spingendola ad indietreggiare e a farla posizionare con le spalle a muro.
Mise le sue mani sotto il mento, portando il pollice a rimuovere la lacrima che era appena scivolata sulla candida guancia della ragazza. La ragazza avampò in un batter d'occhio spalancando gli occhi sorpresa da quel gesto inaspettato. Il suo cuore batteva all'impazzata, come se volesse uscire dalla gabbia toracica, il suo respiro si faceva più pesante e irregolare, le sue mani tremavano, le sue gambe sembravano quasi cedere, il suo stomaco era in sobbuglio. Nessuna persona le era stata così vicina in tutti quegli anni che erano passati prima di quel momento.
Il ragazzo la baciò: era un bacio dolce pieno di affetto, pieno di amore, un bacio che la ragazza aveva desiderato da sempre. Quel ragazzo non solo era il primo amico vero che avesse mai avuto, ma era stata la sua prima cotta, un amore che lei nutriva per lui e per il suo modo di pattinare da quando lo aveva visto scendere in pista per la prima volta.
In quel momento voleva veramente fermare il tempo, tutto. Intrappolare quei secondi per sempre, rimanere lì attaccata a quelle labbra.
Il ragazzo si staccò, aveva le gote leggermente rosse: era chiaramente imbarazzato. La ragazza lo strinse a sé in un abbraccio, azione che il moro di certo non si aspettava. Sorrise per poi accarezzarle dolcemente la testa.
Quando la ragazza lo ebbe stretto abbastanza, quasi da stritolarlo, lo lasciò guardandolo fisso nei suoi occhi grigi.
"Vai, io sarò lì con te"- lui prese la sua candida e piccola mano, e, insieme, si incamminarono verso l'uscita dello spoiatoio.
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