Capitolo 2
Lo osservavo dall'alto di quel palazzo, osservavo con interesse quell' uomo sulla trentina dai grandi occhi nocciola e dalla capigliatura riccioluta e sbarazzina. Sto sempre qui, sullo stesso tetto, alla stessa ora, ogni giorno, per guardarlo. So cosa sopporta ogni giorno, so cosa dicono di lui, so cosa dicono di me e lui. Non so per quale assurdo motivo io stia osservando un simile soggetto, ma vederlo mi porta a fare strani sogni: sogni di cui lui è il protagonista. Nei sogni mi parla, mi dice che per lui sono speciale e che, nonostante sia fuori di testa, nonostante sia un'assassina, dice che sono splendida così come sono, che non devo cambiare mai, che gli piaccio quando sono me stessa, che sono unica per lui, che sono sua. Anche se è impossibile che accada, mi piace sentirmelo dire, mi rallegra, è strano pensare questo, visto che non mi ha mai detto nulla di tutto ciò, non so nemmeno come sia la sua voce, però mi piace immaginarla, una voce angelica e rassicurante, quella di cui avrei bisogno. Non so neanche il perché di questi sogni e di queste parole bizzarre, però, mi piace pensare che siano vere, mi piace pensarlo giusto per un attimo, giusto per un secondo, per staccarmi da questo mondo di cui, nei giorni dove le emozioni prendevano il sopravvento sulla ragione, non volevo far parte, mondo in cui tutti avevano paura di me, dove io ero una pazza criminale, forse la peggiore. Ci stavo male, soffrivo sempre, ma non lo avevo mai mostrato a nessuno, poiché non avevo nessuno con cui farlo. Ma era quello che mi meritavo: la mia punizione. Non credo sia normale uccidere tua sorella, quando hai solamente quindici anni, per uno stupido litigio. Certe volte, anzi, sempre, penso a lei, mi manca, mi mancano le nostre risate, mi mancano i momenti in cui, entrambe, ci nascondevamo dietro un cuscino, mentre guardavamo dei film horror, mi manca piangere con lei per delle cretinate, e parlare ore e ore di notte dei nostri personaggi preferiti dei libri, mi manca i suoi occhi di ghiaccio, proprio come i miei, mi mancano i suoi boccoli scuri, mi manca lei, mi manca tutto di lei. Non mi ero resa conto di star piangendo, finché, piccole lacrime salate, non scesero dai miei occhi e caddero sulle mie bianche mani. Non potevo piangere, i criminali non piangono mai, ma ero sola e decisi, allora, di cedermi questo attimo, questo attimo per sfogarmi e pensare, dopo tutti questi anni in cui non me lo sono mai permessa, in cui non potevo permettermelo.
Rosemary Blake, la peggior criminale di tutti i tempi, non suona male, ma sarebbe bello non essere così pericolosa, ma dentro di me c'è qualcosa che mi porta ad agire in questo, una voce, una voce a cui devo obbedire, e ogni giorno questa situazione peggiora, ogni minuto, ogni secondo, la voce prende possesso di me e non posso ribellarmi: purtroppo, è più forte di me, purtroppo, io sono pazza, e non posso far niente, se non lasciarmi andare a questo, mai desiderato, destino. Questo attimo durò più del previsto, era notte fonda, ormai, e avevo leggermente paura: la notte porta sempre sogni...o incubi. Non so precisamente quando mi addormantai, sapevo soltanto che in quel momento il tetto era il miglior posto per riposare tranquillamente.
Mi svegliai di scatto, di nuovo quello strano sogno , ma stavolta era diverso, c'era mia sorella: mia sorella che stava baciando il poliziotto.
E faceva male, tanto, e non ero molto sicura se fosse per il fatto di aver visto mia sorella, o che lei stesse baciando il poliziotto Brooks: il mio protagonista della mia, mai esistita, favola.
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