11. E adesso?
"Siamo arrivati." Annuncia mio padre e subito dopo scende dalla macchina venendomi ad aprire la portiera per farmi scendere. Sentire il rumore dei passi e non poter vedere chi mi sta camminando attorno è una sensazione del tutto nuova e destabilizzante, non riuscire a percepire un pericolo o un ostacolo mi rende molto insicura ma è una cosa a cui dovrò abituarmi.
Una mano si poggia sulla mia spalla e posso immaginare sia mio padre, stava al mio fianco per indirizzarmi verso l'entrata, quando sentii uno sbalzo di temperatura capii che eravamo entrati nella struttura ospedaliera.
"Signorina, ora andiamo in direzione per capire che infermiera era nel turno in cui è accaduto l'episodio. Lei deve provare ad identificarla dalla voce, è pronta?" Il nodo che mi stringeva la gola da giorni ormai, si strinse ancora di più. La situazione non è semplice e quello che stavo per fare avrebbe messo in pericolo me e anche una famiglia che non centrava nulla nei miei problemi. Spero solo che non succeda nulla e che la sicurezza che ci hanno promesso ci sarà realmente.
"Salve, siamo della polizia. Abbiamo un mandato per ritirare i video di sorveglianza degli ultimi 5 giorni e l'elenco dei turni dei vostri dipendenti." La voce dell'agente è molto calma e rassicurante, non riuscirei ad attribuirgli un viso solo tramite la voce, è veramente difficile decifrare qualsiasi cosa alla cieca, la vista assieme all'udito è il senso più indispensabile per un essere umano e non potere più vedere quello che mi circonda è una sensazione orribile.
"Certo, un'attimo solo." Una donna, credo sulla quarantina sentendo il tono di voce, ci invita ad attendere iniziando a premere velocemente i tasti della tastiera davanti a lei. Quando mi ritrovo a mente libera i ricordi iniziano a navigare nella mia testa in modo insistente, quasi tagliente, quello che ho vissuto ha il che dell'incredibile, mai avrei potuto immaginare che Josh mi avrebbe giocato una trappola del genere.
Nel frattempo lui e suo padre se la stanno passando chissà in che parte dello stato, se non del mondo, e tristemente, probabilmente potrebbero riuscire a farla franca.
"La ragazza era nel reparto B5 giusto?" La donna del centralino ci interroga e i miei genitori acconsentono con un fievole 'si'. Cerco con le mani un appoggio, inizia a girarmi la testa e mi sento disorientata, d'altronde non sono affatto abituata a questo stato di vita. Davanti a me le mie mani toccano una superficie fredda e ruvida, deduco sia il bancone del centralino. Mi appoggio di peso ed inizio a sentirmi un po' meglio, una mano mi tocca la schiena e qualche carezza mi trascorre dal collo a metà busto.
"Andrà tutto bene, ne sono sicura." Mia madre dopo l'accaduto mi ha presentato un volto di se che mai avrei pensato le appartenesse, si stava dimostrando così apprensiva e vicina che quasi non la riconoscevo, si era completamente stravolta.
"Perfetto, ci siamo." La donna fa un sospiro e percepisco che si sia alzata dalla sedia, la stampante si attiva e immagino stia stampando l'orario del personale in servizio nei giorni in cui sono stata ricoverata. Poi succede tutto in fretta, mi sento strascinare verso una direzione ignota e, con l'ansia che cresce dentro di me, prendo consapevolezza del fatto che quando la troverò metterò a repentaglio anche la vita di una donna che non c'entra nulla con il caos che si è radicato nella mia vita. Continuo a camminare e spero solo che andrà tutto bene.
"Il reparto si trova qui a destra, noi vi aspettiamo qui fuori. Può andare con sua madre o suo padre, decida lei, oppure con entrambi." L'agente ci invita ad entrare nel reparto, ci farà entrare da soli e immagino sia per non creare disagio all'interno di un posto fragile come questo. Cerco di farmi forza, faccio un respiro profondo e inizio a camminare accompagnata dai miei genitori, con la speranza che brucia nel mio petto.
In questi giorni , dopo l'incidente, mi sono resa conto di moltissimi aspetti della vita che non avevo considerato e anche che i soldi non permettono di avere tutto, la vista non mi verrà donata per Natale ne tantomeno per il compleanno, non so se riuscirò a vedere di nuovo e la cosa mi spaventa.
Un calore afoso mi travolge, assieme all'odore di farmaci che non mi mancava affatto, continuo a camminare seguendo i miei genitori fino a quando una voce richiama la nostra attenzione.
"Scusate! Posso esservi utile?" Una voce grossa e quasi cavernosa mi distrae dai miei pensieri, stavo per credere fosse un uomo.
"È lei?" Mia madre mi cinge la vita e sussurra al mio orecchio, quindi capisco si tratta di una donna. Accenno un leggero 'no' con la testa e sospiro, per quanto possa provarci non sarò mai sicura di riuscire ad individuare la persona giusta.
"No grazie, anzi guardi, abbiamo solo sbagliato reparto. Ci scusi per l'intrusione." Mio padre cerca di dileguarsi senza dare nell'occhio ma proprio quando pensavo di aver perso l'occasione mia madre interviene.
"Anzi si, abbiamo bisogno di un aiuto." Trattengo il fiato, se le dicesse la verità rischieremmo di trascinare un'altra persona in questo casino, incrocio le dita e spero abbia una scusa pronta da presentargli. "Vede... mia figlia la scorsa settimana è stata ricoverata in questo reparto e una sua collega è stata molto gentile con lei e vorremmo... diciamo, ringraziarla ecco." Ricomincio a respirare regolarmente, ho iniziato ad odiare le menzogne da quando Josh ha iniziato a mentirmi su qualunque cosa, ma in questo caso è l'unico modo per non ferire nessuno.
"Oh capisco! Mi dica il nome e vi dico subito chi l'ha seguita." Molto gentilmente si mette a nostra disposizione.
"Vediamo..." Inizia a sfogliare dei fogli, credo sia la mia cartella clinica. "L'ha seguita la signora Carmen, ma ahimè, è da un paio di giorni che non si presenta a lavoro. Non ha avvertito nessuno del motivo, io la sto sostituendo, non so dirvi altro. Se volete posso darvi il suo indirizzo." Il panico mi trafigge. Se non si è più presentata a lavoro potrebbe esserle successo qualcosa, potremmo non riuscire a salvarla e avrei una persona innocente sulla coscienza. Usciamo correndo dal reparto con l'indirizzo tra le mani, i poliziotti ci vengono incontro e gli spieghiamo quello che abbiamo scoperto. Poi partiamo velocemente alla ricerca di quella donna, sperando non sia troppo tardi.
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