Chapter 17.↯
A Claudio e Mario
Ai loro 365 giorni insieme
A loro che si sono persi, ripresi,
ricaduti, riafferrati.
A loro che si sono amati di un amore diverso
A loro che si sono sempre.
A loro che hanno superato le tempeste ma ce l'hanno fatta.
A loro che sono semplicemente loro.
Buon primo anno insieme.
Il primo di una lunga serie.
È per voi anche se un po' in ritardo
2 dicembre 2016 – 2 dicembre 2017
"Tu sei un respiro bellissimo
sei un fiore che non ha solo un colore"
2 ottobre 2017 - Roma
Passò un mese. Un mese intenso, un mese di scelte importarti, di pianti, sorrisi. Un mese di lotte continue un mese senza vedersi, un mese senza sentirsi, senza scriversi, senza telefonarsi.
Claudio era ritornato a Verona subito dopo quella disastrosa cena insieme, Mario invece era rimasto a Roma.
Ed era stato bello, struggente, difficile.
Però era servito, ad entrambi.
A poco a poco la vita andava avanti. E loro cercavano di starci dietro.
Mario aveva iniziato a fare i conti col suo passato. Non era stato facile accettarci, farsi accettare, riprendere in mano una vita diversa da quella che prima credeva, che prima aveva. Però ci era riuscito, a piccoli passi si era rappacificato col fratello, aveva scoperto che progettava di sposarsi con Silvia e riuscì ad avere una conversazione normale anche con la ragazza. Per una volta riuscì a parlare con i propri genitori e scoprì che il loro problema non era chi amava, cosa gli piaceva, o la strada che aveva deciso di intraprendere, ma avevano paura di perderlo ancora. Lo aveva perso la prima volta tre anni prima quando andando via da Roma era scoparso dalle loro vite e avevano rischiato di perderlo di nuovo in incidente, senza poter far nulla. E Mario per la prima volta li ascoltò, cercò di mettersi nei loro panni, li capì, e pianse perché quella famiglia che lui aveva sempre voluto, gli mancava e forse adesso la vita gli metteva davanti una seconda possibilità per risanare quel rapporto per troppo tempo trascurato. Ricominciò ad uscire con i suoi amici di una volta e quella volta fu diverso. Si trovò bene davvero, ricordò gli anni alle superiori, gli scherzi, le avventure, l'università, le lezioni, la vita notturna. Andava tutto di nuovo bene dentro di lui, ma c'era sempre qualcosa che mancava, qualcosa che non lo lasciava andare del tutto, che non lo faceva sentire pienamente libero.
Era lì che volava il suo pensiero, lo sapeva che stava ignorando tre anni della sua vita solamente perché si sentiva in colpa. Si sentiva in colpa per averlo deluso, si sentiva in colpa perché nonostante tutto gli mancava, e forse quella possibilità doveva concedergliela. Doveva dargliela lui stesso.
Mario non sapeva che dall'altro lato del mondo, a 500 chilometri di distanza, Claudio pensasse la stessa cosa.
Non era stato facile per lui ritornare a casa, da solo. Non era stato facile riprendersi, vivere, lasciarlo andare. Perché aveva lasciato andare che Mario scappasse. O forse no, alla fine era stato lui quelle che aveva chiesto tempo. E allora aveva vissuto davvero. Aveva iniziato togliendo la roba di Mario in giro, sistemando casa, cambiato le lenzuola. Aveva ricominciato a ridere, trascorrendo le serate con i suoi amici di sempre nel solito bar. E scriveva, scriveva tantissimo. Con l'arrivo di settembre gli era stata assegnata una classe al primo anno del Liceo Classico dove lui stesso si era diplomato, e fu la sua salvezza. Amava quel lavoro, amava creare un rapporto di amore e confidenza con i suoi alunni, amava spiegare la letteratura, le parole dove lui stesso si perdeva. Amava quella poesia che gli ricordava tanto lui.
"Allora ragazzi. Chi mi spiega oggi la poesia di Catullo che avevo lasciato la settimana scorsa?" chiese mentre guardava la sua classe di fronte e lui. Ormai non si stupiva più a sentire le ragazzine che parlottavano tra di loro su quanto fosse figo il loro professore di letteratura e neanche le colleghe che cercava di avvicinarsi e offrirgli un caffè, due chiacchere, un invito a cena.
"Che gran cavolata" esordì un ragazzo infondo alla classe.
"Come scusa?" chiese Claudio, con una finta sorpresa. Conosceva Stefano, sapeva che i suoi commenti dispregiativi sulla materia non sarebbero mancati. Sorrise mentre, si sedette sulla cattedra col libro in mano. "Dai dello stupido a uno dei più grandi poeti mai esisti?"
"Sì. Cioè l'amore non esiste." Protestò in ragazzo alzando gli occhi al cielo con fare ovvio.
E Claudio sorrise ancora di più perché si riconobbe in quel ragazzo di un tempo, sconsolato dalla vita, senza nessuno con un'idea inesistente dell'amore, quell'amore che cercava nei libri, nei suoi studi, che non riusciva a trovare.
"L'amore esiste. Devi solo attendere."
"Lei lo ha incontrato l'amore della sua vita?" chiede Giada, improvvisamente attenta alla lezione.
Claudio abbassò gli occhi imbarazzato e poi li sollevò per guardare i suoi alunni uno ad uno.
"L'amore, ragazzi, è qualcosa che non si può spiegare. È peggio di quello che si pensa e meglio nello stesso tempo. Quando sei innamorato tutto acquisisce un senso diverso, riesci a vedere piccolezze che prima non vedevi. È bello. È meraviglioso. Ti cambia la vita. Amare ti rende vivo, da un senso a tutto. Avete presente un cielo nero, notturno, minaccioso? Ecco l'amore della mia vita ha gli occhi di quello stesso colore. Però non fanno paura, sono belli, sono luminosi. E poi ci sei tu che hai paura dei temporari, ma poi con quella persona impari ad amarli. Ecco, questo è l'amore. Ti fa piacere le cose che prima non credevi che avresti mai amato. E quando ami, vorresti dare davvero dieci, cento, mille baci al tuo amore, uno al secondo, di continuo, e ti sembreranno sempre troppo pochi."
E così era. Claudio nonostante tutto credeva in quello che aveva fatto, credeva nei sentimenti che aveva investito in quel amore, l'unico della sua vita che ne valesse la pena di aspettare di amare ancora.
In quel mese di attese, anche il suo libro venne pubblicato e fin da subito ottenne un esito non differente.
Claudio era orgoglioso ma prima che il libro venisse messo in commercio, inviò la prima copia alla persona che aveva ispirato e sostenuto quel lavoro dalla prima riga scritta.
Era una mattina di metà settembre quando Mario ricevette a casa un pacco a suo nome. Sapeva già prima di aprirlo di cosa si trattasse ma si stupì quando accanto al libro che sapeva essere di Claudio, vi era allegato un altro taccuino. Andò a sedersi sul divano a dondolo sotto il gazebo dove si erano detti addio, e sfogliò le pagine di quel quaderno nuovo.
Quando ti sei svegliato mi hai chiesto se possedessi un diario. Ti ho detto di no, ma io sì. Ho raccolto tutti i miei pensieri e la storia della nostra vita in queste pagine così che tu possa leggerle. E forse chissà Ricordarti di me. Claudio.
E non era passato un solo giorno nel quale Mario non aveva letto quelle parole ogni sera prima di andare a dormire. Si ritrovò a sorridere, ripensando e scoprendo tante piccole cose di Claudio che prima non sapeva. Venne a sapere che Claudio era davvero figlio unico, i genitori non c'erano più dopo un incidente stradale, era cresciuto con i nonni in un paesino in provincia di Verona e poi con i suoi sforzi e il duro lavoro, era riuscito ad affittare un bilocale in centro della città. Aveva la letteratura, aveva studiato lettere e quest'anno sarebbe stato il suo primo anno di insegnamento. Scoprì che non gli piacevano molto i dolci ma non andava mai a dormire la sera senza la sua consueta tazza di latte Nesquik e macine. Non sapeva nulla di calcio ma seguiva gli allenamenti di Mario. Aveva molti amici che considerava la sua famiglia e tanti tatuaggi affidati ognuno a una persona speciale.
Lesse la sua storia e pianse ogni volta che si riconosceva in quella persona così tanto innamorata di quel uomo, ma così distante allo stesso tempo da lui.
Trascorsero altre settimane e arrivò anche ottobre.
Quel telefono era sempre lì, muto e Claudio non ce la faceva più. Erano quasi due mesi che non aveva sue notizie e aveva cerchiato sul calendario la data quel matrimonio del fratello di Mario, al quale era stato invitato. Aveva preso una settimana di ferie per poter andare a Roma prima e rimanerci per qualche altro giorno, ma l'ansia aveva sempre la meglio su di lui. Non sapeva come comportarsi, cosa dirgli, non sapeva neanche se avesse gradito il regalo che gli aveva mandato settimane prima, e ogni giorno stava ancorato nella speranza di un messaggio che non arrivava.
Ma poi un giorno dal nulla, quel telefono si illuminò, e fu come se anche Claudio riuscisse di nuovo a respirare. Era una sola parola, una che aveva fatto che Claudio aprisse l'armadio, tirasse fuori un borsone e lo riempisse dei primi vestiti che gli capitavano davanti.
- Torna.
Mario gli aveva scritto di tornare, né una parola in più né una in meno. Ed era bastato questo per farlo scattare. Eppure, voleva sapere di più quindi:
- Dovrei?
Rispose a quel messaggio, mentre recuperava lo spazzolino.
- Dovresti.
Breve, diretto. Claudio sorride ancora di più con il cuore come non faceva da mesi.
- E perché?
Il perché non se lo spiegava neanche Mario che con mani tremanti aveva trovato il coraggio di scrivergli, dopo notti passati a scrivere messaggi chilometrici, cancellarli per poi di nuovo riscriverli.
- Perché ho letto entrambi i tuoi libri.
Si decise a rispondere poi. Si sdraiò su quel letto troppo grande per una persona e il telefono stretto sul petto. Il cuore batteva all'impazzita dal suo petto. Si sentiva un adolescente alla prima cotta, e forse un po' lo era.
- E questa ti sembra una motivazione valida?
Mario rise, la prima vera risata da ormai troppo tempo.
- Validissima.
Anche Claudio sorrideva, mentre salutava Paolo e gli spiegava brevemente che stava partendo di nuovo. Sorrise e digitò nuovamente una risposta.
- Okay ma ad una condizione.
Si morse l'interno guancia, mentre si rese conto di star per rischiare molto ponendo quel compresso ma era come se fossero riusciti a restaurare il vecchio rapporto che avevano loro prima. Quello giocoso, quello scherzoso. Quello loro.
- Quale?
Chiese Mario, mentre il cuore non riusciva più a contenere quell'emozione.
- Me lo concedi un appuntamento. Un primo appuntamento. Niente ricordi, solo un nuovo inizio. Vuoi?
A Claudio hanno insegnato che la vita va presa a morsi. Che non bisogna arrendersi. Che l'attesa è essa stessa il piacere, che non bisogna mai arrendersi dietro le difficoltà. Erano passati 60 giorni dall'ultima volta che i suoi occhi si scontrarsi con l'altro, ma cosa importava. Due mesi non segnano un'eternità, due mesi passano in fretta. Due mesi non sono nulla al confronto alla vita che avevano davanti. Due mesi li aveva concessi all'uomo che amava, e non si pentiva perché adesso lui voleva che tornasse a riprenderselo.
Così correva mentre prendeva quel treno che si allontanava da Verona e si avvicina sempre di più a Roma.
Correva mentre dalla stazione prendeva un taxi e si faceva portare da lui. Correva felice e si fermò davanti a un negozio di fiori per comprare un mazzo di girasoli e di rose, quei fiori che lui amava e che amava anche l'altro.
E corse quando lo vide aspettarlo davanti la porta di casa con le braccia incrociate e un sorriso sulle labbra, mentre avanzava perso di lui, più bello di quanto Claudio lo ricordasse. E rise ancora, e corse ancora per andargli incontro, per scontrarsi in quell'abbraccio eterno. Un girasole che finalmente può porgere lo sguardo verso la sua fonte di calore, e la rosa candita e pura. Un sorriso in due. E le braccia, braccia forte che si stringono e scompaio. I cuori che si fondono, e gli occhi che si staccarono neanche un momento.
Accadde tutto così. Che la felicità devi sapertela conquistare e a volte parte tutta da un messaggio.
Inizio tutto con un:
- Sì.
***
Ciao miei bimbe!
Vi lascio il nuovo capitolo. Non è stato facile scriverlo, non è facile scrivere di loro separati. Ho cercato di alleggerire i toni anche perché posso assicurarvi che il peggio è passato.
Volevo avvisarvi che questa storia è già a metà inoltrata e per questo ci sono ricascata e ho iniziato un nuovo racconto clario. Si intitola "Hai imprigionata la mia anima" storia e stile completamente diverso che trovate sul mio profilo e mi farebbe davvero tanto piacere se mi accompagnaste in questo nuovo percorso.
Per chi legge "Notebook" ieri ho pubblicato invece il penultimo capitolo.
Grazie sempre a tuti per le vostre stelline e commenti.
A presto.
Sabry
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