Chapter 16. ↯
"Volevo dirti tante cose
Ma non so da dove cominciare
Ti vorrei viziare."
Certe persone lasciano dentro di te un segno del loro passaggio, qualcosa che non va via nel tempo, che non sai definire.
Certe persone ti segnano il cuore, l'anima. Ti tolgono il respiro, la fame, il sonno, la spensieratezza.
Certe persone si incastrano tra le costole e i polmoni. Ti dicono che ci sono anche quando non ci sono, si fanno sentire, ti dicono che non hai immaginato tutto, sono passate, sono esistite ed esistono ancora anche se non sono lì vicino a te.
Certe persone però si prendono anche un po' di te. Un pezzo del tuo corpo, un paio dei tuoi anni, tutti i tuoi pensieri, la parte più bella di te, la parte migliore di te.
E tu glielo lasci fare, perché quello è amore e l'amore non si può gestire.
Io non so se voi avete mai incontrato qualcuno che riuscisse a togliervi la voglia di vivere perché lui era la vita. Qualcuno per cui vale la pena vivere, non morire. È facile morire, è semplice, è silenzioso. Vivere è difficile, è complesso, è faticoso. L'amore richiede vita, non si muore per esso. È qualcosa di armonioso che ti cambia la vita, rivoluziona il tuo modo di essere, ti fa vedere il mondo sotto un altro punto di vista. L'amore è bello, io lo so. L'ho vissuto sulla mia pelle. Non importa quanto duri, se è finito, se non sarà eterno. L'amore ti rende umano, ed essere umano significa anche sbagliare, anche soffrire.
Soffrire ci ricorda di essere vivi. E vivere ci ricorda di amare.
Io l'ho conosciuta quella persone per la quale vale la pena stare male, affogare, pensare di non farcela.
Ha gli occhi neri, ma non sono tenebrosi, no. Sono luminosi. Sono il cielo più grande che io abbia visto mai.
Anche i capelli sono neri, e sono morbidi e luminosi. Sono il posto preferito delle mie mani, sono il luogo dove si sono aggrappate molte volte per non cadere.
Ma il suo sorriso è l'unica ragione per il quale non mi arrendo e non mi arrenderò mai. I suoi denti bianchissimi e quelle labbra scure e disegnate.
È l'essere umano più bello che io abbia mai visto. O forse no, forse sono di parte. Ma l'amore fa anche questo. Annulla il contorto perché ormai nel mondo esiste solo quella persona per te.
No, non ti arrendere. Non pensare che per te non arriverà mai.
C'è qualcuno destinato per ognuno di noi.
Il numero uno. Il proprio infinito.
Perché tutto ciò che è destinato te, può attraversare anche la peggiore delle tempeste, ma troverà sempre il modo per raggiungerti.
Claudio's book.
****
Claudio entrò in quella grande casa per la prima volta da quando conosceva Mario. Non aveva mai avuto l'opportunità di varcare la soglia di quella villa, perché i genitori di quello che allora era il suo ragazzo, non lo avrebbero accettato. Era stato questo uno dei motivi che avevano portato Claudio a chiedere a Mario di scegliere tra lui e quello che poteva offrirgli a Verona, o rimane a Roma ma senza di lui. Mario lo nascondeva e lui non poteva accettarlo. Eppure mettendo piede in casa, si rese conto di quanto Mario per lui si era sacrificato. Era enorme. L'intero ingresso e il salone era il doppio della sua intera casa. Si guardò intorno spaesato, fin quando non sentì una risatina dalla sua spalle.
"Non c'eri mai stato?" chiese Mario, mentre giocherellava ancora con il mazzo di rose blu. Mimò un "No" imbarazzato e tornò con lo sguardo sulle pareti. Erano piene di foto, tante foto. Molte ritraevano Mario con molti anni in meno, all'asilo, il primo giorno di scuola, ai vari compleanni.
"Sì, sono imbarazzanti. Ho sempre chiesto a mia madre di toglierle ma non mi ha mai sentito" continuò in moro, mentre osservava con attenzione ogni singola mossa dall'altro.
"No. Sei bello. Sei sempre stato bellissimo, Mario." Si lasciò sfuggire, mentre le guance dell'altro si tingevano di rosso.
"Claudio!" una voce femminile li interrompe e la signora Viola fece in suo ingresso con un tacco dodici vertiginoso e un tubino blu notte. "Benvenuto" lo salutò cordiale per poi girarsi verso suo figlio. "Mario stai messo ancora così! Vai a cambiarti."
Claudio si voltò verso di lui e lo vide sbuffare per poi scomparire dietro le scale. Riportò l'attenzione sulla donna davanti a lui e si sentì estremamente a disagio.
No, lui non aveva avuto modo di conoscere i suoi genitori. Non aveva avuto modo di entrare a far parte di quella parte della vita del suo compagno. Mario lo aveva sempre tagliato fuori, diceva che non era importante, che la sua vita ormai era con lui a Verona. Claudio sapeva che Mario lo riteneva la sua famiglia, ricordava i giorni e le notti passate a raccontarsi e a pensare a come sarebbe stato quando un giorno avrebbero costruito davvero un futuro loro, quella casa tanto sognata, quei tanti viaggi che ancora mancano, quei bambini che insieme che avrebbero tanto voluto avere.
"Vieni, caro. Accomodati pure." La signora Viola non era poi così male. Aveva lo stesso sorriso del figlio, ma non gli occhi. Gli occhi profondi e scuri erano del padre, solo che quelli di Mario aveva acquisito anche la dolcezza di quelli di quella donna.
"Clà!" Martina saltò dagli ultimi scalini per andargli incontro e gettargli le braccia al collo.
"Ciao, scricciolo." La strinse il castano. Le voleva bene. Le voleva davvero tanto bene.
Forse non sarebbe stata male quella cena.
*
Claudio si sbagliava anche in quello. Mentre si trovava a dividere la cena con a tavola gente con le quali non aveva nulla da condividere. Era seduto a capotavola, di fronte a lui Carlo Serpa non lasciava mai i suoi occhi, e quello sguardo fisso su di lui gli aveva tolto pure l'appetito, e lui era un tipo che aveva sempre fame.
Mario era seduto alla sua destra. A volte incrociava i suoi occhi e gli rivolgeva qualche sorriso timido ma più che altro lo ignorava anche lui.
Claudio lo conosceva, sapeva benissimo che si trovava in difficoltà anche lui. Avrebbe voluto aiutarlo se non fosse che quel silenzio assordante rendeva tutto ancora più... imbarazzante.
"Allora Claudio quando sei arrivato a Roma?" interruppe dal nulla il silenzio il fratello di Mario, Davide seduto accanto al padre e con lui una ragazza dai capelli rossi. Silvia, l'ex di Mario.
"Mmh, ieri sera." Rispose, dopo essersi schiarito la voce.
"è venuto a prendermi, visto che qualcuno si è dimenticato della mia presenza." Intervenne Mario gelando il fratello.
La rabbia di impossessò anche di Claudio. Davide lo aveva lasciato solo, lo aveva rimosso e lui non riusciva a capacitarsi come ciò era possibile. Mario era tutto il centro del suo mondo, lui non avrebbe mai neanche lontanamente immaginato di abbandonarlo davanti la porta di un locale, soprattutto dopotutto quello che era successo.
"Ancora, Mario. Ti ho già chiesto scusa. Non ero più abituato." Si giustificò l'altro, alzando gli occhi al cielo.
Mario strinse i pugni da sotto il tavolo, e Claudio non ne potette fare a meno. Allungò una mano e di nascosto dagli altri, l'appoggio sulla sua coscia, cercando di tranquillizzarlo. Iniziò a tracciare cerchi concentrici sulla sua gambe e servì, riuscì a calmarlo.
"E tu Claudio? che fai nella vita." Chiese Viola per porre fine al battibecco tra i suoi figli.
"Sono un insegnante di letteratura italiana. Certo ancora alle prime armi e-"
"Claudio scrive. Presto pubblicherà il suo primo romanzo." Concluse Mario stupendo anche Claudio stesso, fiero di sé.
Lo sguardo di Carlo si fece più insistente mentre gli altri si lasciarono andare in commenti di apprezzamento e stupore.
"Una coppia d'artisti. Uno che scrive musica, l'altro che scrive libri." Silvia si intromise nella discussione, sdegnandoli con una risata del tutto sarcastica. A Claudio non piaceva per niente. Se a questo poi si aggiungeva che quella donna aveva avuto il suo Mario, beh era pure peggio.
"Cosa vorresti dire, scusa?" gli domandò Mario, colpito da quelle parole.
"Niente Mario. Che forse hai fatto bene a lasciarmi. Dicevi sempre che non ti capivo, vedo che hai trovato qualcuno più pazzo di te." gesticolò con le mani la ragazza facendo ridere anche Davide.
"Come se ti fosse mai importato di noi. L'unica cosa che volevi era entrare in famiglia per usufruire dei soldi di mio padre. Mi stupisco che Davide non l'abbia ancora capito." Rispose a noto Mario, innervosendosi nuovamente.
La mano di Claudio che lo stava ancora massaggiando, si fermò improvvisamente. Guardò prima il suo uomo e poi i restanti componenti della famiglia. Silvia scambiò uno sguardo con Davide e poi si alzò con la scusa di andare in bagno.
"Tu come lo sai?" domandò Davide preso in fallo, mentre la sua ragazza si allontanava da loro.
"Non ci vuole un genio per capire che state insieme, fratello."
"Stavamo parlando di... Claudio. la volete finire voi due?" prese parola il capofamiglia e tutti si ammutolirono di colpo.
Il cuore di Claudio fece una capriola nel petto. Cosa voleva sapere quell'uomo da lui, lui non lo sapeva. Ma lo temeva, sì.
"Io, non ho nulla di interessante da dire su di me." Cercò di girarci intorno.
"Genitori, fratelli?"
"Nessuno su cui fare affidamento. Sono figlio unico e i miei genitori non ci sono più da un paio di anni. Ho solo Mario... Io ho bisogno di prendere un attimo una boccata d'aria." Si alzò di scatto da tavolo, ritirando la mano dalla gamba di Mario che lo guardava sconvolto.
Corse lontano da quella stanza sentendosi quasi soffocare. Non era questo il suo mondo, non era questo il suo Mario. Era tutto tremendamente assurdo.
Aprì la porta e uscì in giardino. La luna brillava già in alto in cielo, ma questa volta non gli stava sorridendo. Questa notte anche lei era lontana. Anche lei lo aveva lasciato solo.
Solo, perché così si sentiva Claudio. Si era esposto anche troppo davanti a quelle persone che non lo accettavano. Lui non c'entrava niente con quel mondo. Si era sentito di troppo da quando aveva varcato quella porta, da quando sedendosi a tavola non sapeva che forchetta scegliere per iniziare a mangiare e dovette chiedere a Mario. Si sentì sbagliato guardando il loro modo sofisticato di cenare, i camerieri e le luci. Il loro modo di vestire, tutti eleganti e perfetti mentre lui indossava una camicia comprato in un outlet durante il periodo degli sconti di Natale. Si sentì fragile perché lui non aveva una famiglia che lo aveva sostenuto sempre. Claudio si era fatto da solo eppure nella famiglia di Mario non vide quel amore che avrebbe dovuto esserci, erano tutti distanti. Tutti tremendamente sbagliati.
Gli mancava la sua vita, gli mancava la sua quotidianità con Mario a Verona.
Aveva passato una settimana pessima, e più cercava di non pensarlo più il suo odore lo perseguitava. Mario era ovunque in quella casa e ieri sera si era illuso di poter sistemare di nuovo tutto. Ma no, Mario non sarebbe tornato e lui adesso lo sapeva. E ora non sapeva come fare perché quella sera gli avrebbe detto addio, e Mario era tutto per lui, tutto. Era la sua spalla dove piangere, il motivo dei suoi sorrisi, l'unica costanza della sua vita. Adesso era completamente alla deriva.
"Vieni con me." La sua dolce voce lo raggiunse alle sue spalle. Claudio tolse lo sguardo dalla luna per guardarlo. i suoi occhi velati da una lastra di lacrime.
Senza dire una parola, lo seguì. Mario camminava davanti a lui con le mani in tasca. Non si girava per verificare che lo stesse seguendo, ma Claudio si accorse che ascoltava il rumore dei suoi passi, velocizzando o rallentando l'andatura. Attraversarono l'intero perimetro della casa per arrivare nell'angolo dietro l'ingresso principale, dove vi era un altro giardino, un gazebo e la piscina.
Mario si fermò, e Claudio fece lo stesso. Restarono per una manciata di minuti in silenzio, ognuno perso nei suoi pensieri, poi Mario avanzò e gli porse una mano.
Claudio la prese subito, perché nonostante tutto aveva bisogno del contatto fisico con lui, anzi lo necessitava. Soprattutto quella ultima notte.
"Ballo con me." Gli sussurrò debolmente Mario.
"Ma non c'è la musica."
Il moro sorrise e strinse le sue dite in una mossa perfetta. "Siamo noi la musica, non abbiamo bisogno di altra." Le sue mani si posizionarono sui fianchi di Claudio e lo attirarono a sé. La testa tra la spalla e il collo, il ciuffo nero che sfiorava la guancia dell'altro.
Iniziarono a muoversi lentamente, creando un ritmo tutto loro. Le dita di Claudio che ripercorrono la sua schiena e lui che ritornava a respirare. Si inebriò del suo profumo dolce amore e si sentì bene.
"Mi dispiace per prima... io non lo sapevo. Non volevo essere scortese e invadente." Gli sussurrò, lasciandogli un dolce bacio sul collo che fece rabbrividire ancora di più Claudio.
Non rispose, rimase in silenzio a coccolarlo e farsi coccolare, a godersi di quei pochi momenti che avevano insieme. Perché ormai viveva di quelli, di semplici attimi che sembravano eterni, attimi che lo facevano stare bene, che gli davano la forza necessaria per andare avanti. Però duravano poco, troppo poco e lui voleva di più. Voleva lui, avrebbe voluto lui sempre.
"Vorrei che restassimo per sempre così." Lo disse, perché non poteva farne a me. I suoi sentimenti non era diminuiti, anzi aumentavano di giorno in giorno ed erano così potenti che a volte aveva creduto di soffocare.
"Claudio, tu lo sai che io ti voglio un mondo di bene, vero?"
E Claudio lo sapeva. Lo sapeva che nonostante tutto Mario provasse qualcosa per lui. Se ne accorgeva dai piccoli gesti, dal suo stato d'animo che cambiava quando lo aveva vicino, da come lo aveva inseguito fuori abbandonando la cena, e da come ora lo stava abbracciando per calmarlo. Gli voleva bene, ma niente di più.
"Non mi amerai mai ancora? Vero?"
"Claudio..."
"Lo so, lo so, che non lo gestisci tu. Ma io lo sento, lo sento che tu mi ami ancora come io amo te, devi solo trovare questo amore da qualche parte del tuo cuore. E ti amo Mario, non posso farne a meno."
Il moro si spostò leggermente per fissarlo negli occhi. Tentò più volte di aprire la bocca per parlare, ma non riuscì a dire nulla. Così Claudio posò un dito sulle sue labbra e gli sorrise. "Non fa niente. Ma forse è meglio che non ci vediamo per un po'."
Una coltellata in pieno petto, la terra sotto i piedi che cedeva.
"Ma io non voglio questo." Una singola lacrima, una goccia salata che attraversò quei occhi neri.
"Lo devo a me stesso. Ho bisogno di tempo per me, Mario. Non posso più permettere a te stesso di uccidermi."
E si strinsero ancora una volta, sotto il cielo di quell'ultima notte al mondo per loro due.
****
Claudio's book
Quando ami davvero una persona, sai anche quando è il momento di lasciarla andare. Funziona così in amore, bisogna sempre lasciare libera l'altra parte, perché l'amore è libero.
Non importa quanto una storia duri, l'importante è viverla. Una volta qualcuno disse che non bisogna piangere perché è finita, ma sorridere perché è iniziata. Ed è vero. Ci sarà sempre quel nome che farà scalpitare il nostro cuore ogni volta che verrà nominato, ogni volta che alla radio o alla televisione daranno qualcosa che ci ricorderà di quei tempi felici, i più belli della nostra vita. Bisogna sorride perché i ricordi, quelli belli, non ce li toglierà nessuno e se non è andata una volta, fa nulla. Se c'è un reale sentimento si supererà tutto.
Dovessero trascorre anni ma io lo amerò ancora. E sapete perché? Perché se non lo amo non esisto, e io voglio esistere per lui. Vivrò per lui. Tornerò alla mia vita, farò le cose di sempre, riderò, mi divertirò, e lo aspetterò.
Lo aspetterò sempre.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro