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L'ascensore del TSH

"Ciao sfigatella"

Sbarro gli occhi e mi volto: se mi fossi resa conto che lui era dentro, non avrei mai corso per fiondarmi nell'ascensore.

"A che piano vai?" mi chiede con un ghigno mentre le porte si chiudono.

"Al secondo" sussurro e tiro un sospiro di sollievo quando lo vedo pigiare il tasto due. Cerco di farmi più piccola schiacciandomi nell'angolo a sinistra, ma sento il suo sguardo fisso sulla mia schiena.

Sussulto, l'ascensore si muove verso il basso.

"Stiamo andando a meno due, non ti sei accorta che l'ascensore andava in basso quando l'hai chiamato?" chiede con tono ironico.

"Non l'ho chiamato, l'ho visto aperto al piano e sono entrata" rispondo con un filo di voce.

"Allora guardami e ascoltami bene, ora arriviamo a meno due e mentre vado a prendere il mio cellulare in auto, tu tieni bloccate le porte e mi aspetti, ok?" dice puntandomi l'indice con tono minaccioso.

"Ok" dico deglutendo e voltandomi di nuovo verso le porte.

L'ascensore si apre sul garage. Mi passa accanto dandomi una spallata e si avvia nel buio.

Chiuditi veloce, sussurro, e il mio cuore sembra un tamburo mentre schiaccio più volte il tasto del secondo piano.

"Ehi!" lo sento urlare.

Tiro un sospiro di sollievo e mi appoggio al pannello dell'ascensore.

Domani, a mensa, vedrò come salvarmi dalla sua vendetta, rifletto portandomi una mano al petto nel tentativo di rallentare i battiti che sento pulsarmi fino in gola.

Sussulto quando l'ascensore si ferma. Guardo il pannello di controllo. È illuminato il tasto meno uno. Non capisco. Le porte si aprono e lo rivedo ansimare con le mani piantate ai lati. 

"Io davvero mi chiedo come tu faccia a essere così ...così... ingenua. Ti ho detto di aspettarmi! Ora ci tocca risalire e poi mi riaccompagni giù" dice entrando.

Sento un nodo in gola e gli occhi pizzicarmi, ma non voglio piangere davanti a lui.

Non capisco cos'ho fatto di male per trovarmi in ascensore con Alex, il figo bullo del TSH.

Cioè, lo so cos'ho fatto di male: non ho capito che lui era dentro.

Sono di nuovo nell'angolo e spero che mi vengano ad aiutare, solo che a quest'ora dubito che ci sia ancora qualcuno in giro in questo benedetto studentato.

Sento il suo respiro alle mie spalle. Forse potrei urlare. Sì, lo faccio. Appena si aprono le porte  giuro che, se non mi lascia andare, urlo.

MUOOOUUUUO è il rumore che fa l'ascensore bloccandosi.

Mi volto e ci fissiamo per un tempo che mi sembra infinito, poi guardiamo i pulsanti.

Lo vedo spingere più volte il tasto del secondo piano, ma non si illumina.

"Non ci credo, si è bloccato, porti pure sfiga" mi accusa scuotendo la testa.

"Non è possibile, prova a pigiare di nuovo!" mi avvicino ai pulsanti dell'ascensore ma continuano a restare spenti, anche se li pigio tutti.

Sento mancarmi l'aria e provo a inspirare ed espirare con calma, come mi hanno insegnato in questi casi.

"Non ti starà venendo un attacco di panico, stai tranquilla" mi dice sbarrando gli occhi e mettendomi una mano sul braccio.

Faccio cenno di no con la testa e mi allontano appoggiandomi di nuovo al pannello dell'ascensore.

"Dammi il cellulare" mi dice.

"Non ce l'ho" rispondo continuando a inalare aria e mettendomi le mani nelle tasche della vestaglia per controllare di nuovo.

"Come non ce l'hai?" chiede sussultando.

"No, ero in camera di Alessia a studiare, non mi serviva" grido portandomi una mano alla gola.

"Altra sfigatella come te" dice scuotendo la testa.

"Solo perché Alessia non l'ha data al tuo amico non significa che siamo delle sfigate, smettila di chiamarmi così" gli dico mettendomi le mani sui fianchi e sfidandolo.

Lo vedo portarsi entrambe le mani al viso.

"Prendi il tuo, no?" gli dico.

"Guarda che stavo scendendo a recuperarlo in macchina, se tu mi avessi aspettato, ora lo avremmo" mi accusa di nuovo.

Lo osservo seria.

"C'è il tasto dell'allarme, premiamolo" propongo.

Guarda la pulsantiera e preme. Nessuna risposta. Riprova, niente.

"Non va" dice poggiandosi anche lui al pannello accanto a me, poi ci fissiamo di nuovo.

"Dai, magari qualcuno si accorgerà dell'ascensore bloccato" dico con una vocina che mi stupisce.

"Certo, all'una di notte, ascensore lato D, il più utilizzato del TSH" risponde ironico mettendosi a sedere sul pavimento dell'ascensore.

Resto in piedi e fisso le mie pantofole.

"Scusa, siediti no?" mi dice, ma in risposta lo guardo torva e mi volto di spalle continuando a controllare il mio respiro.

***

Sarà passata almeno mezz'ora da quando siamo intrappolati qui dentro, così mi siedo anche io e porto le ginocchia al petto abbracciandole, inizio anche ad avere caldo.

"Ma tu... te ne vai in giro per il TSH in pigiama e vestaglia?" mi chiede squadrandomi.

"Ti ripeto che ero da Alessia a studiare, non volevo certo fare il giro turistico dei piani" rispondo e mi volto a guardarlo sentendolo ridere.

Mi chiedo come possa uno così carino essere anche così infame... o meglio, cattivo, come mi mostra il suo sguardo in questo momento.

"Tu? Eri a una festa?" gli chiedo scorrendo lo sguardo sulla sua camicia bianca aperta sul collo.

Gliel'ho chiesto non perché mi interessi, ma per provare a farlo rilassare un po'.

"Ero a cena con una tipa" dice fissandomi.

Mhmm mugugno.

"Che c'è, perché fai quel verso?" dice aggrottando la fronte.

"Non ti ci vedo a corteggiare una" dico ripensando a tutte le voci che ho sentito su di lui.

"E chi ti dice che la stessi corteggiando?" ride.

Faccio spallucce.

"Ma tu non puoi di certo capire, chi ti si fila, non che tu non sia carina, ma stai sempre a studiare" dice sprezzante.

"Siamo qui per questo" rispondo seria.

"Beh, potresti anche lasciarti andare un po' ogni tanto, non trovi?" mi stupisco del suo tono gentile.

"No, ho troppe cose da fare, non posso pensare alle cavolate" ribatto convinta.

"Scommetto che non sei mai uscita con nessuno" ora mi sta provocando, lo intuisco dal suo sguardo.

"Guarda che ho quasi diciannove anni, certo che sono uscita con qualcuno, solo che ora non ho tempo per queste cose" non capisco nemmeno perché mi sto giustificando con lui.

"Beh scommetto che..." si interrompe perché la luce nell'ascensore si è spenta.

Resto immobile e strizzo gli occhi, spettandomi il peggio, ma non accade nulla, oltre al fatto che siamo al buio.

"Alex, cosa facciamo? Io ho paura!" chiedo sentendo che lui si è alzato e riprova a spingere i tasti.

"Non so Marghe, non so che fare" risponde chiamandomi con il mio diminutivo, non sapevo nemmeno che conoscesse il mio nome.

"Proviamo a urlare? Magari qualcuno ci sente" propongo alzandomi anch'io in piedi.

"Ok, al mio tre" dice lui "uno, due, tre" ...

"Aiutooo, aiutateci, l'ascensore è bloccato, aiutooooo" le nostre voci si sovrappongono confuse.

Smettiamo di urlare, ma non sentiamo nessuna voce risponderci.

Mi rimetto a sedere e sento che lui fa la stessa cosa: ne percepisco il calore accanto a me.

"Potremmo cadere?" gli chiedo pensando al peggio.

"No Marghe, stai tranquilla, il sistema di sicurezza non lo permetterà" dice sicuro di sé.

"Beh, studi Ingegneria meccanica, mi voglio fidare" gli dico mesta.

"Tu studi Lettere, vero?" mi chiede.

"Sì, Lettere Moderne, con Alessia abbiamo preparato una tesina sul linguaggio poetico di Pavese, la dobbiamo consegnare domani mattina, se riusciremo a uscire da questo trabiccolo" dico mettendo la testa tra le mie braccia piegate sulle ginocchia.

"Certo che ne usciremo, non ti preoccupare" mi immobilizzo sentendo che mi ha messo un braccio intorno alle spalle e mi sta tirando verso di lui. Dovrei allontanarmi, invece, appoggio la testa sul suo petto e inspiro il suo profumo.

"Sicché Alessia non c'è stata con Tony?" chiede di soppiatto "e lui che dice di sì, domani mi sentirà, quel bugiardo" dice ridendo.

"Se non è per Alessia, allora perché ci bullizzate?" gli chiedo arrabbiata, cercando di allontanarmi dal suo petto, ma lui mi trattiene.

"Stai scherzando vero? Guarda che abbiamo quasi venti anni e siamo contro i bulli! Voi fate le sostenute! Non ci salutate, vi voltate dall'altra parte o peggio ci guardate dall'alto in basso, vi comportate come manici di scopa ogni volta che ci incrociamo in sala studio" dice sbuffando.

"Non è vero, non ci comportiamo come manici di scopa" dico ridendo e strusciando il viso sul suo petto.

"Ah no? Allora dimostramelo, domani sera andiamo a fare l'aperitivo tutti insieme in piscina, vediamo se riuscite a essere un po' più socievoli. Lo dici ad Alessia a Barbara e a quell'altra, che non mi ricordo come si chiama, io lo dico a Tony, Francesco, e Marco. Ok? prometti" mi dice.

"Angela, si chiama Angela. Va bene, guarda, giuro che ci veniamo se mi tiri fuori da questo coso" rispondo chiudendo gli occhi.

"Purtroppo non posso fare niente, se non sperare che si accorgano che è bloccato" dice lasciandomi un bacio sulla testa, mentre lo sento annusare i miei capelli.

Mi scosto, puntandogli le mani sul petto "Non starai esagerando con le tue attenzioni?" gli dico ora consapevole delle sue mosse.

"No, Marghe, voglio solo tranquillizzarti" risponde serio.

Scuoto la testa e mi appoggio di nuovo al pannello ma lontano da lui.

"Perché volevi che ti aspettassi quando eravamo giù in garage?" gli chiedo voltandomi verso di lui.

"Vuoi la verità?" dice dopo un po' con un tono che mi sembra trasudi imbarazzo.

"Sì" rispondo.

"Però non lo dire a nessuno" ...espira forte e poi prosegue "avevo paura: quel posto mi fa rabbrividire ogni volta che parcheggio l'auto. Se non fossi costretto a lasciarla lì, non ci andrei neanche sotto tortura" sembra sincero da come lo dice, ma resto in silenzio incredula... cioè... Alex che ha paura di qualcosa. Non me l'aspettavo, davvero.

"No, non lo dico a nessuno, tranquillo" gli rispondo sventolandomi con la mano, inizio ad avere molto caldo.

"Non pensi che inizi a fare caldo qua dentro?" gli chiedo.

"Sì, Marghe, ma stai tranquilla, non è a tenuta stagna" mi dice con un tono dolce "Dobbiamo solo pazientare un po' e vedrai, presto ci tireranno fuori" aggiunge.

Mi asciugo una lacrima che non riesco a trattenere, tiro su con il naso.

"Che fai piangi? Stai tranquilla, ci tireranno fuori presto" dice avvicinandosi e lasciandomi una carezza sulla guancia.

"No, piango perché ti sono grata, se non ci fossi stato tu qua dentro a calmarmi chissà cosa mi sarebbe accaduto, nella migliore ipotesi sarei morta per un attacco di panico" rispondo asciugandomi una nuova lacrima.

"Bene, sono contento di essere stato utile a qualcuno" dice serio e lo sento avvicinarsi ancora di più al mio viso, mi avvicino anche io...

...ci scuotiamo e ci guardiamo intorno rapidi: si sono accese le luci e l'ascensore si sta muovendo. Ci alziamo in piedi e, nell'istante in cui le porte si aprono, Alex mi prende per mano e mi trascina fuori.

Siamo fermi sul pianerottolo e guardiamo confusi l'interno dell'ascensore, e non so perché lo faccio, ma allungo le braccia intorno al suo collo e lo stringo forte, lui mi stringe a sua volta dondolandomi a destra e a sinistra.

"Visto, qualcuno ci ha voluto bene e si è sbloccato da solo" dice ridendo.

Rido anche io, poi ci guardiamo in silenzio.

"Senti Alex, che dici, ti accompagno giù in garage a prendere il cellulare prima di tornarmene in camera? Ma prendiamo le scale, eh, non mi importa se ho le pantofole!" gli dico guardandolo negli occhi e sorridendogli.

Lo vedo annuire e osservo una sorta di luccichio nei suoi occhi, gli sorrido di nuovo e ci avviamo verso le scale.

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