Chapter 14.↯
Alle mie ragazze del gruppo "I cazzi nostri noi noi" ,
a loro che ama alla follia e senza mi sentirei persa.
questo capitolo è per voi
.
e
.
Anche per te e alla tua anima bella 💙
"Time is gonna take my mind
and carry it far away where I can fly
The depth of life will dim
my temptation to live for you
If I were to be alone"
"Stai tremando..."
Due braccia lungo la schiena lo tenevano saldo a sé, la testa mora nascosta tra la spalla e il collo, e quei capelli corvini che gli accarezzavano il mento. Era tutto perfetto, un suo angolo perfetto, se non fosse che quella calma era interrotta da un continuo pianto contro il suo petto. Accarezzò le sue spalle e le sue braccia, cercando di diffondergli tutto il conforto di cui aveva bisogno in questo momento.
"Mario... va tutto bene, ci sono io adesso." Non sapeva cosa l'altro aveva, ma era bastato quel messaggio a farlo preoccupare. Era appena arrivato a Roma, stava per chiamarlo e poi accadde tutto velocemente che si fece portare subito da un taxi al luogo dopo lui si trovava.
E ora lo stringeva più forte nel tentativo di calmare quei singhiozzi che gli inzuppavano la maglietta e quelle mani aggrappate ai lembi della sua giacca. Si stringeva a lui come se ne valesse la vita o la morte, cercava rifugio nelle sue braccia, come se non ne potesse fare a meno.
Restarono abbracciati fino a quando i respiri non diventarono più regolare, fino quando anche i battiti del cuore si calmarono, e la presa delle mani di Mario alla sua giacca si allentasse un po'. E poi il moro alzò il capo e dopo una lunga settimana i loro occhi si incrociarono. E a Claudio mancò il respiro.
Lo osservò come se avesse tra le mani la cosa più bella al mondo. E lui, lo era. Mario era tutto. Solamente adesso ad averlo davanti si rese conto di quanto realmente gli era mancato, non trovarlo al suo risveglio, non averlo in giro per casa. Gli era mancato il suo profumo, le sue mani, i suoi sorrisi. Ma gli erano mancati i suoi occhi, quei diamanti neri che brillavano solo per lui. E adesso ce lo aveva davanti. Una versione più ammaccata, distrutta, spezzata. Claudio avrebbe voluto piangere, anzi avrebbe voluto essere capace di entrare nella sua mente e nel suo cuore e portargli via tutto il dolore, farsene lui stesso carico. Avrebbe voluto portargli via la sua sofferenza pur di vedere di nuovo quei occhi vivi.
Invece era spenti, morti, brillarono solamente in quel breve istante che si incrociarono con i suoi per spegnersi un secondo dopo. E tremava, non lo abbracciava più.
Lui non sapeva cosa fosse successo ma vederlo così perso gli faceva male.
Quante dolore poteva sopportare il suo cuore?
Tanto, al tal punto di caricarsi pure quello dell'altro. Perché era questo quello che interessava a Claudio, che Mario stesse bene, sempre, non importava come sarebbe stato, lui gli aveva promesso di prendersi cura di lui, e non gli importava neanche che Mario lo avesse reso libero delle sue promesse: potevi renderlo libero, ma la sua anima no. Quella era legata al moro e lo sarebbe stato per il resto della sua vita.
Molti cercano l'amore per tutta la vita, lui aveva trovato nella sua giovane età e andava bene così. Non pretendeva che Mario tornasse ad amarlo, no. Voleva solamente che lui fosse sereno.
Gli regalò un sorriso, accarezzandogli una guancia. Mario non lo allontanò, si sporse ancora verso quella mano e Claudio fu felice di poterlo accarezzarlo con l'intero palmo. Piegò il volto di lato e baciò le dita. Un semplice schioccò, un secondo che mando il cuore di Claudio in tilt.
Come poteva questo essere stregarlo così tanto?
Come faceva ancora a fargli provare così amore anche se lo aveva ucciso?
Perché Mario faceva questo, lo riportava in vita e poi lo annientava. Ma lui lo amava, e non poteva far altrimenti.
"Mi spieghi che ci facevi qui solo?" chiese finalmente. Erano davanti l'ingresso di un locale, ma non c'era nessuno che accompagnasse Mario.
Un brivido attraversò la schiena dell'altro e di risposta si stringe più a lui.
"Io... io..." tentò di dire ma le lacrime minacciavano ancora di scendere.
Così Claudio lasciò perdere per il momento e lo abbracciò nuovamente, sotto il cielo stellato di una lunga notte romana.
*
"Hai tolto il gesso. Come stai?" domandò Mario poco dopo. Erano seduti su una panchina vicino a villa Borghese. Claudio lo aveva portato lì perché quella panchina era loro. Li Claudio gli aveva regalato il suo profumo, un regalo semplice che sperava di poter far capire quanto per il lui il moro era importante, quanto era capace di riconoscere la sua fragranza tra milioni di persone. Quante volte ci avevano litigato lì sopra, quante volte Mario era scappato e Claudio lo aveva inseguito per ritrovarsi su quella stessa panchina a baciarsi al buio a chiedersi scusa. Era una testimonianza del loro passaggio. Era un altro pezzo di loro.
"Sì, la spalla sta bene. Come nuova." Sorrise Claudio. Era passato più da un mese da quel terribile incidente oramai e finalmente poteva prendere la sua vita in mano. "Anche tu comunque..."
"Sì. Mia mamma mi ha fatto visitare da uno dei migliori medici della zona. La gamba è a posto." rispose l'altro, abbassando lo sguardo.
Claudio sapeva che voleva dirgli qualcosa. Lo capiva dal modo in cui si torturava le mani e teneva gli occhi puntati sulle punte delle scarpe. Era impacciato, e terribilmente adorabile.
"Mario se-"
"Ho ricordato." Sputò fuori. Interrompendolo.
Uno, due, tre battiti in meno. No, non era possibile.
"Che cosa?" si mise in piedi, con un sorriso sulle labbra. Era quello che aspettava, aveva pregato, desiderato quel momento. Ma dopo quasi un mese e mezzo stava iniziando a perdere le speranze. No, non era vero. Ci credeva ancora, ogni secondo del giorno non aspettava altro che quelle parole. "Quando? Perché non me lo hai detto subito?"
Mario alzò le spalle sconsolato e gli fece segno si sedersi accanto a lui. "Ero all'entrata di quel locale. Ero con mio fratello, Silvia, i miei amici. Stavo ascoltando una canzone. Ricordavo quella canzoni perfettamente, Clà. Tutto. Ed è successo tutto velocemente. Ho ricordato le voci, i suoni, la festa. Simone. Le sue mani su di me e...e... non mi davano fastidio erano piacevoli." Iniziò a raccontare l'altro, mentre ricomincia a tremare di nuovo. Claudio gli si fece più vicino e prese la mano del moro nella sua. Non importava quanto dolore avrebbero potuto causargli, voleva sapere tutto. Per questo strinse quelle dita e lo incitò a parlare. "io stavo bene. E lui mi baciava e io mi lasciavo baciare. Era una sensazione strana, mai provata. Ma giusta. Avevo trovato quello che cercavo." Proseguì e fu una vera coltellata nel petto. Claudio odiava quel Simone, sapeva che era stato il suo primo ragazzo. Lui lo aveva portato a conoscersi. Con lui Mario aveva sperimentato tutto, i baci, il sesso, la sua nuova condizione. E anche se sapeva che Mario non lo aveva mai amato, il solo nominarlo gli dava fastidio. Per Simone poi era diverso. Era stato innamorato di Mario e si era pure presentato una volta a Verona per cercarlo. E no. Non poteva accettarlo.
"Poi cosa è successo?" chiede dunque, Claudio, ora infastidito.
"Sono rimasto indietro. Loro sono entrati e io no. Non si sono neanche accorti che fossi con loro. Ormai sono un fantasma anche per mio fratello. Sono solo un peso per tutti." Terminò, tirando su col naso.
"Mario tu non sei un peso per me"
"Dovrei esserlo. Perché non mi ricordo nulla di te, Claudio. Mi ricordo solo di lui. Mi ricordo solo di quella notte. Poi mi sveglio e il buio. È come se mi fossi appena svegliato dalla sua stanza e io-"
"Perché mi dici questo? Perché mi fai ancora del male?" lo interruppe Claudio esausto. Si era illuso di nuovo, si era illuso di sistemare tutto. Ancora una volta. Invece no, era solo uno stupido che si era illuso per nulla. Ma adesso basta. Adesso non ce la faceva più. Si allontanò si colpo, lasciando le sue mani. "Perché mi hai chiamato? Forse volevi chiamare lui? Allora cosa vuoi da me?"
"No, no, NO!" rispose Mario mettendosi in piedi. "Non volevo lui. Avevo bisogno di te. Non chiedermi perché. Non chiedermi il motivo. Sentivo la necessità di averti a fianco. Sei stato il mio pensiero."
Claudio lo guardò con le lacrime agli occhi. Era sincero, lo sapeva, ma forse doveva iniziare a tutelarsi. Per quanto lo amasse per quanto gli mancasse, doveva avere un minimo di rispetto verso sé stesso. Verso la sua persona. E Mario lo stupì ancora una volta, quando avvicinandosi a grande falcate si gettò tra le sue braccia e lo strinse forte a sé.
"Scusa. Scusa. Scusa. Scusa." Ripeteva come un mantra e per la prima volta fu Mario a dover consolare Claudio.
E il castano si lasciò andare tra quelle braccia che sapevano di casa, tra quelle attenzione che tanto gli mancavano. Da quella mancanza che lo opprimeva. Si liberò in un lungo e silenzioso pianto tra la spalla e il collo dell'altro che invece non smise un secondo di sussurrargli parole dolci e quanto tutto questo gli dispiacesse. E questo era tutto maledettamente assurdo.
"Mario?" lo chiamò mentre ritornava a respirare regolarmente.
"Sì?"
"Io tornerò sempre da te, sempre."
*
C'era una cosa che in pochi sapevano. Mario non era fragile, per nulla. Claudio questo lo sapeva. Mario non si arrende, Mario lotta fino alla fine. Mario non è il tipo di persona che subisce gli eventi, Mario sbrana, morde, sconfigge i muri. Claudio lo aveva sempre sottovalutato, ma negli anni si era dovuto ricredere.
Mario era quello più bisognoso di affetto, di certezze, di parole e gesti. Ma era quello che lo aveva raccolto quando tutto andava male, era colui che gli aveva insegnato ad amare la vita, Mario era quella sfumatura di nero nel bianco piatto della sua vita. Una botta di vita, la mano che afferri quando stai affogando.
Era una terribile testa di cazzo ma arrendersi lui mai.
Claudio avrebbe tanto voluto dirgli questo mentre passeggiavano in silenzio. Era crollato davanti ai suoi occhi e l'altro lo aveva raccolto ancora, come faceva sempre. Sorrise mentre si rese conto di dove erano e la mente viaggio a quel ricordo lontano e così terribilmente vicino. Volò a quel giorno di maggio di quasi quattro anni fa. Ricordava ogni singola cosa, ricordava che Mario lo aveva portato a Roma per la prima e che lui era rimasto incantato da quanto era bella quella città e quel luogo. Non aveva mai avuto modo di viaggiare e in tutto questi anni Mario lo aveva portato a scoprire il mondo. E quella sera lo aveva trascinato dentro quella villa, al buio, solo loro due e sicuramente aveva trascorso una delle notti più belle di sempre.
"Sai, una volta mi hai portato qui" ruppe il silenzio poi, guardando la luna.
"Eh?" chiede l'altro, fermandosi a sua volta accanto a lui.
"Mi hai fatto fare una pazzia. In realtà tu me le fai fare in continuazione." Sorrise, distogliendo gli occhi dal cielo stellato per portarli sul viso di suo marito.
"Che tipo di pazzia?" domandò allora l'altro curioso, con uno strano sorriso sulle labbra.
Claudio non rispose. Sorrise e gli porse la mano come a chiedergli di fidarsi di lui. L'altro ci pensò su qualche secondo, e poi la prese tra la sua e la strinse forte. Il sorriso di Claudio si accentuò mentre iniziava a correre e a trascinarlo.
"Claudio ma che cavol..AH!" urlò il moro mentre l'impianto di irrigazione si attivò e l'acqua iniziò a schizzare dagli annaffiatori e bagnarli. "Ma tu sei un pazzo" urlò Mario, mentre cercava di correre per mettersi al riparo. Ma Claudio ridendo lo fermò e lo abbracciò da dietro e lo tenne stretto a sé.
Restarono un secondo in silenzio e poi iniziarono a ridere fragorosamente e a rincorrersi per il prato. Erano zuppi dalla testa ai piedi, non c'era nessuno ma c'erano solo loro, che giocavano, ridevano, si acchiappavano, sembrano due bambini e sotto quella pioggia artificiale lavavano via il dolore e le preoccupazioni. C'erano solo loro che non riuscivano a smettere di ridere, che cadevano e si rotolavano sull'erba, che si rialzavano e si sfidavano a chi correva più velocemente, che si schizzavano l'acqua addosso. Era uno di quei momenti perfetti che Claudio avrebbe custodito gelosamente per sempre. Non c'era bisogno di fotografare il momento, perché lo avrebbe ricordato perfettamente anche per l'altro. Avrebbe ricordato l'anima di eterno bambino che era riuscito a tirar fuori di lui, avrebbe ricordato l'altro che si passava la mano sui capelli bagnati per spostarli dalla fronte, avrebbe ricordato per sempre la sua maglietta zuppa che metteva in risalto il suo fisico asciutto e perfetto, e avrebbe ricordato il suo viso illuminato dalla debole luce della luna e la sua risata calda.
Si scontrarono e caddero per terra ridendo e insultandosi, e adesso erano lì sdraiati su quel prato che era spettatore di quel momento, a fissare il cielo.
Claudio pensava che la notte che era il momento più bello per la giornata perché poteva godere di quei piccoli momenti, aspettare le 22:20 per guardare le stelle e riconoscere le costellazioni più belle, oppure fare l'amore con l'uomo della sua vita. E quella sera fece un po' entrambi. Guardarono le stelle in silenzio, fino a quando gli annaffiatori terminarono di annaffiare il prato, e fecero l'amore con gli occhi. Non si sfiorarono, non parlarono. Semplicemente si guardavano persi l'uno negli occhi dell'altro e Claudio non riusciva a distogliere lo sguardo da quei due pozzi neri che per lui erano i più belli e luminosi di qualsiasi cielo stellato.
"A che stai pensando?" chiede poi, perché non ce la faceva a non sapere cosa passasse nella testa dell'altro.
"A niente" rispose Mario, mentre le sue guancia si tingevano di rosso per imbarazzano.
"Dai dimmelo!" protestò, mettendo su quel broncio da bambino che un tempo lo convinceva sempre.
Si portò una mano sugli occhi e poi imbarazzato lo disse "Ti guardavo."
E questo era Mario Serpa. Era questo il ragazzo per il quale aveva perso la testa. La tigre, la persona più dolce al mondo. Lo stronzo opportunista e poi quello che quel nulla ti uccide con una frase.
Rimase senza parole a bocca aperta. L'altro lo osservava ancora serio con quei occhi che erano ancora tutti per lui.
"Claudio?"
"Si?"
"Vieni a cena a casa mia domani?"
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Ciaooo sono tornata,
mi dispiace per il ritardo, non pubblicavo da circa 15 giorni ma sto preparando un esame e ahimè pregate per me. Vi prometto però che le pubblicazioni dalla prossima settimana saranno regolari.
Spero che il capitolo vi piaccia,
a presto.
Un baciotto.
Sabry
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