Chapter 19.↯
A Claudio,
perché sei stupendo fuori e meraviglioso dentro.
A te che ami in silenzio, quel silenzio che fa rumore.💚
"Mi emoziono se ascolto una canzone, e mi piace che qualcuno me ne dedichi una.
Mi commuovo se qualcuno mi fa una dichiarazione,
e tremo se provo a farla io a qualcuno.
Mi impappino se qualcuno mi piace troppo,
e mi esalto se sono io a piacere troppo a qualcuno.
Sento l'adrenalina ogni volta che mi lancio col paracadute,
che affronto una nuova sfida o che mi innamoro."
La danza del girasole 🌻
Le labbra erano sulle sue. Una sensazione di benessere che attraversò tutto il corpo di Claudio. Mario piegò di poco la testa e chiese maggior accesso a quella bocca, accesso che non gli venne negato dall'altro.
E quando le loro lingue si accarezzarono per la prima volta, tutto tornò come prima. Le mani di Claudio si fecero più ferree sui fianchi dell'altro, e lo strinse tanto forte a sé per la paura che tutto fosse un sogno e che potesse perderlo di nuovo. Aprì di occhi, mentre continua quella lenta danza e lo vide, li per lui, completamente abbandonato al suo corpo, argilla nelle sue mani e arreso di fronte ai suoi baci. Anche l'altro aprì gli occhi e si staccarono solo quando l'aria mancava ad entrambi. Ma fu questione di un secondo.
Mario guardò quei pozzi verdi pieni di desiderio, prima di rigettarsi sulla sua bocca ancora e ancora.
Aria. Claudio era come l'aria. Una boccata di aria fresca che lo svegliava, lo coccolava, lo trasportava lontano in un mondo tutto loro. E non si era mai sentito così prima di allora, non aveva mai desiderato così tanto quelle labbra e quelle mani che non smetteva neanche un instante di toccarlo. Ed erano brividi, tremava internamente, e il tremolio era così evidente che Claudio se ne accorse e lasciò le sue labbra un attimo per guardarlo negli occhi.
"Stai bene?" gli chiese apprensivo, e col pollice accarezzò la guancia, coperta da uno strato di barba nera e morbida come la seta. Amava tutto, Claudio. Lo amava con tutto sé stesso. Amava i rifiuti, i morsi, i baci, e pianti.
Aveva scritto così nel suo libro, aveva parlato di questo, quando doveva descrivere l'amore. L'amore quello vero, quello con A maiuscola, quello che tutti sognano e tutti cerchiamo per tutta la nostra vita, e lo sarà per il resto della nostra intera esistenza.
L'amore per me è felicità.
Pensò ancora, mentre Mario sollevava la testa e conficcava i suoi occhi nei suoi. Sussurrò un Sì, tanto debole, ma perfetto che lo fece sorride. E anche l'altro sorrise di riflesso, appoggiando la fronte con la sua, e respirando il suo profumo.
Un insieme di tanti attimi felici:
Erano loro, in quel momento insieme. Con tutto il resto fuori, solo loro che stavano vivendo il momento più intenso della loro vita. Quello della riscoperta. L'amore era un insieme di ogni secondo accanto al suo uomo. Era il suo viso assonnato la mattina, o il suo broncio abituale. Erano le sue parole dolci, o la colazione che gli faceva trovare pronta la mattina.
fatti di speranze
Quella speranza che non aveva mai abbandonato Claudio, perché tutti quegli attimi creavano la loro storia. Loro erano esistiti, sarebbero esistiti sempre. In questa o in un'altra vita. Lui ci credeva. La speranza di riaverlo, il suo ritorno insperato.
di attese
Perché l'amore è paziente, l'amore sa aspettare. E lui sapeva farlo. Poteva aspettarlo una notte oppure una vita intera, lo avrebbe atteso sempre. Sognava e pregava affinché Mario mollasse tutto e partisse con lui. Di nuovo solo loro due, per ricominciare lontano da tutto ciò che aveva creato loro male.
di conferme
Le conferme che lui ogni giorno gli dava. Di quell'amore che non riusciva a tenersi dentro e doveva per forza far uscire fuori. Doveva dirgli quando lo amava, e glielo stava urlando anche in quel momento, stretti in un abbraccio eterno, davanti a una spiaggia dove un anno prima di chiese la mano, con lui che tremava ma continuava ad abbracciarlo.
di sguardi
Perché quelli erano loro e basta. Perché dove non arrivano le parole erano sempre arrivati gli sguardi. E Mario lo guardava ancora come la prima volta, anche se non lo sapeva, anche se non lo ricordava. I suoi occhi neri brillavano di una luce diversa accanto a lui, doveva solo capirlo, doveva solo aprirli di più e avrebbe trovato in Claudio tutto ciò che stava aspettando.
di sogni e di baci
E gli sguardi poi si trasformano in baci, perché era inevitabili. Quando le loro labbra si incontrarono ancora e ancora, Claudio era consapevole che non sarebbe riuscito più a fermarsi. Ma Mario non si tirava indietro, Mario chiedeva di più.
di vaffanculo
E "fanculo" sussurrò di nuovo il moro, portando le mani tra i suoi capelli per tirarli, stringerli forti tanto da fargli male. Perché ti incazzi, solo se ci tieni, e se ci tieni ami, è impossibile frenarsi.
"Hai una coperta in macchina?" chiese all'improvviso, con l'affanno e le labbra gonfie per i troppi baci.
"Perché?" domandò Claudio, ancora troppo sconvolto da tutto ciò che stava succedendo tra loro in una sola notte.
"Perché sono le 22:20, voglio stendermi su quella spiaggia, guardare le stelle e fare l'amore con te. Ora, subito, adesso. Tu lo vuoi?" disse così velocemente, preso dalla frenesia del momento, e dal desiderio di averlo quella sera, in quella notte.
Claudio annuì e gli lascio la mano per ritornare nella sua automobile e prendere ciò che li aveva chiesto.
di promesse
E gli aveva detto sì, ancora. Perché lui lo voleva, perché gli era mancato, e non desiderava altro che sentirsi amato una sola volta ancora da lui. Poi sarebbe potuto finire tutto, ma quella notte era una promessa tra loro due. Era l'inizio e poteva anche essere la fine.
Scesero le scalette per la spiaggia in silenzio. Le loro dita si sfioravano appena, si sdraiarono uno di fronte all'altro ancora vestiti, forse imbarazzati, troppo spazio tra di loro. Mario lo osservava, forse si aspettava un primo passo da parte di Claudio, e Claudio si perse nella memoria della prima volta.
di ricordi
I ricordi che riempivano le sue paura, che gli davano la forza di andare avanti. E lui la ricordò quando la prima notte si trovò steso nello stesso letto con lui e la sua sfacciataggine dimostrata in macchina sparì dal nulla. Ricordò le sue paure, forse più forti del desiderio di averlo. Perché non era mai stato solo sesso tra loro, mai. Era qualcosa si più. Era il punto di unione, sia fisico che dell'anima. Era una connessione che stabiliva un legame indissolubile che non potevi più far finta di non vedere. E Claudio la voleva risentire ancora quella sensazione. Quindi si avvicinò a lui, piano, lentamente mentre l'altro lo stava a guardare sorridendo. Le guance erano arrossate, forse per pudore o per la troppa voglia. Si ritrovarono a condividere la stessa aria, ad un centimetro l'uno dall'altro. E bastò poco, un braccio più allungo, e una passione che non era mai finita.
di mani
Le dita che si sfiorarono lente, e poi più decise che mai. Le labbra di nuovo addosso, una mano intrecciata all'altra sopra le loro teste, e l'altra che esplorava il mondo. Fu facile, fu naturale. Le mani erano esperte, sapevano cosa toccare, in quali punti insistere, in quali potevano giocare. Mario si spostò e si sistemò su di lui, mentre baciava le labbra, la guancia, lo zigomo, il collo e qualunque altro pezzo di pelle scoperta. E Claudio lo accarezzava, lo coccolava, ci sapeva giocare con le mani e loro erano bravi a far questo, a far l'amore con gli occhi, coi respiri, con le mani.
di scoperte
Ad ogni bacio, ad ogni tocco, uno strato di vestiti volava via. E non importava a nessuno dei due che fine facessero. Erano assetati l'uno dell'altro, impazienti di scoprire. La mano di Mario scese lungo il torace di Claudio che lo osservava trattenendo il respiro. Scoprì che le emozioni erano sempre le stesse, ma più intense. Scoprì che aveva paura di perderlo e invece e ce lo aveva ancora tra le mani. E poi Mario si fermò. I suoi movimenti si bloccarono e fissò un punto preciso sul corpo di Claudio. Un cuore. Quello stesso cuore che lui aveva sul braccio, un tatuaggio condiviso, l'esatta metà. Ci passò le dita e poi piano si abbassò per baciare quel punto e risalire alla spalla, dove erano evidenti i punti di una cicatrice fresca, quella causata dall'incidente.
"Ti fa male?" chiese, e gli occhi si inumidirono. Era stato egoista forse, ma non aveva mai pensato a quando dolore avesse potuto subire l'altro, si era sempre concentrato sul suo, sulle sue condizioni, sulla sua vita, e aveva dimenticato che su quella macchina erano in due e che anche l'altro era stato male. "Mi dispiace." Sussurrò, baciando la spalla.
"Per cosa?" domandò Claudio allora confuso.
"Per non aver pensato a te. Per aver messo me stesso davanti a tutto. Sei stato pure tu male, e mi dispiace." Mormorò triste.
Claudio si mise seduto, tenendolo ancora fermo su di sé. Raccolse col pollice quella lacrima che si era formando all'angolo dell'occhio e gli sorrise, baciandogli le labbra.
"Non fa male. Non fa nulla male se ho te accanto."
di certezze.
Fecero l'amore senza fretta. Fecero l'amore tra le lacrime e il dolore, tra la gioia e la felicità di appartenessi. Fecero l'amore mentre Claudio si donava, e Mario calmo si insinuò in lui. Non smisero un secondo di guardarsi, di toccarsi, di sentirsi. Ogni spinta era una certezza, ogni spinta era un passo fermo la felicità.
"Non smettere mai, neanche per un secondo di guardarmi" gli sussurrò Mario, le goccioline di sudore che gli scendevano dai capelli spettinati, la mano intrecciata ancora nella sua.
"Non ho mai smesso di farlo."
L'amore per me è emozione.
L'emozione che provava Claudio ad averlo lì, ad averlo dentro, a sentirsi parte di lui. Mario era la parte mancante di un puzzle che raccontava di loro. L'attrazione mentale che solo loro avevano, quel modo di parlarsi, di non smettere neanche un secondo di preoccuparsi per l'altro, di chiedere e avere e donare. Lo accompagnò tutto il tempo, con le sue labbra sul suo corpo, pelle contro pelle, seguendo il ritmo in una danza perfetta, con quei suoi dannatissimi capelli neri sul viso e sul collo, e la voglia di avere di più sempre di più. Quando arrivarono al culmine, mancò il respiro ad entrambi. Si guardarono nei occhi e poi toccarono il piacere insieme, chiamando il nome dell'altro, non riuscendo più a capire dopo finiva l'uno e iniziava l'altro.
Caddero stremati l'uno su l'altro, l'uno tra le braccia dell'altro. I cuori che continuavano a battere all'impazzita, i corpi ancora percorsi dai brividi di piacere. Una notte, un cielo stellato, e il momento più intenso della loro vita. Mario aveva nascosta la testa tra il collo di Claudio e la spalla. Gli occhi chiusi, le labbra sulla sua pelle nel vano tentativo di riprendersi.
Claudio aveva le dita intrecciati nei suoi cappelli, e un sorriso da ebete sul volto. Non servivano parole, era tutto sufficiente. Non aveva mai immaginato che quella sera si sarebbe conclusa in quel modo, ma ne era felice. Era felice davvero, come non lo era da tanto tempo.
C'era di nuovo un "Noi", lo percepiva. Non esistevano più Mario, Claudio, erano di nuovo Claudio e Mario. E quel Noi che gli faceva battere il cuore dal petto, la voglia di ridere, cantare, ballare anche sotto la pioggia. Ci sono emozioni che non si possono gestire, e Claudio questo lo sapeva, lo sapeva dall'esatto instante in cui lo vide anni fa, e provò le stesse cose nel riaverlo quella notte.
Il cuore di Mario lo avrebbe ricordato. Non era più una stupida fantasia, o una speranza infondata. Ne era certezza. Perché quel Noi esisteva, perché anche Mario adesso conosceva cosa significa vivere con o senza di lui, e doveva decidere lui se sarebbe stata più forte la paura di prendere in mano quella mano che Claudio teneva verso di lui e la sua vecchia vita, oppure la paura di perderlo per sempre.
Sorrise ancora sulla sua pelle. Prese la coperta che avanzava e li coprì entrambi dal freddo nella notte. Lo abbraccio stretto, e lo sentì sospirare sul suo collo. Mario doveva solo arrendersi, doveva solamente accoglierlo, lasciare tremare il suo cuore.
E si sarebbe forse innamorato ancora?
"Perché stai sorridendo?" chiede di punto in bianco il moro, cogliendolo all'improvviso.
"Sto pensando"
"Eh?"
"Che alla fine hai davvero trascorso la notte con me, al primo appuntamento" lo punzecchiò.
Mario aprì la bocca infastidito, e poi la chiese nascondendo la testa di nuovo nel suo collo, imbarazzato. "Stronzo" gli sussurrò, e posò le mani sui suoi fianchi.
Claudio rise di gusto, cercando di sollevargli il viso e "Daii" gli sussurro lasciandogli un bacio sulla spalla.
Dopo qualche secondo, Mario si tirò su, e trascinò Claudio con lui. Gli prese il volto tra le mani e lo baciò ancora perché ormai non ne poteva fare a meno.
"Hai letto solo il primo capitolo del libro." Gli sussurrò lascivo sull'angolo della bocca.
Claudio sorrise ancora di più e "E io non vedo l'ora di baciare, ogni singola parola di ogni nuova pagina."
A song for your heart, but when it is quiet
I know what it means and I'll carry you home
I'll carry you home
*
Una canzone per il tuo cuore, ma quando è in silenzio
So cosa vuol dire, e ti porterò a casa,
Ti porterò a casa. 💙
*****
Ciao gente,
E bene sì, sono tornata. Dopo un mese di pausa finalmente ho trovato il tempo per aggiornare.
Volevo scusarmi per il ritardo, ma tra le vacanze di Natale, la sessione invernale, il mio primo incontro con Claudio e Mario, e loro che non ci hanno lasciato in pace neanche un attimo, non ho avuto un secondo per aprire word.
Ma adesso sono tornata, con un capitolo che dedico a Claudio, alla sua anima bella, e una dedica al suo libro, quel meraviglioso viaggio che ci ha concesso di fare dentro di sé e alla scoperta di sé. Infatti, ho usato delle frasi in corsivo dal suo libro, perché quelle parole mi fanno pensare a loro, in ogni contesto, in ogni storia.
Vi informo che non manca molto alla fine della storia, forse una decina di capitoli o meno.
Vi ringrazio sempre e vi aspetto su "Hai imprigionato la mia anima" che trovate sempre sul mio profilo.
Alla prossima,
Sabry
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