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-Capitolo 24-

Pov. Alan

Ormai prendeva spazio nelle mie giornate. Ancor prima di poterla riassaporare in quella piccola parte, io abusavo della sua quotidianità.
E neanche una Vanessa poteva riempire questo buco enorme che si era creato dentro di me. Il sapere che i ricordi sarebbero riaffiorati del tutto tra un mese.

Mi feci coraggio e mi andai a fare una doccia. Ed era solo lì che trovavo quiete. Dentro quel box, dove l'acqua scorreva lenta a picchi sul mio corpo nudo. Ed era lì che mentre m'insaponavo pensavo a lei, a tutto ciò che per me era stata e continuava nonostante tutto ad essere.
Lei non si sottometteva. Lei sapeva tenermi testa. Non si faceva incantare, ma quando era nella mia morsa, si arrendeva a ciò che sentiva. Sapevo che ancora dentro di lei c'era la mia Krys. Quella che rideva per ogni cosa, anche la più insignificante. Quella che su quel terrazzo ballava, avvolta da un vestitino bianco candido come la sua anima. E volteggiava su se stessa leggiadra, lasciando che il vestito le si alzasse appena, ma era così innocente, che i pensieri maliziosi divenivano dolci, e pieni di amore. Perchè quella ragazza mi aveva rubato il cuore, dalla prima volta che curiosò titubante ed intimidita, mentre io già disegnavo il suo volto mai perfetto come dal vero.

Mi vestii con una camicia nera ed un pantalone gessato, per avviarmi verso il locale. Cazzo, avevo bisogno di sfogarmi. Di evadere sempre dal pensiero di lei. Mi fotteva il cervello e non era possibile.
Come sempre lasciai la macchina al lato del marciapiede, ed il buttafuori che ormai mi conosceva, mi lasciò passare prima della fila, ricevendo un'alzata di mento da parte mia, come ringraziamento.

Mi avviai verso il bancone, vedendo che ancora lo spettacolo non era iniziato. Kevin ancora non era arrivato oppure era già a darsi da fare nel privè. Testa di cazzo. Cercai di intravedere Vanessa, ma non la vedevo.
"Una vodka liscia" proclamai sicuro, girandomi
Un attimo verso il bancone, dove vi era la ragazza dell'altra sera, che annuì.
Mi sedetti su uno sgabello, sentendo il tonfo del bicchiere poggiato sul bancone in legno. Finché la musica non si espanse tra le mura rosse del locale, e le luci abbassarsi per rendere l'atmosfera più sensuale.

Avrei potuto vedere tutto. Aspettarmi di tutto. Ma non il suo corpo che ballava, strusciandosi sul palo e scendendo in basso, aprendo appena le gambe. Dio. Era una cazzo di visione con quel bustino, e quel perizoma le copriva alla malapena le labbra che avrei voluto leccare. Sentii il membro spingere attraverso il tessuto grezzo dei pantaloni, mentre la vodka bruciava la mia gola.

Mi alzai di scatto, lasciando il bicchiere vuoto sul bancone, sbattendoli con veemenza, per andare verso di lei. Scansai tutti quegli occhi che la divoravano, spogliandola lentamente, ed afferrandole in uno scatto repentino il braccio. Tanto forte da farla rimanere basita, ed attonita quando si girò per vedere chi fosse. Vidi i suoi occhi azzurri accendersi come fiamme incandescenti, lanciando palle di fuoco verso di me. Provò a ritrarre il polso, digrignando i denti, ma la tirai più forte, facendole perdere l'equilibrio e scivolare dal palco, dove la ripresi prontamente, poggiando un palmo sulla sua natica fresca, ed attirai il suo petto verso di me. Emise un sussulto dolce e voglioso, chiudendo appena le palpebre con le labbra dischiuse, dove sentivo il sapore di fragola del suo alito caldo, schiantarsi contro le mie labbra vogliose del suo corpo. E potei capire che sentì la mia erezione, che le puntava il bacino, facendole piegare appena il collo, quello invitante. Quello dove assorbii il suo odore del profumo che mi assaliva le narici.

Si riprese dal torpore, come se si fosse appena svegliata da un lungo sogno, dove eravamo solo noi, mentre la musica lenta e seducente ancora suonava, ed i riflettori erano ancora lì pronti per le spogliarelliste e uomini affamati.
"Lasciami" affermò dura ed ispida, mentre la tirai via da quella calca di gente, portandola più in là. Quando Benjamin mi fermò.

"Se devi andare nel privé con lei mi devi pagare. Lo sai" ammise vigoroso, aspettando impaziente i soldi. Guardai Hope restare interdetta, e spalancare gli occhi.

"Io non vad..." non terminò di parlare con il suo modo sfacciato, poiché mi girai prontamente verso di lei con un'occhiata severa, per intimarle che se proseguiva sarebbero state dure le conseguenze. Perciò chiuse le labbra rosee, portandosi le braccia conserte che le enfatizzarono il seno, stretto nel bustino.

Estrassi il portafoglio dalla tasca posteriore dei pantaloni, prendendo le banconote e porgendogliele.
"Tieni anche il resto" affermai frettoloso, vedendolo guardarli con un luccichio negli occhi, ed annuire, arrotolandole per portarsele in tasca.

"Vieni" la ripresi risoluto, spintonandola dal polso, per portarla verso una delle stanze del privè, mentre si lamentava ancora con la sua cazzo di voce stridula. Voleva sempre avere l'ultima parola.
Aprii una delle porte nere, assicurandomi che non ci fosse nessuno e la lasciai entrare in malo modo, chiudendo la porta dietro le mie spalle con un tonfo pesante, che rimbombò tra le pareti scure, prima di accendere l'interruttore.
Un letto nero di pelle rotondo, con delle lenzuola nere damascate di velluto, le pareti rivestite da carta da parati grigia con motivi barocchi disegnati sul tono del grigio fumo. Una poltrona di pelle nera posta alla sinistra della stanza, dove accanto vi era un comò nero laccato, con delle bottiglie di bourbon poggiate sopra, insieme a dei bicchieri da shot.

"Io..." mi girai iroso verso di lei, che tentò nuovamente di parlare, mentre scattai verso di lei, con poche falcate, vedendola arretrare appena fino al muro. Quello dove finì con la schiena. Alzai una mano, poggiando il palmo con un tonfo secco alla parete, facendola sobbalzare con le palpebre chiuse, che riaprì lentamente poco dopo, rivelando il suo azzurro dolce ma anche freddo. Un lampo che abbagliava, l'oscurità.
"Che cazzo ti è saltato in mente? Eh? Ti rendi conto che tutti quegli uomini hanno visto il tuo corpo quasi nudo?" La rimproverai, domandando a raffica, fuori di me, sentendola i denti stridere e la gola raschiarsi, per quanto mi sforzai a cacciare fuori quelle parole, con un tono severo e pungente. Non potevo sopportare questo. Era una scena che sembrava ripetersi. Ed il solo riviverla mi dilaniava e mi straziava profondamente.

La guardai dritta negli occhi, quelli dove le sue iridi come petrolio, si allargarono di colpo.
"Chi cazzo sei per parlarmi così? Non ti è piaciuto lo spettacolino?" Si riprese saccente, sfoggiando con voce seducente quella domanda, ed un'aria sfacciata su quel volto che prima era impaurito. Come se una nuova Hope avesse fatto la sua comparsa, fissandomi intensamente negli occhi, senza cedere mai con lo sguardo. E vedevo il suo desiderio lampante, che m'invogliava a spogliarla e scoparla senza pietà.

"Ti ho fatto una domanda ed esigo una risposta" sbottai duro guardandola con sguardo freddo e contraendo la mascella, anche se mi era difficile controllarmi mentre si tortura il labbro inferiore con i denti. Quel labbro rosso che avrei leccato.
"Cazzo" imprecai, sbattendo di nuovo la mano sul muro, al lato della sua testa, portandola di nuovo a sobbalzare e guardarmi impaurita.

La notai scansarsi, ed allontanarsi da me, con l'affanno nel respiro smorzato.
"Ho trovato un biglietto per terra, quando si andato via da...ero curiosa. Tutto qui. Ma come tutti gli uomini sei scontato. Vieni qui per soddisfare le tue voglie da pervertito" rintuzzò con tono ispido, scuotendo i capelli per portarseli in alto.

Le andai in contro, e stranamente rimase ferma sul posto.
"È questa la considerazione che hai di me?" Le chiesi pacato, mentre si guardò intorno spaesata, senza sapere cosa dire, avviandosi verso il comò dove era riposto il bourbon.
"Ti ho chiesto se è questo che pensi di me?" Le riformulai di nuovo la domanda, andando dietro di lei, che ne, mentre prese con mani tremanti la bottiglia con i, liquido scuro, versandosene un po' nel bicchierino. Le mani tremavano, ed il suo corpo sembrava percorso da brividi. Portai le mie mani su i suoi fianchi scoperti, sentendo la sua pelle fresca, ed una lieve pelle d'oca, dovuta ai brividi che ero sicuro le procurassi io.
La sentii sospirare come un ansimo tenue, mentre le alitai sul collo, percorrendo il tragitto fino alla clavicola, senza mai poggiare le mie labbra sulla sua pelle. Respirava a fatica, potevo notare i suoi occhi farsi più lucidi, dallo specchio affisso sopra il comò, che non nascondeva il suo enorme desiderio di essere posseduta.

"S...si" balbettò tenue, lasciando che l'ansimo celato, si elevasse nei metri quadri della stanza.

Le strinsi di più il fianco, e pressai di più la sua schiena al mio petto rovente. Dove il mio membro dentro i pantaloni pulsava ancora di desiderio.
"Bene" affermai semplicemente come se niente fosse, allontanandomi appena, mentre mi guardò dallo specchio, mettendo di più la mia immagine a fuoco, ora che ero lontano da lei. Ora che la sua mano sul petto placava il suo battito frenetico.

Aprii lentamente e con un cigolio gracile, il cassetto posto vicino al letto, trovando dentro un paio di manette di pelle. Con quelle non si sarebbe ribellata. La volevo vedere esposta alla mia mercé. La volevo in ogni modo. Stasera era mia. Fanculo la promessa fatta. Fanculo al suo futuro marito, quel coglione di Simon. Lei era mia da sempre, e stasera anche se solo con il corpo lo sarebbe stata. Prima di riprendermi anche il suo cuore.
"Ch...che intenzioni hai?" Domandò smezzando le parole, con un sussurro debole ed impaurito mischiato all'eccitazione dipinta sul suo volto.

Mi avvicinai a lei a passo sostenuto e tranquillo, tenendo le manette in mano, mostrandoglielo con un sorriso malizioso, incurvando le labbra all'insù.
"Soddisfare le mie voglie da pervertito" ricalcai sincero, alzando le spalle con noncuranza, andandole sempre più vicino, mentre si scansò con una risatina amara.

"Non sono una delle tue puttane. Le tue amiche di gioco. Vai da loro" mi sputò amareggiata ed indignata quelle parole che non mi scalfivano per niente. Leggevo il desidero in quell'azzurro brillante. Il desiderio di una Kristal che non era, il desiderio di Hope. La mia speranza.

"Loro non m'interessano" risposi nella maniera più pacata possibile, con
la lussuria che mi corrodeva le viscere.
Arretrò fino ai piedi del letto, mentre le andai sempre più vicino, mantenendo il mio fedele sorriso sfacciato e malizioso, vedendola arretrare fino alla spalliera in ferro battuto. Era in trappola, e lo sapeva. Si sentiva la preda, e questo forse la eccitava più di qualsiasi cosa. Lo potevo notare dal modo in cui si morse il labbro in difficoltá. Nel modo in cui deglutiva con la poca salivazione rimasta. Nel modo in cui serrò le ginocchia tra loro, per reprimere un fremito improvviso, che le stavo causando.
Squadrò ammaliata la mia figura, mentre feci il giro, mettendomi alla destra del letto, prendendole una mano tremante, portandomela sulle labbra, cominciando a baciarle le nocche, sotto il suo sguardo affascinato e perso.
"Lascia che ti mostri cosa vuol dire sentirsi appagate" le sussurrai rauco, vicino al lobo dell'orecchio che rabbrividì, chiudendo le palpebre. La notai annuire come confusa ed in un'altra dimensione. Niente resistenza, niente opposizioni. Era mia, stanotte lo era.

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