III
Il viaggio in treno e la spartizione delle camere volarono nel tempo come i soffioni si faldano al primo alito di vento. La sua mente non fu certo allietata dalle inutili parole di incoraggiamento della presentatrice dell'11 di nome Allura e del suo assistente Augustus. Lance non provava molta simpatia per quel tipo tutto infiocchettato, non sapeva nemmeno per quale cavolo di motivo ci fosse quell'idiota e perchè non avessero ancora conosciuto il loro mentore. L'odio del ragazzo nei confronti dell'uomo era dato da vari motivi, tra cui per esempio il tono menefreghista con cui si rivolgeva ai due tributi, il linguaggio con il quale si esprimeva facendo notare che erano solo bestie da macello e le occhiate che gettava sul viso timido e scarno della più giovane, come se avesse il desiderio di rapirla e possederla dietro ad un cespuglio o in una squallida stanza spoglia. Lance ne era disgustato. Posò varie volte gli occhi sul viso di Allura. Lei era a posto, a parte il tono troppo calmo e gentile che pareva perennemente finto. Augustus si stava aggiustando i capelli davanti ad uno specchio seduto affianco ad Allura nel vagone ristorante dove i quattro stavano appena cenando. La sua compagna di disavventure non sembrava avere molto appetito, e così fu anche per il ragazzo. Il silenzo regnava nel vagone quando ad un tratto Lance parlò:- Quando incontreremo il nostro mentore?- Allura fece per rispondere ma venne preceduta da Augustus, il quale lanciava occhiate a Lilian mentre si metteva un mascara color oro sulle ciglia rovinate. -Quel bruto di Takashi non ha il coraggio di presentarsi davanti a delle signore.- Lilian a quel punto alzò lo sguardo che aveva tenuto fisso sul suo piatto fino a quel momento. -In oltre, i suoi modi rozzi e maleducati non sono affatto adatti a...-
-Chiudi quella fogna, razza di viscido verme deforme.- Un uomo sulla ventina, alto e muscoloso entrò nel vagone. -Visto.- Fece Augustus chiudendo lo specchio portatile sul quale ammirava la sua immagine. -Cosa vi avevo detto?- Prima che Takashi potesse prenderlo per la camicia e buttarlo giù dal treno, Augustus decise di alzarsi e uscire dal vagone, salutando gli altri. Takashi, il precedente vincitore del Distretto 11, prese il suo posto vicino ad Allura, lamentandosi della scia di profumo acre che l'uomo aveva lasciato sul suo passaggio. -È incredibile la deliatezza che porti ovunque vai, Shiro- Iniziò Allura. Takashi ignorò la sua frecciatina, sapendo che la donna, la quale sapeva benissimo che Takashi odiava essere chiamato con quel nome, si aspettava una battutina maschilista in risposta. Piuttosto, l'uomo rimase in silenzio, versandosi del wiski nel suo bicchiere vuoto e osservando le due nuove vittime da sacrificare ai giochi. Anche Lance rimase zitto a fissare l'uomo che sedeva di fronte. Guardò prima la sua strana capigliatura, un taglio corto alla militare con i capelli neri quasi rasati nella parte inferiore dell'attaccatura e un lungo ciuffo bianco e disordinato che gli ricadeva sulla fronte e che lo faceva somigliare ad un gatto spelacchiato, di quelli a cui Lance dava spesso fastidio punzecchiadoli mentre ronfavano sul portico della sua abitazione. I suoi occhi grigi, un tempo luminosi, erano ora simili ad un pozzo senza fondo, vuoti, pieni di rimpianto e rassegnazione. Il suo sguardo assonnato e le profonde occhiaie che aveva, lo facevano sembrare più vecchio di quanto non fosse. Lance sapeva infatti che Takashi Shirogane era stato estratto ai giochi dieci anni prima, all'età di quindici anni. Era riuscito ad uscire vivo dall'arena sfruttando la forza che possedeva nelle sue giovani braccia e all'arguta astuzia che l'avevano portato a comprendere l'utilità del campo di forza che circondava l'arena. Tornato dai giochi, non v'erano più sua madre e suo fratello ad accoglierlo. Pianse a lungo quando gli venne detto dal suo amico, il padre di Keith, che Zarkon aveva fatto assassinare la sua famiglia come punizione per aver svelato uno dei segreti degli strateghi. Lance venne per l'ennesima volta riportato alla realtà da una gomitata nelle costole di Lilian. Il ragazzo si accorse in quell'istate che aveva fissato troppo a lungo il viso dell'altro, e non si era accorto della domanda che gli aveva posto.
-Cosa?- Fece quindi il moro riprendendosi. Shiro parve annoiato. -Non sopravviverai un'ora se resti impalato così nell'arena.- L'uomo allungò una mano verso la cesta del pane e poi afferrando una ciotola con della marmellata. Mentre spalmava accuratamente la confettura alle pesche, continuò la ramanzina. -Come prima regola, dovete capire che è necessario mantenere sempre alta la guardia, non dovete farvi distrarre da niente e da nessuno.- Lance si ritrovò imbarazzato dopo il breve episodio, rimanendo attento adesso ad ogni consiglio del loro mentore. -Un'altro modo per non farsi uccidere, è trovare una buona strategia.- Continuò. -Una buona strategia in che senso?- Domandò Lance, cercando di apparire partecipe alla conversazione. Shiro lo guardò, rimanendo in silenzio e immobile per un secondo, gli occhi penetranti fissi negli azzurri di Lance, azione che fece salire un brivido lungo la schiena del ragazzo. Lance era quasi certo che Shiro si fosse ricavato la sua fama di 'cacciatore a sangue freddo' proprio grazie al suo fisso sguardo d'acciaio. -Una strategia che vi permetta di sopravvivere nell'ambiente in cui vi trovate e che vi consenta di sfuggire alle trappole e agli attacchi dei vostri nemici.- Concluse l'uomo gustando la fetta dolce di pane. Mentre Lance rifletteva sulle parole del mentore, rimase a guardare la cicatrice che aveva sul naso e parte delle guance, ritrovandosi nuovamente a fissarlo nel mezzo dei suoi pensieri. La serata in treno passo molto velocemente, e furono nella capitale quando il sole iniziò a sorgere verso l'orizzonte.
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