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Edgar (9)

- Avete i risultati che mi mancavano? - fece l'italiano.
- Sì, ecco a lei - gli porse dei fogli, colmi di informazioni analitiche, aggiungendo: - e aveva ragione: i corpi hanno ricevuto delle violenze post mortem -
- Questo ci conduce ad una pista in discesa -.
Il militare se ne andò e Castelli poté leggere attentamente il referto.
"Ecchimosi su tutto il corpo delle vittime, impresse con violenza seppur utilizzando oggetti non taglienti, di piccolo diametro. Tuttavia, ciò è stato stabilito dall'analisi delle colorazioni presenti nelle foto che sono state scattate ai cadaveri appena dopo rinvenuti; non è infatti ancora possibile stabire con precisione la dinamica né l'espansione degli ematomi.
Sono state rinvenute dalle ultime analisi alcune tracce di amobarbital e acenocumarolo, che meno di un anno fa non furono nemmeno cercate, poiché nessuno si soffermò ad analizzare con cura il corpo mutilato di ogni vittima, ragionando sulla possibilità che queste fossero state ferite solamente dopo il decesso.
L'amobarbital è un derivato barbiturico, che seda la vittima completamente, ma l'azione viene potenziata dalla presenza di sostanze come: caffeina, teofillina, alcol, antistaminici o steroidi (cortisone compreso). È possibile che abbia quindi fatto bere alla vittima un caffè o un tè (contenente teofillina in quantità non trascurabili) e le abbia indotto un sonno volontario per poi torturarla da viva, ucciderla e deturpare il cadavere.
L'acenocumarolo è un anticoagulante indiretto derivato dalla cumarina, utilizzato presumibilmente per infierire sulla vittima senza che il sangue fosse in grado di richiudere i danneggiamenti; oppure per accelerare l'effetto dell'altro farmaco somministrato, forse perché in una situazione delicata che necessitava di una certa velocità. Questi prodotti sono facilmente reperibili per chiunque abiti o lavori nei pressi di un ospedale.
Per concludere, la lettera che ci ha mandato è stata scritta sicuramente da Edgar Mason in persona, a detta dei nostri migliori grafologi".

Mia moglie mi stringeva a sé. Dormiva ancora, e il suo calore occupava i miei ventricoli. Sentivo una fitta incessante incalzare e rimbombare nella mia testa. Scelsi di prendere un antidolorifico; magari uno di quelli che avevo accuratamente riposto nella valigetta per ogni tipo di evenienza.
Prudentemente, scivolai fuori dalle coperte. Anche quella notte ebbi incubi, obliati dai fiori effimeri della vita. Camminai fino al soggiorno. Notai distratto che pioveva.

- Signori, stiamo giungendo al termine. Sapete tutti cosa dovete fare, no? - Castelli diede un colpo col palmo della mano sulla spalla del Maresciallo Kurt, che si spaventò e tirò un sospiro.
L'investigatore italiano lo fissò serissimo e aggiunse: - Mi auguro che nessuno di voi sbagli -.
Con insolenza sottesa, guardò il militare inglese di massimo grado, che gli aveva fornito per l'arresto quattro uomini tremanti e alle prime armi. Lo chiamò in parte.
- Senta, quel Kurt mi sembra l'ombra di sé stesso. E guardi... Come si chiama? Marlinson! Tiene la pistola al contrario nel fodero. Io, le ho chiesto personale che intimorisca un assassino... -.
- Signor Castelli, gli altri si sono rifiutati e, sinceramente, non posso biasimarli -.
- Bah, veda un po' lei. Voglio Edgar qui entro tre ore, chiaro? -.
Annuì.

Mi sentivo meglio. Scesi le scale e mi recai a prelevare la posta. Trovai qualcosa di raccapricciante: una carta dei tarocchi.
"Io... Non capisco"
Scrutai intorno a me. Cercai ogni dettaglio che potesse farmi capire se vi fosse qualche individuo nascosto.
Neanche un gatto.
Il cartoncino lucente figurava la "Ruota della Fortuna". Rientrai affogante nel timore che quel bastardo potesse fare del male a me o mia moglie. Corsi in camera.
Kate stava ancora dormendo. Stupenda.

- Siamo fuori dall'abitazione del soggetto. Aspettiamo ordini. Passo - riferì Kurt.
- Attendete ancora un attimo. Passo - rispose il comandante dell'operazione, ma Lorenzo gli strappò dalle grinfie il ricetrasmettitore: - Entrate senza blitz. Suonate il campanello e sbrigatevi -.
Kurt rimase incredulo all'istruzione del detective: - S-suoniamo il campanello e basta? Ma lui è un assassino... -.
- Lui è un serial killer. Non uccide palesandosi, né tantomeno gruppi di uomini armati -.
- Oh, bè, ha ragione... -.
- Ecco, si sbrighi! -.

Il campanello suonò. Mi alzai dal divano. "Che vogliono a quest'ora?" chiesi tra me e me. Aprì la porta.
Era un ufficiale inglese che sorrideva a trentadue denti.
- Signor Mason? -.
- Sono io, perché? -.
- Ho una notizia che credo le interesserà parecchio -.
Continuava imperterrito a tenere quel ghigno sul volto.
- Mi dica -.
- Sappiamo chi è Edgar -.

- Incredibile! Castelli l'ha capito? -.
- Eh già. Vuole sapere a chi ci ha rincondotto la deduzione del genietto italiano? -.
- Certo! Mi dica - ero su di giri, tuttavia non potevo dimenticare l'educazione - ma prego, si accomodi -.
- No, tranquillo. Fra poco me ne ritorno in Questura. Comumque, il pluriomicida seriale che abbiamo incastrato è il suo collega Alex -.
- A-Alex... Ma come...? -
- Castelli ha optato per le spiegazioni alla fine, non ha rilasciato una parola neanche ai nostri. Voglia scusarmi, ma è già ora che me ne rietri a lavoro -
- Certo, si figuri. La ringrazio -.
"Per dieci minuti in più, pare tanto preoccupato..." osservai mentre la figura si allontanava.

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