Capitolo 18: Splash
Tengo saldo tra le mie dita, tremolanti e inumidite da un velo di sudore, l'ennesimo bigliettino spiegazzato. Chissà da quanto tempo si trova qui...
«Avanti, aprilo!», mi esorta Aubree notando il mio scrupolo, seguita dai cenni di assenso degli altri due, ancora sulla soglia.
Obbedisco, dopo aver deglutito la saliva rimasta impalata sulla mia lingua per un tempo indefinito.
''Red Rock Cliff'', leggo dal foglietto striminzito.
Scandisco bene ogni singola sillaba di quanto scritto.
«Red Rock Cliff...», penso ad alta voce, premendomi le tempie, mentre Aubree mi scruta nell'attesa di una mia reazione.
Ma dove diavolo ho già sentito questo nome?
«Certo... La scogliera...», afferma Benjo con non-chalance mentre si mordicchia un'unghia con insistenza. «Pare organizzino una gara di tuffi ogni anno, in questo periodo», continua.
La scogliera, ovvio... Una delle più alte di tutta Santa Barbara.
Deglutisco ancora una volta. Non vorrà mica dire che dovrei...
Mi volto istantaneamente verso la sua direzione, imitato da Aubree e Savannah, che spostano lo sguardo dalla mia figura verso la sua, per poi prendere a fissarlo con un'intensità davvero inquietante.
Non appena si accorge delle nostre opprimenti occhiate, però, si ferma sul posto e smette di flagellare la sua povera unghia, spalancando gli occhi chiarissimi con fare perplesso.
«Bé? Che ho detto di tanto strano?», si guarda attorno spaesato.
«E' legale?», domando con un palese tono incerto. Mi schiarisco la voce... «Questa gara di tuffi, intendo.»
Benjo, per tutta risposta, allarga le braccia. «Chiedi proprio alla persona sbagliata», afferma prima di sbuffare in una risatina beffarda... Poi realizza: «Aspetta, aspetta, aspetta...», prende fiato prima di proseguire. «Non avrai mica intenzione di buttarti da lì, vero?», domanda strabuzzando gli occhi, che per poco non rischiano di staccarsi dalle orbite.
«Ma sei impazzito?», mi scuote Aubree prendendomi per le spalle, costringendomi a mantenere il suo sguardo preoccupato. «Sarà un salto di almeno venti metri!», esclama poi, facendomi venire i brividi.
Savannah mi osserva con fare contrariato. «Se fosse stato qualcun altro, bé... L'avrei incoraggiato...», comincia lei, guadagnandosi un'occhiataccia fulminante da parte di Aubree.
«Voglio dire... Sarebbe stato divertente ma...», prosegue poi, correggendosi. «Avanti Wayne, non puoi farlo! Tu sei così... Così Wayne!», afferma infine, facendomi diventare paonazzo.
«Così Wayne, eh?», le rinfaccio quanto detto, trasformando la sua certezza iniziale in una mortificata espressione impacciata.«Ma no... Quello che intendevo è...», comincia a balbettare, in preda all'agitazione.
Aubree si immette nella discussione: «Quello che intendeva è che è pericoloso, Wayne...», mi avverte con un tono inaspettatamente dolce.
Prendo fiato con dei respiri profondi: è ora di rivelare tutta quanta la verità... Sui biglietti, sul mio defunto zio, sul fatto che ormai sono certo si tratti di lui. E' lui che me li invia... Non so come tutto ciò sia possibile, ma in qualche modo lo fa.
Ha organizzato tutto ciò per spronarmi, come è sempre stato solito fare:
Prima lo specchio, per farmi rendere conto di come sono realmente, poi il biglietto''Che la caccia abbia inizio''.
Soo ora realizzo che non si trattava di una minaccia... Probabilmente sta ad indicare tutto ciò: Una caccia al tesoro, forse?
''Impara dal tuo passato'', era un consiglio. Un consiglio per non dimenticarmi di cosa ho dovuto passare.
'Vivi. Lucy 27'' : L'ennesimo incoraggiamento a godermi l'attimo e un'indicazione che mi consentisse di raggiungere quest'ennesimo biglietto: Lui vuole che io mi butti dalla scogliera? Vuole che io viva quest'esperienza?
Per lui? Per me? Non importa. Io lo farò, costi quel che costi.
«Voi non capite...», mi lascio sfuggire dopo una decina di secondi di puro silenzio. «Io devo farlo. Vi spiego tutto per strada...», li avverto prima di alzarmi dal letto, diretto al di fuori di quest'opprimente cabina. Aubree, nel frattempo, si prende la testa tra le mani, spaventata a morte.
Nesto sta sciogliendo una serie di nodi che collegano la barca alla staccionata in legno del molo, che funge da mezzo di approdo.
Dopo avermi scorto, abbandona il suo lavoro e si avvicina, cingendomi la mano in un pugno, con una stretta decisa.
«Tu sai cosa devi fare...», mi sussurra carico di orgoglio.
Annuisco. «Sì, ora lo so.», sussurro a mia volta, mentre mi allontano con un sereno sorriso stampato in volto, seguito dagli altri che si apprestano a ringraziare lo strano signore per l'ospitalità.
«Buon viaggio, ragazzi!», esclama Nesto sventolando una mano, mentre ci incamminiamo sul molo rovente, prima di vederlo partire per l'ennesima avventura oceanica.
«Io l'ho detto che è tutto matto!», ribadisce Benjo con un'espressione stranita, suscitando le risate mie e delle due fanciulle proprio alle mie spalle.
***
Ci incamminiamo verso la Red Rock Cliff. L'ho visitata una sola volta nella mia vita, da piccolo, e ricordavo di aver intrapreso quest'angusta scorciatoia in pineta sperduta tra la fitta vegetazione per arrivarci senza troppi intoppi. Bé... A quanto pare ricordavo male: siamo stanchi, assetati, abbiamo i piedi indolenziti, l'erba alta ci graffia le gambe mentre alcuni rametti maldestri ci colpiscono in pieno volto e... Ho già detto che siamo stanchi?
Nonostante ciò, non ho intenzione di cedere e... A quanto pare nemmeno i miei compagni di avventura sembrano voler demordere, dal momento che non cessano i loro tentativi di convincermi a non farlo.
Ho spiegato loro tutta quanta la situazione: Che devo farlo perché è mio zio a spronarmi, che andrà tutto bene se l'ha voluto lui, se è stato lui ad organizzarlo.
Voglio dire... Sono suo nipote! Non mi farebbe mai fare qualcosa di cui potrei pentirmi...
E' tutta una questione di imparare a vivere al massimo, no?
«Fammi capire...», ricomincia Benjo dopo al massimo dieci secondi di silenzio, facendomi alzare gli occhi al cielo. «Ad inviarti questi bigliettini omonimi sarebbe tuo zio, morto all'incirca un mese fa?», pronuncia le parole senza il benché minimo tatto, mentre Aubree gli tira uno spintone che lo fa rabbrividire, nonostante non lo sposti di un millimetro.
«Lo ripeterò un'ultima volta... Sì. Non so come sia possibile, come ci riesca, se abbia fatto tutto per conto suo o se ci sia qualcuno che collabori con lui, ma è così!», ripeto per l'ennesima volta quanto detto scandendo bene ogni singola lettera, con la speranza che finalmente penetri nel suo cervello bacato.
Savannah è l'unica che non mi biasima, fortunatamente... Anzi, sembra quasi eccitata per me!
Una volta giunti sul posto, riprendiamo fiato tutti e quattro, inspirando a pieni polmoni l'aria, troppo poco fresca per farci riprendere al meglio.
Attorno a noi rocce ovunque, di ogni dimensione. Come scogli, ma di un colore molto più chiaro di quelli dell'East Beach.
Ci avviciniamo allo strapiombo, per poi scorgere, proprio al limite di esso, una marea di persone ammassate dietro ad una pietra dalle dimensioni enormi, in grado di nasconderli al meglio.
Deve essere lì, la gara... E non deve di certo essere legale, dal momento in cui necessitano di nascondersi dagli occhi altrui per poter partecipare.
Alcune ragazze in bikini sono sedute proprio al bordo di esso, e fanno ondeggiare le loro gambe nel vuoto, altri gruppi di ragazzi parlottano tra loro sorseggiando una delle loro birre, mentre un ragazzo dai capelli rasati prende la rincorsa, prima di lanciarsi nel vuoto e piroettare nell'aria.
Il rumore dello schianto del suo corpo contro l'acqua mi fa raggelare il sangue.
Decido così di avvicinarmi al precipizio, per capire cosa mi aspetterà: I brividi mi scorrono lungo la colonna vertebrale, un groppo di saliva mi si ferma in mezzo alla gola... Non avevo preso in considerazione le misure, fino ad ora!
Per un attimo sono tentato di fare retro-front e sparire nella vastità della vegetazione da cui ho fatto il mio ingresso, ma non posso. Non posso tirarmi indietro ora...
Mi slaccio le sneakers e mi tolgo la maglietta con fare incerto, sotto lo sguardo delle ragazze che non sembrano affatto imbarazzate dal mio gesto.
Io, come da copione, percepisco il mio volto infuocarsi.
La situazione degenera quando mi avvicino alla massa: dei ragazzoni pompati mi scrutano da cima a fondo, per poi esplodere in una sonora risata che riecheggia in tutta la superficie rocciosa.
«E questo dove crede di andare?», prende a deridermi uno di loro, un ragazzo alto e spallato, con dei lunghi capelli castani, inumiditi dall'acqua salata.
Aubree, per tutta risposta, gli posa i palmi contro il petto villoso e lo spintona via, fulminandolo con lo sguardo e lasciandolo incredulo.
Credo si sia arresa, dal momento che non tenta più di convincermi a tornare da dove sono venuto.
«Fai attenzione...», si limita ad avvisarmi. Sorrido, annuendo, prima di fare i due respiri più profondi di tutti i miei diciott'anni.
L'adrenalina prende a fare il suo corso. La sento muoversi, correre, sfrecciare nelle mie arterie...
L'unica volta che ho sentito un'emozione tanto forte è stato quando avevo sette anni, sulla montagna russa su cui zio Fitz mi ha obbligato a salire.
Chiudo gli occhi, mi isolo dalle occhiatacce indiscrete che la gente ha in serbo per me.
Sorrido, immergendomi nei ricordi che mi rimangono con il mio amato zio.
I miei piedi si muovono da soli, prima piano, poi sempre più veloce...
Apro gli occhi solo quando mi accorgo di aver raggiunto l'orlo del precipizio, e dopo un attimo di esitazione mi lancio, ritrovandomi a fluttuare nel vuoto.
Il vento che mi sferza il volto, il cuore in gola.
Non posso credere di averlo fatto.
____
Eccomi con un nuovo capitolo.
Scusate la lunghezza, spero di non avervi annoiato :D
Fatemi sapere qui sotto cosa ne pensate.
Avete idee, consigli, pareri da esprimere?Sempre ben accetti.
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