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Capitolo 14


La mattina dopo Dora si risvegliò nella camera di Remus, le ci volle qualche minuto per mettere a fuoco l'ambiente circostante e, soprattutto, per ricordare ciò che era successo la sera prima. D'istinto si portò una mano sulle labbra, come se potessero confermarle le immagini che le si erano affacciate alla mente.

Si girò verso Lupin che era già sveglio e seduto sul letto, con lo sguardo perso chissà dove; gli diede un bacio sulla guancia dopo essersi tirata su per raggiungerlo.

«Buongiorno», gli augurò con una dolcezza tale che era impossibile non capire quanto fosse felice.

«Buongiorno, come ti senti oggi?» Le chiese con gentilezza, ma lei aveva già notato qualcosa di strano nella sua espressione.

«Benissimo ovviamente, ma direi che non è lo stesso per te», la delusione si impadronì di lei. Dato che lui non sembrava intenzionato a rispondere si fece coraggio e domandò:

«Vuoi spiegarmi che cosa ti succede?»

Come se si fosse svegliato da una sorta di trance si decise a parlare:
«È stato un errore.»

«A che cosa ti riferisci?» La ragazza aveva già i suoi sospetti ma sperava di sbagliarsi.

«Credo che tu lo sappia benissimo...al bacio.» L'uomo aveva passato la notte a rimuginare, se da una parte provava gioia per ciò che avevano condiviso, dall'altra non poteva fare a meno di sentirsi indegno, un miserabile lupo mannaro che si era preso una libertà che non gli apparteneva.

«Ok e quale sarebbe lo sbaglio?»

Lui si alzò di scatto e si allontanò da lei:

«Dora non fingere di non capire!»

Anche lei seguì il suo esempio e si mise in piedi:

«Sai cosa? Per una volta mi piacerebbe davvero non comprendere niente e di sicuro non avrei voluto sentire ciò che hai detto!»

Era agitata, lui la guardava con i suoi vestiti troppo grandi che la facevano apparire piccola e indifesa; tutto ciò che desiderava era confessarle quanto la trovava bella, prenderla tra le braccia e baciarla di nuovo; solo che non poteva e quella realizzazione lo colpiva dritto al cuore sbriciolandoglielo in mille pezzi.

«Lo penso sul serio», replicò in un sussurro.

Ninfadora era in guerra con se stessa, non sapeva se essere più arrabbiata con lui o addolorata per quelle parole; tentò di calmarsi e di provare a discuterne con calma. Gli si avvicinò e gli prese le mani, lui sussultò ma la donna tenne la presa ben salda, non gli avrebbe permesso di interrompere quel contatto.

«Dammi una sola ragione per cui non dovremmo ripeterlo, credevo che lo volessi anche tu.»

«Qui non si tratta di quello che desidero, ma di ciò che è meglio per te.»

«E pensi di saperlo prof?» Scherzò lei per sdrammatizzare.

«Meriti una persona sana, giovane, che possa provvedere a te e non sono io quell'uomo», abbassò lo sguardo nel pronunciare tali parole, si vergognava così tanto che sarebbe solo voluto fuggire via; le avrebbe regalato il mondo ma a Remus John Lupin non era stata concessa la possibilità di essere una persona normale.

«Non mi interessa, l'unico che voglio sei tu.»
Con uno strattone si separò da lei:

«Non puoi essere seria! Ragiona per favore, sono un lupo mannaro, un pericolo per te e per chiunque mi stia vicino; ci differenziano tredici anni e non riesco a mantenere un posto di lavoro, che futuro potrei darti??» Dora percepiva il tormento che lo logorava, ma era decisa a fargli cambiare idea.

«Credi davvero che mi importi tutto ciò? È da quando ci conosciamo che ti ripeto che non ho paura di te, abbiamo anche affrontato insieme le notti di luna piena, non vedo perché ora dovrebbe essere diverso...»

«E se ti ferissi? Se non fossimo sempre così fortunati? Hai idea di come mi sentirei dopo? E poi non si tratta solo di questo, un conto è essere amici ma come fidanzati presto o tardi diventeresti un'emarginata come me, inizierebbero a provare disgusto nei tuoi confronti solo perché mi hai scelto come compagno; per non parlare del tuo lavoro, cosa direbbero al Ministero di un Auror che decide di vivere al fianco di un mostro? Non è questo che voglio per te!»

La rabbia iniziò a travolgerla, la tranquillità che aveva cercato di mantenere era svanita, così esplose:
«Credi di essere onnisciente vero??! Non puoi decidere per me! Ho mai prestato ascolto a ciò che la gente dice di me? Ho mai dato valore ai soldi? Mi hai mai vista al fianco di un altro uomo? Rispondo io per te, no e lo sai anche tu!!! Sono sempre io, la stessa Dora che conoscevi prima che ci baciassimo! Solo una cosa è cambiata, la gioia che provo, o meglio provavo fino a poco fa, perché ieri sera è stata la più bella della mia vita!»

Remus rimase interdetto da quello scoppio ma si riprese subito:

«Pensi che per me non sia così? Nessuno mi ha mai reso felice come fai tu!»

«E allora perché non mi permetti di continuare a farlo?!»

«Non è giusto Dora! Sarei un maledetto egoista!» Si avvicinò di nuovo a lei, la accarezzò per asciugare le lacrime che avevano iniziato a scivolarle lungo le guance, poi continuò:

«Sei una donna meravigliosa, non posso essere la causa della tua rovina, non me lo perdonerei mai.»

Ninfadora non riusciva a smettere di piangere, quelle parole la ferivano più di quanto avrebbe mai potuto pensare, ma lei non era certo tipo da arrendersi, aveva sempre lottato per difendere i suoi principi e, per l'uomo di fronte a lei, avrebbe fatto lo stesso. Gli prese una mano e se la posò sul cuore:

«Remus come puoi essere così cieco? Non lo senti come batte il mio cuore quando mi sei vicino? Non vedi come sono felice ogni volta che sono con te? Come ti cerco quando rientro dal lavoro o mi alzo la mattina? Come puoi anche solo immaginare che io starei meglio senza di te?»

Lupin sospirò, sentiva un fortissimo dolore al petto, gli era insopportabile guardare la solare e gioiosa Tonks in quello stato per colpa sua.

«Non continuerai a pensarla così, non quando dopo tutti ti giudicheranno e disprezzeranno. È meglio interrompere questa discussione, devi andare da Silente e, in ogni caso, non arriveremo da nessuna parte.»

Fuggì via e Tonks quasi neanche se ne accorse, le faceva malissimo la testa ma non lo avrebbe lasciato andare, gli corse dietro lungo le scale e lo fermò:
«Ti prego aspetta! Dove vai?»

Non si girò verso di lei, stava piangendo ed era decisamente meglio nasconderglielo; cercò quindi di assumere il suo solito tono:

«Ho bisogno di prendere un po' d'aria e tu faresti meglio a prepararti.»

«Questo è quanto hai da dire? Credi che me ne importi qualcosa di fare tardi quando ci sei tu a voltarmi le spalle senza neanche ascoltarmi?»

«L'ho fatto.»

«Sei scappato senza lasciarmi il tempo di finire», la disperazione aveva di nuovo lasciato spazio alla sua determinazione. Dato che si ostinava a non voltarsi si appoggiò alla sua schiena e lo abbracciò:

«Per favore, guardami.»

Era troppo debole in quel momento per poter mantenere la propria posizione, così la accontentò e fu allora che lei capì, era sempre stato abituato a soffocare i propri desideri ed emozioni e non voleva che lei comprendesse quanto soffriva.

«Dora...» le disse in un sussurro, era stremato dopo la notte in bianco e le loro incomprensioni.

«C'è una cosa che devi sapere...io...io ti amo Remus e non smetterò mai di combattere per dimostrarti che sei tu l'unica persona che desidero.» Credeva di poter migliorare le cose con la sua dichiarazione e di farlo crollare ma era in errore, lui sbarrò gli occhi terrorizzato, come se non se lo aspettasse e le rispose:

«Ti passerà, sono certo che sia solo una cosa momentanea, non puoi amare uno come me.»

Si diresse verso l'ingresso, ma prima di uscire lei gli urlò di rimando:

«Ti sbagli se pensi che io sia solo una ragazzina infatuata, non mi arrenderò così facilmente!!!»

L'unica replica che ottenne, però, fu il rumore della porta sbattuta; crollò in terra, i singhiozzi iniziarono a scuoterla in modo irrefrenabile, era la prima volta che si innamorava e insieme alla gioia che poteva regalare quel sentimento aveva anche subito scoperto l'altra faccia della medaglia. Non passò molto tempo che venne avvolta dalle braccia del cugino:
«Vi ho sentiti urlare, che sta succedendo tra di voi?»

«Ci siamo baciati ieri sera...»

«E lui oggi ti ha rifiutata vero?»

Dora alzò la testa per incrociare i suoi occhi, in attesa di una spiegazione.

«È la prima volta che lo vedo avvicinarsi così ad una donna, era amico di Lily a scuola, ma non hai mai guardato nessuna come fa con te; sei riuscita a fare breccia nella corazza che si è costruito, con grande cura, in questi anni, ma per lui è troppo pensare di avere una relazione con te, si ritiene inferiore e immeritevole di qualsiasi tipo di affetto.»

«Ma è una sciocchezza! Ho conosciuto degli uomini prima di lui, ma mai ho provato niente di simile, continuavo a domandarmi perché lo cercassi sempre, o desiderassi tanto la sua approvazione e, ieri, mentre ero con Malfoy, mi è stato chiaro. Io lo amo e non posso sopportare di vederlo autocommiserarsi a quel modo, vale molto di più di quello che crede.» Stava cominciando a riprendere il controllo di sé, come se l'immagine di Remus che passa il tempo a sottovalutarsi le avesse acceso un fuoco dentro.

«Glielo ripeto da quando eravamo due ragazzini, ha bisogno di tempo, ma vedrai che riusciremo a convincerlo.»

«Lo spero proprio.» Rimasero per un po' abbracciati, godendo di quel conforto fraterno che riuscivano sempre a donarsi da quando si erano ritrovati. Dora però aveva un dovere da compiere, ringraziò Sirius e si preparò per andare da Silente e in ufficio.

Poco dopo Lupin rientrò a casa, la sua intenzione era quella di rinchiudersi in camera ma, ovviamente, fu subito intercettato da Black:

«Non così in fretta Lunastorta.»

«Non ho voglia di parlare», gli rispose con un sospiro.

«Benissimo, non farlo, mi ascolterai e basta», l'arte dell'insistenza era una della sue specialità, non si sarebbe certo risparmiato, soprattutto in un'occasione come quella.

Presero posto su due poltrone del salottino, Remus con lo sguardo fisso sul logoro tappeto che copriva il pavimento, come se tentasse di dare un senso ai disegni ricamati ma, quasi del tutto, sfilacciati.

«Quindi l'hai baciata e poi respinta?»

«Bel riassunto, non avrei raccontato in questo modo la dinamica degli eventi, ma sì, è andata così.»

«Ti conosco da una vita, ti ho sempre considerato intelligente e saggio, ma ci sono dei momenti in cui avrei voglia di aprire quella tua testolina dura per vedere che cosa contiene! Finalmente permetti ad una donna di entrare nella tua vita, vi innamorate e tu invece di essere felice la abbandoni in lacrime in un corridoio??!»

Quelle parole riuscirono a far alzare lo sguardo di Lupin in cui era facile leggervi il forte senso di colpa che provava.

«È giovane, è convinta di amarmi, ma presto si renderà conto che non è così e le passerà.» Non faceva altro che ripetere quella litania, non perché ci credesse, ma per autoconvincersi che lo avrebbe dimenticato.

Sirius però scattò in piedi, infuriato:

«Non osare parlare così di mia cugina, non è una ragazzina in piena crisi ormonale, è una donna che sa perfettamente ciò che vuole. Ha sempre accettato il tuo piccolo problema peloso, è stata al tuo fianco quando ne avevi bisogno e non solo nei momenti felici, ogni volta che eri fuori per qualche missione era più agitata del solito; quello che prova non è una cosa passeggera, lei ti ama.»

«Ma merita di...»

«Non dire di meglio! Non dirlo Lupin!» Era raro vederlo in quello stato, anche quando frequentavano Hogwarts non era solito lasciarsi andare a scatti d'ira, ma davanti alla sofferenza di due delle persone più importanti della sua vita, gli era impossibile mantenersi calmo; con la certezza che l'amico non l'avrebbe interrotto, continuò:

«Ascolto da anni questa spazzatura, ora non la tollero più! Credi davvero che Tonks starebbe meglio senza di te? L'hai guardata bene? Era così ferita, l'unica cosa che le ha dato forza è la speranza di riuscire a farti cambiare idea!»

«Ma non posso!!! Potrei metterla in pericolo e in ogni caso rovinerei la sua vita! Nessuno vorrebbe più frequentarla vedendola al mio fianco!» Si sentiva incompreso, fare del male alla donna, che amava più di ogni altra cosa al mondo, non rientrava certo nei suoi piani; credeva che il suo sentimento rimanesse unilaterale, non si aspettava che venisse ricambiato, ma dato che era successo era suo dovere proteggerla.

«Ma non le interessa!!! Gira per il Ministero con i capelli rosa e i jeans strappati, ti sembra una ragazza che dà peso a ciò che la gente dice o pensa di lei? Datevi un'occasione Remus, siamo in guerra e non ci è dato sapere come finirà, le nostre vite sono appese a un filo, non sprecare il tempo che potresti passare al suo fianco.»

Lo guardò sorpreso prima di rispondere:

«Quando parli così mi ricordi James e i monologhi che faceva a Lily per convincerla a diventare la sua fidanzata.»

«Ogni tanto sapeva essere una persona assennata e visto che, purtroppo, non può essere qui con noi, sono costretto a fare anche la sua parte. Sai benissimo che anche loro ti avrebbero voluto vedere felice.» Non riusciva a rimanere adirato con il suo più caro amico per troppo tempo, dopo il suo sfogo, la calma aveva già iniziato a impadronirsi di lui; inoltre il ricordo dei Potter conduceva entrambi in uno stato malinconico ma comunque familiare e confortante.

«Sirius, la amo troppo per permetterle di fare una vita da eremita come la mia, che sia essa corta o lunga.»

«Promettimi almeno che ci penserai.»

«D'accordo, ma non aspettarti un mutamento della mia opinione.»

«Oh vedrai, sono certo che presto o tardi ti faremo capitolare vecchietto!»

«Vorrei ricordarti che lo sei tanto quanto me!»

«Io di sicuro porto molto meglio di te i miei anni!»

Anche se Dora non era scomparsa dai loro pensieri, si erano fatti avvolgere dal clima di serenità che era solita donar loro l'amicizia che li legava. Erano tornati a ridere e scherzare come sempre, mettendo da parte le loro incomprensioni.

Purtroppo, però, per Remus niente era cambiato, era più che deciso a difendere la donna da se stesso. Così iniziò a evitarla in tutti i modi: scambiava i turni con altri membri, fuggiva da una stanza se rischiava di rimanere da solo con lei, non la aspettava più al suo rientro e ignorava ogni suo tentativo di parlargli o di riaprire la vecchia discussione. L'espressione ferita e delusa, che Tonks assumeva ogni volta che la allontanava, lo pugnalava dritto al cuore ma, per quanto desiderasse cedere, era convinto di agire solo per il suo bene.

I giorni passarono, arrivò Marzo e, con esso, il compleanno di Remus. Il passare del tempo gli ricordava, inesorabilmente, il suo stato miserabile nonché gli anni che lo separavano dalla giovane amata. Non aveva voglia di festeggiare, convinto che mancassero i motivi per farlo; ma Sirius non era dello stesso avviso. Quell'anno, le vacanza pasquali, cascavano proprio in quei giorni e Black aveva organizzato una festicciola coi ragazzi.

Ninfadora aveva tentennato fino all'ultimo, non era certa che la sua presenza facesse piacere al festeggiato, sarebbe stato facile trovare una scusa per la sua assenza, ma il cugino aveva insistito fino allo sfinimento e lei aveva ceduto. Era stata al lavoro tutto il giorno e, quando era rientrata, gli invitati avevano già iniziato a bere e mangiare; Molly, come sempre, aveva superato se stessa preparando un meraviglioso buffet.

Rimase per un attimo a osservare il sorriso sul volto di tutti i presenti, era una ricorrenza speciale, ma non era come l'aveva sognata; si era immaginata al fianco dell'uomo che adorava, a ridere con lui, a scompigliargli i capelli e il ciuffo ribelle che si rifiutava di stare al suo posto, a guardarlo, con orgoglio, tagliare la torta, perché lei non lo trovava vecchio e mai lo avrebbe considerato in quel modo; a passargli i regali da scartare e a brindare con entusiasmo, correndo il solito rischio di rompere qualche bicchiere. Invece, si trovava lì, all'ingresso della sala, con uno sguardo vuoto e sola, perché nonostante fosse circondata da amici, era così che si sentiva. Notò come Emmeline Vance si era un po' troppo avvicinata a Remus per fargli gli auguri, lui ricambiava con cortesia i sorrisi della collega ma, anche se non erano neanche lontanamente paragonabili, a quelli che in passato le regalava, non riusciva a non essere gelosa di quelle attenzioni. Era sempre più convinta che fosse stata una cattiva idea presentarsi lì, ma non le fu permesso di fuggire.

«Oh Tonks ben arrivata! Iniziavo a temere che avessi avuto qualche problema in ufficio!» Tutti si girarono verso di lei, anche Remus, che in cuor suo aveva sperato di vederla.

«Nessuno Molly, grazie, solo molto lavoro», rispose fingendo naturalezza.

Si unì ai ragazzi, amava stare in loro compagnia e voleva approfittare della loro presenza a Grimmauld, ma la morsa che le stringeva lo stomaco non accennava a lasciarla libera, così dopo un po', senza dare troppo nell'occhio, si allontanò per prendere aria. Al piano superiore c'era un piccolo terrazzino dove spesso si era ritrovata a chiacchierare con Remus, ma, nonostante fosse portatore di ricordi agrodolci, era più confortante dell'ambiente soffocante dove era stata fino a poco prima. Respirò a pieni polmoni la brezza leggera della sera, tentando di calmarsi, presto Molly avrebbe portato la torta e sarebbe stata troppo evidente la sua assenza.

A un certo punto, però, sentì qualcuno salire le scale, riconobbe all'istante il rumore dei passi dell'uomo che le aveva rubato il cuore e che continuava a tenere in ostaggio, anche contro la sua volontà.

«Immaginavo di trovarti qui», le disse rimanendo dietro di lei, a distanza.

«Hai deciso di concederci una tregua per il tuo compleanno? A proposito, auguri», gli rispose senza girarsi, con un tono che era un misto di rabbia e delusione.

«Non siamo in guerra Dora...»

«Ah no? Mi ignori da quella mattina in cui ti ho detto ciò che provo per te... da allora non ho solo perso l'uomo che amo, ma anche il mio più caro amico...»

«Pensavo che con un distacco netto sarebbe stato più facile», il senso di colpa lo torturava ma credeva davvero in ciò che diceva. A quel punto lei si voltò furente:

«Per chi? Perché io sinceramente non mi sono sentita facilitata! Mi manchi Rem e ogni giorno sempre di più...»

«Anche tu mi manchi...» Era rimasto così sorpreso dalle parole della donna che non era riuscito a frenarsi e a dirottare l'argomento, ma solo a rispondere ciò che sentiva nel profondo.

Gli si avvicinò per posargli le mani sul viso:

«E allora perché non mi permetti di stare al tuo fianco?» Dopo un primo momento di debolezza, però, Lupin si riprese e le abbassò le braccia:

«Sai che non posso, ne abbiamo già parlato.»

«Già..e ovviamente hai deciso tutto tu...Comunque ho un regalo per te e, per favore, non dire che non dovevo...» Lo fermò prima che lui potesse aprire bocca per ribattere.

Gli mise un pacchetto nella tasca della maglione che indossava e, senza dargli il tempo di reagire, gli appoggiò una mano dietro il collo e posò le labbra sulle sue.

Remus sentì le forze abbandonarlo, sarebbe dovuto scappare, ma si lasciò sopraffare dalla gioia dell'essere di nuovo così vicino a Dora e dal desiderio che nutriva nei suoi confronti. Le appoggiò una mano sulla schiena e la strinse ancora di più a sé; li colse una frenesia che non avevano provato la prima volta, in parte dovuta alla lontananza dell'ultimo periodo ma anche al forte bisogno di entrambi di esprimere il proprio amore. La fece indietreggiare, senza perdere il contatto, fino a che non si ritrovò schiacciata tra la parete della casa e il corpo dell'uomo. Una luna, non ancora al suo stadio completo, era l'unica spettatrice di quello spettacolo di fuochi d'artificio, di mani impazienti aggrovigliate tra i capelli che tentavano di accarezzare ogni centimetro di pelle scoperta dai vestiti, di due bocche che, come combattenti, avanzavano lungo il collo avversario, seguendo un percorso invisibile, per imporre la propria supremazia all'avversario. Come sottofondo musicale c'era un alternanza di sospiri impazienti e gemiti di piacere, che seguiva il tempo dettato dai battiti dei cuori dei due amanti, che sembravano aver trovato il loro ritmo. Non erano intenzionati a fermarsi, ma, prima che fosse troppo tardi per tornare indietro, la voce di Sirius richiamò la loro attenzione:

«Remuuuuus!!! Dobbiamo tagliare la torta, dove sei finito?»

Lupin si allontanò da Dora di colpo, lasciando entrambi con una sensazioni di gelo in tutto il corpo, come se fossero stati privati della loro principale fonte di calore.

«Arrivo subito!» Gridò di rimando e sentì Black scendere le scale; l'amico aveva capito che non era da solo, ma con Tonks e preferiva lasciar loro spazio.

Guardò la ragazza di fronte a lui, alla quale aveva promesso protezione, invece era bastato un attimo per rendergli impossibile ogni tipo di resistenza. Cercò di stabilizzare il proprio respiro affannato, per la foga che lo aveva travolto, e poi parlò:

«Mi dispiace...»

«Ti prego, non sopporto queste parole..e non dire nemmeno che non avresti dovuto...»

«Ma sai che è così...»

«L'unica certezza che ho Remus è ciò che sento per te e il dolore che provo ogni volta che mi rifiuti..ma ora va, ti aspettano...» Non osò chiederle di seguirlo, anche se era ciò che desiderava.

Non appena se ne fu andato, Dora si lasciò cadere a terra, le fu impossibile fermare le lacrime che si stavano affacciando ai suoi occhi. Si sfogò per qualche minuto, ma poi si rialzò; era cocciuto, ma amava Lupin e non sarebbe stata contenta di sé se non lo avesse raggiunto. Gli avrebbe mostrato con i fatti che non era disposta a lasciarlo andare senza lottare e che, anche contro ogni rimostranza, era sempre al suo fianco.

L'uomo, come da tradizione, stava giusto tagliando la torta quando vide Ninfadora entrare nella sala, con i capelli e i vestiti di nuovo in ordine, gli occhi asciutti e l'espressione rilassata; più la guardava e più si rendeva conto della donna forte e tenace che era, non si trovava lì per fare la vittima o impietosirlo ma per dargli una dimostrazione, i suoi occhi dicevano "Non mi arrenderò" e, per quanto la sua testa continuasse a credere che dovesse lasciarlo perdere, il cuore nutriva la speranza contraria.

Mantennero per un po' quella connessione visiva, non ancora disposti a perdere quello che avevano condiviso poco prima, poi gli invitati iniziarono a porgere al festeggiato i propri regali e fu per loro impossibile perseverare nel guardarsi.

Quando tutti si furono ritirati per la notte, Remus, prima di addormentarsi, si ricordò di avere ancora un dono da aprire.

Lo recuperò dalla tasca e lo liberò della carta che lo avvolgeva, era un libro: "Persuasione" di Jane Austen, sorrise e iniziò a leggere il biglietto accompagnatorio:

So quanto ami le vecchie edizioni da collezione, così sono andata alla ricerca nelle librerie di antiquariato babbano. Ricordi quando ne abbiamo parlato la prima volta? Ci eravamo appena conosciuti e di certo non avrei mai immaginato che saresti diventato così importante per me. Credo che tu sappia perché abbia scelto proprio questo romanzo, finché avrò fiato in corpo non smetterò di ripeterti che non mi importa di tutti gli ostacoli che potremmo trovare davanti a noi, ti aspetterò e lotterò fino al giorno in cui ci riuniremo proprio come Anne e Wentworth.

Buon compleanno Rem,

Tua Dora

Strinse la lettera e il volume al petto, come se potesse assorbirne tutto l'amore e il calore di Ninfadora; erano due testardi, sarebbe stata dura convincerla ma, proprio per il forte sentimento che provava nei suoi confronti, avrebbe continuato a proteggerla e a tenerla lontano da lui e dalla sua odiata malattia.

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