Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 11

La vigilia dell'inizio dell'anno scolastico era arrivata, Molly aveva deciso di organizzare una piccola festicciola per salutare i ragazzi e in onore della nomina a prefetti di Ron e Hermione. Tutti si erano impegnati per darle una mano, i ragazzi avevano pulito a fondo la sala, Remus e Sirius si erano occupati di montare dei festoni e supportarla in cucina. In realtà Black era abbastanza disastroso come cuoco quindi, per lo più, passava il tempo a disturbare l'amico che invece sapeva cavarsela. Tutti gli anni passati da solo gli avevano di sicuro insegnato l'arte dell'arrangiarsi.

Il tempo volò quel giorno e presto fu l'ora di cena. Arthur e Kingsley rientrarono insieme dal lavoro, seguiti poco dopo da Malocchio.

«Tonks non c'è?» Chiese Alastor con il suo solito tono burbero; si guardava intorno disgustato, tutte quelle smancerie non facevano per lui, ma per una volta aveva deciso di poterlo sopportare.

Sirius cominciò a ridere e gli disse:

«L'ultima volta che l'hai chiesto non era per un buon motivo, è successo qualcosa?» «Dobbiamo definire gli ultimi dettagli per domani.»

«È ancora al lavoro ma è in ritardo, quindi spero davvero che non le sia capitato nulla», intervenne Lupin pensieroso. Aveva preso l'abitudine di controllare spesso l'orario per vedere quanto mancasse all'arrivo della ragazza dal suo turno. Di solito le faceva trovare un caffè o una cioccolata a seconda del momento della giornata in cui tornava, sapeva che lo apprezzava e per lui era una cosa da nulla.

Nel frattempo Tonks, al Ministero, continuava a maledire il suo collega, Dawlish, per averle chiesto di sbrigare alcune pratiche insieme a lui.

«John ne abbiamo ancora per molto?» Gli chiese sbuffando.

«Dai dopo ti offro la cena, che ne dici? Così passiamo un po' di tempo insieme fuori da queste mura», le propose posando la mano destra su una delle sue. Ninfadora la ritrasse subito, l'uomo era abbastanza simpatico, una brava persona, ma lei non era per niente interessata e soprattutto voleva raggiungere gli altri a Grimmauld.

«Ti ringrazio, ma no, ho un impegno. Quindi guardiamo questi ultimi documenti e poi ce andiamo.»

«Cosa c'è? Ti aspetta uno spasimante migliore di me?» Si allungò sulla scrivania con fare provocatorio, si avvicinò al viso della donna e cercò di baciarla. Dora si alzò di scatto, assestandogli un sonoro schiaffo sulla guancia. Era letteralmente rossa dalla rabbia, capelli compresi; aveva rovesciato la sedia ma era troppo infuriata per pensarci, piuttosto che rimetterla a posto l'avrebbe tirata in testa all'uomo che la guardava allibito.

«Non provarci mai più! Pensavo di essere stata chiara con il mio rifiuto, ma a quanto pare avevi bisogno di un incentivo! Dato che il mio turno si è concluso da un pezzo, puoi finire da solo.» Non aspettò una risposta e si precipitò fuori dalla stanza.

«Tonks aspetta, non intendevo....» Provò a fermarla, ma lei ormai non lo sentiva più.

Entrata in casa del cugino, data la gran confusione, nessuno la sentì arrivare, così ne approfittò per salire in camera e togliersi la divisa. I suoi capelli non erano ancora tornati del suo rosa preferito, aveva bisogno di riprendere fiato e calmarsi, preferiva non farsi vedere così.

Si concesse qualche minuto e poi scese nella sala dove fu accolta dall'entusiasmo del cugino:

«Lunastorta hai visto! Non c'era bisogno di preoccuparsi, eccola qua!»

«Sera a tutti, scusatemi per il ritardo.» Rispose lei con un sorriso e guardandosi intorno. Si avvicinò a Black che stava parlando con Remus e Kingsley. Quest'ultimo notò la sua espressione stanca e le domandò:
«Tutto a posto al lavoro? Problemi con Dawlish?»

«No, se escludiamo il fatto che mi è quasi saltato addosso.» Non era del tutto intenzionata a rispondere così, ma l'acido che le saliva dallo stomaco le aveva fatto sputare quelle parole tutte d'un fiato.

«Che cosa?» Il collega sbarrò gli occhi sorpreso.

«Mi ha invitata a cena, ma a quanto pare non voleva sentirsi dire di no. Comunque è tutto a posto King davvero.» Per Remus invece niente era a posto, si sentì ribollire di rabbia, chiuse a pugno le mani che, come era solito fare, teneva dentro le tasche dei pantaloni. Non era certo che si trattasse di gelosia quel fuoco appiccato nel suo petto, di sicuro sapeva che aveva una grandissima voglia di correre al Ministero e prendere a manate quell'essere che si era permesso di toccare Dora. Non stava ascoltando più neanche una parola, la sua testa era troppo impegnata, in bilico tra il dare una lezione all'Auror e accertarsi che la ragazza stesse bene. Fu proprio lei a riscuoterlo da quello stato di tensione, non si era neanche accorto che erano rimasti soli:

«Davvero eri preoccupato?» Lo scrutava con quell'espressione dolce e ingenua che tanto adorava.

«Certo! Eri in ritardo e non ci avevi dato notizie!» Le rispose con troppa foga, lasciando uscire un po' di quella collera che ancora pulsava dentro di lui.

Tonks rimase spiazzata, non riusciva a capire che cosa avesse Remus, non era da lui parlarle così.

«Mi dispiace...ero troppo presa dai documenti che non ci ho pensato.»

Lupin era mortificato, non voleva certo riversare su di lei la sua frustrazione.

«Scusami, non so che mi è preso. Sei sicura di stare bene?»

«Sì certo, credo di aver dato un chiaro messaggio a Dawlish», gli rispose facendogli l'occhiolino.

«Avrai fame, vuoi mangiare qualcosa?» Dora sorrise, ora era tornato l'uomo galante di sempre.

«In realtà non molta, preferirei bere qualcosa.»

«Allora vieni dai», le appoggiò una mano sulla schiena e la condusse verso un tavolino che avevano preparato per l'occasione. Le versò della burrobirra, ma lei non ebbe nemmeno il tempo di iniziare a berla che Bill catturò la sua attenzione e, con un cenno della mano, le chiese di raggiungerlo.

«Credo che voglia presentarti una persona», le disse Remus. Mentre Tonks raggiungeva il ragazzo, Lupin si concesse del tempo per osservarla da lontano: indossava una semplice maglietta viola con delle maniche a sbuffo ma non troppo pompose, una minigonna di jeans a balze e un paio di stivaletti neri con delle borchie. Sembrava una ragazzina in quel momento e non la donna forte e battagliera che aveva visto combattere con grinta. Sorrideva alla nuova arrivata del gruppo, Fleur Delacour, ma senza troppo entusiasmo; non era da lei in effetti, forse qualcosa della giovane Veela l'aveva disturbata. Gli piaceva osservarla, cercare di capire ogni suo cambio di espressione, cosa si nascondeva dietro alla gentilezza che era solita usare. A riprova del fatto che aveva visto giusto, Ninfadora si girò verso di lui inviandogli con lo sguardo una muta richiesta di aiuto, la raggiunse e disse:
«Scusate, devo proprio portarvela via, dobbiamo parlare con Alastor prima che se ne vada.»

«Ma certo, domani farete da scorta ai ragazzi, me ne ero quasi dimenticato», rispose Bill.

Quando si furono allontanati Tonks chiese sottovoce all'amico:

«A te è piaciuta?»

«Intendi il suo fascino da Veela o il resto?»

«Tutto, mi ha guardato dall'alto in basso con una particolare attenzione per i miei capelli. A quanto pare non mi ritiene alla sua altezza», si fermò di colpo per poi proseguire: «Un momento, hai detto Veela? Quindi mi sono persa il momento in cui ti sei incantato come un pesce lesso davanti a lei?» Lo prese in giro Dora che lo guardava con un'espressione di stupore.

«Non essere troppo delusa, non ti sei proprio persa nulla. È solo per un quarto Veela quindi il suo potere è relativo e io sono un lupo mannaro e non lo subisco; in ogni caso, potrà avere da ridire quanto vuole su di te, ma non può reggere il confronto.» La ragazza non potè fare a meno di imbarazzarsi davanti a quel complimento, ma le emozioni che la colsero furono interrotte dall'arrivo, tutt'altro che delicato, di Malocchio:

«Finiscila di chiacchierare Tonks, non ho intenzione di rimanere tutta la notte, quindi muoviamoci a definire gli spostamenti di domani.»

Lei in tutta risposta sbuffò:

«Scusami se ho avuto una giornata pesante e stavo tentando di rilassarmi, comunque andiamo in cucina a discuterne, qui c'è troppa confusione.»

L'ex Auror non era di molte parole quindi in poco tempo comunicò il suo piano a Tonks, forse le sue preoccupazioni erano eccessive ma meglio essere prudenti.

«Oh eccoti Alastor, avevo paura che te ne fossi andato, mi servirebbe il tuo aiuto», gli disse Molly che era appena entrata nella stanza per rifornire i vassoi di cibo; con quello che avevano cucinato gli avanzi li sarebbero durati per giorni.

«Stavo giusto per partire in effetti, di cosa hai bisogno?»

«Oggi sono stata nel salottino e ho notato uno strano scrittoio, potresti dargli un'occhiata?»

«Sì certo», le rispose l'uomo che iniziò a muovere con frenesia l'occhio magico, mentre Dora lo guardava disgustato, non poteva sopportarlo.

«Si tratta di un molliccio», sentenziò prima di chiederle: «Vuoi che vada ad eliminarlo?»

«No no, non preoccuparti, ci penserò io più tardi.»

«Bene allora se è tutto chiaro, io me ne vado. Mi raccomando a voi», disse rivolto a Remus e Tonks.

«Certo, VIGILANZA COSTANTE!» Lo imitò Ninfadora che non perdeva mai l'occasione di prendersi certe libertà con il suo mentore.

«Torniamo di là Rem? Magari riesco finalmente a bere qualcosa in santa pace!»

«Prometto di farti da scorta per impedire a chiunque di distrarti», scherzò lui.

«Mi sembra un'ottima idea!» Lo prese a braccetto e lo portò con sé nella sala.

L'atmosfera era così serena e confortevole che presto Dora dimenticò ciò che era successo, non era tipo da prendersela troppo per certi episodi, ma non sopportava l'arroganza e la presunzione di certi uomini, come se tutto gli fosse dovuto da una donna. Osservava gli amici intorno a sé, suo cugino, i loro sorrisi, la loro voglia di ridere e prendersi in giro; era bello sperare che potesse essere così per sempre. Sapeva che era un pensiero sciocco, la guerra avrebbe presto bussato alle loro porte e, occasioni come quella, sarebbero state sempre più rare, ma in quel momento erano felici ed era tutto ciò che contava. Remus, al suo fianco come promesso, notò il suo sguardo perso; quando era incantata era ancora più bella, ma la curiosità ebbe la meglio e le chiese:

«A che cosa stai pensando?»

«A quanto mi piacerebbe poterli vedere così spensierati ancora per un bel po', senza il peso di ciò che grava su tutti noi. Guarda Sirius, sorride di nuovo come una volta, immagino che da domani non sarà facilissimo per lui senza Harry.»

«I Weasley se ne andranno dato che non ci saranno più i ragazzi, anche se presumo che verranno spesso a trovarci. Tu che pensi di fare? Rimarrai? Sono certo che a tuo cugino farebbe bene la tua compagnia e lo aiuterebbe a pensare di meno alla lontananza del suo figlioccio.»

«Solo a lui?» Si sarebbe morsa volentieri la lingua, come al solito parlava troppo, ma non era riuscita ad evitarlo, aveva bisogno di saperlo. L'uomo in effetti fu sorpreso da quella domanda, ma le posò una mano sulla sua spalla e rispose con sincerità:

«No...In realtà anche a me farebbe molto piacere averti ancora in giro per casa.» A quelle parole un grande sorriso illuminò il volto della giovane che espresse la sua volontà:
«Bene allora rimarrò, ma ad una condizione!»

Remus inarcò un sopracciglio e le chiese:

«Quale?»

«Che tu continui a viziarmi con caffè e cioccolata!»

«Ti ho abituata male eh?!»

«Per quanto mi riguarda direi benissimo!!!» Scoppiarono a ridere entrambi prima di unirsi al gruppo di amici, poi Lupin le sussurrò all'orecchio:

«Prima non ho risposto, ma sarò felice di continuare a prendermi cura di te.» Dora rimase senza parole, lo guardò girarsi per parlare con i ragazzi e rimase per un attimo ad ammirare quel sorriso che ogni volta la faceva rabbrividire. Non aveva mai incontrato un uomo come lui, protettivo e sempre pronto a farla sentire coccolata.

Fu Ginny a distrarla, la abbracciò per poi esprimerle i suoi sentimenti:

«Mi mancherai un sacco da domani! Natale sembra così lontano!»

«Oh piccola, anche tu, ma ovviamente ci scriveremo e magari riusciremo a incontrarci a Hogsmeade!» Le rispose restituendo la stretta.

«Sarebbe fantastico!» Esclamò Hermione che a sua volta si era inserita tra le braccia di Tonks.

«Dovete prometterci di stare attenti, con le orecchie sempre ben aperte e lontano dai guai! E questo vale per tutti!»

«Dora ha ragione, inutile nascondervi che le cose si complicheranno, quindi mettetevi in contatto con noi per qualsiasi necessità», aggiunse Remus.

Sirius non amava i saluti, era sempre spavaldo ma non era fatto per gli addii, soprattutto non in momenti come quelli, in cui avrebbe di nuovo dovuto separarsi dal figlioccio appena ritrovato, così interruppe quel momento di raccomandazioni e gesti affettuosi:

«Direi che si è fatto tardi, è ora che andiate a letto.» Nessuno avrebbe voluto farlo, non si sentivano stanchi, piuttosto eccitati per il ritorno in quel luogo magico che tanto amavano, ma seguirono comunque il consiglio e salirono nelle loro camere. Anche Black, che di solito rimaneva alzato fino a notte fonda, preferì rintanarsi nella sua stanza, aveva bisogno di restare un pò da solo.

Dopo che tutti gli invitati se ne furono andati, Ninfadora, Arthur e Remus si misero a riordinare la sala.

«Arthur, Molly dov'è?» Chiese la ragazza dato che non la vedeva da una mezz'ora buona.

«Era in cucina fino a poco fa, ma poi è voluta andare nel salottino ad occuparsi di un molliccio.»

Delle urla provenienti dal piano di superiore li fecero sobbalzare.

«Molly!» Esclamò semplicemente il marito.

Corsero da lei e la trovarono in terra davanti al corpo senza vita di Ron, che piangeva e senza la forza di reagire.

«Riddikulus!» Urlò Lupin senza aspettare neanche un secondo.

Nel frattempo tutti i ragazzi erano accorsi ma Arthur preferì dare tempo e spazio alla moglie per calmarsi, così li fece tornare a letto.

Remus intanto le si era avvicinato per confortarla e la donna si buttò tra le sue braccia:

«Devo sembrarvi una sciocca, faccio parte dell'Ordine e non so neanche distruggere un misero molliccio», frignava senza ritegno.

«Andiamo Molly nessuno lo pensa, può capitare a tutti un momento di debolezza», cercò di calmarla l'uomo.

«Non posso permettermelo Remus, devo essere in grado proteggere la mia famiglia!»

Lupin le alzò il viso per guardarla negli occhi e, con fermezza, le disse:

«Lo sei, sei di grande supporto per i tuoi figli e Arthur e lo sarai sempre. Quando arriverà il momento di combattere, sono certo che sarai all'altezza. Asciugati le lacrime e fai un bel respiro, non è successo nulla.»

«Grazie, grazie davvero. Credo che andrò a dormire, è stata una giornata pesante.»

Tonks aveva seguito tutta la scena con gli occhi colmi di ammirazione per come l'amico avesse gestito la situazione; mamma Weasley le passò accanto e la ragazza, posandole una mano sulla spalla, la incoraggiò:

«Cerca di riposare, ne hai bisogno. In ogni caso Remus ha ragione, sei una mamma fantastica.» Le diede un bacio sulla guancia prima di lasciarla andare, poi insieme a Lupin si diressero verso le loro stanze.

«Buonanotte Dora», le augurò mentre stava aprendo la porta. Lei però si fermò e gli chiese:

«Hai sonno?»

«A dire il vero non molto.»

«Dai allora entra, non mi sento ancora così stanca, parliamo un po'.»

«Certo.»

Si sedettero sul letto, uno di fianco all'altro, le schiene appoggiate ai cuscini e le gambe distese di fronte a loro.

«Hai la camicia zuppa», la ragazza prese la bacchetta e, con un incantesimo silenzioso, gliela asciugò.

«Grazie, non ci avevo fatto caso.»

«Perché pensi sempre agli altri prima che a te stesso. Sei stato fantastico con Molly.»

«Non credi che sia stato troppo duro?» Teneva la testa bassa, come se si sentisse in difetto.

«Che cosa?? Remus John Lupin guardami in faccia!» Lui si voltò spiazzato dalla voce autoritaria di Ninfadora, che continuò: «Devi smetterla di colpevolizzarti. Sei stato affettuoso e fermo, era quello di cui aveva bisogno! L'hai rincuorata e tranquillizzata.»

Lui non rispose, la guardava meravigliato, non si capacitava di come ci riuscisse, di come in un attimo con le sue parole fosse in grado di spazzare via il suo tormento. Tonks gli accarezzò una guancia, era sempre così pronto a fare di tutto per gli amici, in quel momento era intenzionata a essere lei la spalla di cui aveva bisogno. Voleva incoraggiarlo a parlare, a lasciarsi andare, ma lui fece di meglio: prese la sua mano e vi posò sopra un bacio, così delicato che sembrava quasi che avesse paura di poterla rompere. La sensazione delle labbra di lui, a contatto con la sua pelle, le diede una scarica elettrica che le attraversò tutto il corpo; niente a che vedere con il disgusto che aveva provato poche ore prima davanti al misero tentativo di Dawlish. Si rese conto, senza saperlo, di bramare con tutta se stessa che lui la sfiorasse ancora in quel modo; era così diverso dagli abbracci che di solito si davano, c'era qualcosa nel modo in cui l'aveva toccata e poi guardata da farle desiderare che lo rifacesse ancora e ancora. Remus non riusciva a staccarsi dalla sua mano, così la posò sulle coperte ma la tenne stretta.

«Sei magica», le disse. Tonks, troppo nervosa per riuscire a trattenersi dal ridere, scherzò:

«Sì beh, questo lo sapevo.»

Lupin però non sorrise, al contrario, la sua espressione era estremamente seria:

«Non sto parlando delle tue abilità.» Alzò la mano che era intrecciata alla sua e gliela pose sul petto, quindi continuò: «La tua vera magia è qui», poi la spostò sulla tempia e disse: «E qui»; sfiorò le sue labbra per ripetere: «E qui», infine indicò la sua mano: «E qui». Lei lo guardava affascinata, con la gola secca e la parlantina, che la contraddistingueva, sparita; aspettò che lui riprendere il suo discorso:

«Hai un cuore immenso, leale, capace di grande affetto; sei intelligente, giusta e, anche se a volte rischi di chiacchierare troppo, sei di sicuro una grande oratrice, ma soprattutto sei di grande sostegno per le persone che ti sono vicine. Ogni volta che qualcosa mi turba o fa star male, tu hai la capacità di farmi tornare il sorriso e nessuno ci è mai riuscito così facilmente. Ecco che cosa intendo con magica.»

«Io...io non so cosa dire...» Aveva gli occhi lucidi, si mordeva il labbro inferiore per evitare di piangere, non ricordava di essere mai stata così tanto apprezzata in vita sua. Remus era stato sincero, non era mai stato bravo ad esprimere ciò che sentiva o pensava, ma voleva che lei sapesse quanto era speciale e non solo per lui.

«Ecco questo è molto strano.» Scoppiarono a ridere, poi Dora si decise ad esprimere ciò che le frullava per la testa:

«In effetti c'è una cosa che vorrei chiederti.. Quando sono rientrata dal turno e ti ho domandato se ti eri davvero preoccupato, mi hai risposto in maniera troppo dura, sembravi arrabbiato, come mai?»

L'uomo tirò un forte sospiro, come se dovesse prepararsi a ciò che aveva da dire:
«Lo ero... per quello che ti era successo...»

«Ti riferisci a Dawlish?» Remus non la guardava, ma poteva capire l'intensità dei suoi pensieri da come le stringeva la mano.

«Sì...anche se non ci conosciamo da molto, credo che tu abbia capito che ci tengo a te...non mi piace che qualcuno possa infastidirti o ancor peggio recarti sofferenza...»

«Sto bene Rem, davvero, ero solo innervosita ma non è successo nulla», voleva tranquillizzarlo ma lui sembrò non ascoltarla:

«Meriti di più...meriti qualcuno che sappia amarti e apprezzarti per il tuo grande valore, proteggerti e confortarti quando ne hai bisogno, non che ti forzi come ha fatto quel viscido!»

Serrò la presa attorno alle dita di Dora, era impossibile non percepire la sua rabbia, ma per quanto la ragazza apprezzasse ciò che le aveva detto e il suo volerla difendere dai pericoli, non era intenzionata a farlo crogiolare in quei sentimenti negativi. Con la mano libera iniziò ad accarezzargli quella intrecciata alla sua, cercando di farlo rilassare, poi gli posò la testa sulla spalla prima di parlare:

«Non ho mai visto nessuno prendersi a cuore un mio problema in questo modo, non che non abbia avuto amici sinceri o presenti, ma tu sei decisamente il migliore! Non devi preoccuparti però, so cavarmela e soprattutto non è niente di importante. Abbiamo passato una bella serata, non ci ho più pensato e, sinceramente, ora preferirei godermi il tempo insieme a te.»

Lupin riuscì a tranquillizzarsi e si appoggiò a lei, ma senza rispondere altro. Se qualcuno fosse entrato in quel momento di sicuro avrebbe trovato uno spettacolo interessante: un uomo e una donna, con un'evidente differenza d'età, i capelli rosa di lei a contrasto con quelli castani e striati di grigio di lui, le mani ancorate tra di loro come se temessero di perdersi, i vestiti colorati e giovanili di lei che si scontravano con quelli lisi e dai colori sbiaditi di lui, il viso a cuore di Dora e gli occhi luminosi che spiccavano su quello segnato e con l'espressione di chi ha sofferto molto di Remus. Il giorno e la notte, o meglio ancora il sole e luna, ecco ciò che sembravano; ma c'era una forza invisibile che sembrava unirli e attirarli l'uno all'altro, un qualcosa di indefinito, a cui non sapevano dare un nome, ma che, come un bisogno vitale, volevano assecondare.

Iniziò a regnare il silenzio, ma non era pesante, anzi confortevole; si erano già detti così tanto che non avrebbe avuto senso sprecare altro fiato. Piano piano iniziarono entrambi ad appisolarsi, l'un l'altro cullati dai fievoli rumori dei loro respiri, in una sintonia così perfetta da sembrare una melodia musicale.

A un tratto Lupin riaprì gli occhi, fece per alzarsi e lasciare Dora a riposare ma lei lo trattenne. Si sdraiò senza neanche guardarlo e lo tirò per invitarlo a fare altrettanto:

«Resta ti prego...» Gli disse con un filo di voce. Remus non si aspettava una richiesta del genere, ci pensò per un po'; l'ultima volta che era successo se ne era pentito per un giorno intero, ma poi lei lo abbracciò, posando la guancia sul suo petto e colmandolo di tenerezza. La decisione era stata presa, come sempre Dora aveva avuto la meglio sul suo raziocinio e gli aveva permesso di addormentarsi con un enorme sorriso sulle labbra.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro