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Chapter 21.↯

"Just stop your crying,

It's a sign of the times

We got to get away from here

We got to get away from here

Just stop your crying,

It will be alright

It's only that the end is near

We gotta get away from here"










In amore vince chi ama!

Mario si stava preparando per il giorno del matrimonio del fratello. Si guardò allo specchio, mentre sistemava la cravatta intonata con i colori della festa. Il fratello gli aveva chiesto di fargli da testimone, e lui non poteva dirgli di no.

Amava Davide, nonostante tutto, nonostante si fosse sentito abbandonato, tradito, e rifiutato. Lo amava perché era sempre suo fratello e c'era qualcosa che andava oltre il legame di sangue, erano un sentimento più forte che avevano istaurato quando erano bambini. Mario era sempre stato il bambino più fragile, quello da aiutare e Davide era stato il fratello maggiore perfetto in quel particolare periodo della sua vita.

E adesso lui si sarebbe sposato, con la ragazza che Mario una volta aveva amato.

Eppure, era felice.

Aveva perdonato pure Silvia. Come poteva non farlo? Lei gli aveva dato l'anima, era stato lui poi a cercare altro e se la ragazza era convinta dei sentimenti che provava nei confronti del fratello, chi era lui per vietarlo, per non permettere quelle nozze? Nessuno.

Ripensò alla settimana che aveva trascorso, la corsa da un negozio a un altro per gli ultimi preparativi. Mario si era sentito vivo, attivo, importante per la famiglia. Aiutò nella scelta dei fiori, dei colori, degli addobbi. Gli piacque così tanto che diede anima e corpo affinché quel giorno tutto potesse andare per il verso giusto. Risanò quel sanguinoso rapporto che aveva con i suoi genitori. Abbracciò sua madre e si sentì protetto da quelle braccia che lo coccolavano sempre quando era più piccolo, riuscì ad avere una discussione pacifica col padre, che si concluse con una pacca sulla spalla: l'unico gesto di affetto che lui era solito dare. E si sentì bene, si sentì integrato in quella famiglia come non lo era mai stato.

Sistemò il ciuffo nero e dallo specchio dell'armadio notò una foto che non aveva mai visto. Si avvicinò curioso alla sua libreria e prese quella foto che sta per cadere tra la sua pila di libri. Aveva una data, era di qualche anno prima. Lesse la frase scritta e riconobbe la sua calligrafia.

"In amore vince chi ama." Citava. Mario restò a guardare per un po' per poi decidere di girarla e poter finalmente capire di chi si trattava. Ma lui già lo sapeva, non c'era neanche bisogno di guardarla.

Era lui, certo insieme al suo lui.

Un selfie, una foto scattata per caso. Davanti a una vetrina di un negozio, probabilmente nei giorni vicini a San Valentino.

Accarezzò la guancia di Claudio, e si chiese se davvero bastava amare per vincere in amore.

Lui sapeva che in amore vince chi fugge, che se ami devi lasciare andare, che non sempre restare è la soluzione.

Eppure, adesso guardandosi, guardando i suoi occhi stanchi ma felici in quella foto, si chiese se tutto ciò in cui aveva creduto fosse vero.

È una gran cazzata quella di fuggire davanti ai sentimenti, è decidere di prendere la strada più facile, quando in realtà i problemi si risolvono solamente rimanendo, parlando, ascoltando, cercando di capire.

Se c'è un reale sentimento si supera qualsiasi tipo di problema.

Ma se il tuo cuore invece è alla deriva? Se il tuo cuore invece non sa cosa vuole? Come si fa a scegliere?

Claudio lo amava, ma lui amava Claudio? Gli piaceva certo, gli era sempre piaciuto. Aveva le farfalle nello stomaco ogni qualvolta che sentiva pronunciare il suo nome, ma questo bastava per amare una persona? No.

Claudio gli aveva detto di amarlo quella sera in auto. Aveva trascorso insieme a lui, la serata più bella della sua vita. Avevano riso, giocato, si era ingozzato di cioccolata, e poi si era saziato di lui. Aveva assaporato le sue labbra così carnose che voleva morirci. Aveva giocato con le sue mani, scoperto il suo corpo, entrato in lui. Si era sentito bene, circondato dalle pareti di quella pelle, sotto il cielo di una notte stellata solo per loro.

E poi era cambiato tutto, perché quando stava per rientrare, quando stava per salutarlo, Claudio aveva parlato, e il suo cuore si era chiuso. Era rimasto sotto shock, e aveva capito che non potevano più giocare al gioco del "leggere il libro preferito per la prima volta", perché se per lui tutto era una prima volta, per Claudio no. Claudio era oltre, Claudio lo amava già da prima, e questo era qualcosa di estremamente diverso tra i due. Eppure, aveva scelto di scappare ancora una volta, aveva scelto di sparire, di non andare a salutarlo in stazione, aveva scelto di non scrivergli.

Aveva scelto la strada più facile.

Mario sospirò, e sistemò di nuovo quella foto nel posto in cui l'aveva presa. Guardò l'orologio, era ora di andare. I primi invitati erano già arrivati e poco fa Martina gli aveva chiesto di raggiungerla quando fosse stato pronto.

Sapeva cosa si celava la fuori, sapeva chi avrebbe rivisto e il problema era che non sapeva cosa dirgli. Gli era mancato? Forse. E se invece vedendolo si rendesse conto che in realtà non gli era mancato così tanto?

Fece un gran respiro. Si aspettava una lunga giornata, e a poco a poco avrebbe affrontato ogni problema.

Ma Mario non sapeva che Claudio era proprio dietro quella porta che lo stava aspettando.

Non lo sapeva fin quando non la spalancò e si ritrovò davanti gli occhi più belli che avesse mai visto.

Restò senza parole, e lo guardò immobile. Claudio era di fronte a lui, maestoso, bello, ma spento. I suoi occhi erano stanchi, cerchiate da occhiaie, il viso era più scarno, e doveva essere dimagrito nell'ultima settimana.

E gli era mancato.

Lo capì subito.

Gli era mancato così tanto che non ci pensò due volte prima di buttarsi tra le sue braccia e stringerlo forte a sé.

Così forte che quasi le loro anime si toccarono.

***



Claudio si ritrovò accerchiato da braccia esili che accarezzavano i suoi fianchi. Era rimasto sconvolto nel ritrovarselo dinanzi, e mai si sarebbe aspettato una tale accoglienza.

Ma poco importava perché questa situazione era alquanto migliore rispetto a quelle che si sarebbe aspettato. Quindi ricambiò l'abbraccio, stringendolo a sua volta. Lo sentì tremare e allora gli baciò il collo, si beò del suo profumo, di ogni sua bellezza. Perché in quelle braccia Claudio, avrebbe voluto perdersi per tutta la vita.

Dimenticò ogni cosa, dimenticò il matrimonio, dimenticò le due settimane passate ad aspettare un suo messaggio, una chiamata, un suo segno.

Tutto passava adesso in secondo piano, perché poter ancora abbracciare quello che ancora legalmente, e nel suo cuore, era suo marito, era la cosa più importante per lui.

E poi si staccò, dolcemente e gli baciò una guancia,

"Ciao." Gli sussurrò. I suoi occhi neri adesso erano lucidi e arrossati, segnati da un pianto che stava tenendo nascosto dentro di sé.

"Ciao." Rispose allora Claudio, e col pollice accarezzò la sua barba morbida e perfetta.

"Sei venuto." Continuò l'altro, chiudendo gli occhi al tocco della sua mano.

"Certo." Disse Claudio, "te lo avevo detto che ci sarei stato."

E gli occhi di Mario ci accesero di un luccichio nuovo, come se sollevato da quelle parole. Claudio avrebbe voluto dirgli tante cose, avrebbe voluto delle spiegazioni per il suo comportamento, se era cambiato qualcosa, ma quello non era il momento adatto. Quindi "dai, andiamo." Gli disse solamente, staccandosi controvoglia dal suo corpo. "Ti stanno aspettando."

E Mario annuì, e gli lasciò un bacio sull'angolo della bocca prima di scendere le scale e raggiungere il resto degli invitati.

Un leggero sfioramento con le sue labbra, il primo sorriso vero di Claudio dopo dieci lunghi giorni.



*



La villa Serpa si riempì in pochi minuti di gente di ogni tipo. Regali, musica, risate e tanto alcol.

Claudio se ne stava in disparte, riversando il suo senso di disagio nel buffet che per sua fortuna era davvero molto ricco e molto buono. Assistette alla cerimonia del matrimonio, seduto in uno delle ultime file. Ogni tanto cercava gli occhi di Mario tra la gente e raramente li trovava su di lui. Mario stava guardando qualcun altro. Il suo sguardo era catturato da un ragazzo con i capelli biondi che Claudio non conosceva, a che gli stava attaccato come una cozza.

Claudio era geloso. Di questo ne era fin troppo consapevole. Non era una persona che lo dava a vedere ma se una cosa era sua, era sua e basta. Non condivideva niente e nessuno col gli altri. E Mario era l'unica cosa più preziosa e importante che possedeva, lo stesso Mario che invece gli stava distante.

Claudio si ritrovò solo, e senza nessuno con cui riempire il tempo di quel maledetto ricevimento che stava durante anche troppo per i suoi gusti. Mario era inafferrabile. Rideva, ballava, scattava le foto con la sua famiglia, era ritagliato per quel ruolo, per quel posto.

Mario lì stava bene. Per quando Claudio fosse convinto che una parte di lui ancora lo amasse, vederlo scatenarsi e ridere in quel modo, gli fece capire che doveva fare per lui la scelta più giusta. Non poteva costringerlo a stare con lui, ma non si spiegava allora perché quando erano soli, quei suoi occhi neri era tutti per lui.

Si sentì soffocato, di fronte a tutta quella gente che festeggiava, mentre lui dentro si sentiva solamente morire. Si allontanò dalla pista da ballo e camminò verso il giardino, dove vi era meno gente.

Aveva bisogno di aria. Aveva bisogno di chiudere gli occhi e respirare.

Non doveva pensare, non poteva più vivere di ricordi e dolori.

"Si direbbe che tu abbia bisogno di un bicchiere." Una voce possente, richiamò la sua attenzione. Carlo Serpa si avvicinò a Claudio, con un sorriso quasi soddisfatto sulle labbra.

Claudio notò la bottiglia di whisky tra le mani e scosse il capo. "Ne ho già bevuti troppi." Rispose, ma l'uomo insistette. "Non hai provato ancora questo."

Appoggiò due bicchieri su tavolino ormai vuoto del buffet, e lo riempi di un quarto di quel liquore scuro che doveva essere molto pregiato.

"Grazie." Disse allora Claudio, prendendo il bicchiere che gli stava porgendo. Anche il capo famiglia fece lo stesso. Portò il bicchiere alle labbra e osservava insistentemente Claudio.

Chissà cosa vuole, pensò il castano tra sé e sé.

"Mi fa piacere restare un po' da soli. È mancato l'occasione di parlare seriamente con te, Claudio". Iniziò. Carlo era un nuovo con carisma. Gli occhi neri erano gli stessi di Mario, ma in quelli del padre non vi leggeva la stessa bontà che il figlio invece possedeva. Claudio non rispose e gli fece segno col capo per continuare.

"Ho riflettuto parecchio, e sono arrivato alla conclusione che è arrivato il nostro momento di occuparci della questione. E per nostro, intendo mio e della mia famiglia." Continuò con un sorriso di trionfo sulle labbra.

Claudio alzò un sopracciglio, appoggiando il bicchiere quasi del tutto pieno sul tavolo e "Riguardante cosa?" rispose.

"Di Mario." Sussurrò il padre. "So che sei un insegnante alle prime armi, un'aspirante scrittore che hai bisogno di qualcuno che ti finanzi. Io vorrei aiutarti, potrei mettere una buona parola con alcuni amici di vecchia data, che conosco e lavorano in case editrici molto importanti. Devi solo dire di si." Propose.

"E cosa ci guadagna lei?"

"Semplice. Il tuo divorzio con Mario."

E Claudio iniziò a ridere squagliatamene. Pensava davvero che si sarebbe arreso così facilmente? Che avrebbe accettato qualche euro in cambio di perdere quello che era l'uomo della sua vita? "Spero che lei stia scherzando. Io non li voglio i suoi soldi." Sputò fuori con tutto il ribrezzo che provava nei confronti di quell'uomo. Era assurdo. Era tutto terribilmente assurdo.

"Oh, ma non sono soldi, sono un incentivo per il tuo futuro." Continuò Carlo senza battere ciglia. "Per i tuoi sogni, e per quelli di mio figlio."

E tutto lo stupore di Claudio si trasformò in rabbia. Quell'uomo non sapeva niente, non sapeva di cosa sognava Mario, dei sacrifici che aveva fatto per arrivare al posto dove adesso era, nessuno poteva saperlo. Solo lui, lui che gli era stato accanto sempre degli ultimi tre anni mezzo. Lui. Non la sua famiglia. "E che ne sa lei dei sogni di Mario? Di cosa sia migliore per lui?"

"Vedo come stanno le cose adesso." Rispose con ovvietà, Carlo, giocando la carta della memoria.

E Claudio non ci vide più.

"Lei dice di amare tanto la famiglia ma in questi anni non ha fatto nulla per risanare i rapporti con Mario." Lo accusò, puntandogli un dito contro. Carlo indietreggiò, leggendo tutta la rabbia negli occhi del ragazzo. "Che ne sa lei delle notti che lui ha passato piangendo? Di quanto dolore gli avete causato solo perché non avete voluto accettarlo?" urlò ancora più forte Claudio e non vedendo nessuna reazione dall'altra parte, girò le spalle e si allontanò da lui. "Non divorzierò da lui finché non sarà lui stesso a chiedermelo." Aggiunse, e poi ritornò alla festa.

*

"Tu devi essere Claudio." una voce fastidiosa interruppe i suoi pensieri. Claudio se ne stava seduto su un divanetto, con l'ennesimo bicchiere di alcol in mano, mentre aspettava che quella che era una delle sere più brutte della sua vita, svolgesse al termine. "Io sono Simone, so che hai sentito parlare di me." Il ragazzo dai capelli biondi e gli occhi azzurri, si posizionò davanti a lui.

Simone, ecco. Mi mancava solo lui per finire in bellezza.

"Vuoi che ti presento qualcuno? Stai seduto lì da solo come un cucciolo abbandonato." Continuò il ragazzo, che non vide nessuna reazione dalla parte di Claudio.

Claudio alzò gli occhi su di lui e lo odiò più di quanto lo odiasse già prima. "Sto aspettando Mario." Tagliò corto.

Il ragazzo indicò Mario infondo alla sala, intento a ballare con la sorella, e sorrise mimando un "Sì, come no."

"Chissà che soddisfazione è stato per te." rispose alla sua ennesima provocazione Claudio. Odiava quel ragazzo perché era stato il primo ragazzo di Mario, per essere stato colui che lo aveva fatto entrare in quel mondo, colui al quale Mario aveva tenuto. Fin quando aveva trovato Claudio, ovvio. "Sei stato mollato da Mario anni fa, per me. Perché lui ha preferito me che a te." scandì a una a una ogni parola con un sorriso. "e adesso sarai felice di vedere il nostro rapporto sul filo di un rasoio."

Simone sfoggiò il suo sorriso migliore e "Devo dire che non mi dispiace."

Claudio lo osservò bene. Era un bel ragazzo certo, ma quel sorriso voleva portaglielo via a suon di pugni. Era stato attaccato a Mario a tutta la sera, odiava il fatto che suo marito si ricordasse di lui, che avesse anche chiesto di lui. Odiava il modo in cui questo ragazzo dai capelli biondi guardava qualcosa che era solo sua.

"Menomale che Mario mi ha raccontato tutto di te." Disse Claudio, alzandosi e fronteggiandolo. "Mi ha detto che non ti ha mai amato" iniziò e vide a poco a poco il sorriso dell'altro spegnersi. "e tu sei stato solamente un giocattolino per la scoperta di sé stesso. Potrei essere anche innamorato di lui, e va bene, come si può non amarlo. Ma con lui non avrai mai nessuna possibilità."

Simone gli si avvicinò. A dividerli vi era solo una striscia d'aria. "Davvero ti ha detto questo?" rispose il biondo con un sorriso. "Però non ti ha detto che ormai usciamo insieme quasi tutte le sere, e mi ha anche baciato. Questo te l'ha detto? O ha smesso di raccontarti tutto quando si è dimenticato di chi tu sia?"

Il cuore di Claudio si fermò. Non era vera. Non poteva essere vero. Eppure, si spiegava tutto. Gli sguardi di Mario, il modo in cui lo aveva guardato tutta la serata, il sorriso che dipingeva il suo volto, il fatto che non gli aveva scritto.

No. Un pugno. Forte. Sul naso di Simone. Lui non lo doveva toccarlo, lui non doveva permettersi di sfiorarlo.

Il ragazzo cadde all'indietro sommerso dal sangue che usciva dal suo naso.

E poi fu tutto un caos. Claudio si rese conto di quello che aveva fatto solamente dopo. Lui che non aveva alzato mai un dito neanche contro una mosca, aveva picchiato un ragazzo durante il ricevimento di un matrimonio.

Altri uomini si avvicinarono, cercarono di aiutare il ragazzo, mentre Claudio era completamente assente, come sotto shock.

E poi lo vide, Mario. Che lo guardava con le lacrime agli occhi e la delusione sul viso. E invece di andargli incontro, gli girò le spalle e uscì nel giardino.

E Claudio lo seguì, abbandonando la sala, e allontanandosi da Simone.

Dovevano parlare, dovevano chiarire.

"Cosa cazzo ti salta in mente?" lo accusò Mario, una volta che erano entrambi fuori e soli.

"Io? Io, Mario? Davvero?" rispose paonazzo, portandosi una mano ai capelli. "Ho fatto di tutto per salvare il nostro rapporto, ti ho aspettato, ho sperato, mi sono fatto del male. E tu hai baciato un altro."

Mario sobbalzò a quella accusa. Ma non disse niente, non negò nulla. Quindi era tutto vero. Claudio si sentì morire. Mentre lui se ne stava a Verona a corrodersi il fegato aspettando una chiamata, Mario era in giro a baciare altri.

"Sei ingiusto con me." Gli rispose il moro con un filo di voce, e le lacrime agli occhi.

"Tu no, eh? Mica te ne frega qualcosa che esista anch'io. Che ci sono anch'io qua."

"Claudio, non è così. Ti prego." Lo supplicò ancora l'altro. Le lacrime si trasformarono in pianto, e Claudio avrebbe davvero voluto correre da lui e abbracciarlo. Ma stavolta non l'avrebbe fatto. Stavolta era incazzato nero. Stavolta aveva toccato il fondo.

"E com'è allora? L'ho visto come lo guardi." Gli rispose, e Mario abbassò il capo. "Hai tenuto gli occhi su di lui per tutta la serata, hai cercato di sfuggire al mio sguardo. E io lo so. Perché una volta guardavi me nello stesso modo." Gli disse. Il suo cuore sanguinava, ma la sua mente era annebbiata.

Ma neanche stavolta Mario parlò. Continuò a piangere e a disperarsi ma non disse nulla per negarlo.

Lui teneva a Simone. Ci teneva davvero.

"Forse devo solo accettare la realtà." Continuò ancora, Claudio.

"E quale sarebbe?" domandò sconfitto Mario.

"Non ti ricorderai mai più di me. Per te non sono nessuno." E adesso piangeva anche lui, in silenzio, sottovoce. Perché la rabbia era passata e aveva lasciato posto alla razionalità. Era così, non poteva farci nulla. Aveva fatto tutto lui. E adesso era il momento di lasciarlo andare.

Mario tirò su con il naso, e asciugò gli occhi rossi segnati dal pianto. "Non vorrei mai e poi mai ferirti." Gli disse distrutto. "Ma sono così stanco di continuare a deluderti."

E Claudio lo sapeva, lo capiva. Mario non si era fatto vivo in tutto questi giorni per questo. Non voleva deluderlo, non voleva che lui soffrisse. Era per questa ragione che lo aveva lasciato a Verona, era per questo che lo aveva sciolto dalle sue promesse matrimoniali.

Era finita, era finita per sempre.

Non c'era più nulla da fare. Si stavano solo facendo ancora più male, si stavano solamente infliggendo dolore.

E adesso era il momento di lasciarlo andare, e provare a guarire.

"Come fai a guardare l'uomo della vita, l'unico che hai mai amato, e decidere quando sia il momento giusto per andarsene?" gli sussurrò Claudio, e gli rivolse l'ultimo sorriso, gli regalò l'ultimo pezzo del suo cuore, si permise di guardarlo per un'ultima volta.

Poi si girò e andò via.

Si lasciò Mario alle spalle. Si lasciò alle spalle quella villa.

Nessuno abbraccio, nessun ultimo bacio, niente di niente.

Solamente un cuore distrutto e tante lacrime.

Cicatrici che non sarebbero mai andate via.

In amore vince chi ama.

Claudio lo sapeva bene, e lui non si sentiva sconfitto. Lo aveva amato, gli aveva dato tutto sé stesso, ma all'altro non era bastato.

Ma lui lo avrebbe continuato ad amare, perché amandolo era diventato la persona che era adesso, ed era fiero di sé.

Mario sarebbe stato per sempre lì, in quella tasca a destra in alto, in un cassetto del suo cuore.

E lo avrebbe amato, fin quando avrebbe avuto vita.

Ma non adesso.

Adesso era finita.





****

Ciao Belle,

eccovi il nuovo capitolo. Non mi uccidete, la storia sta finendo così come anche le pene.

Mancano pochissimi capitoli davvero.

Spero di riuscire ad aggiornare presto, se wattpad la smette di darmi problemi. Come sempre sono di fretta. Perdonatemi si ci sono errori di battitura, passerò dopo a correggerli.

A chi mi legge, vi aspetto su "Hai imprigionato la mia anima" che trovate sul mio profilo.

Un bacio, a presto

Sabry.

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