don't worry baby
I giorni passarono e presto arrivò quello della partenza. L'auto lussuosa parcheggiata fuori dalla villetta era ferma da ormai dieci minuti mentre Noel era spiaccicato nelle braccia del padre.
Dopo un pianto disperato da parte del minore con i migliori occhi dolci che aveva in repertorio e qualche spinta forzata da padre l'auto riuscì a partire.
Il viaggio durò circa un ora e con grande delusione di Noel che voleva riposare, sfinito dalla notte insonne, si ritrovò in un aeroporto.
L'autista lo segui per tutto il tragitto fino al fare dove tirò fuori due biglietti e s'imbarcò con lui te ne solo sempre d'occhio. Sull'aereo provò numerose volte a farlo mangiare ma il piccolo non ne voleva proprio sapere di cibo e mise a tacere l'uomo con una semplice frase dai toni di una falsa gentilezza "mi scuso per tutti i miei rifiuti,ma sa, se mangio rischio di vomitare e il mio nuovo padrone ci vedrebbe entrambi impresentabili e non credo sia questo il suo compito"
L'accompagnatore si ammutolì immediatamente.
Arrivarono a Mosca in tarda serata e l'enorme palazzo vetrato che si trovò davanti il più piccolo lo lasciò senza parole, il suo Alpha doveva essere veramente ricco. Girarono il palazzo enorme trovandosi davanti a poco meno di un kilometro di giardino, ed in fondo ad esso c'era una villetta bianca con un grande porticato.
Il suo accompagnatore lo lasciò insieme alle valige all'entrata della villa dove lo raggiunse un uomo dai capelli mossi e neri che coprivano leggermente gli occhi neri pece che riconobbe come l'amico di suo padre, il suo Alpha: Viktor Volkov.
L'uomo gli tese la mano a cui appoggiò giusto la punta delle dita facendosi condurre nella grande sala con due divani in pelle nera, illuminata dalla debole luce di una lampada alta. La moquet era verde scura, le pareti grigie, la grande biblioteca in legno scuro su un lato, la tv enorme e leggermente ricurva al centro e sull'altro lato un armadio due scalinate, una verso il basso e l'altra verso l'altro con un lungo corridoio superiore visibile sempre sui toni scuri.
Lo fece accomodare sul grosso divano con un leggero inchino mentre il più piccolo ringraziava con un leggero cenno del capo e un dolce sorriso sulle labbra. I loro sguardi e i loro movimenti erano molto formali.
L'Alpha si sedette sull'altro divano messo ad angolo con l'altro, con il busto leggermente girato, a guardare Noel con le gambe vicine, la schiena dritta, il mento alto , sorriso finto perennemente sulle labbra e le mani chiuse a pugno con le nocche sulle ginocchia.
"Da ora in poi sarai il mio Omega, sei anvora piccolo non farò niente, ma voglio il massimo rispetto e poi metteremo in chiaro i tuoi compiti. Tuo padre mi ha detto che ti piace il design e la moda - il piccolo annuí- nello studio al terzo piano c'è di tutto per i tuoi hobby e se me lo chiedi puoi prendere un libro dalla biblioteca" intanto Noel aveva strizzato gli occhi, il suo era un sogni non un semplice hobby.
Avrebbe dovuto rinunciarvi, da bravo omega. In una sola settimana aveva appreso molte delle rinuncie da fare in quanto ultimo scalino della società.
Non avrebbe più potuto vedere suo padre, se sarebbw sopravvissuto poi, non avrebbe potuto avverare i suoi sogni e avrebbe dovuto sottomettersi al suo Alpha e addio alla sua libertà.
La faccia era perfettamente storpiata in una perfetta smorfia ma gli occhi verdissimi lo tradivano luccicando per le lacrime in procinto di uscire.
Quando se ne se ne accorse, il maggiore si alzò istantaneamente trovandosi con la stessa posa rigida davanti al ragazzino, gli portò un dito sotto l'occhio raccogliendo la lacrima che gli sfuggí.
"Non preoccuparti piccolo"
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