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18

"SONO A CASA" urlo chiudendo alle mie spalle la porta d'entrata.

Non sento nessuna risposta, perciò presuppongo che sia a casa da sola.

Mi dirigo verso la cucina e trovo un bigliettino appoggiato sulla tavola.

'Siamo andati a fare la spesa, se quando leggi questo biglietto, noi non siamo ancora arrivati, è colpa di tuo padre :)'

Apro il microonde e ci trovo il cibo che ha cucinato mia madre prima di andarsene, così lo prendo e lo appoggio sul tavolo, per poi cominciare a mangiare come un lupo affamato.

Dopo aver finito, mi reco in camera per poter studiare un po' chimica, in modo da prendere una sufficienza alla fine dell'anno.

É passata mezz'ora da quando ho cominciato a studiare e il mio telefono squilla.

Guardo lo schermo e rispondo immediatamente.

"Ehi bella bionda!" esulto.

"Da quanto tempo eh?" dice lei.

"Anche troppo, già mi mancavi!" rispondo "Beh dimmi tutto" dico io giocando con la penna che ho in mano.

"In realtà volevo solo sapere se avessi chiesto ai tuoi se possiamo andare alla tua casa al mare"

"Quando sono tornata a casa, non c'era nessuno. Sono andati a fare la spesa" le rispondo, fissando una mia foto con Rose sopra la parete. "Appena tornano, glielo chiederò. Faremo una bella gita al mare, finalmente. Mi manca un sacco quel posto! Giuro che te ne innamorerai anche tu!" affermo convinta.

"Ne sono sicura, spero solo di staccare un po' la mente da qui. Con tutte queste verifiche, sento che la testa mi potrebbe scoppiare da un momento all'altro" si lamenta "Comunque, che stai facendo?" chiede lei.

Guardo le mie unghie poco curate "In realtà stavo studiando, ma vedo che sul libro c'è scritto di prendere una pausa e fare un giro in centro" scherzo.

"Beh, che ne dici se per una volta dai retta a quella frase?" domanda, ma senza aspettare nessuna risposta "Stesso autobus e stessa ora, mi raccomando sii puntuale" dice lei sbrigativa, per poi staccare la chiamata.

Vado immediatamente in bagno, per farmi una doccia veloce e subito dopo corro verso la fermata, per non rischiare di perdere l'autobus.

"Dove vai?" chiede Mike mentre sta entrando dalla porta di casa.

"A fare un giro in centro" dico io afferrando una barretta al cioccolato dalla cucina, per poi correre verso la porta.

"Fa la brava" si raccomanda mentre sale le scale.

"Sempre!" gli rispondo uscendo di casa.

Vado verso la fermata e aspetto che venga l'autobus, mentre cerco le cuffiette nella mia borsa.

Appena le trovo le collego al telefono e comincio a sentirmi un po' di musica.

Mi siedo sulla panchina e attendo l'autobus si decida a venire.

"É libero?" sento quasi come un sussurro, poi mi giro verso il suono e tolgo la cuffia dall'orecchio.

Appena mi volto vedo un ragazzo della mia età, dagli occhi color nocciola e i capelli quasi sul biondo.

"Come?" domando, cercando di capire cos'abbia detto.

"Posso sedermi?" chiede indicando il posto sulla panchina.

"Certo" gli sorrido mentre mi sposto, per fargli fare un po' di spazio.

Attendiamo insieme l'arrivo dell'autobus e nel mentre continuo ad ascoltare la mia playlist.

"Come ti chiami?" sento dire.

Mi giro e incontro nuovamente quegli occhi scuri e profondi.

"Alison" sforzo un sorriso.

Perché questa corriera non si decide ad arrivare?

"Piacere, Jack" si presenta.

Annuisco e sorrido per cortesia.

"Quanti anni hai?" chiede lui ancora.

"Diciotto"

"Oh, e aspetti qui l'autobus? Non dovresti avere la patente o qualcosa del genere?" domanda confuso.

Ma perché la gente non sa farsi gli affari propri?

"Si, non l'ho ancora presa" rispondo acida.

Che vuole da me?

"Tu invece quanti anni hai?" domando io questa volta.

"Ventuno" risponde sorridendomi.

Allora mi prende in giro?

"Oh, e aspetti qui l'autobus? Non dovresti avere la patente o qualcosa del genere?" ripeto la sua stessa domanda.

Scoppia immediatamente a ridere e mi guarda come se fossi pazza "Stavo solo scherzando, solo che è strano vedere che una ragazza come te prende ancora la corriera" fa spallucce.

"Beh, tu non puoi dire niente! A ventun anni spero di averla già presa e di non ridurmi come te" dico non guardandolo nemmeno in faccia.

"Oh, non intendevo questo" dice ancora guardandomi "dico solo che una ragazza bella come te, è strano che prenda la corriera"

Mi volto verso di lui "Che vorresti dire con questo?" chiedo confusa.

"Dico solo che solitamente le ragazze belle hanno sempre un passaggio o almeno un ragazzo che le accompagni" risponde.

Finalmente vedo in lontananza la corriera che si sta avvicinando.

"Beh, peccato allora io non abbia un ragazzo" dico alzandomi dalla panchina.

Faccio segno all'autobus di fermarsi e mette subito la freccia per potersi fermare dove sono io.

"Quindi vogliamo rimediare?" chiede lui mettendosi accanto a me.

L'autobus si ferma davanti a me e mentre apre le porte lo guardo dritto in faccia "Sinceramente no, le ragazze come me hanno bisogno di un ragazzo che le porti in giro con la loro auto" mi guardo in giro ironicamente per cercare la sua macchina "A quanto vedo non ce l'hai" concludo per poi salire sull'autobus.

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Capitolo un po' corto, ma di passaggio! 

Per ora nella vita di Alison non è successo niente di esaltante, ma aspettate i prossimi capitoli e vedrete che tutte le cose che vi sono sembrate banali e scontate torneranno tutte a galla e formeranno una storia che non vi aspettavate di leggere :) 
Ho in mente molte cose, ma non voglio prolungarmi di più. 
Un bacio!

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