Ricordi
Ricordo ancora quando un giorno a scuola, alle medie, ho consegnato un compito al mio prof di italiano di allora, il prof Panebianco, che non dimenticherò mai e a cui voglio un gran bene.
In quel compito dovevamo disegnare un personaggio con diverse caratteristiche, e nel mio, da prava pervertita del cazzo quale ero e sono, scrissi che aveva i capelli tutti colorati, fucsia, viola, blu e verdi, e che faceva pensieri su uomini molto più grandi di lei.
Ecco, ricordo benissimo ciò che mi disse.
Stavo uscendo dalla porta della classe, per fare ricreazione, erano già tutti fuori, lui mi chiamò, facendomi avvicinare a lui mentre l'ultima persona che stava uscendo assieme a me si è allontanata, mi ha guardata dritto negli occhi, e ha pronunciato testuali parole:
"Spero che ciò non sia vero".
Era serio, mi parlava come un padre, io lo guardai e risposi: "Stia tranquillo prof, di vero c'è che mi voglio fare i capelli in quel modo"
E lui, ancora più serio, mi rispose: "Ti spezzo le gambine".
Io gli sorrisi e usci dalla porta.
Solo ora, ripensandoci, capisco quanto bene mi voleva, e quanto lui mi dicesse questo solo per farmi del bene, me lo diceva come un padre, e mi manca.
Mi manca tantissimo, era ormai anche il mio psicologo.
E vorrei averlo qui di fronte, per guardarlo dritto negli occhi e dire: "Prof le voglio bene, ma purtroppo non sono riuscita a mantenere ciò che ho detto. Ha tutto il diritto di spezzarmi le gambe."
Vorrei avere il coraggio di scrivergli un giorno anche solo un semplice "buongiorno prof, come sta? Spero bene. Io, dopo tanti anni, sono finalmente felice perché i miei si stanno separando, ma non ho mai smesso di pensarla. E prof, ho letto il suo libro "cielo grigio", mi è piaciuto tanto, molto scorrevole ma con una bella storia, solo... Ma che cazzo scrive?! Arrivederci prof, le voglio un mondo di bene, anche a distanza di anni."
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