II
Il giovane venne trascinato fino ad una porta in mogano intarsiata con dettagli in bassorilievo: una scena di una mietitura. Le guardie lo spinsero dentro la stanza chiudendo la porta. Lance, che di suo canto era sempre stato un ragazzo piuttosto curioso, iniziò a guardarsi intorno, cercando qualcosa di interessante da analizzare mentre aspettava la sua famiglia per un ultimo addio. La stanza era arredata con mobili antichi e polverosi: spiccavano una grande libreria, una poltrona dalla tappezzeria porpora e una scrivania con documenti, trofei e soprammobili. Notò una statuetta di un cavallo in bronzo sulla scrivania. Vi si avvicinò e lo prese tra le lunghe dita callose a causa del duro lavoro giornaliero. Dopo aver memorizzato l'anatomia equina, riposò l'oggetto al suo posto accorgendosi di una foto incorniciata del Presidente. La foto doveva essere vecchia come tutte le altre cose in quella stanza. Mostrava infatti un'immagine parecchio ingiallita e scolorita di Zarkon mentre stringeva la mano ad un giovane tributo che all'apparenza dimostrava sedici anni, la pelle pallida e i capelli scuri come il carbone. Lance ebbe come la strana sensazione di aver già visto quel viso pallido e quei capelli arruffati. Ripensò ai pochi vincitori dell'Undici degli ultimi anni, poi spostò il suo pensiero al villaggio dei vincitori e ai suoi pochi e schivi vicini. Solo uno corrispondeva alla descrizione, ed era sorprendentemente quello che gli andava meno a genio. Si trattava dell'individuo che occupava una delle casette vicino a quella di Lance. Il ragazzo non ricordava bene il so nome, ma spiccava lo strano cognome: Kogane. Di certo il signor Kogane non era il più simpatico e allegro del Distretto, ma d'altro canto, nessuno dei vincitori aveva ancora la forza di sorridere o quantomeno di provare emozioni una volta terminati i giochi. Lance rammentava di quando l'aveva visto per la prima volta; aveva circa quattro anni e stava giocando con suo fratello Marco sul portico dell'abitazione nella quale vivevano con i nonni, i genitori, i cugini, gli zii e la neonata sorella Veronica. La loro palla di stracci era rimbalzata dall'altro lato della strada, ai piedi della porta dell'abitazione dell'allora ventenne Kogane. Proprio quando Lance si stava avvicinando per recuperare la palla, la porta della casa si spalancò, e ne uscì un giovane alto e pallido, capelli color carbone e occhi blu come un cielo notturno. Occhiaie ancora più scure dei suoi capelli si allungavano al di sopra dei suoi zigomi, facendo apparire più vecchio il viso giovane e segnato da profonde cicatrici, un ricordo dell'arena. Lance si bloccò sul posto, proprio a due passi dal giovane uomo, quando questi riprese la palla che giaceva ai suoi piedi. Kogane gli fece segno di avvicinarsi, e un timido e piccolo Lance si fece avanti a passo lento, uno sguardo colpevole stampato sul suo volto di bambino. Il più vecchio si piegò sulle ginocchia, abbassandosi in modo da essere alla sua altezza. -Dimmi, piccolo...- Iniziò con tono lento e rilassato, la voce ruvida come filo spinato ma allo stesso tempo morbida come velluto. -Come ti chiami?- "Solo questo?" Pensò Lance, il quale si affrettò a rispondere per riavere quanto prima la sua palla. -L-Lance.- Kogane gli porse la palla. -Quanti anni hai, Lance?- Domandò poi. -Quattro.- Rispose il bambino allungando le manine per riprendersi la palla che tornò finalmente tra le sue braccia fragili e sottili. Kogane si rialzò in piedi, un leggero sorriso sulle sue labbra sottili mentre guardava prima Lance e poi il fratello Marco. -Anche mio figlio dovrebbe avere la tua età, adesso.- I suoi occhi si fecero cupi per un istante, poi avvungò la mano per scompigliare i capelli al piccolo che lo guardava con occhi curiosi. -Tornate a giocare, adesso.- Ordinò per poi girarsi e chiudersi in casa. Lance per qualche motivo rimase parecchio impressionato dalla figura del ventenne, tant'è vero che consigliò al fratello maggiore di giocare in fondo al viale in future occasioni. Crescendo, lo spirito schivo e inquieto del signor Kogane aveva sempre infastidito il ragazzo dalla personalità completamente differente. Quando la porta si spalancò d'un tratto, il giovane McClain non ne fu sorpeso. Accolse tra le braccia Veronica, Luis e suo fratello maggiore Marco, seguiti dalla bassa madre che tolse il fiato al secondo figlio nel suo stretto abbraccio. Veronica fu la prima a baciargli la fronte e a sussurrargli un "non ti azzardare a non tornare" nell'orecchio. Marco lo strinse invece tra le sue braccia forti da contadino, augurandogli buona fortuna. Per terzo venne Luis, per il quale Lance dovette abbassarsi. Lance si preparò al suo discorso da fratello cosciente e responsabile. -Un giorno Marco non ci sarà più. Dovrai contare sulle tue stesse forze se non dovessi più far ritorno.- Nella sua testa quelle frasi suonavano meglio, ma Luis annuì comunque alle parole decise del più grande, asciugandosi le lacrime con la manica della camicia e rifugandosi tra le braccia della sorellona. Pochi istanti prima dello scadere del loro tempo, la madre di Lance si avvicinò abbracciandolo ancora più forte, se possibile. Gli stampò un bacio sulla fronte appoggiandosi in modo da toccare la fronte del figlio con la propria. -Abbi cura di te, figlio mio.- Pronunciò la più anziana mentre i due soldati a guardia della porta trascinavano fuori la famiglia del tributo. A quel punto Lance venne lasciato solo e al buio, l'unica luce dentro la stanza proveniva da uno spiraglio della finestra sbarrata. Non potè assaporare più il brivido della libertà. Ormai la sua fine era stata segnata. Non gli restava che pregare per una morte veloce e indolore. Interrotto dai suoi pensieri a causa del movimento brusco della porta, Lance si girò aspettandosi di vedere le guardie pronte a portarlo fino alla ferrovia. Fu meravigliato nel ritrovarsi davanti un palesemente invecchiato signor Kogane, gli occhi arrossati e occhiaie sempre più scure che spiccavano in mezzo alla sua pelle pallida. Prima che Lance potesse dire qualcosa, l'uomo si avvicinò a passo svelto richiudendosi la porta alle spalle. -Non abbiamo molto tempo, è quetione di secondi prima che quei bastardi ti portino via.- Lo zittì con il suo tono severo. -Ho visto da casa le altre estrazioni, sarà poi il tuo mentore Takashi a consigliarti su ciò che dovrai fare.- Lance era tutt'orecchi. -Quest'anno parteciperà anche mio figlio agli Hunger Games.- Dopo questa affermazione, fu come se un'aria opprimente fosse calata all'interno della stanza in penombra. -Tuo... Tuo figlio?- Iniziò il ragazzo con tono sbigottito. -Ma come...- Venne bruscamente interrotto dal moro. -Questo non ha importanza. Il suo nome è Keith , potrai chiedere a lui tutti i dettagli, sempre se prima non provi ad ucciderti.- Lance deglutì a quell'affermazione. -Perchè... Perchè dovrei preoccuparmi di Keith?- Domandò quindi fissando i suoi occhi azzurri nello sguardo intenso dell'altro. Il Kogane senior sospirò. -È del Distretto 2. Come dovresti ben sapere, i ragazzi di quel Distretto sono nati per uccidere, sono degli esperti di armamenti e degli ottimi strateghi. In conclusione, il suo aiuto potrebbe permetterti di sopravvivere almeno un giorno nell'arena. In oltre, gran parte di quel distretto è costituita da Galra, il che rende le cose più difficili dato che Keith è per metà uno di loro.- Terminò l'uomo. Lance non sapeva esattamente cosa rispondere. Non capiva perché gli sarebbe dovuto importare qualcosa del dannatissmo figlio di quell'uomo, a parte il fatto che fosse in parte metà gattone viola spaziale, ma poi si accorse dello sguardo nei suoi occhi: poteva vedere tristezza e disperazione, gli stessi sentimenti che aveva scorto negli occhi di sua madre quando l'aveva salutato per un'ultima volta. -Va bene... Cercherò di proteggerlo.- Disse a quel punto Lance. Il padre di Keith fu quasi sul punto di scoppiare a ridere, seppur mantenendo uno sguardo serio. -Non ti sto chiedendo di proteggerlo, Lance. Ci può essere soltanto un vincitore all'interno dell'arena, e stiamo parlando di un ragazzo che io non ho mai conosciuto. I miei sentimenti nei suoi confronti non sono tanto diversi da quelli che provo per te.- Lance si trovò ad essere confuso. -Non so se essere felice o no del commento.- Rispose. Il signor Kogane sogghignò. -Vedi di non farti ammazzare, ragazzo.- Gli diede poi una pacca sulla spalla e un abbraccio per poi uscire dalla stanza. Lance si abbandonò sulla poltrona facendo alzare un velo di polvere dopo l'impatto, respirando il forte odore di muffa e naftalina.
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