Cerca di non innamorarti di me
03/09/2018
Querido diario,
Questa è la prima volta che scrivo qualcosa che non sia un tema scolastico, quindi non sono molto sicura del risultato finale. Potrebbe venir fuori un capolavoro in grado di far commuovere anche la persona più insensibile del mondo, oppure un mix di frasi scollegate.
Non ho mai avuto un diario segreto, l'ho sempre considerata una cosa stupida: che senso ha scrivere qualcosa che tanto nessuno leggerà mai? Per me nessuno, evidentemente mia madre, un po' per fare il genitore attento ai bisogni della figlioletta adolescente, un po' per evitare di pagare uno psicologo, da cui comunque non sarei mai andata, ha un'opinione diversa.
È stata sua l'idea di regalarmi un diario, o forse, cosa più probabile, del suo fidanzato; d'altronde solo ad un idiota come lui poteva venire in mente una cosa del genere. Comunque, tralasciando i complimenti rivolti al mio patrigno ( mi viene la nausea se penso che tra pochi mesi sposerà mia mamma), oggi è il mio compleanno!
Non un compleanno qualunque; da oggi davanti alla legge, chiariamoci SOLO davanti alla legge, sono un'adulta in grado di votare, prendere la patente e, cosa più importante, poter andare al bar e ordinare una rossa media!
Già ... da oggi sono maggiorenne, e invece di passare la serata tra cocktail, balli improbabili, musica spacca timpani, luci accecanti e adolescenti brufolosi e complessati, sono sdraiata sul letto!
La cosa più alcolica nella stanza è il bicchiere di latte poggiato sul comodino, le uniche facce che vedrò oltre la mia sono quelle dei calciatori dei miei poster e la musica è offerta da un Dj di eccezione: me, con tanto di cuffiette per simulare una silent disco e la lucina dell'abat jour dell'ikea a creare l'effetto luci soffusi.
Oh, quasi dimenticavo la menzione speciale al mio look da festaiola: crocchia disordinata, nemmeno un filo di trucco e un pigiama di Minnie di almeno due taglie più grande addosso.
Per lo meno sarò in compagnia del mio amato letto (non pensare male, a meno che i calciatori dei poster non si materializzino davanti a me, e mai cosa sarebbe più gradita, sono completamente sola).
Il perché di tutto ciò è piuttosto semplice, e se stai pensando che io sia una sorta di nerd asociale che non mette il naso fuori di casa e che ha una strana relazione con il suo letto, sbagli di grosso.
Certo, io e il mio letto siamo sposati da tanti anni ormai e quello che ci lega sono sentimenti di amore e fiducia reciproca, ma, a parte ciò, ho una compagnia di amici in carne e ossa che adoro.
L'unico piccolo e insignificante problema è che loro si trovano a chilometri da qui: sono a Milano, la città in cui sono cresciuta, dove c'è la casa in cui fino a un mese fa abitavo ancora, prima che mia madre decidesse di imballare tutte le mie cose, fare armi e bagagli e seguire il suo ridicolo fidanzatino spagnolo nella sua città.
Avrei senza dubbio mille volte preferito restare a Milano con mio padre: noi non abbiamo proprio un normale rapporto padre-figlia, le nostre conversazioni si limitano a commenti calcistici, una passione, o meglio l'unica, che abbiamo in comune, partite alla play e poco altro (il dialogo non è proprio il suo forte), però gli voglio bene.
Allora mi chiederai: 'perché cavolo non sei rimasta in Italia?'
Il motivo è che ho promesso a Martina, mia sorella, che non la lascerò mai e poi mai sola con la mamma, Miguel e suo figlio Fernando: un moccioso odioso e viziato di dieci anni che non fa altro che chiedere regali e piangere al primo no.
E mio malgrado, benché non sia molto convinta di quest'avventura catalana, io mantengo la mia parola fino in fondo.
Così eccomi qui a Barcellona, a trascorrere tra le pareti verde petrolio della mia camera, colore scelto da me per sostituire quell'orribile rosa confetto che c'era prima, il mio diciottesimo compleanno.
In realtà la stanza non è nemmeno mia. È della figlia più grande di Miguel: Maya; considerando che, stando alle parole del padre, è una sorta di figlia e studentessa modello mi sta già sul cazzo (perdona il francesismo).
In questo momento si trova a New York, frequenta la Columbia University (che secondo me si è trasferita lì solo per le felpe e per poter dire che frequenta ña C.U.). Anche mia madre ha progettato per me una cosa simile, ma, per suo grande rammarico, i suoi sogni in merito a un futuro che mi vedrebbe come un ingegnere o un avvocato non coincidono con i miei.
Comunque, sono proprio curiosa di vedere la faccia di Maya quando, tornata, vedrà la sua camera stile casa delle bambole trasformata completamente: prima di tutto ho cambiato il colore delle pareti e la disposizione dei mobili, poi ho rinchiuso tutte le sue foto in uno scatolone, sostituendole con miei poster di Messi, della Juve, del Barça e di Griezzman. Infine ho bruciato (no, non è vero mia madre purtroppo mi ha fermato in tempo) tutti i suoi peluche e ho piazzato sulle mensole la mia amata collezione di libri.
Per preservare la mia reputazione tengo a precisare che, ahimè, la camera è sempre ordinata, ma, e lo sottolineo, NON PER MIA VOLONTÀ. Il fatto è che il fidanzato di mia mamma è di quelle famiglie ricche sfondate, con il macchinone, la villa e il personale che ti segue pure mentre fai pipì, quindi senza volerlo mi sono ritrovata una cameriera personale: Carmen, una giovane ragazza di origini peruviane estremamente simpatica, nonostante il suo vizio maniacale di mettere sempre a posto tutto quanto, impedendo così alla mia personalità casinista di prendere il sopravvento.
In ogni caso tornando al mio compleanno, a mia madre era venuta un'altra idea brillante (oggi si è proprio superata, direi che l'influenza di Miguel si fa sentire) ovvero una cena di 'famiglia' con i genitori e le sorelle di Miguel. Considerando che li avrò visti due volte nella mia vita, che non è permesso usare il cellulare a tavola e che avrei dovuto trascorrere la serata con gente di cui mi importa meno della metà di niente, ho gentilmente rifiutato l'offerta, inventando la scusa poco convincente di un'emicrania fulminante.
Ho recitato così bene che potrei chiedere a quelli della Moment di assumermi al posto di Molly.
L'unica cosa buona della giornata, oltre ai cupcakes di Olga, la mia cuoca preferita, è stata la video-chiamata con Matteo e Christian, i miei due fratelli più grandi. Il primo ha ventitré anni e sta a Parigi, lavora come fotografo presso un importante stilista, il secondo ha vent'anni ed è rimasto a Milano con papà dove studia giurisprudenza.
Poi mi ha chiamato mio padre, oh, a proposito NOTIZIA SUPER MEGA BELLISSIMA: stamattina mi è arrivato il suo regalo, sono biglietti per andare a vedere Barcellona-Girona il 23 settembre.
Vedrò Messi giocare dal vivo, insomma un sogno che sta per diventare realtà!
Sai, penso proprio di aver parlato troppo, perché quando ho iniziato a scrivere, volevo descriverti questa giornata e mi sono accorta di non aver menzionato nemmeno una di tutta la serie di catastrofi che si sono susseguite.
Ho attirato la tua attenzione?
Bene.
Allora a breve di esporrò tutto ciò che ha contribuito a rendere questo tre settembre il trionfo della sfiga, delle figure di merda e di incontri poco graditi.
Non dico altro per non spoilerare il finale a un possibile lettore del futuro (mamma, se stai leggendo, tu non sei un lettore del futuro: chiudi il diario, esci da questa camera e lasciami un po' di privacy).
Solo alcune avvertenze:
•Punto primo: in italiano ho la media del 5,99 arrotondato a 6 per bontà d'animo e perché in giro dicono che io sia parecchio simpatica (eventuali errori di grammatica sono dunque giustificati e vi faranno capire perché la sera prima dell'ultimo giorno di scuola sfornavo muffin ai mirtilli da portare alla mia prof).
•Punto secondo: la scelta dei tempi è puramente casuale: ci possono essere salti dal presente al passato senza ragione (vedi punto precedente), chiedo umilmente scusa a tutti gli amanti della consecutio temporum se le mie scelte stilistiche non rispettano alcuna logica apparente.
•Punto terzo: il contenuto non è adatto a chi soffre di attacchi di ridarella incontrollati, tipo la sottoscritta. Se siete in giro e volete evitare di ridere da soli come psicopatici, sedetevi, allacciate le cinture di sicurezza e gustatevi la storia.
C'era una volta una ragazza che viveva in una una villa appena fuori Barcellona, la terra del grande Lionel Messi...
Troppo teatrale?
Okay ricomincio.
Che fosse un compleanno di merda dovevo capirlo dal giorno della settimana in cui è capitato: lunedì.
Io, che in vacanza mi dimentico dell'esistenza degli orologi e del calendario e conto il tempo in canzoni, ed episodi di serie tv, dormivo beatamente, gustandomi la mia ultima notte da minorenne, completamente ignara degli effetti devastanti che nel giro di poche ore avrebbe avuto quel particolare lunedì, completamente ignara in effetti pure che fosse lunedì.
A saperlo stamattina forse non mi sarei proprio alzata dal letto.
Catastrofe apocalittica numero uno: mia madre che si dimentica di farmi la ricarica e la mia offerta che non viene rinnovata, tradotto: telefono utile quanto le mono porzioni di nutella (sì, esistono davvero) e io che non posso rispondere ai messaggi di auguri da parte dei miei amici e del mio ragazzo: Lorenzo, rischiando così di comparire a Chi l'ha visto.
Catastrofe apocalittica numero due: la sveglia, quella maledettissima sveglia che da metà settembre ai primi di giugno suona sempre puntuale, che oggi, primo giorno di allenamenti, decide di emanciparsi e non suonare.
Catastrofe apocalittica numero tre, quattro, cinque e sei:
•una misera ora di tempo per fare ciò che normalmente non riesco a finire nemmeno in due
•divisa sparita nel nulla e che poi si è scoperto essere stata messa per sbaglio a lavare. Tradotto: potenziale figura di merda con la nuova squadra e il nuovo allenatore
•Tempo insufficiente per passarmi la piastra, più i miei capelli che sembrano la chioma di un albero appena colpito da un fulmine, più mia madre che gira il coltello nella piaga sostenendo che sono stata io a bruciarlo (se a dirlo non fosse una anche alle otto del mattino non ha nemmeno un capello fuori posto, forse mi andrebbe pure bene, ma a dirlo è la copia di Angelina Jolie e poi io alle otto del mattino sembro un leone sopravvissuto ad una rissa nel cuore della savana, per cui per forza una si innervosisce).
Soluzione provvisoria: codino più simile allo scopino del gabinetto che alla mitica coda di Ariana Grande, ma tentar non nuoce.
Ultime due (almeno per ora) catastrofi apocalittiche:
1) le lenti che mi scivolano dai polpastrelli cadendo nel lavandino e la sfortuna, onnipresente, che fa in modo che io lasci il rubinetto aperto.
(Probabilmente le mie lenti ora come ora stanno nuotando con i pesci del Mediterraneo)
Piccola nota aggiuntiva: mi sarei presentata all'allenamento senza divisa, con i capelli da pazza e, dulcis in fundo, senza vedere ad un palmo dal mio naso.
Certo, io volevo mettermi in mostra, ma per il mio dribbling alla Messi e la mia grinta alla Mandzukic, non per essere la reginetta della sfiga suprema
2) Io che corro con il borsone giù per le scale (e immagina la vocina di tua madre che ti dice 'non si corre per le scale') più io che non vedo Olga, più io che investo in pieno Olga, più Olga che vola per terra con la faccia sulla torta del mio compleanno, più io che rotolo giù per gli ultimi scalini, ammaccandomi il mio bellissimo culetto.
Una menzione speciale va alle urla in una lingua ibrida (un mix di spagnolo, italiano e catalano) nonché al viraggio esponenziale della sua pelle, e alla vena di Miguel che secondo me un giorno si staccherà dal suo collo.
Ah, nel caos generale hanno dimenticato di farmi gli auguri, in compenso però Olga mi ha dato il regalo da parte suo e di Carmen: un braccialetto davvero delizioso.
Ah, per precisare, in tutto questo non ero ancora uscita di casa ed era solo mattina.
Ma andiamo avanti ...
Avere un autista personale può tornare utile, specie se Miguel non si fa problemi a pagare le multe, e lui è libero di sfrecciare per le strade di Barcellona ad alta velocità.
Solo dieci minuti di ritardo.
Poteva pure andare peggio.
Tant'è che quando sono uscita dagli spogliatoi non c'era traccia del mister e le altre stavano parlottando tra loro.
Proprio quando credevo di averla fatta franca, però, ecco una voce alle mie spalle che per poco non mi faceva urlare dallo spavento.
-Bueno ... no sé cómo se hacen las cosas en Italia, pero aquí nos suelen llegar a tiempo señorita ...-
(Il resto delle conversazioni lo scrivo in italiano, perché non ho proprio voglia di tradurre)
Volevo sprofondare.
Quando poi mi sono girata per guardarlo in faccia mi sono trovata di fronte un ragazzo che definire 'carino' sarebbe riduttivo: carnagione leggermente scura, diversi tatuaggi a coprire quasi interamente le parti visibili del corpo, lineamenti dolci, probabilmente sudamericani, occhi a cui non saprei attribuire altro aggettivo che non sia 'cangianti' (una bella sfumatura di marrone con scaglie verdi) e capelli neri e ricci.
Ho l'allenatore che sembra un attore di un telefilm, peccato che poi ha aperto bocca, rovinando tutto, ma d'altro la combo bello e simpatico è un binomio raro quasi quanto la vecchia maglietta del Barcellona che indossava lui, più letale del suo sorriso.
Peccato, ripeto, che poi ha aperto bocca.
Sono rimasta lì a fissarlo, incapace di formulare una frase di senso compiuto, come se non avessi mai visto un cazzo in vita mia (scusa la volgarità, ma non trovo un altro eufemismo che renda altrettanto bene l'idea).
-Che c'è? Il mio incredibile fascino e la mia innegabile bellezza ti turbano per caso?- mi ha detto con una spavalderia e una presunzione da farmi quasi cadere a terra la mascella.
Quasi appunto. Che io mica sono ingenua e cretina e quelli come lui si fiutano a un chilometro di distanza.
-Sconvolta? No, è che in realtà pensavo fossi uno della squadra maschile che aveva sbagliato strada. Sai, il mio allenatore era calvo, con i baffi e puzzava di formaggio, mentre tu...- ho replicato osservandolo per bene.
-Mentre io ho dei capelli fantastici, profumo di muschio bianco e ho lo sguardo che conquista?- disse tranquillamente senza smettere di sorridere.
Ma si può? Manco fosse stato Cristiano Ronaldo in persona.
-No, beh, diciamo che tu hai i capelli, questo sì, è innegabile, un'espressione che sembra ti sia preso un qualche virus intestinale e puzzi di sudore. Meglio che niente, dai. Almeno hai i capelli.-
Lui si è messo a ridere, scuotendo la testa.
Mica lo sapevo di essere così simpatica.
-Miguel me l'avevi detto che hai un caratterino. E prima che tu ti faccia strane idee sappi che provo sempre a mettere in imbarazzo le nuove arrivate. È solo un modo per testare il carattere del nostro nuovo acquisto.-
O per provare a portartele a letto
(Questo non gliel'ho detto. Dopotutto è sempre il mio allenatore. Bonucci è finito su uno sgabello per molto meno)
Si è rivolto verso le altre, che intanto ridevano e parlottavano tra di loro, e ha alzato le spalle: -Niente da fare, ragazze. Con lei non ha funzionato nemmeno un po'. Pazienza. Vorrà dire che la nostra new entry qui è dotata di garra charrua. Comunque, non abbiamo tutto il giorno. Ragazze, lei è Arizona. Arizona, lei è Marisol, il nostro capitano, per qualsiasi cosa rivolgiti pure a lei-.
Profilo di Marisol:
viso pulito ( da finta puritana), lentiggini in abbondanza), una lunga coda di cavallo bionda (questa sì che assomigliava a quella di Ariana Grande). N.B: mi guardava dall'alto della superiorità conferitale dall'avere gli occhi azzurri.
Ma chi si crede di essere questa?
L'Ariana Grande dei poveri?
Segni particolari: è troppo bionda e gli occhi sono troppo azzurri e il fisico troppo asciutto per non essere almeno un po' troia.
E comunque, di sicuro è antipatica.
Candidatura come possibile amica: non ha i requisiti necessari
-Bene, squadra, a lavoro! Dieci giri di campo prima di iniziare le serie di addominali, velo... Electra Garcia Ramìrez, sei in ritardo! Per te tre giri in più di campo. Beh, direi che sei in buona compagnia Arizona, scommetto che farete amicizia, soprattutto durante quei tre giri di campo in più-.
Io ho allargato le braccia.
-Per soli dieci minuti di ritardo?-
-No, anche perché mi hai detto che puzzo di sudore.-
Io ho alzato gli occhi al cielo.
Pure permaloso doveva essere.
Ah, sì, ho trovato un altro aspetto positivo della giornata: la mia compagna di disavventure (A.K.A giri di campo in più).
Profilo di Electra Garcìa Ramìrez:
trecce castane, occhi scuri, pelle chiarissima.
Segni particolari: un bellissimo tatuaggio sul polso di cui mi devo ricordare di chiedere il nome di chi gliel'ha fatto
N.B: si è presentata con il fiatone tipico di chi è abituato a correre per arrivare in orario senza successo (vedi la sottoscritta).
Possibili ritardi in caso di uscite
Candidatura come possibile amica: Ottime possibilità di successo.
-In che ruolo giochi?- mi ha chiesto il mister, mettendomi una mano sulla spalla.
Io mi sono allontanata di un passo.
Ma tutta questa confidenza a questo chi gliel'aveva data?
-Come mezz'ala, almeno nell'ultimo anno ... ho anche giocato come trequartista e una volta mi ha schierato sulla fascia-.
-Va bene, allora nella partitella provo a schierarti da falso nueve e vediamo che combini, mmm? Una fantasista ci mancava proprio, vediamo se l'abbiamo trovata-.
-Certo mister, come vuole ...-
Mi sono girata, ma lui mi ha fermato di nuovo.
Irritante. Permaloso. Presuntuoso e pure insistente.
Profilo in continuo aggiornamento
(Sempre peggio)
-Che fai? Prima mi dai del tu, poi del lei? Qui tutte mi chiamano per nome comunque, chiamami pure Neymar, o Ney, se ti fa piacere.-
O Ney se ti fa piacere un cazzo.
(Però figo il nome, sembra un giocatore del Brasile)
Chissà perché ci avrei giurato che si facesse chiamare per nome da tutte le ragazze.
-Certo, signor Neymar. Come vuole LEI-
Lui mi ha sorriso: -Arizona?-
-Ma mica non avevamo tutto il giorno? Cos'è ti piace tanto il mio nome da volerlo ripetere in continuazione?- ho sbottato infastidita.
Lui ha sorriso: -Certo che mi piace il tuo nome. Arizona?-
-'Neysetifapiacere'?-
-Senti ... lo so che è difficile, ma cerca di non innamorarti di me. Sarebbe imbarazzante, non credi?-
-Qualcuno qui ha un'eccessiva considerazione di sé.-
-Qualcuno qui si farà un altro giro in più di campo.-
-Come?!-
Profilo in continuo aggiornamento di Neymar:
Giudizio iniziale: pallone gonfiato. Probabilmente l'intera Spagna è troppo piccola per riuscire a contenere il suo ego.
N.B: stargli più alla larga possibile
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