3. FORZARE IL DESTINO
TOMMASO
Fra i tanti cambiamenti di abitudini di vita legati alla pandemia, quello delle mascherine è uno dei più eclatanti.
Più o meno questo pensava Tommaso in quel momento. Aveva indosso solo boxer e mascherina FFP2 e gli veniva da ridere. Perché accanto a lui, in piedi vicino al lettino ortopedico su cui era disteso, si trovava la fisioterapista, Elisa Rossi, in divisa da lavoro completamente bianca: casacca, pantaloni e clogs bucherellati. E naturalmente la mascherina. Della donna riusciva a vedere i capelli biondi, legati in una crocchia, e gli occhi celesti, belli, senza dubbio. Notò anche che al collo portava un ciondolo viola appeso a un sottile filo di oro bianco.
«Mi dispiace, ma si deve spogliare. La posturale non si fa vestiti», era la prima cosa che gli aveva detto, quando Tommaso aveva estratto una tuta Adidas nuova, acquistata per l'occasione, dalla borsa da tennis che si era portato dietro. Era quindi uscito dallo spogliatoio in mutande e calzini, oltre alla mascherina, naturalmente. Appena visto lo sguardo della dottoressa, si era sfilato di corsa i calzini, sentendosi subito un po' meno ridicolo.
Nel quarto d'ora in cui, ancora vestito e seduto di fronte alla scrivania di Elisa, aveva risposto alle domande sul suo stato di salute e i suoi precedenti medici (la fase di anamnesi), aveva registrato oltre alle prime impressioni visive anche quelle uditive. Una bella voce, squillante ma non fastidiosa, praticamente senza inflessioni dialettali, gli aveva spiegato i principi della rieducazione posturale.
Tommaso ammise a se stesso che la sua soglia di attenzione era molto bassa in quanto era distratto al pensiero di come fosse quel viso senza la copertura a metà.
«Avrà i dentoni? O il naso adunco?»
Il successivo invito a spogliarsi abbassò repentinamente anche la sua soglia di sicurezza e quando la distanza fra di loro si azzerò, all'inizio della terapia vera e propria, Tommaso dovette lottare con il suo cervello per evitare che la crescente eccitazione diventasse visibile.
«Il collo deve stare così e il bacino così» gli diceva Elisa aiutando il posizionamento con le mani che erano calde e asciutte, piacevoli da sentirsi addosso.
Pian piano, superato il leggero imbarazzo iniziale, il nostro eroe comprese ciò che doveva fare e collaborò convintamente alla prima seduta di rieducazione posturale.
Quando, rivestito, salutò la dottoressa non riuscì a trattenere una frase che aveva sulla punta della lingua da quando era entrato nella stanza: «Non mi prenda per matto, né per maleducato. Abbasserebbe la mascherina per un secondo? Tanto siamo a distanza di sicurezza».
La donna ci pensò su un attimo, ma poi, già dall'espressione degli occhi, Tommaso capì che stava sorridendo. La conferma arrivò quando effettivamente spostò la FFP2 al di sotto del mento: un bel sorriso con labbra sensuali; e il naso non era affatto adunco.
«Grazie dottoressa! Ora sono un pò più a mio agio».
«Perché, con la mascherina la mettevo in soggezione?»
«No, assolutamente. Anzi, forse un po' sì» aggiunse ridendo.
Fissato l'appuntamento per la settimana successiva (la dottoressa gli aveva spiegato che la posturale con il suo metodo si praticava ogni sette giorni), Tommaso pagò la seduta appena svolta alla segretaria, con il Bancomat e uscì dallo studio.
Era ancora per le scale quando riaccese il cellulare e controllò se Elisa Rossi fosse su Whatsapp. La trovò subito. Foto profilo in groppa ad un cammello, con in testa una specie di turbante e occhiali da sole. Ma era comunque una bella donna, come aveva constatato di persona poco prima.
«Cammello... Egitto, Giordania? Boh. Chissà con chi è andata? E chissà con chi vive?»
Aveva notato l'assenza della fede nuziale ma forse era normale toglierla durante le sedute. Tommaso si scoprì stranamente curioso, per la prima volta dalla separazione. Ringraziò in cuor suo l'amico Stefano e si domandò se indirizzarlo a Elisa Rossi fosse stata una mossa con doppia valenza. Beh, lo avrebbe scoperto presto.
ELISA
Elisa era seduta sul divano davanti allo schermo del televisore al plasma da 50 pollici e guardava un documentario sul canale National Geographic, il suo preferito. Era sulle meraviglie del Drakensberg, la Montagna del Drago, fra Sudafrica e Lesotho. Una delle tante mete raggiunte con Fernando, anni prima. Da un lato rivedere quei posti le metteva un po' di tristezza, al pensiero che il suo compagno non c'era più, ma dall'altro le confermava la bontà della scelta che avevano fatto di girare il mondo finché erano giovani, a costo di investire tutti i loro risparmi o quasi. Era comunque rimasto abbastanza per avviare lo studio fisioterapico e per seguire gli indispensabili corsi di aggiornamento. Se poi questi erano all'estero, tanto meglio. Ne aveva fatti a Parigi, Lione e Marsiglia.
Dovette ammettere con se stessa che il nuovo paziente l'aveva incuriosita. In positivo. Era simpatico, istintivamente, ma con qualche accenno di timidezza che la faceva intenerire. La sua uscita dallo spogliatoio in mutande e calzini a scacchi colorati era stata comica, prima che lui stesso se ne rendesse conto e se li sfilasse di corsa.
Poi la richiesta, un po' da adolescente, di abbassare la mascherina. In fondo ne era stata contenta. Sapeva che mostrando il viso per intero non aveva nulla da perdere, anzi. E non le dispiacque farlo.
«Avrei dovuto chiedergli di fare altrettanto» si disse, «ma non sarebbe stato professionale». Mai flirtare con i pazienti era sempre stato il suo credo, e fino a quel giorno lo aveva rispettato.
Quei due piccoli flash, i calzini e l'abbassamento della mascherina, erano la parte più nitida della seduta con Tommaso Bianchi, avvocato. Durata più di un'ora. Certo aveva notato che per un cinquantenne era messo bene: non aveva la fatidica pancetta, segno che curava l'immagine, facendo sport, come le aveva confermato nell'anamnesi. Ed era un uomo libero in quanto separato da tempo.
A letto rimase sveglia per il tempo sufficiente a leggere due capitoli dell'ultimo romanzo di Jo Nesbo, uno dei suoi autori preferiti. Adorava i thriller scandinavi e britannici.
Al mattino, mentre mescolava fiocchi di avena integrali al latte, rigorosamente senza zucchero, ma con un cucchiaino di miele, si sorprese a pensare al suo nuovo paziente in boxer e calzini scozzesi. E non potè fare a meno di sorridere.
Nel pomeriggio si trovò ad avere un quarto d'ora libero fra un paziente e l'altro. Ne approfittò per chiamare Angela, la segretaria, nella sua stanza.
«Che ne dici dell'avvocato Bianchi?».
«Dottore', e proprio un bell'uomo. Distinto, educato. Anche un po' timido se vuole il mio parere. Non mi dica che ci sta facendo un pensierino».
«Ma no, Angela che dici? È un paziente e sai quanto ci tengo a separare lavoro e vita privata».
«E allora perché mi ha chiesto che ne penso? Dottore', io sono più vecchia di lei. Basta con il lutto, Fernando non c'è più ma la vita va avanti. Non può pensare solo al lavoro».
«Insomma, Angela, mi stai confondendo le idee».
«Io? Mi pare che sia l'avvocato Bianchi che le confonde le idee».
Il suono del citofono interruppe la conversazione.
'Al momento giusto', pensò Elisa.
'Altri cinque minuti e la convincevo', pensò Angela.
IL DEUS EX MACHINA
Stefano era un ortopedico, ma in cuor suo si sentiva un po' psicologo e un po' paraninfo. Specialmente quella sera. Nel giro di un paio d'ore era stato cercato prima da Tommaso e poi da Elisa. Un vecchio amico e la fisioterapista che stimava di più.
Ognuno dei due aveva iniziato la telefonata con un pretesto, passando poi a chiedere, con apparente nonchalance, informazioni reciproche.
Accese l'iPad e cercò una notizia che aveva letto casualmente un paio di giorni prima.
La trovò dopo pochi minuti.
«Originale iniziativa del ristorante Tre Forchette di Roma Prati. 'Siete stanchi delle romanticherie di San Valentino? Non ne potete più di cuoricini e iperglicemia? Venite da noi la sera del 14 Febbraio, rigorosamente non in coppia. Cena da cinque portate. Vini della Cantina Casale del Giglio»
Inoltrò il trafiletto via Whatsapp a Tommaso (messaggio: 'Dai, ci faremo quattro risate e una bella mangiata. Veronika è dalla madre che sta male') e a Elisa (messaggio: 'Mia moglie è dalla madre che ha problemi di salute. Incontriamoci lì. Faremo una chiacchierata e la cucina è ottima).
Ebbe un OK da entrambi la sera stessa, con l'aggiunta di emoji divertenti.
La sera del 14 Febbraio Stefano portò la moglie, che non si era mossa da Roma, in un ristorantino in cui andavano da giovani sposi oltre vent'anni prima.
Elisa e Tommaso, invece, si recarono alle Tre Forchette.
«Dottoressa, anche lei qui?»
«Avvocato! Che sorpresa».
«Veramente io ho un appuntamento con il dottor Farnesi».
«In realtà anch'io. Che strano...»
«Carina la mascherina lilla».
«Non posso dire altrettanto della sua, odio il nero».
«Vogliamo parlare anche del tempo?» rise Tommaso. «Ma magari non qui all'ingresso. Andiamo dentro, intanto. In attesa che il nostro comune amico arrivi».
«Se arriva, avvocato. Comincio a farmi una certa idea su questa serata».
«Non volevo dirlo, ma anch'io penso che sia uno scherzo. Di carnevale. O magari di San Valentino»
Un cameriere si mosse dalla sala verso di loro.
«I signori hanno prenotato?»
«Credo che un mio amico, il dottor Farnesi, lo abbia fatto. Veda un pò. per cortesia»
«Farnesi, Farnesi...no, non lo trovo»
«Provi Rossi» intervenne Elisa che stava cominciando a capire.
«Sì, ecco. Rossi Elisa. È lei?»
«Sì, sono io».
«E allora guardi un po' se c'è Bianchi?» chiese Tommaso.
«Stesso tavolo della signora Rossi. Prego, seguitemi».
Appena il cameriere ebbe versato del Valdobbiadene fresco e frizzante nei loro calici, Tommaso chiese: «Non è meglio senza mascherine?»
«Direi proprio di sì», rispose Elisa, soddisfatta nel constatare che anche il suo commensale, a volto scoperto, aveva un aspetto gradevole.
«Possiamo passare al tu? Almeno per la serata. Poi quando torno in terapia sarò un paziente perfetto e rispettoso».
«Vada per il tu, per stasera».
«Cin cin, Elisa!»
«Cin cin, Tommaso».
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