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QUALCOSA DI MERAVIGLIOSO

-Questa chi è?-
Domandò Lucy, fermandosi ad ammirare il monumento della regina d'oro. C'erano ancora i vecchietti di prima che stavano seduti poco più avanti, ma non sembravano aver fatto caso a nulla.

-Lei è chiamata regina d'oro, o regina del mondo antico-
Disse Zeref affiancandola per ammirarla insieme alla bionda.

-Mondo antico?-
Domandò nuovamente Lucy che inclinò il capo alla sua destra.

-Credo che con "mondo antico" si riferiscano a ciò che c'era secoli fa, ma è solo una leggenda, nessuno sa se è vissuta davvero-
Le spiegò mio fratello, rendendo ancora più curiosa la ragazza.

-Mi piacerebbe saperne di più-
-Purtroppo non c'è nulla di scritto-
Lucy corrugò la fronte e fece un piccolo broncio. La trovai abbastanza tenera.

-Avete altre leggende?-
-Una più strana dell'altra-
Lucy sorrise a Zeref e mise le mani unite in segno di preghiera.

-Me le raccontereste? Non conosco nulla di questo posto se non da quante assi di legno è composta la casa in cui ho abitato-
-Abbiamo un lungo viaggio da fare, saremo felici di raccontartele-
Detto ciò, riprendemmo il cammino verso il caro macchinone nero di nostro padre e quando arrivammo a destinazione ci trovammo una multa bella salata per come Zeref aveva parcheggiato. Guardammo mio fratello, che teneva il piccolo pezzo di carta tra le dita e restava a fissarlo.

-Beh, i soldi non ci mancano...-
Cercai di sollevargli il morale, trovandomi una sua occhiataccia.

-Lanciati ancora fuori da una macchina in movimento e giuro che la prossima volta ti faccio volare io-
-Hai ragione, scusa, non dovevo. Però ero di fretta-
Fece un lungo respiro, cercando di calmarsi.

-Sali-
Senza obiettare entrai in macchina, pure gli altri presero posto e Lucy restò in braccio a Erza. In verità le trapassava le gambe, difatti Lucy le chiese più volte se le facesse impressione, ma la scarlatta non sembrava per niente turbata, anzi, si divertiva anche ad ammazzare il tempo a passare le dita attraverso la sua schiena.

-Ho un idea!-
Esclamai ad un certo punto mentre guardavo i ragazzi seduti sui sedili posteriori.

-Ovvero?-
Mi chiese Gajeel.

-Se Lucy non ci può toccare, perché non troviamo un modo per trasferirla in un altro corpo? Non dico un cadavere, sia chiaro-
-Tipo Al di Fullmetal Alchemist?-
Domandò Gray e io mi voltai con un sorrisetto sulle labbra. La trovavo un idea meravigliosa, degna di me.

-E vorresti ritrovarti senza un arto?-
Il mio sorriso vacillò alla seconda domanda di Gray.

-Oddio, non credo che possa accadere. E' solo un manga...-
-Eppure un tizio ombroso ci ha appena minacciati di farci patire sofferenze e morte per aver liberato un fantasma dalla sua magia di imprigionamento. Molto realistico, vero?-
-Gajeel, non farmi passare anche tu per idiota per le mie idee, grazie-
Mi voltai a guardare la strada, indignato. Almeno io avevo avuto una bella idea.

-Chi è Al?-
Chiese Lucy a nessuno in particolare.

-E' un ragazzo che abita dentro un'armatura-
Le spiegò Gray in poche parole, lasciandola un po' confusa.
-Non è scomodo?-
-No, perché la sua anima è dentro essa e quindi è come se fosse il suo corpo-
-Preferirei mille volte restare così come sono...-
Okay, la mia idea forse faceva pena.
La prima tappa fu casa di Erza, che scese dalla macchina e ci chiese di aspettarla. Pensammo che facesse veloce, e in un certo senso era così nonostante i quindici minuti.

-Okay, sono pronta!-
Tutti la guardammo con la fronte aggrottata e senza riuscire a spiccare parola. Oltre ad aver messo un abito primaverile di colore blu, si era portata dietro ben dieci valige e aveva anche gli occhiali da sole, come se stesse andando in vacanza. Non era una novità per noi che si portasse dietro così tanta roba, ma ciò che mi lasciò più stordito fu il tempo che ci mise a fare tutte le valige. Solo io ci mettevo trenta minuti a farne due?

-Ecco... Erza...-
Cercò di parlare Gajeel.

-Non credo che ti serviranno a molto...-
-Scherzi? Sono di vitale importanza!-
-Conosco molto bene quella valigia con i gattini-
Disse Gray indicandola.

-E non credo proprio che portarsi dietro degli smalti per le unghie sia di vitale importanza, tanto meno tutte le scarpe col tacco che hai in quella rossa e in quella nera-
Erza serrò le labbra e si voltò per rientrare, borbottando qualcosa sul fatto che noi uomini non capivamo nulla. Pochi minuti dopo tornò indietro e si mise le mani sui fianchi.

-Contenti?-
Sbuffò Erza per poi salire in macchina, ma Zeref non partì.

-Non ti porti nulla?-
Domandò Gray, facendo venire un tic nervoso a Erza.

-Non vedi che ho una katana?-
-A scusa, questo cambia tutto...-
Disse il corvino ironico mentre io lanciai un'occhiata verso Zeref, che partì subito. Meglio non aggiungere altri, altrimenti ci avrebbe fatti volare tutti dalla macchina.
Avevo degli amici molto strani, e anche se ne ero consapevole da anni continuavo a meravigliarmi.
Seconda tappa: Casa di Gray. Non avevo idea di che scusa avesse usato per giustificare un'assenza che sarebbe potuta durare benissimo mesi, e per di più con la consapevolezza di quale ruolo aveva a casa Fullbuster. Visto che avrebbero sicuramente voluto vedere qualcuno di responsabile, Erza e Zeref lo accompagnarono e io volli andare con loro, visto che sarebbe partito per causa mia. Entrammo nella grande villa in campagna, lasciando in macchina Gajeel con Lucy. Come sempre trovavo quella casa la più fresca tra tutte quelle in cui sono entrato, e per un amante del caldo come il sottoscritto non era il massimo, soprattutto in inverno. Gray andò a cercarli ovunque, chiamandoli, fino a quando non arrivò alla conclusione che manco i domestici erano in casa.

-Cosa mi porto?-
Ci domandò Gray, una domanda che forse avremmo dovuto pensarci da subito.

-In effetti non ci abbiamo pensato-
Disse Zeref prendendosi il mento tra le dita.

-Visto che non sappiamo come possa essere quel mondo, escluderei di portarci dietro carte di credito o troppi soldi. Dubito che abbiano la nostra moneta-
Finì mio fratello, facendomi riflettere su più argomenti.

-E come faremo una volta lì? Mica possiamo rubare-
-Forse no, ma...-
Gray si allontanò correndo su per la scalinata di marmo. La odiavo, ci sarò scivolato almeno una decina di volte. Dopo un paio di minuti tornò da noi con un sacco tintinnante e ne aveva approfittato per mettersi dei pantaloni neri con una maglietta grigia a maniche corte sotto la felpa bianca.

-Possiamo barattare questi con soldi-
E lo aprì, mostrandoci dei gioielli.

-Ma Gray, quelli non sono di tua madre?-
Domandò Erza, ma il corvino lasciò perdere con un gesto della mano.

-Ne ha tanti, e poi glielo dirò prima di andarcene-
-Allora faremo altrettanto-
Dissi rivolgendomi per di più a Zeref, che annuì.

-Sì, barattare sarà la cosa migliore. Speriamo che i nostri gioielli valgano altrettanto anche lì-
-Pensarci ora non ci risolverà nulla, lo scopriremo poi. Ciò a cui dobbiamo davvero pensare è a cosa inventarci con i miei e i vostri genitori-
Gray compose il numero di sua madre sul cellulare e aspettò una risposa, sentendo solo la segreteria. Tentò con suo padre e al terzo squillo sentimmo la sua voce.

-Sono in riunione, che vuoi?-
Gray fece una smorfia per il tono annoiato e disinteressato di suo padre. Mise il vivavoce, in modo che potessimo sentire tutti le sue parole.

-Quando tornate a casa? Vi devo parlare...-
-Non aspettarci, tua madre è andata all'ultimo dall'altra parte del paese per una conferenza mentre io ne avrò ancora per molto. Se mi devi dire qualcosa dilla adesso, altrimenti non avrò più tempo per ascoltarti-
Fece un grosso respiro. Se prima non aveva idea di che scusa inventarsi, adesso sembrava fregarsene di qualunque cosa.

-Me ne vado-
-Vai dove vuoi, basta che dici ai domestici quando torni-
-Non hai capito, me ne vado del tutto-
Dall'altra parte del telefono ci fu un breve silenzio.

-Gray, devo assolutamente rientrare in riunione, quindi ti conviene dirmi se mi stai prendendo per il culo o meno-
-Pensala come vuoi. Puoi anche riattaccare o stare a sentire quello che ho da dirti-
-Gray...-
La sua esitazione fece innervosire Gray, che strinse il telefono tra le mani.

-Ho capito, è più importante quella stupida riunione. Tanti saluti a te e alla mamma, che si è sprecata tanto ad avvisarmi del suo viaggio all'ultimo minuto. A no, aspetta, non lo ha fatto!-
E riattaccò, rosso in volto per la rabbia.
Erza gli mise una mano sulla spalla e gliela strinse appena.

-Se ne accorgeranno che il lavoro non è tutto-
-Certo, come no... Peccato che sia troppo tardi-
Lasciò il telefono sul tavolino di vetro in sala e si mise seduto sul divano con una penna in mano e un foglio di carta. Restò fermo a pensare per qualche secondo, poi la sua mano iniziò a muoversi.

"A voi, madre e padre. Come sapete ho lasciato casa, non stavo scherzando, e se sarà per sempre lo saprà solo il destino. Non vedetela come un intralcio dai vostri doveri, tanto cercarmi sarà inutile e come vedete ho lasciato il mio cellulare a casa. Non sarò da solo, con me ci sono Natsu, Erza, Gajeel e Zeref e non patiremo la fame. Starò bene, sicuramente molto meglio di quando stavo qui, in casa o per i campi senza di voi, così impegnati che non vi sprecavate neanche a dirmi dei vostri impegni improvvisi se non vi cercavo io. Mentre sto scrivendo questa lettera continuo a guardare il cellulare nella speranza che tu, padre, mi chiami e mi dica di non muovermi da casa e che stai per tornare indietro per avere una spiegazione sulla mia scelta, ma a quanto pare le tue riunioni sono sempre prima di tutto. Il viaggio che sto per intraprendere va oltre ogni vostra credenza, per questo non vi dirò altro. Spero che queste parole non siano le ultime che dovrò dirvi, e che in futuro vi possa rivedere ancora e sperare in un cambiamento.
Dal vostro unico figlio, Gray"

Una lacrima cadde sul suo nome, sfocandolo. Si asciugò velocemente la guancia destra e si passò le dita sotto gli occhi.

-Okay, possiamo andare-
Prese il sacchetto con i gioielli che aveva appoggiato sul tavolo e uscimmo.

Gajeel e Lucy si accorsero dello stato d'animo di Gray, ma non vollero andare a indagare per dargli spazio, cosa che sicuramente avrà apprezzato. Durante il tragitto verso casa mia, nessuno disse nulla al riguardo se non l'idea di barattare i gioielli con il denaro che avevano nel luogo dove saremmo andati.
Varcato il cancello della nostra residenza, neanche facemmo in tempo a uscire dall'auto che nostro padre uscì di casa con il volto rosso dalla rabbia. Non lo avevo mai visto così arrabbiato in tutta la mia vita.

-Natsu Dragneel!-
-Oh oh, è proprio incazzato-
Mi fece notare inutilmente Gajeel.

-Grazie per avermelo detto, non me n'ero proprio reso conto-
Sospirai e uscì dall'auto. Anche i ragazzi uscirono con me, compresa Lucy che mi stava guardando con preoccupazione. Le rivolsi un sorriso per rassicurarla e andai ad affrontare mio padre.

-Cosa diamine ti è saltato per la testa? Ti rendi conto cosa potrebbe causare il tuo gesto? Anni di lavoro con gli Strauss per nulla! Lavoro che avresti dovuto mandare avanti tu stesso sposando Lisanna e mantenere anche la sua eredità!-
-Questo è il tuo lavoro, non il mio-
La mia risposta lo lasciò sbigottito per qualche secondo, poi scosse il capo e si portò le dita alle tempie.

-Sei solo spaventato per tutte queste responsabilità, ed è comprensibile...-
-No, hai frainteso. Non voglio sposare nessuno e tanto meno fare questo lavoro. Non è la vita che voglio intraprendere-
-Non dire sciocchezze! Tu hai un futuro che chiunque sognerebbe!-
-Ma non io!-
La mia voce lo sovrastò, lasciandolo senza parole.

Lo sorpassai e andai verso casa per prendere qualcosa per il viaggio. Zeref e Gajeel mi seguirono a ruota, ignorando nostro padre che stava fermo con lo guardo basso e ferito, o forse deluso, ma questo a me non importava.

-Natsu, tesoro...-
Mia madre venne da me e mi prese la mano. Non riuscì a guardarla negli occhi, quindi ritrassi la mano e andai verso camera mia.

Tolsi l'abito da cerimonia e mi vestì di un paio di pantaloni neri, una maglietta bianca e una giacca rossa, la mia preferita. Presi qualche gioiello di famiglia che sono stati donati a me e li misi in un sacchetto. Poi, dopo aver guardato la mia cameretta per un'ultima volta, chiusi la porta alle mie spalle e mi appoggiai ad essa. Gajeel mi stava aspettando sul corridoio vestito con pantaloni grigi e maglietta nera, senza nulla da portarsi dietro se non i suoi guanti con le borchie sulle nocche. Zeref arrivò poco dopo con la sua parte di gioielli e vestito anche lui abbastanza scuro, con pantaloni di un grigio così chiaro da sembrare bianco e una felpa lunga di colore nero. Arrivati in salone mia madre fece per parlarmi ancora, cercando di attirare l'attenzione mettendosi davanti alla mia traiettoria.

-Ti prego, parlami-
Almeno a lei dovevo delle spiegazioni. Accennai un sorriso e lasciai che le sue mani presero le mie, senza più ritrarle.

-Saresti felice se io lo sono?-
Era una domanda apparentemente stupida, visto che si trattava di mia madre.

-Ma certo tesoro-
-Allora lasciaci andare via-
Fece un passo indietro per lo stupore, mentre i suoi occhi verdi smeraldo incontravano i miei.

-Cosa vuoi dire?-
Balbettò lei, poi guardò Zeref alle mie spalle e si avvicinò anche a lui.

-Zeref... Te ne vuoi andare anche tu?-
Lui annuì, poi la strinse in un abbraccio.

-Terrò d'occhio il mio fratellino per te, madre. Non dovrai avere paura di nulla-
Sciolse l'abbraccio e la sorpassò. Gajeel abbassò il capo in segno di rispetto mentre mia madre lo guardava con le lacrime agli occhi.

-Gajeel...-
-Non riuscirò mai a ringraziarvi per avermi dato una casa, signora Dragneel. L'unico modo che conosco per dimostrare quanto abbiate fatto per me è stare accanto a suo figlio ovunque lui voglia andare, come se fossi la sua ombra-
-Non dire così... non ditelo! Non potete andare via!-
Quel tono disperato e strozzato dal pianto mi faceva male al cuore, sempre di più a ogni parole che usciva dalle sue labbra esili.

-Se vi succedesse qualcosa io non saprei cosa fare!-
Si portò le mani al volto e iniziò a singhiozzare. Non vedendoci dire nulla, continuò a parlare.

-Almeno ditemi quando vi rivedrò e dove andrete, vi prego!-
-Dove andremo lo ignoriamo, come ignoriamo il nostro ritorno-
Gli disse a fatica Zeref, anche lui sofferente per quello che stavamo facendo a nostra madre. Uscì di casa dopo aver messo i miei fidati sandali e mi trovai gli occhi di mio padre sui miei. Aveva uno sguardo freddo, degno di lui. Distolsi lo sguardo dal suo e a testa alta lo sorpassai.

-Igneel! Dannazione, dì qualcosa!-
Urlò mia madre appena uscì anche lei di casa con gli occhi gonfi e rossi.
Mi fermai e mi voltai verso l'uomo che aveva manovrato la mia vota fino ad oggi, curioso di vedere cosa avrebbe fatto.

-Natsu, Zeref...-
Iniziò a parlare con un tono calmo.

-Sapevo da tempo che questa non è la vita che volevate, ma l'ho ignorato-
Fece una breve pausa, dedicandola a guardarci con più attenzione.

-Ho ignorato così tante cose... Ma ora non voglio ignorare quello che state per fare. Cosa ti ha spinto a cambiare idea così all'ultimo, Natsu? La paura del matrimonio? Il lavoro? Parlami, figliolo-
Feci un debole sorriso e guardai Lucy prima di rivolgermi nuovamente a mio padre.

-Premonizione, destino, chiamalo come vuoi. Io la chiamo Lucy-
L'uomo corrugò la fronte e lanciò un'occhiata alla ragazza bionda. Mia madre affiancò suo marito e guardò anche lei lo spirito, curiosa di capire chi fosse. Lucy mi affiancò e abbassò il capo, come aveva fatto Gajeel.

-Se dovete essere arrabbiati con qualcuno, siatelo con me. E' colpa mia se vostro figlio ha scelto di andarsene-
-Ma... perché? E' questo che continuo a non capire. E tu chi saresti?-
Domandò mio padre. Lucy alzò il capo e si mise le mani lungo il ventre.

-Mi chiamo Lucy Heartfilia, e come dice vostro figlio sono la causa di tutto quanto. Purtroppo non possiamo darvi un motivo sulla partenza, ma posso dirvi che Natsu è un ragazzo speciale e che mi ha salvata da una prigionia durata da troppo tempo. Dove stiamo andando è a casa mia, un luogo di cui non ho più memoria-
I miei genitori erano così confusi e pieni di domande che non sapevano neanche da quale iniziare, poi, dopo svariati balbettii, mia madre riuscì a parlare come si deve.

-Ti hanno rapita e lui ti ha salvata?-
Lucy accennò un sorriso mesto.

-Più o meno-
-E come può portarti in un luogo che non ricordi?-
Domandò mio padre con la fronte aggrottata e Lucy indicò il cielo con l'indice, lasciandoli ancora più perplessi.

-Le stelle ci guidano ovunque noi vogliamo andare, lo hanno sempre fatto-
Si vedeva molto chiaramente che avrebbero voluto replicare su quello che aveva detto, ma non avevano idea neanche loro di cosa dire. Era ora di andare, quindi lanciai un'occhiata ai miei amici e mio fratello, che annuirono.

-Madre, padre, perdonateci per non essere riusciti a ereditare come volevate l'eredità dei Dragneel, ma sono sicuro che se riusciste a comprendere quello che stiamo facendo riuscirete a provare soddisfazione-
Zeref sorrise appena e i suoi occhi si fecero lucidi.

-E' vero, potremmo stare via giorni come potrebbero essere anni, ma l'importante è che sappiate che noi torneremo-
Mia madre avanzò a grandi passi verso me e Zeref e ci abbracciò, tenendo a fatica altre lacrime che minacciavano di scendere nuovamente lungo le guance. Avrei voluto piangere anche io con lei, ma mi limitai a stringerla così forte da non volermene separare.

-Vi amo così tanto-
Mormorò alle nostre orecchie, mentre ci accarezzava la guancia.

-Ti amiamo anche noi-
Dissi con gli occhi lucidi e una voce più acuta, pronta al pianto. Sciogliemmo l'abbraccio e si allontanò di qualche passo. Incontrai gli occhi scuri di mio padre, decisamente cambiati da poco prima. Li trovavo più docili e apprensivi, come dovrebbero essere sempre stati, ma questo suo cambiamento non mi fece né caldo, né freddo.

-Chiedi scusa da partemia agli Strauss, grazie-
E mi voltai, affiancato da Zeref e Lucy mentre Gajeel, Gray ed Erza erano pocopiù avanti. Fummo ufficialmente in marcia verso qualcosa che andava al di là diogni comprensione. Stavamo per scrivere nei libri della nostra vita qualcosa dimeraviglioso.



*ANGOLO AUTRICE*
Ma ciao! :D
Sono viva! Ancora i bellocci non sono arrivati nel caro impero di Acnologia, ma tranquilli che nel prossimo ci arrivano.
Spero di fare più in fretta la prossima volta a pubblicare, nel caso cercherò di non deludervi col contenuto.
Vi auguro una buonanotte e tanti sogni belli!

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