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Capitolo 20

Ninfadora non riuscì a dormire quella maledetta notte, passò le ore a rigirarsi nel letto alla ricerca di un po' di pace, ma il suo sguardo continuava a vagare oltre la finestra, dritto fino alla luna. Era così preoccupata per Remus, che i suoi occhi erano determinati a rimanere vigili e a non farla riposare.

Fino ad allora non aveva amato davvero o ceduto il suo cuore ad anima viva, solo lui era riuscito dove nessun altro ce l'aveva fatta. Con le sue cicatrici che l'avevano affascinata sin dal primo istante, il suo sorriso gentile, il modo in cui era solito osservarla, come se non esistesse niente al mondo di più prezioso, i gesti d'affetto che riservava solo a lei e che, come l'acqua per un fiore, avevano fatto crescere piano piano il suo sentimento.

Mai aveva sentito una preoccupazione o angoscia tale, ciò che la teneva sveglia non era solo il dolore per la mancanza di Lupin, ma soprattutto l'agitazione per il suo stato di salute, e ciò che gli stava succedendo; ogni immaginario possibile le si affacciava alla mente e sperava, con tutta se stessa, che avrebbe superato quelle ore senza troppi problemi.

Prima della sua partenza aveva pensato di recuperare da Grimmauld la scorte di antilupo e, visto che le si era presentata l'occasione, aveva deciso di nascondergliele nella valigia; era certa che lui non lo avesse fatto per evitare il rischio di mettersi nei guai, ma, lei, nonostante fosse un Auror scrupoloso, preferiva essere più tranquilla e tentare di aiutarlo almeno in qualche modo.

Era rimasta così contenta di trovare nella borsa la copia del suo libro, erano proprio quelle piccole cose a farle capire quanto lui tenesse a lei, racchiudevano tutto l'amore che nascondeva dietro ai suoi innumerevoli rifiuti. A Dora servivano da incoraggiamento per perseverare nella sua lotta per la conquista di quell'uomo, di cui non poteva più fare a meno.

Attese l'arrivo del giorno facendo la spola tra il letto, il divano e la cucina, non c'era verso di placare quell'inquietudine che le attanagliava lo stomaco e cercava un modo di distrarsi, con un libro, un tè, o riordinando alcuni vecchi documenti sparsi sulla sua scrivania.

Stava giusto iniziando a prepararsi per andare al Ministero quando, l'improvvisa comparsa di un Patrono, la fece sussultare di paura. Non aspettava messaggi da nessuno, ma la sorpresa fu ancora più grande nel momento in cui la scia luminosa prese la forma definita di un lupo. Tonks si portò, d'istinto, una mano davanti alla bocca spalancata per l'incredulità.

Dora, Silente è in attesa di un rapporto da parte mia, so che avrei dovuto contattare lui, ma volevo ringraziarti, senza il tuo aiuto non ce l'avrei fatta. Per favore riferiscigli che sono stato accolto dal branco e che gli invierò aggiornamenti appena possibile. Abbi cura di te.

Al solo suono della voce di Remus, la ragazza iniziò a piangere, non lo vedeva che da pochi giorni, ma le mancava anche il semplice sentirlo parlare; il sollievo di saperlo salvo, però, la consolava, tanto che una timida sfumatura di rosa le colorò per, un attimo, i capelli.

Sapeva di non potergli rispondere, sarebbe stato troppo pericoloso, ma era davvero felice che avesse inviato notizie proprio a lei e, quelle ultime parole, con cui dimostrava, come sempre, quanto si preoccupasse per lei, l'avevano colpita dritta al cuore. Avrebbe potuto leggerne tutti i molteplici significati, tra cui "Dimenticami" o "Non aspettarmi", ma in quel momento, proprio non ne aveva voglia, l'unica sua intenzione era quella di lasciarsi cullare dal conforto di quel piccolo dono, come un raggio di sole in una giornata di tempesta.

Era vivo, aveva iniziato la missione e, per quanto lei non fosse completamente d'accordo, era a conoscenza dell'importanza che aveva per Remus; aveva trovato la pozione ed infine le aveva confermato che continuava a pensare a lei. Non intendeva lasciarsi sopraffare dalla negatività, non era di utilità per nessuno; se si fosse rivelato necessario, si sarebbe ripetuta quei punti, come un disco incantato, all'infinito.

Avvertì Kingsley del suo ritardo, comunicandogli che gli avrebbe fornito ulteriori dettagli più tardi e si diresse ad Hogwarts.

Era strano ritrovarsi in quella scuola deserta, per l'inattività estiva, senza studenti schiamazzanti o impegnati con un ripasso dell'ultimo minuto. Quel luogo era colmo di ricordi, dalle lezioni noiose di pozioni o appassionanti di Difesa contro le Arti Oscure, alle chiacchiere e risate con gli amici e alle ore passate in detenzione dopo essersi trasformata, per l'ennesima volta, in uno dei suoi professori. Era sempre stata la burlona della classe, si divertiva molto a dare spettacolo e suscitare le risate dei suoi compagni; ma aveva anche passato ore in biblioteca, china sui libri, per affrontare al meglio gli esami che le avrebbero dato l'accesso all'accademia degli Auror.

Gioia e malinconia iniziarono, dentro il suo petto, una battaglia senza fine, dove non sarebbe stato decretato nessun vincitore, perché, ci sono dei posti, che hanno il medesimo effetto ogni volta che ci si mette piede. Quando era ancora studentessa non aveva certo tutte le preoccupazioni che era costretta ad affrontare ora, ma non aveva neanche provato l'immensa felicità di conoscere Remus; per quanto avesse la compagnia dei suoi amici, sentiva che le mancava qualcosa per potersi definire completa.

Mentre camminava, con la testa completamente persa in quelle riflessioni, si rese conto di essere passata davanti all'aula di Difesa contro le Arti Oscure, così tornò indietro. Probabilmente era stato proprio il suo inconscio a portarla lì e, anche se non era del tutto opportuno perdere tempo, decise di aprire la porta per dare uno sguardo alla stanza.

Se all'inizio cominciò a rivedere la Tonks di qualche anno prima, concentrata nell'imparare nuovi incantesimi, dopo prese ad immaginare il Remus professore, l'unico suo lato in cui non aveva avuto davvero l'occasione di ammirarlo. Come un sogno ad occhi aperti, lo vide seduto al tavolo mentre teneva lezioni teoriche, o in piedi con la bacchetta in mano per spiegare i movimenti corretti da eseguire. Le venne da ridere, era una fortuna che non fosse stato il suo insegnante, avrebbe appreso poco o nulla, trascorrendo l'ora a guardarlo incantata, sbavando come erano solite fare le adolescenti. Cosa, che non escludeva di aver fatto anche in età adulta, le prime volte che si era ritrovata ad osservarlo rapita.

Una vocina dentro di lei, simile a quella di Malocchio, la rimproverò, rammentandole che aveva un dovere da compiere. Riprese, a passo svelto, a percorrere i corridoi che conducevano all'ufficio di Silente.

«Tonks!» L'inconfondibile voce della Mcgranitt, attirò la sua attenzione e quasi inciampò nell'arrestarsi di colpo.

«Ciao Minerva», la salutò, dopo essersi voltata verso di lei.

«Come mai sei qui? È successo qualcosa?»

«Ho ricevuto un messaggio da Remus, sono venuta per riferirlo ad Albus.»

«Ti accompagno allora», le posò una mano sul braccio invitandola a seguirla.

«Grazie», le rispose con un sorriso.

«Che cosa è successo ai tuoi capelli? Credo di non averti mai visto con un colore così...» Si interruppe alla ricerca dell'aggettivo opportuno, così Dora le venne in aiuto:

«Da vecchia?»

«Noto che non hai perso il tuo senso dell'umorismo», la canzonò fingendosi offesa, «Volevo dire spento.»

«Ho qualche problema con le metamorfosi, sicuramente colpa della stanchezza», replicò con noncuranza ma, la sua ex professoressa, la conosceva troppo bene per crederci, così provò a insistere:

«Ne sei sicura?» Dora vide l'occhiata indagatoria tipica della donna, ma si era ripromessa di non abbattersi quel giorno e, trattando l'argomento sentimentale, non ne sarebbe stata capace, quindi mentì con la speranza di risultare convincente:

«Sì, certo!»

Per fortuna erano giunte a destinazione e, la conversazione, non ebbe modo di continuare; pronunciata la parola d'ordine, le due salirono la scala che portava all'ufficio del Preside.

«Entrate pure», le accolse l'uomo sentendo il loro bussare.

«Buongiorno», lo salutò la giovane.

«Oh Ninfadora, che piacere!» A quanto pare non aveva ancora perso il vecchio vizio di chiamarla per nome ma, notando il suo disappunto, si corresse:

«Perdona il mio errore, Tonks. Che cosa ti porta qui?»

«Ho ricevuto un messaggio da Remus, mi ha chiesto di dirti che per ora procede tutto bene, si è inserito nel branco e ti contatterà prima possibile per aggiornarti», era innegabile la sua soddisfazione nell'essere la destinataria del Patrono dell'uomo e, ovviamente, Silente se ne accorse.

«Ti ringrazio per avermelo riferito subito, mi sembri contenta.» Dora, con l'aria di un bambino che viene colto con le mani in un sacchetto di caramelle, confermò l'evidenza ma cercando di ricomporsi:

«Sì beh, non è una missione facile quella che deve affrontare, mi fa piacere se per lo meno è riuscito a farsi accettare.»

«Certo, certo, è comprensibile», le disse con un'espressione dubbiosa, aveva sempre posseduto la capacità di leggere dentro le persone; poi proseguì:

«Prima che tu vada c'è una cosa che vorrei domandarti. A settembre si porrà la necessità di intensificare la sorveglianza qui a Hogwarts, l'ho già accennato a Kingsley, se anche tu fossi d'accordo, ti vorrei tra gli Auror d'istanza qui. Sarebbe comodo e mi renderebbe più tranquillo poter contare su un membro fidato dell'Ordine.»

«Capisco bene, purtroppo anche all'interno del Ministero sta diventando sempre più difficile intuire gli schieramenti di ognuno. Parlerò con il mio capo, ma credo che concorderemo tutti sui benefici della mia presenza qui.» La scuola era sempre stata come una casa per lei, inoltre c'erano i ragazzi lì, la sua seconda famiglia, si sarebbe sentita molto più utile alla causa nel proteggerli da vicino.

«Benissimo, allora ti lascio tornare ai tuoi doveri.»

«Buona giornata Albus, Minerva», li salutò e si alzò per congedarsi, ma fu fermata da Silente che, con un sorriso incoraggiante, si raccomandò:

«La prossima volta che ci rivedremo, spero che i tuoi capelli avranno ritrovato il loro splendore.»

«Anche io», non aggiunse altro e uscì dalla stanza, la sua scrivania l'aspettava.

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Dopo essere fuggito dalla città, Remus, aveva condotto Luke di nuovo verso le grotte, ma il ragazzo non era soddisfatto della caccia, non ne era rimasto del tutto appagato e così, attirato dal sangue di cui era impregnato il pelo di Lupin, attaccò anche lui, nel tentativo di sfogare la sua brama.

Il combattimento, però, non durò molto, la lotta nel seminterrato, i colpi ricevuti, nonché la botta presa in testa, avevano indebolito il giovane, impedendogli di essere al piano delle sue forze. A un certo punto cadde stremato vicino all'ingresso del loro nascondiglio, faticava a respirare e, soprattutto, a trovare la forza per rialzarsi e riprendere lo scontro.

Si addormentò poco dopo e ciò concesse anche a Lunastorta la libertà di riposare per le restanti ore di quella orribile notte; anche se, doveva riconoscere, che sarebbe sicuramente potuta andare peggio.

Quando al mattino si risvegliò non si sentiva distrutto, come spesso gli capitava, il sollievo di non aver morso nessuno lo rinfrancava, ma non poteva certo definirsi contento. Aveva comunque assistito ad uno degli atti più ignobili che un uomo possa commettere e non era stato in grado di fermare il compagno in tempo, o per lo meno non ne era certo. La vittima era un criminale, aveva attaccato una donna per cercare di derubarla, ma, per Remus, niente giustificava comunque la condanna ad una vita vergognosa come la sua. Preferiva, di gran lunga, che fosse la legge a punire in maniera giusta chi se lo meritava.

In cuor suo, quindi, sperava che il ladro potesse sopravvivere e che il suo destino non fosse segnato; non vedeva l'ora di potersi ripulire del sangue sparso ovunque, l'odore metallico lo nauseava e gli impediva, anche solo di provare, a smettere di tormentarsi con il ricordo del corpo dell'uomo steso a terra, in netto svantaggio, bloccato da quello di Luke di cui era chiara la superiorità.

Sapeva, però, di dover aspettare, non sarebbe stato credibile se, al risveglio del ragazzino, si fosse fatto trovare tutto pulito e vestito; così decise di approfittare del momento di solitudine per inviare sue notizie ad Albus.

Qualcosa gli fece cambiare idea, il sorriso compiaciuto di Dora gli si affacciò alla mente, perché era perfettamente a conoscenza dell'espressione da lei assunta dopo aver riposto le pozioni nella valigia; gli sembrava quasi di poterla vedere davanti a sé, come se avesse assistito alla scena.
Non era sempre stato corretto con lei, anche se tutti i suoi comportamenti erano dettati dal suo desiderio di proteggerla, era conscio della freddezza a cui era spesso ricorso per poterla allontanare. Nonostante ciò, la donna continuava a sorreggerlo e a dargli supporto, anche senza essere al suo fianco.

Doveva ringraziarla, se non fosse stato per lei, non aveva idea di come sarebbe sopravvissuto a quella luna piena senza destare sospetti; era pur sempre un membro dell'Ordine e l'amicizia che li aveva legati, per lungo tempo, era chiara a tutti gli altri, quindi non sarebbe parso troppo strano l'invio del messaggio proprio a lei.

Non poteva dire molto, era indispensabile essere telegrafici e perdere il meno tempo possibile per evitare il rischio, che qualcuno potesse scoprirlo mentre usava la magia per contattare un esterno.

Spedì il suo patronus, con poche parole, ma colme di significato e amore; un sentimento che non sarebbe mai riuscito a spegnere, perché nella sua vita, aveva avuto la prova che una persona come Ninfadora non la si incontra tutti giorni, ma solo una volta, e che se provi l'immenso onore e piacere di instaurare un rapporto con lei, non esiste la possibilità di dimenticarla.

Sebbene fosse convinto di agire per il meglio, sapeva che non avrebbe più sentito una risata sincera e coinvolgente come la sua, o trovato il fascino che irradiavano i suoi cambiamenti e non solo perché il suo era un potere raro, era il modo di fregarsene di volerlo controllare e di mostrarsi vera davanti agli altri, a renderla unica. Era certo che non esistessero labbra più dolci di quelle di Tonks da baciare, che nessuno emanasse un profumo fruttato e piacevole come il suo, ma soprattutto era sicuro che mai e poi mai qualcun'altra l'avrebbe guardato come era solita fare lei, con tenacia e frustrazione quando si ritrovava davanti al suo ennesimo rifiuto e con ammirazione e amore, per il resto del tempo.

Cercava di non mostrarlo ma, la verità, era che soffriva terribilmente senza di lei, più tentava di non pensarci, di ricordarsi che era corretto farsi da parte e permetterle di costruirsi una vita migliore, di quella che lui avrebbe potuto regalarle, più si sentiva attirato da lei come una calamita e non era facile trovare una soluzione per provare meno dolore. Probabilmente perché non esisteva.

Aveva anche provato a trattenersi, a non far trapelare la sua preoccupazione per Dora, ma non aveva potuto fare a meno di raccomandarsi con lei, alla fine della sua missiva, perché l'ultima cosa al mondo che desiderava, era il vederla soffrire; lui avrebbe anche potuto patire le pene dell'inferno ma, a lei, augurava di poter sorridere per il resto della sua vita, senza alcuna ombra ad oscurare il suo luminoso viso a forma di cuore.

Perso nei suoi pensieri, con lo sguardo fisso verso il mare che, quel giorno, agitato come era, interpretava in maniera perfetta l'andamento delle sue emozioni; si accorse, ad un tratto, che Luke, poco distante da lui, si stava risvegliando.

«Giorno», biascicò scrutandolo, «A giudicare dal nostro aspetto, direi che ci siamo divertiti parecchio stanotte».

Remus non amava l'occhiata con cui lo stava squadrando, odiava mostrarsi nudo, a maggior ragione ricoperto di sangue, cosa che persisteva nel disgustarlo; inoltre avrebbe definito in altro modo quella notte, ma fu costretto a confermarlo e a nascondere il suo disagio:

«A quanto pare.»

«È un peccato averlo dimenticato. Beh, comunque, non so te, ma io preferisco di gran lunga spostarmi da qui e andarmene a letto a dormire.» Si alzò con grande difficoltà, erano evidenti i segni lasciati dalla lotta e iniziò a dirigersi verso la loro stanza.

«Ti raggiungo tra poco», gli rispose, anche se, in realtà, non lo stava ascoltando.

Prima di tutto desiderava sciacquarsi, con la speranza di liberarsi anche di quell'odore insopportabile, poi sarebbe andato a riposare.

Quando, finalmente, iniziò a sentirsi di nuovo se stesso, si recò a recuperare dei vestiti ma, invece di sdraiarsi, prese ad esplorare zone della grotta mai viste prima. Il resto del branco ancora non aveva dato segni di vita, era stata per tutti una notte movimentata, per un po' non avrebbe incontrato nessuno in giro.

I percorsi da poter scegliere sembravano infiniti, a Remus, pareva di trovarsi in uno di quei labirinti di cui aveva letto nei romanzi; ogni strada, strettoia o arco si assomigliavano tra di loro, era pressoché impossibile distinguerli.
Trovatosi davanti all'ennesimo bivio, cominciò a domandarsi se fosse il caso di proseguire ma, proprio quando stava per tornare indietro, una strana luce colorata catturò la sua attenzione. Si guardò intorno, alla ricerca di un'ulteriore conferma di non essere in compagnia, poi si diresse verso quella fonte luminosa.

Non riusciva proprio a spiegarsi di che cosa potesse trattarsi ed, ancora una volta, proprio come nelle ore precedenti, rimase interdetto davanti a ciò che gli si presentò davanti. Era senza parole, la stanza appariva come un misto tra un'aula di pozioni e uno di quei luoghi babbani dove studiavano la scienza, di cui aveva sentito parlare, per l'appunto, a Babbanologia.

Iniziò a girare tra i banconi di legno che vi si trovavano al centro, facendo attenzione a non rompere nulla, cercò di distinguere i vari prodotti contenuti in ampolle, fiale e barattoli dalle diverse forme. C'erano erbe, liquidi colorati, attrezzi vari per mescolare o tritare, non era in grado di riconoscere tutto, qualche contenitore riportava sopra un'etichetta ma altri erano di gran lunga più misteriosi. Inoltre, almeno a un primo sguardo, non seguivano un ordine preciso, ma erano posizionati sui tavoli alla rinfusa; forse solo chi li utilizzava era in grado di raccapezzarcisi.

Quello che proprio non gli era chiaro e, che continuava a chiedersi, era a che cosa stessero lavorando delle persone che avevano scelto chiaramente di vivere come dei lupi; quali interessi potessero avere nel creare quegli intrugli, non riusciva a spiegarselo.

Era intento a rigirarsi tra le mani una fiala, il cui contenuto assumeva sfumature grigie, verdi o blu, ad ogni movimento, quando una voce lo fece sobbalzare, tanto che per poco non gli cadde sul pavimento.

«Vedo che hai scoperto il nostro piccolo segreto, Lupin. Credevo di trovarti a dormire a dire il vero», gli disse Greyback, con la solita aria di chi la sa lunga; non era granché infastidito di trovarlo lì, cosa che Remus trovò molto strana, ma che non servì a placare l'ansia che gli stringeva lo stomaco in una morsa.

«Ho riposato fino a poco fa, ero annoiato, così sono venuto a fare due passi», mentì, con la speranza di ingannarlo; era decisamente singolare farsi trovare in piedi dopo la luna piena e, per di più, con l'espressione di chi è stato colto in fallo.

«Magari speravi di trovare qualcosa», insistette facendogli un sorriso sghembo carico di malizia.

«In realtà stavo camminando senza meta, sovrappensiero, non credevo certo che mi sarei imbattuto in una specie di magazzino.»

«Oh è molto di più di questo, te lo assicuro. In effetti meriteresti una punizione per aver ficcato il naso dove non avresti dovuto ma, riflettendoci, credo che potresti anche tornarmi utile», era impossibile non notare la soddisfazione impressa sul suo volto.

Nonostante temesse la risposta, Lunastorta aveva estremo bisogno di sapere che cosa lo aspettava questa volta, a quale nuova prova sarebbe stato sottoposto, così domandò:

«Come potrei essere di aiuto?»

«Una persona che ha frequentato la scuola di quel vecchio di Silente, è sicuramente più preparata di noi. Dato che, come ben sai, non amiamo molto la magia, soprattutto visto il disprezzo che maghi e streghe provano nei nostri confronti, vogliamo imparare a difenderci a modo nostro. Sono in grado di insegnare al mio branco solo pochi e basilari incantesimi, ma abbiamo bisogno di migliorarci», iniziò a spiegare davanti all'espressione dubbiosa di Remus.

«Quindi state cercando di creare una pozione che vi garantisca protezione?»

«Ci sei andato vicino, li ho visti farlo, con le bacchette si possono creare degli scudi dietro i quali nascondersi. Noi lupi siamo bravi ad attaccare ma siamo più deboli nel ripararci, soprattutto se attaccati da lontano e con la magia. Abbiamo quindi cominciato a studiare e tentare di realizzare un qualche miscuglio che ci renda più forti, invincibili oserei direi.»

Lupin era allibito davanti all'espressione di Fernir, vi si poteva leggere la fama di potere, la necessità di avere tutto sotto controllo, il desiderio di diventare come un immortale e, tutto questo, lo faceva rabbrividire, quasi come se fosse la prima volta che veniva a contatto con quella dura realtà.

L'alfa non perdeva occasione per ricordargli quanto odiasse il suo mondo e che, piuttosto che cercare un modo per essere accettato ed integrato, preferiva trovare un metodo per contrastarlo. Non faceva che ripetersi quanto sarebbe stata dura portare qualcuno dalla propria parte, ma non si sarebbe arreso, non questa volta; così, armatosi di coraggio, ritrovò la parola:

«Che cosa dovrei fare?»

«Conosci le erbe e le loro proprietà?»

«Sì certo.»

«E sai anche dove trovarle?»

«Ad Hogwarts c'è una delle più grandi serre a noi conosciute», nell'udire la risata di Greyback si sarebbe morso la lingua fino a sanguinare, ma non era riuscito a pensare a nessun'altra alternativa.

«Centro! Dato che sei un esperto di quel posto, dopo che avrai capito quali ingredienti ci sono necessari, andrai a rubarli per noi. Devo immaginare che non ti dispiaccia, vero?»

Lupin si sentì messo alle strette, come se ci fossero delle mani intorno al suo collo pronte a strangolarlo, di sicuro avrebbe ricevuto il supporto di Albus, ma lo scopo non era certo quello di aiutare i lupi; sperò, con tutte le sue forze, che fosse la cosa giusta da fare per dimostrare fiducia e ottenere così il loro ascolto in futuro.

«No certo che no», rispose tutto d'un fiato, senza più pensare.

«Benissimo, puoi iniziare quando vuoi!»

C'era solo un ultimo problema, aveva mentito, non era mai stato così appassionato di erbologia e le nozioni che aveva appreso, o per lo meno ricordava, erano molto limitate. Conosceva una persona, però, che si era sempre distinta in quel campo, avrebbe solo dovuto trovare tempo e modo di contattarla.

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