Cap 7
Changmin POV
Quel giorno tornammo a casa con diversi abiti nuovi e anche di lusso, un lusso che non mi sarei mai potuto permettere, misero com'ero.
Lasciai addosso l'abito azzurro con i fiori ricamati, dato che sembrava gradire al mio padrone.
" Quindi era questa la vita di alcuni schiavi? "
Pensai, osservandomi nuovamente allo specchio con quegli abiti addosso.
« Il tuo padrone non si è sprecato Minnie! »
Kyuhyun stava guardando quella montagna di abiti sistemati sul mio letto ed accarezzava la sua stoffa senza nemmeno una punta di gelosia.
« Non so nemmeno perché... potevo benissimo usare ciò che avevo nell'armadio. »
Per me era uno spreco alla fine, anche se non mi dispiacevano quegli abiti nuovi.
« Forse perché, ti ricordo, che vuole anche qualcosa da te? »
Kyuhyun si sedette sul letto e mosse le gambe, guardandomi.
« Tu pensi che... ? »
Arrossí, ricordandomi di quello che accadde nel piccolo negozio. Di come le sue braccia forti mi cinsero la vita e di come il suo respiro accarezzava il mio collo, facendo battere forte il mio cuore.
Scossí la testa e mi allontanai dallo specchio, come se facendo ciò, allontanavo anche quei pensieri che comparivano nella mia mente.
« Lo penso ecco. Anche se stavolta ha.. no, non te lo dico e non sono qui per parlare di.. »
« Di..? Continua.. »
« Oh, Minnie, no. Io spero tanto che ... sto parlando tanto, penso sia il momento di andare in cucina ed aiutare quella cuoca strampalata, prima che mi tolga parte del mio cibo. »
Così dicendo si alzò e mi raggiunse per darmi una leggera pacca sulla spalla.
« sistema i tuoi costosi abiti e vieni giù, se ti va! Ah, a dopo Minnie! »
Mi salutò con il suo sorriso amichevole e caldo che mi faceva sentire meno solo in quel posto, quando il mio Padrone non c'era.
Una volta solo, mi avvicinai al letto e cominciai a ripiegare con cura e sistemare i vari vestiti nel armadio che sembrava una piccola stanza.
Avevo diviso i vestiti già presenti da quelli presi e pensai, per un breve istante, di prenderne alcuni e cercare un qualche servo che potesse recapitarlo a mia madre e mia sorella.
Kyuhyun era riuscito a trovare la via e anche la mia famiglia, dicendo loro cosa mi era accaduto e anche che ero in buone mani con quella persona.
Aveva anche lasciato un sacchetto piccolo con delle monete per le medicine per mia sorella e anche per la scuola, senza che glielo chiedessi.
Anche se sapevo che stavano bene, volevo vederle, volevo stare con loro e riprendere la mia vita, la vita che amavo in fin dei conti, anche se ero immerso ora nel lusso.
Ma a cosa serviva il lusso se non potevo viverla con la mia famiglia o avere la libertà di uscire ed entrare come una persona normale?
Finì di sistemare l'ultimo abito ed uscì da quel armadio che chiusi, pensando bene di andare verso la finestra per guardare fuori, finché il mio sguardo non cadde su un foglio a terra, sotto la porta.
Mi avvicinai e lo raccolsi, aprendolo e vedendo che c'era scritto qualcosa. Il problema era che non sapevo leggere. Non capivo ciò che c'era scritto.
Tenendo il foglio, aprì la porta per vedere chi avesse lasciato quel messaggio, ma solo il corridoio deserto mi accolse. Non c'era nessuno.
Dovevo far leggere quel foglio a qualcuno, ma chi poteva?
« Kyuhyun! »
Di lui potevo fidarmi ed uscì dalla stanza per andare verso la cucina che si trovava al piano inferiore di quella immensa casa.
Scendendo le scale di fretta, però, finì con l'urtare qualcuno e cadì con il sedere sul gradino dietro di me, lasciando anche il foglio che finì ai piedi di colui che avevo urtato.
« Attento a dove metti i piedi ragaz-... oh, ma è lei! Mi scusi! »
L'uomo, robusto e poco più alto di me, si avvicinò, aiutandomi ad alzarmi e sistemando anche l'abito che avevo addosso.
Mi spostai, ripensando a quello che era successo con uno di loro, o meglio, quello che voleva farmi nelle stanze, tenendo la mia veste.
Lui spostò le mani e mi guardò con aria interrogativa per poi inchinarsi.
« Mi perdoni, non volevo urtarla. Spero che non si sia fatto male e il suo corpo stia bene. »
« sto.. sto bene, non si preoccupi. Perdoni me, la colpa è mia che.. che stavo scendendo di fretta le scale. »
Chinai appena la testa per scusarmi e lui sembrò gradire, finché non prese il foglio vicino ai suoi piedi, leggendo il contenuto e sbiancando.
« Signorino Changmin.. questa lettera è sulla sua famiglia! »
Alzai di scatto la testa nel sentire ciò e sgranai gli occhi, osservando l'uomo che lo stava leggendo con gli occhi.
« chi le ha dato questa lettera?? »
La sua domanda mi fece allarmare e mi avvicinai a lui.
« cosa dice? La prego, mi dica cosa dice! »
Sapere che parlava della mia famiglia, mi mise una strana agonia nel cuore che cominciò a battere forte per la paura di sapere.
« qualcuno ha preso la sua famiglia e la sta conducendo verso la capanna dei boschi, dove avvengono anche le trattative di schiavi. »
Il mio cuore perse un battito.
No, non poteva essere.
Non dissi nulla, ma corsi veloce giù per le scale, uscendo dalla casa e dirigendomi verso la stalla dove tenevano i cavalli.
Sapevo che non potevo uscire, che era vietato, ma in quel momento non potevo seguire le regole e nemmeno la ragione.
Presi il primo cavallo che trovai, ma ricordai allora di non saper nemmeno cavalcare.
Pensai di cominciare a correre a piedi, ma quel uomo mi raggiunse.
« Venga con me. La scorteró io con il mio cavallo. »
Non ci pensai due volte ed accettai, salendo su un cavallo nero ed attendendo che salisse anche lui, reggendomi solo ai lembi della maglia di quel uomo mai visto nella casa.
Non conoscevo poi tutti, visto che uscivo raramente dalle stanze e non tutti mangiavano a tavola se non Kyuhyun e il servo che doveva farmi da guardia.
«Ooh! »
Agitò le briglie e il cavallo uscì di corsa fuori dalla stalla, percorrendo il sentiero che portava verso i boschi.
Ero in pensiero e sentì persino gli occhi pizzicare per le lacrime che stavano risalendo con violenza.
Cosa era successo? Perché erano state prese?
Erano domande che il sole prendeva con sé, portandole verso le nuvole cariche di pioggia che minacciavano il cielo e i suoi stessi raggi.
Non so per quanto stetti sul cavallo, ma ormai i raggi del sole arrivavano a tratti nel luogo in cui ci trovavamo, coperto dagli alberi fitti e non solo dalle nuvole.
L'uomo cominciò a rallentare con il cavallo, finché non si fermò in mezzo ad una piccola radura ombrosa.
« Dove sono? Mi dica se sono qui. »
Sentì un brutto presentimento percorrere il mio corpo mentre pronunciavo quelle parole.
Lui non mi rispose e si limitò solo a scendere dal cavallo per poi allungare la mano verso il mio braccio, strattonandomi giù dalla sella e facendomi cadere terra.
Il suolo era umido e finì anche con lo sbattere l'anca facendomi male.
« Certo che sei proprio credulone, signorino Changmin. Non pensavo sarebbe stato così facile anche se dubitavo delle sue parole. »
L'uomo mi prese per i capelli, facendomi rialzare con un gemito di dolore.
Il mio sguardo era coperto dal terrore, mentre lui sorrideva, un sorriso che non preannunciava nulla di buono.
« Voi poveri credete sempre a tutto. Se solo tu avessi imparato almeno a leggere.. povero cane. »
Tenendomi ben saldo per i capelli con una mano, allungò l'altra verso la sua veste, tirando fuori un coltello.
« Dopo questo lavoro, sarò ripagato per bene e tu non sarai più un fastidio ed ostacolo. Saluta il sole, signorino Changmin, o meglio, schiavo. »
Stava per colpirmi, ma trovai la forza di divincolarmi e colpirlo al ginocchio destro, facendogli così mollare la presa e scappai, correndo verso gli alberi e sentendolo imprecare.
In quel momento dovevo solo scappare e cercare aiuto, sopravvivere.
Non mi curai della veste che si sporcava e che si strappava per via dei piccoli rametti che finivano per bloccarmi, non mi curai nemmeno dei graffi sulle mie gambe e sulle braccia durante quella fuga che mi avrebbe salvato la vita.
« AIUTO! QUALCUNO MI AIUTI! »
Non c'era anima viva e nessuno rispose. Ero troppo lontano dalla civiltà in quel momento e il mio assalitore era sulle mie tracce. Potevo ben sentire i suoi passi dietro di me, anche se non lo vedevo.
Alla fine decisi di non urlare più, ma di cercare un nascondiglio e stare in silenzio, sperando che quel uomo se ne vada.
Ma durante la mia corsa, finì con il cadere dentro una buca, una trappola fatta da qualcuno per catturare qualche animale.
Caddi malamente e sentì una fitta alla caviglia che mi fece gemere per il dolore.
Sentivo il corpo a pezzi, ma striscia fino ad una parte più buia, cercando di nascondermi dalla sua probabile vista.
« Ma guarda! Hai fatto tutto da solo, risparmiandomi il lavoro di sporcarmi le mani. Posso dire che il mio compito è concluso e che posso tornare indietro con questo nastro di seta. Vorrei tanto vedere la faccia di quel bastardo quando gli dirò che il suo servetto è scappato di casa verso i boschi e, mentre cercavo di riportarlo a casa, si è lanciato verso un precipizio, preferendo la morte che stare tra le braccia di un uomo. Ti auguro di vivere decentemente queste poche ore di vita che ti rimangono animale. Addio!»
« N-no! Fermo! Fammi uscire! »
Cercai di alzarmi, ma la caviglia doleva come anche l'anca. La mia veste era ormai a rovinata e, per di più, cominciò anche a piovere.
Nel buio cercai un appiglio, qualcosa su cui aggrapparmi e risalire, ma non trovai nulla e più volte caddi.
Ripresi a gridare aiuto, sperando che qualcuno passasse di lì, ma la pioggia copriva il suono della mia voce e le sue gocce coprivano la mia vista.
Mi arresi e tornai verso quel angolo buio e poco asciutto, sedendomi a terra e rannicchiandomi su me stesso.
Forse aveva davvero ragione quel uomo, ero davvero un animale.
Chiusi gli occhi e cercai di pensare ad altro, ma dopo un po' sentì dei passi e mi feci attento.
Se era un animale?
Mi nascosi di più e cercai di non fiatare, ma una voce mi fece risollevare e dare anche speranza al mio cuore.
« Changmin! »
Anche se sotto la pioggia, potevo ben riconoscere quella voce.
Mi sporsi nuovamente verso quella tenue luce lunare e battei la mano sui sassi presenti in quelle mura di terra.
« Sono qui! Padrone! »
Le mie grida non tardarono ad essere ascoltate e vidi la sua figura sporgere da sopra la buca, guardandomi completamente bagnato.
« Changmin! »
« Padrone.. Yunho! »
Il mio cuore cominciò a battere e la speranza si riaccese, mentre cercavo nuovamente di risalire.
« No, fermo! Così ti farai male. »
Scomparve e io mi fermai, sperando che non mi avesse lasciato solo, ma poi ritornò con una corda in mano che fece calare piano.
« Aggrappati a questo e, se non riesci a salire, ti tireró io su. Va bene? »
Annuì, allungando la mano e prendendo quella corda saldamente per poi cominciare a risalire, anche se la pioggia copriva la mia vista.
Lui non rimase immobile, ma mi aiutò e tirò su la corda, finché i miei piedi non toccarono il suolo, cadendogli pure addosso.
Ero fuori.
Ero vivo.
Ero salvo.
Mi aggrappai a lui, spaventato ed in lacrime, cercando di calmarmi e di buttare fuori tutta quella paura repressa.
La sua mano cominciò ad accarezzare la mia schiena che si rivelò anche nuda per uno lungo strappo della veste.
La veste che preferiva il mio Signore era rovinata.
Mi sarei aspettato dopo un suo rimprovero, ma non venne mai, se non quella carezza calma e dolce sotto la pioggia, stesi a terra.
« Va tutto bene, Minnie.. va tutto bene.. »
Mi rassicurò, alzandosi anche piano senza lasciarmi e prendendomi in braccio, avviandosi verso il suo cavallo.
« Andremo verso quella grotta per stasera. Domani torneremo a casa, sperando anche che la pioggia si fermi. »
Annuì con la testa appoggiata sulla sua spalla, stretto e tremante, mentre cominciò a camminare, seguito dal suo cavallo dietro di lui.
«A-aatchiu! »
Starnutí, rannicchiato con le ginocchia al petto e gli occhi sul piccolo fuoco che Yunho aveva accesso per riscaldarci.
Aveva fatto tutto lui senza nemmeno volere il mio aiuto, ma dicendo solo di stare seduto e riposare.
Stava cercando nella sacca che si era portato dietro, stando davanti a me, illuminato da quella debole luce calda.
« ecco. Togliti quelli ed indossa questo. È asciutto per fortuna. »
Aveva tirato fuori una lunga veste calda e si avvicinò, porgendomela.
La presi, ringraziandolo con lo sguardo e pensando anche a come poteva avermi trovato, come avesse saputo che ero lì.
Compariva spesso quando ero in difficoltà e delle volte ci finiva anche lui, a causa mia.
Gli diedi le spalle, dato che non volevo nemmeno entrare fin dentro la grotta per cambiarmi e lui non sembrò nemmeno guardarmi come quella volta.
Perché ci stavo male?
Tolsi gli abiti fradici e misi quella veste calda ed asciutta sulla mia pelle graffiata e con qualche segno blu per la caduta.
Probabilmente non se ne era accorto di tutto questo, perché non si era nemmeno avvicinato a me, stando con la schiena appoggiata alla parete della grotta, osservando la pioggia che cadeva violenta.
Mi voltai nuovamente verso di lui, osservandolo, dopo aver visto quella bella veste ormai rovinata.
« E.. e lei? »
Notai che non si stava cambiando e che teneva ancora addosso quelle vesti bagnate.
I suoi occhi si spostarono sui miei e mi sorrise, accenno un sorriso.
« Non mi serve. Starò bene anche con questi che si asciugheranno Minnie. »
« Ma si ammalerà. »
Protestai debolmente, perché non volevo nemmeno alzare la voce.
« Ho una buona salute Minnie. Preoccupato per me? »
Arrossí leggermente alla sua domanda, annuendo e notando che non aveva smesso di sorridere.
« Allora posso fare solo una cosa. »
Si alzò e cominciò a togliersi le vesti bagnate, lasciandole cadere a terra.
Una parte di me voleva alzare lo sguardo e vederlo, mentre un'altra parte non voleva, per la vergogna, ma alla fine vinse la prima e sollevai lo sguardo, sentendo le guance farsi sempre più calde.
Era la prima volta che vedevo quel suo corpo e molte volte avevo immaginato quanto fosse forte, cosa che affermò in quel momento.
Nella tenue luce del fuoco, vidi il suo petto scolpito, seguito dagli addominali ben allenati e le gambe possenti come quelli di un cavallo.
La sua intera figura emanava forza, sicurezza e...
Riabbassai lo sguardo, mordendomi il labbro ed evitando certi pensieri, quando lui si sedette con solo quel unico lembo di veste che lo copriva dalla vita fino a metà coscia.
Sciolse anche i suoi capelli che ricadevano bagnati sulla spalla, di un nero quasi splendente. Sembrava una divinità che un comune umano.
« Contento ora? »
Chiese, osservandomi e tornando appoggiato alla parete di fronte a me, in mezzo a noi quel piccolo fuocherello che ci riscaldava.
« Si.. ma.. »
Mi alzai e presi le sue vesti che misi su un piccolo ramo che sporgeva verso la grotta, in modo che potessero asciugarsi.
Sentivo nuovamente il suo sguardo su di me e questo mi fece rabbrividire maggiormente, pensando che eravamo anche soli lì.
« ora penso.. penso che si asciugheranno in fretta e domani potremmo tornare a casa.. »
Sussurrai, tornando al mio posto e portando nuovamente le ginocchia al petto.
« Nae, domani si torna a casa.
Riposa Minnie.. devi essere in forze. »
Sentì che si stava avvicinando e non sollevai lo sguardo per vedere quel suo corpo scolpito che mi dava una strana sensazione mai provata prima.
Avvolse le braccia alle mie spalle e mi fece appoggiare al suo petto ormai asciutto, ma con quel profumo che inebrió il mio cervello.
« Riposa.. ci sarò io a proteggerti.. »
Sussurrò rassicurante, accarezzando la mia spalla con delicatezza.
I suoi capelli gocciolavano appena sui miei, ma non importava. Stavo bene tra le sue braccia.
Mi sentivo davvero al sicuro in quel momento.
« Padrone.. io.. le chiedo scusa. »
Dissi lentamente e guardando lo scoppiettare del fuoco che si faceva appena flebile.
« Non hai motivo di scusarti.. hai agito secondo il tuo cuore. »
Che avesse saputo?
« Non fare domande Minnie, per quelle abbiamo anche domani. Ma ora risparmia le energie e riposa. »
« Si, padrone. »
« Cosa ti ho detto riguardo a come chiamarmi quando siamo solo noi due?»
« Ok, Yunho.. »
« Bravo Changmin.. »
Passarono alcuni minuti di silenzio, ma un'altra domanda affiorava nella mia mente.
« Yunho.. »
Non ricevetti risposta e lo richiamai, ma capì che si era addormentato visto che respirava lento e rilassato.
Sollevai la testa per poterlo vedere.
Aveva il viso rilassato e le labbra socchiuse, mentre i capelli ornavano quel suo viso.
Sembrava davvero un cavaliere in quel momento, uno di quelli che mia sorella narrava dopo le giornate a scuola.
Mi alzai di poco in modo da farlo distendere, così che avesse la testa sulle mie gambe.
Mormorò qualcosa nel sonno, ma tornò tranquillo ed allungò la mano sulla mia nel sonno, stringendola.
Non so per quanto rimasi a guardarlo, ma so solo che, mentre i miei occhi si chiudevano e il falò si spegneva, la pioggia aveva smesso di cadere, lasciando spazio al canto degli uccelli.
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