Chapter 18.↯
"Vorrei donare il tuo sorriso alla luna perché
Di notte chi la guarda possa pensare a te
Per ricordarti che il mio amore è importante
Che non importa ciò che dice la gente
E poi..
Amore dato, amore preso, amore mai reso
Amore grande come il tempo che non si è arreso
Amore che mi parla coi tuoi occhi qui di fronte
Sei tu."
Mario aveva detto di sì.
Nell'esatto istante in cui Claudio gli scrisse di volere uscire con lui, rispose senza neanche pensarci. Era quello che voleva. Era quello che aspettava. Dare una seconda possibilità a lui, e darsi una prima possibilità a sé stesso.
Mario non avrebbe più recuperato la memoria. Questo ormai lo sapeva e ci aveva fatti i conti. Lo aveva saputo quando all'ennesimo visita di controllo i medici gli dissero che con la testa non si scherza, non si controlla, che non dipendeva da Mario, né dalla medicina. Erano passati circa tre mesi e lui ancora aveva un vuoto dentro, qualcosa che bisognava colmare ma che non poteva più riempire con racconti di conversazioni vecchie a lui estranee, ma che doveva creare dei nuovi ricordi.
"Perché?" aveva chiesto inutilmente al medico che lo aveva seguito da quando abitava di nuovo a Roma.
"Tu perché non vuoi?" ribatte l'altro. Era tutti convinti che dipendesse molto dalla sua volontà, da ciò che lui voleva, dalla vita che voleva intraprendere.
E un po' era così. Mario aveva una fottuta paura di sbagliare, era qualcosa che non aveva mai ammesso a nessuno ma adesso sentiva il bisogno di esternare a quell'uomo che con tanta pazienza e professionalità lo aveva seguito negli ultimi mesi ed era diventato come un confidente, un amico.
"E se scoprissi che il vecchio Mario non mi piacesse più, o se mi piacesse troppo? Io, non lo so." Riuscì a confessare alla fine, abbassando il capo.
Il medico gli sorrise. Era un uomo buono anche se ormai anziano. Era stato paziente con lui e lo fu anche questa volta.
"Non ho una laurea in psicologia ma se posso darti un consiglio, Mario, lasciati andare. Il futuro è incerto, il passato ormai è finito. Tu vivi il presente. Hai solamente questo giorno. Inizia a vivere. Non privarti delle varie possibilità che la vita ti offre. Prendi questa esperienza come una seconda chance. Prendilo questo treno, anche se sarà il treno sbagliato, perché Mario non ne passeranno più."
Quella sera stessa, sdraiato sul suo letto, Mario aveva deciso di scrivergli. Non lo sentiva da troppo tempo e avrebbe mentito a sé stesso se avesse detto che non gli mancava. Claudio c'era, in qualche modo nella sua vita c'era. Non poteva eliminarlo, anche perché non voleva.
Passi la vita cercando qualcuno che ti difenda, qualcuno che resti nonostante tutto, e Claudio era rimasto anche dopo gli innumerevoli rifiuti, era rimasto solo per lui.
E quando il giorno dopo il ragazzo veronese si presentò alla sua porta, non ci penso due volte prima di buttarsi tra le sue braccia e stringerlo. Il suo profumo intenso, riempì le sue narici, la pelle morbida era proprio come lui la ricordava. Non era cambiato nulla, tra le sue braccia sentiva sempre quella strana sensazione alla quale non era capace di dare un nome. Una sorta di affetto innato, come se il suo corpo lo riconoscesse, come se il suo cuore battesse senza che lui lo riuscisse a controllare, da solo verso di lui.
"Ciao" farfugliò Mario imbarazzato, quando sciolsero l'intreccio di braccia e cuori.
"Ciao" rispose Claudio con un sorriso abbagliante che avrebbe fatto spegnere ogni altro sole.
Brilla. Questo pensò Mario, mentre guardava quel sorriso tutto denti e la linguetta tra essi, gli occhi che si chiudevano in due fessure e le guance che si coloravano di rosa.
"Andiamo?" gli chiese poi.
"Non vuoi riposarti? Hai fatto un lungo viaggio, non vuoi dormire un po'?"
"Non sono mai stanco per un uscire con te, Mario."
Mario sorrise compiaciuto. Claudio trovava sempre il tempo per farlo sentire importante, e mai di troppo, mai fuori posto.
"Mmh, ho una domanda per te" gli disse dopo che Mario era rientrato per recuperare il suo parka blu e la sciarpa. Era incantevole, ma Claudio era ancora più bello. Stretto in quel giubbotto verde che gli metteva in risalto gli occhi, gli occhiali che gli stavano d'incanto e le mani dentro le tasche per riscaldarle.
"Dimmi" gli disse, chiudendosi la porta alle spalle.
"Qual è il tuo libro preferito?"
Mario lo guardò stupito. Non aveva un libro preferito, almeno non che lui ricordasse, e comunque Claudio doveva esserne a conoscenza se così fosse.
"Non penso di averlo" rispose con sincerità e in imbarazzo. Aveva letto i libri di Claudio, aveva scoperto tanto di quel uomo, aveva scoperto anche tanto di sé stesso, ma non c'era nessuno riferimento a un romanzo che gli stava particolarmente al cuore.
Claudio sorrise, vittorioso di sapere ancora qualcosa in più rispetto all'altro, e mentre camminavano fianco a fianco verso l'auto che aveva noleggiato, parlò. "Nella tua stanza, sulla libreria c'è una copia di "Castelli di Rabbia" di Baricco. Leggilo, ti piacerà"
"Ma tu come lo sai se non sei mai entrato in casa mia prima di due mesi fa?"
E Claudio sorrise ancora, mentre apriva lo sportello della macchina e faceva segno di accomodarsi. "Mario, Mario. Non ho bisogno di entrare nella tua camera per sapere tutto di te" rispose con innocenza mettendo in moto. Mario restò a guardarlo un po' spaesato, ma decise di appuntarsi in mente il nome del libro e l'autore.
"Senti" ricominciò di nuovo Claudio, spegnendo nuovamente il motore. "Tu non riesci a ricordare il nostro primo incontro..." iniziò tentennando e poi a fatica riportò gli occhi su Mario. "E nemmeno come ci siamo innamori..." sussurrò con un filo di voce. "Da un punto di vista è orribile, ma è stato il periodo più bello della mia vita... allora ho pensato a quanto sarebbe bello riprovare le stesse cose, le stesse emozioni con te." Concluse. Mario trattenne il fiato, leggendo sofferenza e amarezza nella voce e sul viso dell'altro.
Gli stava concedendo anche lui una possibilità, qualcosa da rivivere insieme. Delle emozioni nuovi da condividere. Gli si strinse il cuore e riuscì nello stesso tempo a ricollegare questa dichiarazione con il discorso di poco fa.
"Come leggere il libro preferito per la prima volta" rispose, allora in un sorriso di apprezzamento. Quel ragazzo era davvero così tanto bello dentro, tanto al punto di sacrificarsi lui stesso.
"Esatto." Anche il suo volto si illuminò nuovamente. "Questo è stato il motivo del perché ti ho chiesto un appuntamento. Due persone che si incontrano per la prima volta." Disse, innescando la prima e partendo davvero questa volta.
Mario non rispose. Si sistemò la cintura, e fissava Claudio mentre guidava concentrato sulla sua strada. Non sapeva dove lo avrebbe portato, ma non importava. Gli andava bene ovunque pur di passare un po' di tempo con lui e scordarsi di tutto. Si perse nell'osservare la curva perfetta di quelle labbra, e pensò che sarebbe stato davvero bello provarle o forse morderle. Erano rosa e carnose, perfette e piene al punto giusto. Continuò a fissarlo, mentre percorreva la peluria della sua barba accentata che incorniciava il suo volto. Ma la cosa che più preferiva Mario, erano i suoi occhi. Più verdi dei prati, più freschi dell'aria primaverile, così profondi tanto da trascinarlo in un mondo di speranza e pace.
"Comunque, sei imbarazzante a volte" lo colse in fallo Claudio, interrompendo i suoi sogni.
Un sorriso compiaciuto si fece spazio sul suo volto. Amava l'effetto che aveva su di lui, vedeva il suo corpo reagire ad ogni tocco, ad ogni sguardo.
"Perché? Perché ti guardo?" rispose con una finta innocenza. Vide Claudio deglutire rumorosamente, e stringere più forte il volante dopo aver sussurrato un "Sì" timido.
Mario rise divertito e "Mi chiedevo solamente dove eravamo diretti, non montarti troppo la testa, Sona." lo sfidò, facendo emergere la sua anima da stronzo che sempre lo aveva contraddistinto. Quel Mario leggero, spensierato che non era più da troppo tempo e che quella sera stava riaffiorando a poco a poco.
"Avrei in mente una idea, ma dobbiamo lasciare Roma" gli disse Claudio, ridendo a sua volta.
"Non ho vincolo di orario" rispose troppo velocemente e segnò un punto a favore di Claudio.
"Ah, quindi passeresti la notte con me al primo appuntamento? Uhm, interessante" disse infatti compiaciuto il castano, facendo arrossire di rimando Mario.
"Ma... come?" balbettò nel panico il moro, non aspettandosi una presa così netta di posizione dall'altro.
"Tranquillo ti riporto a casa" lo rassicurò ridendo Claudio. "Sempre che tu non voglia passare la notte con me, ma vediamo prima come va, giusto?"
Mario lo guardò sbalordito per poi scoppiare a ridere insieme a lui. "Sei proprio uno stronzo opportunista, Sona" gli disse.
Passò mezz'ora, tra chiacchiere, risate, racconti di mesi passati lontani. Mario scoprì che Claudio non era sempre il professore serio raccontato nei libri o che aveva conosciuto, ma era scherzoso, gioioso, amante della musica sì, ma terribilmente stonato. Conosceva ogni singola canzone che passavano alla radio, ma era in grado di storpiarle tutte.
"Sei un incapace!" lo prese in giro Mario.
"Non è vero. Sono un cantante professionista."
"Si, si come no"
Risero ancora, lasciandosi Roma alle spalle e arrivando nei pressi di una spiaggia ad Ostia. Mario non conosceva il luogo, ma il tempo non prometteva nulla di buono.
"Scendiamo dai." Lo incoraggiò Claudio, ma Mario non ne voleva proprio sapere. Era notte ormai e aveva freddo. "Ma sta per piovere!" protestò come un bambino e fece sciogliere ancora di più Claudio. "E allora?"
"Questo è il momento dove scopro che non sei mio marito ma in realtà sei un serial killer che vuole uccidermi per poi nascondere il mio cadavere in mezzo al nulla?" domandò allarmato Mario, stringendosi nella sua giacca.
"Non ti facevo così fifone" lo prese in giro Claudio, scendendo dall'auto e iniziando a camminare verso la spiaggia.
Mario restò a guardarlo per una manciata di secondi. Aveva due strada davanti a sé: scendere dall'auto e correre verso quel ragazzo per conoscerlo, oppure chiedere di tornare indietro e rifugiarsi di nuovo nella sua solitudine.
La verità era che quel ragazzo gli piaceva, gli piaceva davvero, troppo e questa cosa lo spaventava. Claudio non era solo un bel ragazzo era qualcosa di molto di più che lo attirava, gli toglieva il sonno, rubava tutti i suoi pensieri. Però aveva paura di sbagliare, di rendersi poi conto di aver ceduto solamente al piacere della carne e aver commesso un passo troppo lungo. Sapeva che Claudio lo amasse e lui non voleva più fargli del male, non voleva farsene lui. E allora doveva decidere. Ancora una volta la vita gli metteva davanti quella duplice scelta, quella che lui voleva scansare ed evitare.
Hai solamente questo giorno. Inizia a vivere. Non privarti delle varie possibilità che la vita ti offre. Prendi questa esperienza come una seconda chance. Prendilo questo treno, anche se sarà il treno sbagliato, perché Mario non ne passeranno più.
Gli tornarono in mente le parole del medico e furano la spinta di cui aveva bisogno. Corse di nuovo per raggiungerlo, sotto il chiaro di luna che lo illuminava e lo rendeva ancora più bello. Doveva rischiare, lo doveva a sé stesso. Ogni passo che lo portava più vicino a Claudio, era un passo in avanti verso l'ignoto, verso ciò che lo rendeva felice. Si fermò a pochi passi da lui, e imitandolo guardò la luna. Pensò a quella canzone di Tiziano Ferro che tanto amava suonare al suo pianoforte e guardando Claudio, pensò che se mai dovesse fargli un regalo quello che avrebbe voluto era proprio regalare il suo sorriso alla luna, affinché tutti potessero vederlo splendere come lo vedeva lui, per averlo vicino anche quando sarebbe stato lontano.
"Perché siamo qui?" chiese in un sussurro.
"Se hai letto il diario, lo sai." Rispose Claudio, continuando a dargli le spalle.
E Mario ci pensò allungo, fino a collegare le parole lette alle immagini del luogo e "Oh."
****
Maggio 2016 – Roma
"Perché mi hai portato qui?" gli chiede Mario, mentre passeggiava mano per la mano per la spiaggia di Ostia. Claudio gli sorrise stringendo ancora più forte la presa delle sue dita.
"Perché so che ti manca Roma"
"Ma non è vero. Casa mia è a Verona. Casa è dove si trova il cuore" gli rispose Mario, guadagnandosi un buffetto sulle labbra.
"Bugiardo, lo so che ti manca anche il tuo mare e le tue spiagge."
"Mi mancheresti più tu comunque"
Claudio alzò gli occhi al cielo e si sedette su muretto del lungomare, trascinando con sé Mario.
"Non ti posso nascondere nulla, eh" gli disse, ormai arreso.
"Ti conosco meglio delle mie tasche, Sona. Svuota il sacco."
"Beh, in effetti nelle mie tasche c'è qualcosa" annunciò alla fine e tirando fuori dalla tasca del suo jeans scuro una scatolina di velluto. Mario trattenne il fiato mentre lo guardava col fare interrogativo e balbettava un "Che...come...cosa". Claudio poggiò due dita sulle sue labbra, chiedendogli di tacere e di farlo finire di parlare.
"Sei tutta la mia vita, Mario. So che siamo giovani, anche un po' sconsiderati, ma siamo sempre andati controcorrente io e te. E io ti amo, tanto, così tanto che voglio fare questo con te. Perché sei l'unico al quale io direi di sì. Sposami, Mario. Iniziamo questa vita insieme, approfittiamo di questo anno che tu non sei in giro per il mondo con la tua musica per pensare a noi e alla nostra famiglia. Andiamo in Spagna tra due mesi, ho già pensato a tutto. Saremo solo io e te e qualche amico, saremo noi davvero. Lo so che il matrimonio è solo una firma su un pezzo di carta, ma ho bisogno che tu sia mio, mio davvero. Voglio che tu abbia un legame, qualcosa che ti faccia tornare sempre da me. Sposami, perché io non sogno altro, e non voglio nessun altro al mio fianco. Tu vuoi farlo?"
E Mario restò bloccato sul suo posto, la bocca semiaperta, una lacrima minacciosa che gli rigò la guancia e le labbra che cercarono subito quelle dell'altro per rispondergli di "Sì".
****
"So che hai già cenato, ma questo è il dessert" lo richiamò Claudio al presente. Mario scosse piano il capo e andò a sedersi in quel punto descritto dalle sue parole, su quel muretto dove Claudio aveva inciso un cuore con un sasso dopo che lui aveva risposto di sì alla sua proposta. Era stato bello leggere quelle parole, ma Mario li sentita nello stesso tempo così estranee.
Cercò di non pensarci e non farsi prendere dal panico, mentre guardava la scatola di cioccolatini che Claudio gli mise davanti.
"Oddio. Tu mi vuoi male. Io sono ghiotto di cioccolato" esclamò entusiasta mentre Claudio rispose con "Lo so"
"Ma come sappiamo i vari gusti?" era una di quelle scatole di dolciumi misti, dove non sapevi mai quale gusto di sarebbe capitato ed era tutto da scoprire.
"Non li sappiamo." Rispose semplicemente Claudio, prendendo posto accanto a lui. "Era un gioco tutto nostro, assaggiavamo il primo e non sapevamo mai se ci sarebbe piaciuto, e andavamo così avanti fino a quando non li finivamo tutti."
Mario gli sorrise dolcemente e si preparò per scegliere il primo. Chiuse gli occhi e ne scelse uno a caso e senza guardarlo lo portò alla bocca. Subito il sapore di cioccolato e menta arrivò alle sue papille gustative. Strinse le palpebre nauseato e facendo ridere Claudio.
"Non ti piace, vero?"
"Proprio, no." Si lamentò, ingoiando.
"Prova questo" Claudio portò un altro cioccolatino alle sue labbra e Mario non seppe se rabbrividì per il tocco freddo della pelle dell'altro o per il gusto della nocciola che assolutamente amava. Si allontanò di poco per evitare passi falsi e affrettati e gli sorrise.
"Ottimo. Ma ora tocca a te." prese un altro dolce e lo spiccicò sulle labbra dell'altro che inizio a lamentarsi per averlo sporcato tutto.
Andarono avanti divorandoli tutti, tra apprezzamenti e disdegno e tante risate.
"Oddio mi fa male la pancia" si lamentò Claudio un po' per i troppi zuccheri, un po' per le risate.
"Sei sporco qui." Gli disse Mario, facendosi pericolosamente vicino a lui, e toccandogli con un dito le labbra dove vi era rimasto ancora un po' di residuo di cioccolata. "Ecco" sussurrò dopo averlo ripulito, e quando sollevò gli occhi, si ritrovò quello dell'altro troppo vicini ai suoi, la bocca a un centimetro dal naso e il suo fiato caldo sulle guance. Era ipnotizzato, da tanta vicinanza e da tanta bellezza. Avrebbe dovuto ritirarsi, ma qualcosa lo spinse a farsi più vicino a lui. Le sue dita tracciarono i contorni delle labbra di Claudio che ancora tratteneva il respiro, mentre l'altra mano accarezzò la sua guancia. Stava bene, stava bene con lui vicino, si sentiva protetto. Era il posto giusto quello, e lui voleva baciarlo, davvero voleva farlo. Si scoprì che avrebbe voluto farlo quando lo aveva visto poche ora prima davanti la porta di casa, o quando lo osservava mentre guidava, ma pure mentre era intento a fissare la luna. Voleva baciarlo perché gli piaceva e perché leggeva il suo stesso bisogno degli occhi di Claudio.
E allora non si ritirò, appoggiò la sua fronte a quella dell'altro, la mano che scese e si posizionò sul suo collo per farlo più vicino, i cuori di entrambi che ormai dettavano un ritmo tutto loro.
"Non so cosa ha fatto il tuo Mario al primo appuntamento, ma io voglio fare questo."
E dopo ci fu l'incontro di due anime che si consumarono nel lieve sciocco di due labbra che si assaporavano per la prima volta.
***
Ciao a tutti!
Scusate per il ritardo ma le vacanze natalizie mi hanno tolto tutto il tempo.
Ecco a voi il capitolo, e questo è l'ultimo capitolo per ora. Il prossimo arriverà dopo Capodanno (merito anch'io una pausa).
Per questo motivo l'epilogo di Notebook arriverà dopo Natale,
Mentre come sapete vi aspetto tutti sulla mia nuova storia "Hai imprigionato la mia anima" dove aggiornerò a breve.
Buon Natale a tutti e felice 2018.
A presto,
Sabry
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