Capitolo 9
Trascorsero un paio di settimane serene tra turni, lavoro, giochi e pulizie. Remus e Dora passavano i momenti liberi insieme a Sirius e gli altri, ma spesso anche da soli, rafforzando sempre di più la loro amicizia.
Il mese di agosto era agli sgoccioli, Kingsley concesse a Tonks un giorno libero per poter scortare i ragazzi a Diagon Alley ad acquistare il necessario per il nuovo anno scolastico, ormai alle porte. Quella mattina la ragazza bussò di buon'ora alla porta di Remus che si trovava ancora a letto.
«Chi è?»
«Sono io!» La donna non aveva bisogno di pronunciare il proprio nome tanto sapeva che l'avrebbe riconosciuta.
«Entra pure.»
Non se lo fece ripetere due volte e piombò nella stanza, le venne spontaneo mettersi una mano davanti alla bocca e scusarsi alla vista di Lupin senza maglietta. Lui non mancò di prenderla in giro:
«Che cosa c'è? Non mi pare che l'ultima volta ti sia fatta problemi a vedermi così.» Tonks si diede della sciocca, era diventata tutta rossa come una scolaretta, capelli compresi, non sapeva spiegare neanche a se stessa la sua reazione. Arricciò il naso, scosse la testa e si ricompose, poi gli rispose:
«Hai ragione, ero solo sorpresa.»
«Siediti dai, che volevi dirmi?»
Ninfadora si mise sul bordo del letto un po' troppo stretto per entrambi, così Remus incrociò le gambe per farle spazio e lei prese posto davanti a lui. Le loro ginocchia si sfioravano e la donna fu percorsa da un brivido, quel giorno i suoi ormoni dovevano essere decisamente impazziti, non aveva senso il suo comportamento.
«Che ne diresti di farmi da assistente oggi?»
«Assistente?» Chiese lui sorpreso.
«Si daii, sai che devo andare ad accompagnare i ragazzi a fare shopping, verresti anche tu?»
«E di che aiuto avresti bisogno esattamente?» Rispose di nuovo con una domanda senza darle ancora una risposta.
«Capisco sai perché eri un professore, sempre a puntualizzare tutto!» Tirò un lungo sospiro e poi continuò: «D'accordo allora, se ti dicessi che avrei piacere a passare del tempo con un amico? Meglio?»
«Ah ah ah, ecco così è molto più onesto!»
«Mi scusi Prof. se non ho usato prima le parole giuste. Allora? Vieni? Non farti pregare!»
Per Remus era impossibile immaginare di potersi rifiutare, non davanti all'espressione di Dora: aveva la testa un po' inclinata, gli occhi che luccicavano e il labbro inferiore che copriva il superiore formando un adorabile broncio.
«D'accordo, sarò dei vostri, ma giusto perché passeremo dalla libreria.»
Tonks si finse offesa, gli diede un pizzicotto sul braccio e rispose:
«Bell'amico che sei e io che pensavo venissi per il piacere della mia compagnia!»
«Siamo modeste eh?!»
«E tu mi raccomando, attento a non sbilanciarti troppo!» Stavolta si era risentita per davvero, si alzò pronta per andarsene ma Remus la prese per una mano e la riportò indietro, solo che invece di finire sul letto gli cascò tra le braccia. Quell'intimità lasciò entrambi senza parole, la goffaggine di Dora aveva interferito come sempre; un conto era portarla in collo addormentata, un altro era avere il suo viso a pochi centimetri di distanza e da sveglia. La temperatura nella stanza sembrava essere aumentata di colpo, Lupin si sarebbe strappato la pelle di dosso se avesse potuto e lei la t-shirt. La ragazza si era fatta da poco la doccia e il dolce profumo del sapone invase le narici dell'uomo; si sentiva stordito, aveva la gola secca e deglutì con forza per cercare di riprendere il controllo di sé, ma invano.
La prima a parlare, seppur con fatica, fu Ninfadora che balbettò:
«Scu..scusa...sono sempre così sbadata..»
«Non devi, sono stato troppo irruento nel tirarti...» Le loro bocche si muovevano come se fossero degli automi, ma i loro occhi continuavano a rimanere incatenati tra di loro senza perdere il contatto.
«Ti lascio preparare allora, così poi possiamo andare...»
«Aspetta...» Remus era intenzionato a fermarla, ma era inutile perché, nonostante quello che aveva detto, la ragazza non accennava a muoversi;lo prese come un invito a continuare:
«Sei la persona più straordinaria che abbia mai conosciuto e sono onorato che tu voglia passare del tempo con me.» Le parole gli uscirono di getto, non aveva la forza di trattenerle e, a dirla tutta, neanche la voglia.
Il viso di Tonks si illuminò, nuovi brividi le attraversarono il corpo e, anche lei senza quasi pensare, rispose:
«Il mio gentiluomo preferito.»
Quando realizzò ciò che aveva detto, si rialzò e corse fuori dalla stanza. Lui questa volta non la trattenne ma rimase per svariati minuti con uno sciocco sorriso stampato sulla faccia.
Ninfadora si rinchiuse nella sua stanza, aveva l'affanno ed era paonazza, cercò di analizzare ciò che aveva detto: le parole "mio" e "preferito" rimbombavano nella sua testa. Di sicuro neanche le ragazzine che aveva avuto come alunne si erano comportate in maniera così stupida con lui, prima gli era volata tra le braccia e poi lo aveva definito "suo".
«Ora calmati però..su su..» Si incoraggiò per poi darsi ulteriormente della folle, ci mancava che iniziasse a parlare da sola. Stava giusto cominciando a tranquillizzarsi quando realizzò ciò che le aveva detto Remus: la persona più straordinaria che abbia mai conosciuto, di sicuro voleva solo essere gentile, non poteva pensarlo davvero di un disastro come lei. Il suo cuore cominciò comunque a battere all'impazzata al ricordo del sorriso con con cui aveva accompagnato quelle parole e al modo in cui la teneva stretta.
Sentì il forte vociare dei ragazzi al piano di sotto, doveva sbrigarsi, aveva un compito da svolgere.
Arrivati a Diagon Alley Remus e Dora furono contagiati dall'eccitazione degli altri, quelle strade e negozi li riportavano ai loro anni da studenti.
«Venivo sempre con James e Sirius a comprare ciò che ci serviva per la scuola. Era diventata una tradizione farlo insieme», le raccontava felice mentre si lasciava rapire dalla visione dell'infinità di dolciumi di un negozio di fronte a loro. Al pensiero dell'affiatato gruppo che erano in passato si agitavano in lui sentimenti contrastanti, di gioia e malinconia. Tonks, in maniera del tutto spontanea, lo prese a braccetto e gli chiese:
«Non ne vuoi parlare, vero?»
Lui capì subito dove volesse andare a parare:
«Intendi di Peter?»
«Mmm...mmm...», gli confermò. Lupin lasciò vagare lo sguardo lontano davanti a sè, sembrava su un altro pianeta. Non voleva farlo in effetti, non gli piaceva nominare il suo vecchio amico, ma alla ragazza aveva preso l'abitudine di confidare tutto e non aveva senso nasconderle la verità, soprattutto quando l'aveva già intuito da sola. Inoltre si erano giusto fermati davanti ad una vetrina, in attesa dei ragazzi che erano entrati a comprare delle nuove tuniche.
«Hai ragione, non amo farlo. Anzi direi proprio che ho una grande avversione per l'argomento "Minus".» Teneva gli occhi puntati sulle divise delle diverse casate, ma senza guardarle realmente. Tonks, di parecchi centimetri più bassa di lui, gli si mise davanti e gli prese con delicatezza il mento per abbassarlo, in modo che lo potesse scrutare negli occhi.
«Posso solo immaginare il dolore che avete provato dopo aver scoperto il suo tradimento. Deve essere stato orribile, quindi comprendo il tuo silenzio al riguardo.» Remus sorrise, era sempre così dolce e gentile, era impulsiva, spesso si intestardiva e arrivava al limite nel forzare le persone a sfogarsi, ma lo faceva per rendersi utile e sapeva quando era il momento giusto di fermarsi. L'uomo però non aveva mai condiviso quella sofferenza e ne sentiva il bisogno.
«Orribile credo sia la parola più adatta. Avevo subito la perdita di lui e James e non sapevo cosa pensare di Sirius, non lo ritenevo capace di un gesto del genere ma ogni prova era contro di lui. Quando ho scoperto che era vivo, la gioia che ho provato è stata subito sostituita dal disgusto per la realizzazione di ciò che era successo. Eravamo migliori amici ma lui ci aveva pugnalati alle spalle, aveva permesso la morte di uno di noi e la carcerazione a vita di un altro. Ero dilaniato all'inizio, una delle persone di cui più mi fidavo al mondo era stata capace di tanta malvagità, l'unica cosa che mi consola è sapere Sirius, per quanto non ancora del tutto libero, fuori da quella prigione.»
Rimasero entrambi in silenzio per un attimo, per l'uomo era stato liberatorio esprimere ciò che provava; Tonks gli accarezzò una guancia e lui, per qualche secondo, appoggiò la testa sulla sua mano, come se potesse assorbirne tutto il conforto che voleva donargli. La giovane vide, con la coda dell'occhio, i ragazzi aprire la porta del negozio, interruppe il contatto ed esclamò entusiasta:
«Sapete che cosa ci vuole ora?! Un buon gelato!»
Tutti accolsero felici quella proposta e si incamminarono verso la bottega, solo Remus la guardò sorpreso:
«Andiamo, ti farà bene!» Lo tirò per un braccio e si accodarono agli altri.
Dopo qualche minuto erano tutti con i loro coni in mano, Tonks non perse l'occasione per prendere in giro Lupin:
«Cioccolato...prevedibile!»
«Tu invece a quanto pare hai abbinato il gusto al colore dei tuoi capelli!» Iniziarono a ridere e Ninfadora quasi infilò la faccia nel gelato, scatenando l'ilarità della comitiva.
«Sai Tonks sarebbe divertente portarti in giro con il naso sporco, di sicuro non passeresti inosservata,» le disse Fred, che si beccò una linguaccia in risposta, la ragazza era talmente impegnata nello sganasciarsi che neanche se ne era accorta.
«Sei il solito bambino, muoviamoci piuttosto che non abbiamo ancora preso i libri.», lo rimproverò Hermione.
«Oh no, non possiamo lasciare la nostra super secchiona senza i suoi testi preferiti», disse George con finta disperazione.
«Lascialo perdere Herm, dai andiamo», Ginny la prese per un braccio dopo aver visto l'espressione truce dell'amica e si avviarono verso la libreria.
Lupin intanto aveva tirato fuori un fazzoletto e offrì il suo aiuto a Dora:
«Dai fatti pulire, trovo allettante l'idea di Fred ma credo che ci pensino già i tuoi capelli a farti notare.»
«Ehi! Mi dispiace se rischi di essere al centro dell'attenzione e di rovinare la tua distinta immagine per colpa mia!» Tentò invano di rimanere seria ma si lasciò sfuggire un sorriso.
«Direi che tra i due quella che rischia di più sei tu, visto che ti fai vedere in giro con un lupo mannaro.» Remus aveva accettato di uscire con lei ma non amava farsi notare in luoghi affollati, dopo ciò che era successo al terzo anno di Harry la sua malattia era nota a molti. Non si era sentito però di rifiutare, sapeva che ne sarebbe stata felice e anche lui adorava passare il tempo con lei. Finì di toglierle le macchie e abbassò la mano, ma Dora aveva visto il suo cambio di umore e gliela prese. Intrecciò le dita con quelle dell'uomo come a dimostrazione del fatto che aveva capito cosa lo angustiasse. Lui puntò lo sguardo sulle loro mani unite e poi controllò che intorno nessuno li avesse notati, non aveva solo paura che qualcuno potesse diffondere malignità su un Auror che se ne andava a giro con una creatura come lui, a spaventarlo era anche la forte emozione che lo travolgeva ogni volta che Dora lo sfiorava o stringeva. In passato aveva avuto altre amiche, l'unica però che gli era stata molto vicina era Lily Potter, con lei qualche volta si erano abbracciati, ma mai ne era rimasto così sconvolto. Gli erano sempre sembrati scambi affettuosi simili a quelli che poteva avere con i suoi migliori amici.
Con Tonks però era molto diverso ed era intimorito da ciò che provava, da quel calore che si diffondeva nel suo corpo. La donna, proprio come aveva fatto di fronte alla vetrina, riportò lo sguardo dell'uomo su di lei e gli disse:
«Ascoltami bene, so cosa stai pensando. Non me ne frega un accidente di ciò che gli altri potrebbero avere da ridire su di me, sono un Auror, è vero, ma sono libera di frequentare chi voglio. Quindi, a meno che tu non sia un Mangiamorte e mi stia nascondendo la tua doppia vita, sono felice di averti come amico. Il resto del mondo può pensare ciò che preferisce, per me non sarà mai un problema.» Era impossibile non sorridere davanti all'espressione autoritaria con cui aveva pronunciato quelle parole. Remus le sfiorò il palmo della mano con il pollice e le rispose:
«Non hai idea di quanto IO sia contento...soprattutto di averti incontrata.»
La ragazza si sentì sciogliere come neve al sole, rischio che ormai stavano correndo anche i loro gelati dei quali si erano del tutto dimenticati. Con un tacito accordo ripresero a camminare e raggiunsero gli altri che avevano ormai terminato i loro acquisti. Erano pronti per rientrare, i ragazzi erano soddisfatti, trovavano sempre divertente andare a Diagon Alley e lasciarsi incantare dalla quantità di oggetti meravigliosi che vi si poteva trovare; di sicuro però i loro accompagnatori lo erano molto di più.
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