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5. Appropriato

Chloe

Suona la campana e quasi sfreccio su per le scale. Ho lezione con Hart e vorrei arrivare prima di lui per una volta.

È già passato un mese ed ogni volta che lo raggiungevo in classe lui era sempre pronto ad aspettarmi seduto al pianoforte con la sua valigetta tra le mani.

È riuscito a orgnaizzare il suo orario in modo da lavorare singolarmente con ognuno di noi; non che siamo tanti, a seguire pianoforte con lui saremmo si e no sette.
Praticamente due intere ore ciascuno, un giorno della settimana.
Io le ho di venerdì e poi faccio un'ora in più nel pomeriggio.
Mi ha chiesto se riuscivo a raggiungerlo per rimettermi al passo con gli altri, che deduco siano tutti molto più bravi di me.

Non potevo non accettare.

Salgo di corsa le scale e arrivo davanti la porta con il fiatone.
Mi fermo appoggiandomi alle mie ginocchia ma vedo che lui è già lì.

Passa la tessera elettronica nel lettore e apre la porta.

"Buongiorno anche a lei signorina Walker..." dice e sento il suo tono vittorioso mentre mi precede nella stanza.

Riprendo fiato e lo seguo.

Mi fa cenno di sedermi sullo sgabello del pianoforte mentre lui prende posto come sempre sulla sua comoda poltrona rossa difronte a me.

"Ti sei esercitata?" mi chiede aprendo la sua agenda.
Annuisco.
La sfoglia e mette il suo segnalibro al centro tra due pagine biache.
Mi accorgo che il segnalibro sembra più una piccola foto, ma per quanto la mia curiosità possa spingermi oltre, riesco a distinguere solo una massa di ricci scuri; sarà la foto di suo figlio o di qualche familiare. O magari è solo uno di quei segnalibri che ti regalano in libreria con strani disegni sopra.

"Vediamo!" esclama facendomi sussultare "Cominci a distrarti prima di iniziare?"

"Oh no no! Mi scusi!" dico mettendomi dritta.

Poggio le dita sui tasti e inizio a suonare la melodia che ripeto ogni sera da una settimana.
Madison mi ha fatto portare a casa il pianoforte che tenevano nella depandance di PismoBeach, e che adesso illumina il nostro soggiorno.
Era di suo nonno.

Per fortuna che c'è lei; come pensavo di studiare piano non avendo nulla su cui esercitarmi a casa?

Suono le ultime note e Hart mi guarda da dietro i suoi occhiali squadrati.

Fa un breve sorriso e segna qualcosa sulla sua agenda.

"Bene. Continua a provarla..." dice continuando a scrivere "Oggi voglio iniziare qualcosa di nuovo...Come sai il 28 Dicembre la Juilliard organizza un concerto di Natale, di sera, e i miei studenti si sono sempre esibiti in performance d'eccezione. Quest'anno non sarà da meno..."

"Intende...che io?" chiedo quasi spaventata.

"Oh certo che no, non con le capacità che hai adesso!" risponde e io vorrei sprofondare dieci chilometri sotto terra in questo momento.

"Ma mai dire mai! Non ho ancora deciso chi di voi sarà, e ho tempo per farlo fino all'ultimo giorno prima delle vacanze, così che in caso abbiate una settimana per prepararvi." mi spiega "Sappi che quell'esibizione per me vale più di un esame."

La sua ultima frase mi fa gelare il sangue.
Ci tiene davvero tanto.
E se dovessi essere io a esibirmi non potrei permettermi di sbagliare.

Non so ancora bene se quest'idea mi fa venire più voglia di abbandonare o di provarci...

"Chopin!" esclama posando uno spartito sul leggio del pianoforte.
Lo guardo e leggo: Nocturne op.9 no.2 .

"Prego." dice poggiandosi sulla spalliera della sua poltrona "Solo la prima pagina per ora."

Annuisco.

Inizio a suonare.
Non capisco ancora con quale criterio scegla la musica: certe sono così semplici e altre sono certa che nessun'altro insegnate le avrebbe proposte ad una ragazza di primo anno.

Sbaglio una nota ma lui sembra non accorgersene quindi continuo a suonare indifferente fino all fine della pagina dove mi ha detto di fermarmi.

Tolgo le mani dalla tastiera e mi asptto un qualche suo commento, ma lui non dice niente.

Il suo sguardo è fisso in un punto.
È sovrappensiero.

Sorrido automaticamente; sembra quasi un bambino con questo sguardo disperso. Perde tutta la sua autorità.

"Non dovrebbe mordersi le labbra, o finirà per tagliarle e nessuno vorrà più baciarle..." dico quasi senza accorgermene.

Lui alza lo sguardo su di me e mi guarda con occhi sgranati come se gli avessi appena dato uno schiaffo.

"Oh mio Dio...Mi scusi davvero!" dico imbarazzata appena capisco cosa ho appena detto "Mia mamma me lo diceva sempre da piccola, anch'io avevo il vizio di mordermi le labbra.." farfuglio.

Sono sembrata troppo confidenziale, nonché incredibilmente folle!

Mi guarda con sguardo fisso e non capisco se sta per prendermi in giro o per rimproverarmi.

"Mi scusi, sono..sono stata troppo..." cerco di rimediare alla mia brutta figura ma non mi vengono nemmeno le parole.

"No." dice poi serio "Appropriata." termina al mio posto.

Lo guardo incapace di trattenere la confusione sul mio volto.

Appropriata?

Faccio per rispondere ma un suono ci interrompe.
È la mia suoneria.

Lui alza le sopracciglia.

Cazzo, ho scordato di spegnerlo!

So quanto odia che le lezioni con i suoi studenti siano interrotte dai telefoni.

Mi scuso di nuovo prendendo il telefono dalla tasca per staccare la suoneria, ma quando sto per farlo leggo il numero.
Mi blocco.
È la scuola di Julie.

"Tutto bene?" mi chiede Hart notando che sto ancora fissando il telefono.

Annuisco.
"Si..si scusi devo rispondere per forza..." dico alzandomi lentamente.
Lui mi fa un cenno e io mi allontano verso la vetrata aprendo la chiamata.

"Pronto?" chiedo.
"Signorina Walker, è lei?" chiede la voce di una donna dall'altra parte.
"Si, sono io, è successo qualcosa?"
"Beh volevamo solo informarla che oggi Juliet non è venuta a scuola, nessuno dei suoi compagni sa niente, quindi abbiamo chiamato per essere sicuri che va tutto bene. È lì con lei?"

Ci metto un attimo e constatare le sue parole.

"Oh si si..è tutto sotto controllo, mia sorella non è stata bene per questo oggi non è venuta." mento.
"Oh mi dispiace spero si riprenda presto! L'importante è che lei ne sia al corrente, abbiamo provato a chiamare il padre ma nessuno ha risposto, e il secondo numero in elenco era il suo."
"Sí certo, grazie."
"Di niente, buona giornata!"

Sento la mia voce tremare mentre chiudo la chiamata.

Mi volto e Hart scatta in piedi.
"Che succede? Sei sbiancata..." dice avvicinandosi.
"Devo andare." dico semplicemente.
"Chloe..."

È la prima volta che mi chiama per nome.

"È importante, è per mia sorella." spiego e lui mi guarda un attimo e annuisce.

"Va bene..." dice recuperando il suo tono severo, mentre io prendo la borsa "Ma dobbiamo recuperare questa lezione al più presto e... signorina Walker!"

Mi volto.

"Era un RE....non un DO..." dice con un mezzo sorriso e capisco che si riferisce alla nota che avevo sbagliato.

Accenno un sorriso che dura meno di un attimo prima di correre giù per le scale.

Prima di fare qualunque cosa, devo trovare Madison.

-

In segreteria mi hanno detto che in questo momento ha lezione di classico. L'aula si trova dall'altra parte dell'edificio.

Quasi corro tra i corridoi cercando di non urtare nessuno al mio passaggio e finalmente arrivo davanti la porta giusta.

È aperta.

Non c'è nessuno a cui chiedere permesso quindi entro da sola e mi ritrovo in cima a delle scale.

Scendo pochi gradini cercando con lo sguardo Madison tra tutti i ragazzi.
La vedo, mentre osserva attenta quello che deve essere il suo famoso insegnanate mentre spiega qualcosa ad una ragazza.

Lo guardo bene.
In effetti Madison non esagerava affatto, sembra anche più affascinante di quanto mi ha detto.

Sento un forte rumore metallico e quasi perdo l'equilibrio.

Sono inciampata su un cestino e mi ritrovo aggrappata al corrimano dell scale.

Mi rimetto dritta e vedo che gli occhi di tutti si sono spostati su di me.

Oggi non è proprio la mia giornata.

"Oh...scusate...volevo solo...Madison posso parlarti un momento?" farfuglio e lei alza le sopracciglia.

"Tu saresti?" chiede il suo insegnante con voce quasi curiosa.
"Oh sono Chloe!" rispondo semplicemente e la sua espressione è quasi sorpresa.

Continua a fissarmi con quegli occhi attenti e io inizio a sentirmi a disagio.
Mi sembra quasi di vedere un sorriso storto formarsi sul suo volto.

"Mr.Hall mi scusi, posso?" interviene fortunatamente Madison.
Lui mi lancia un ultimo sguardo prima di annuire.

Lo vedo fare un cenno ai suoi studenti e questi ricominciano l'esercizio che stavano facendo, mentre Madison mi viene incontro quasi saltellando sulle sue punte.

"Che succede?" chiede a bassa voce.
"Juliet. Mi ha chiamato la scuola, oggi non l'hanno vista ma sono certa che suo padre l'ha accompagnata lì stamattina."

Lei mi guarda un momento e alza le sopracciglia.
"Ne sei sicura? Hai provato a chiamare Chris, o Aiden?" mi chiede.
"Mi hanno detto che Chris non risponde al telefono e sai com'è fatto Aiden...se dovessi dirgli che non si trova più Juliet darebbe di matto!"
"Cosa vuoi fare allora?"
"Dobbiamo andare a cercarla, Madison ti prego."

La guardo e i suoi occhi sembrano fin troppo dubbiosi.
So che l'unica cosa a fermarla è la sua lezione di danza.

"Anch'io ho interrotto la mia lezione. Possiamo recuperare entrambe." dico prendendole le mani.

Lei guarda il soffitto un secondo e poi annuisce.

Si rivolge verso il suo insegnante.

"Mr.Hall, devo andare." dice e lui alza le sopracciglia scoppiando in una falsa risata teatrale.

"Scherzi?" dice "Vorresti saltare una mia lezione? E senza un motivo valido?"
Lo sguardo di Madison si incupisce.
"Adrian!" lo interrompe una ragazza alta e mora avvicinandosi a lui.
Gli poggia una mano sulla spalla.
I due si guardano e poi lui rivolge il suo sguardo verso di noi.

Fa davvero gelare il sangue.

"Ti rivoglio qui tra un'ora esatta. Aspetterò davanti la porta d'ingresso e non esigo un secondo di ritardo, Scott!" dice e Madison sospira sollevata.
Corre verso la sua borsa sistemandosi velocemente.

"Devo aspettarmi che tornerai a privarmi di altri miei alunni...Chloe?" il tono con cui sottolinea il mio nome non mi piace affatto.
Lo guardo incapace di rispondere e lui fa un sorriso storto.

Mi sta mettendo soggezione.

Non appena Madison torna verso di me ringraziamo entrambe un'ultima volta i suoi insegnanti e corriamo letteralmente fuori dalla scuola.

"E adesso?" chiede Mad.
Avevo eliminato il fattore macchina.
"Direi di andare alla sua scuola." rispondo.
Non mi vengono in mente altri posti.

Lei annuisce senza contestare e chiama un taxi.

Abbiamo solo un'ora se non voglio che questo abbia ripercussioni su Madison.

Juliet...ma dove sei?

-

Arriviamo davanti il cancello della scuola e vedo molti ragazzi in giro per il cortile.
Deve essere l'intervallo.

"Entriamo." dico "Magari è qui e non è semplicemente entrata in classe!"
"E come speri di trovarla tra altre centinaia di adolescenti?" chiede sfiduciata Madison mentre varchiamo l'ingresso.

Inizio a chiedere a qualsiasi ragazzino mi passi difronte se conosce o se ha visto Juliet, ma nessuno sembra sapere nemmeno della sua esistenza.

Sento il battito del mio cuore accelerare.

Mi siedo sul gradino della scalinata che porta alla porta d'ingresso con la testa tra le mani.

"Chloe, non fare così. Non risolvi niente in questo modo!" dice Madison poggiando una mano sulla mia schiena.
"Dimmi tu cos'altro dovrei fare?" sbotto. So di essere sull'orlo di una crisi di nervi.
Juliet non si trova e non risponde al telefono e non so con chi prendermela!

"Scusate..."
Alzo la testa e vedo un ragazzino avvicinarsi a noi.
Avrà all'incirca 14-15 anni.
"Cercate Juliet?" chiede e come se mi avessero appena svegliata da un brutto sogno scatto in piedi.

"La conosci?" chiedo e lui annuisce.
Sembra sappia più di quello che dice.

"Sai dov'è?" chiede Madison e lui la gurda con un'espressione confusa.

"Ti prego, se sai dov'è devi dircelo!" aggiungo io.

Tu guarda se oggi dovevo ritrovarmi a giocare a Sherlock Holmes con dei bambini...

"Mi ha detto di non dirlo a nessuno e che mi avrebbe mandato un messaggio appena sarebbe arrivata lì..." dice lui "Ma non ho ancora ricevuto nulla."

Tira fuori il telefono dalla tasca e lo guarda.

"Per questo devi dirmelo." esclamo.

Lui continua a guardare il cellulare come in attesa di un segno dal suo display ma questo resta nero e silenzioso.

"Come ti chiami?" chiede Madison interponendosi tra noi.
"Louis." risponde il ragazzo.
"Louis ascoltami, Juliet non conosce la città, potrebbe essere in pericolo. Se sei suo amico devi dirci dov'è andata!"

Lui la guarda un attimo e poi sospira.

"Mi ha detto che sarebbe andata a vedere lo zoo." dice e immediatamente mi sento la ragazza più stupida sulla faccia della terra.

Ma certo!

"Lo zoo! Le avevo promesso che ci saremmo andante insieme ma non ho più avuto tempo e...Oh è tutta colpa mia!" esclamo e Madison arriva giusto in tempo prima che io mi lasci ricadere sui gradini.

"Non abbiamo certo tempo per autocommiserarci! Andiamo! Lo zoo è a Central Park, vicino la Juilliard!" dice e corriamo letteralmente verso il taxi che ci riporta al punto di partenza.

Abbiamo un'altra mezz'ora prima che Madison debba tornare alla Juilliard.

Non esiste una giornata normale in questa città!

-

Stiamo girando per lo zoo da almeno dieci minuti ma nessuna traccia di Juliet e io sto iniziando a perdere il controllo.

Lei non mi risponde ed Aiden e suo padre sembrano scomparsi.

Non so più cosa pensare!

Mi siedo su una panchina difronte la vasca delle foche e combatto con me stessa per non scoppiare in lacrime.

È solo colpa mia se è scomparsa.
Io non ho mantenuto le mie promesse, io non l'ho ascoltata quando aveva bisogno di parlare e sempre io non sono stata la sorella di cui aveva bisogno.

Se le fosse successo qualcosa il peso sarebbe solo sulle mie spalle.

"Chloe?"

Alzo lo sguardo e inizialmente non distinguo se sia un mio miraggio o il mio subconscio che si prende gioco di me.

Juliet mi viene incontro con dello zucchero filato in mano.

"Julie..." dico incredula e lei lo sembra più di me quando la abbraccio.

"Oh mio Dio grazie al cielo..." dico stringendola forte.

"Okay...stai bene...?" chiede lei visibilmente confusa.

Mi guarda come se non fosse successo nulla.

"Io? Sei tu quella che marina la scuola e non risponde al telefono?" sbotto.
"Marinare la scuola?" chiede sgranando gli occhi "Ma non ho marinato la scuola! Ero con Aiden!"
"Aiden?" esclamo.

"Chloe!" la voce di mio fratello arriva alle mie orecchie e lo vedo avvicinarsi con un altro bastoncino di zucchero e un sorriso a trentadue denti.

Scatto in piedi e gli corro contro.

"Sei un cretino! Un irrimediabile cretino!" sbotto attirando l'attenzione di alcuni passanti.

La sua espressione si trasforma e prende i miei polsi prima che possa colpirlo sul petto.

"Ehi ma che succede!" esclama quasi spaventato.
"Che succede? Ma state tutti cadendo dalle nuvole! La scuola mi chiama perché Juliet non è entrata in classe, nessuno risponde al telefono, io e Madison stiamo correndo per la città rischiando anche severe ripercussioni a scuola...e voi siete qui a fare un'allegra gita allo zoo!"

Tiro un lungo respiro e Aiden mi guarda ad occhi spalancati.

"Ho detto io a Chloe che oggi avremmo passato del tempo insieme, siamo andati a scuola per ritirare i buoni della mensa e poi siamo venuti qui." mi spiega lui "Le ho detto io di spegnere il telefono così potevamo goderci un po' di tempo libero insieme, senza pensare ad altro."

Mentre riprendo fiato cerco di rielaborare le sue parole.

Ma mi prende in giro?

Lascia andare i miei polsi e io capisco di aver buttato al vento ore di lezione.

Madison ci raggiunge poco dopo e anche lei sembra abbastanza scioccata appena scopre la verità; per poco Aiden non si prendeva uno schiaffo anche da lei.

Ora che tutto è risolto solo un'ultima domanda mi nasce spontanea.

"Ma...Chris?" chiedo e prima che Aiden possa rispondere la sua voce ci interrompe.

"Juliet tesoro! Me lo hanno fatto a forma di cuore!" esclama la voce di suo padre mentra mostra vittorioso il suo zucchero filato.

Madison scoppia a ridere e io stringo i denti.

Non posso inveire contro il mio padre acquisito, non posso inveire contro il mio padre acquisito.

Dopo oggi, posso dire di aver passato di tutto.

"Chloe!" la voce di Madison interrompe il mantra che ripetevo in testa "Ho solo 5 minuti!"

-

Corriamo su per le scale della Juilliard.
Io, Madison, Aiden e Juliet.

Mio fratello ha insisto per accompagnarci piuttosto che prendere il taxi.

Quasi ci lanciamo oltre la porta di ingresso dove il suo insegnante ci aspetta in piedi e con gli occhi fissi sull'orlogio.

"Eccomi!" esclama lei con il fiatone.

Io la seguo appoggiandomi alla parete.

"Bene signorina Scott." dice lui "Sono 57 secondi di ritardo."

Cosa?

"Scherza!" esclama lei sgranando gli occhi.

"Mi ha mai visto scherzare?" chiede e nel frattempo ci raggiunge anche Aiden "Deve restare qui con me oggi pomeriggio e aiutarmi a lucidare la sala da ballo."

"Che succede qui?" chiede mio fratello avvicinandosi.
"Il fatto che lei si sia portata dietro la scorta, non le farà saltare la punizione." aggiunge Mr.Hall.

"Scusa?" sbotta Aiden e io intervengo prima che possa dire altro.

"Non può farlo! Ha detto che dovevamo essere qui in un'ora e siamo qui in un'ora esatta! Chi mai al mondo si mette a contare i secondi!" sbotto.

Il suo sguardo glaciale si rivolge verso di me e immediatamente mi pento delle mie parole.

Mi si avvicina.

"Ripensandoci potremmo includere anche la signora Chloe nella nostra idea..." dice e potrei dire di captare un sorriso nella sua espressione.

"Lei non è il mio insegnante." rispondo e stavolta lui ride davvero.

"Non mi avevi detto che era un sociopatico..." sibila Aiden abbastanza forte da farglielo sentire.

"Il tuo fidanzato ha qualche problema con i metodi della Julliard?" mi chiede Hall ma lui mi anticipa.

"Sono suo fratello. E fidanzato di Madison..." specifica e il professore alza le sopracciglia.

"Oh...non me lo aspettavo, signorina Scott, complimenti!" dice.

"Si può sapere perché vorrebbe punire anche me?" chiedo.

Neanche lo conosco e mi ha già stufato.

"Forse perché non ho ancora ricevuto le sue scuse..." risponde incrociando le braccia.
"Scuse?"
"Per aver sabotato la mia lezione ad esempio..."
"Sabotato? Mia sorella era sparita!"

Mi sta davvero facendo innervosire.

"Certo..." si sposta per guardare Juliet che sta in piedi dietro ad Aiden "Tu sei la piccola fuggiasca? Mi stai più simpatica di tutta la famiglia!"
Le fa l'occhiolino sorridendo.

"Mr. Hall..." dice Madison cercando di mantenere la calma "Se ci scusiamo ci lascerà tornare a casa? Sa bene che dobbiamo entrambe studiare! Miss.Martin capirebbe!"

Lui la guarda un momento e poi abbassa gli occhi.

"Vai a casa Scott." dice con voce stranamente dura "Ne ho abbastanza della tua voce pignaculosa!"

Madison afferra il polso di Aiden prima che lui possa ribattere e mi guarda un attimo prima di uscire dalla scuola.

Grazie al cielo...

Faccio per seguirli quando una voce mi ferma.

"Non tu." dice lui e io mi blocco.

Ho parlato troppo presto.

Aiden mi guarda ma io gli faccio segno di andare.

So che sarebbe capace di iniziare una guerra per me e non posso mettere nei guai Madison, di nuovo.

Dopotutto è colpa mia se tutto questo è iniziato, colpa del mio essere sempre esagerata in tutto.
Se non avessi reagito in quel modo catastrofico sarebbe tutto normale e io non sarei qui, costretta da un professore che non è neanche il mio a scontare una punizione.

Ancora non capisco poi perché si sia arrabbiato così con me.
Forse non gli piace sentirsi rispondere col tono che ho usato io...un tono direi...appropriato.

Qualsiasi cosa sia, lo sguardo che mi ha lanciato è stato pietrificante, non mi stupisco che sia rispettato dai suoi alunni.

Non lo conosco e non voglio peggiorare la situazione; posso sopravvivere per un solo pomeriggio.

Mi volto.

"Cosa vuole che faccia?" chiedo e lui assottiglia gli occhi.
"Credevo di essere stato chiaro tre minuti fa." risponde "C'è una sala da lucidare."


Madison

Chloe non avrebbe dovuto reagire così. Conosco Mr.Hall, non gli piace essere sfidato.
Ma lei lo ha fatto e adesso è in punizione al mio posto.

Mi chiedo perché non possa esserci solo Miss.Martin...

Entro in casa e tiro un sospiro di sollievo.
È stata una giornata assurda.

Tra una fuga falsa e una mancata punizione posso dire di essere davvero stanca.

Mi lascio cadere sul divano e Aiden mi raggiunge sedendosi accanto a me.
Mi passa un braccio attorno alle spalle.

"Il tuo insegnante è proprio una merda..." dice poi e io scoppio a ridere.

"Ancora geloso?" chiedo e lui fa una smorfia.
"Il fascino del cattivo potrebbe ancora essere pericoloso..." dice ridendo "Basta che non si avvicina troppo anche a Chloe..."
"Tranquillo." dico "Sta con la mia insegnante. E sono anche una bella coppia!"
"Davvero?"
Annuisco e lui sembra più tranquillo.

Me li immagino che ballano insieme, devono essere uno spettacolo per gli occhi.

"Ragazzi!" esclama la voce squillante di mia madre che ci raggiunge insieme a mio padre.

Non avevo neanche fatto caso che fossero a casa.
È alquanto presto per i loro orari.

"Abbiamo una sorpresa!" aggiunge lei sedendosi sul tavolino davanti a noi.

"Preparate le valigie perché a Natale andiamo in Francia!" quasi grida.

In Francia?
Andiamo?

"Alexandra vuole passare le vacanze con noi, ma non può lasciare l'accademia." spiega mio padre "E poi è anche incinta quindi sarebbe meglio evitare che lei prenda l'aereo..."

"Quindi ci siamo organizzate e andiamo noi da lei!" continua mia mamma "Abbiamo già preso i biglietti!"

Mi porge una busta con dentro 4 biglietti aerei per Parigi.

Io, mamma, papà e...

"Alexandra ha insisto che venissi anche tu." dice mio padre rivolto ad Aiden come leggendomi nel pensiero "E poi Terrence vuole vederti!"

Guardo i biglietti tra le mie mani.
Ancora non ci credo.

Sono stata a Parigi da bambina ma ero troppo piccola per ricordare e poi tornarci adesso è tutta un'altra cosa.

Per di più con Aiden...

Lo guardo e so già che nella sua mente si stanno formando tanti pensieri su come ripagare mio padre di questo.

Gli prendo la mano e lui mi guarda con lo sguardo di un bambino.

I suoi grandi occhi azzurri sembrano brillare come l'oceano illuminato dal sole.
Certe volte vorrei tuffarmici.

"Andiamo a Parigi?" chiede con un sorriso quasi incredulo.
Annuisco.

Andiamo a Parigi.

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