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Capitolo 25

Il primo posto in cui il sentiero, e colui che lo aveva fatto, mi aveva voluto condurre era la mensa.

Entrai in quella baita, deserta a quell' ora e vidi che i petali continuavano, andando verso la stanza dove si lavano i piatti.

Entrata in quella stanza mi guardai intorno e vidi un'altra busta con rosa allegata vicino il lavabo.

La presi e iniziai a leggere.

"Ti ricordi mia cara Jessie? I nostri primi incontri effettivi sono avvenuti qui, in questa baita, il giorno in cui eravamo seduti insieme al tavolo, e praticamente mi sbavavi addosso, me ne ero già accorto, oppure in questa stanza, quando dopo aver fatto i camerieri dovevamo lavare i piatti ogni sera. Purtroppo c'è qualcosa che però ho dimenticato in questa stanza, ma continua a seguire il sentiero per scoprire cos'è."

La confusione. Ma quanto diamine di tempo ci aveva messo per organizzare tutto ciò? Bah. E poi cos'era che si era dimenticato? Mamma mia quanti ricordi quella sera, ma non c'era tempo per perdersi nei pensieri, dovevo e volevo andare avanti.

Continuai il mio cammino, che fece la sua prossima fermata davanti al palco dell'anfiteatro, anch' esso vuoto.
Anche lì, come ormai mi aspettavo, trovai una rosa e una lettera, la aprii ma al suo interno c'era scritto solo:
"Schiaccia play".

Ancora? Ok...

Feci come mi disse la lettera e appena schiacciai il bottoncino partì una canzone. "I don't want to miss a thing" degli Aerosmith, e sopra di essa la voce di Harry che iniziava a parlare.

«Jessie, ricordi quel giorno? Quel fatidico giorno?» disse enfatizzando il secondo "quel". «Giocavamo allo stupido gioco di indovinare per primi la canzone e tu facesti vincere la nostra squadra proprio con questa canzone. Da quel momento decisi che questa sarebbe stata la nostra canzone. Ora ti prego di seguire il sentiero mentre continuo a parlare»

Lo feci.

«Jessie, per andare nell'ultima zona passeremo da una parte che sono sicuro non ti farà piacere, secondo i miei calcoli dovresti essere arrivata esattamente... ora!»

Mi girai intorno e riconobbi quel posto.
Quell'albero. La sua fuga. La sua risposta mancata. Una lacrima inevitabilmente mi rigò il viso.

«Per favore Jessie, scappa via da quel posto, continua il cammino, non fermarti lì a piangere perché non me lo perdonerei mai». Mentre la voce di Harry continuava a parlare io ripresi a camminare.
«So benissimo che ti ho dato delle sofferenze in questo ultimo periodo, non sai quanto mi dispiaccia, sono stato davvero un imbecille, tu ti sei aperta a me e io non ti ho capita ma soprattutto ti ho mandata via. Ma ora voglio rimediare! Sì Jessie, perché ho capito che mi sono innamorato di te, cazzo! Anzi, lo avevo già capito da tempo ma ero semplicemente spaventato, avevo paura che un giorno tutto questo potesse finire e che dopo quest'estate noi saremmo ritornati due perfetti estranei. Perciò quel giorno sotto l'albero non ti ho dato nessuna risposta e sono scappato così, con la coda tra le gambe.
Ma la sera stessa però, tanti pensieri continuavano a ronzarmi per la testa.
Risentivo il suono delle tue risate, il profumo dei tuoi capelli quando mi abbracciavi forte e quel luccichio nei tuoi occhi che mai ti abbandona. Pensavo a tutto questo e continuavo a ripetermi: "chissà come sarebbe stato se invece di mollare avessi lottato", lottato per te e per tutto quello che avremmo potuto essere. Ed è stato proprio lì che forse ho capito che io non sarei stato mai completo finché tu non saresti stata qui al mio fianco e che non mi sarei mai perdonato se tu soffrissi per causa mia. Per questo ho organizzato tutto questo, solo per farmi perdonare e per dirti una volta per tutte che ti amo, ti amo da impazzire»

Le lacrime scesero velocemente lungo le mie guance, questa volta però erano lacrime di commozione e non di tristezza. Ero così felice di tutte quelle sue belle parole! Mai nessuno ne aveva sprecate di così belle per me!

Ero così concentrata sulla voce che mi accorsi un po' in ritardo che mi trovavo al lago e che il sentiero si stoppava proprio davanti a me.

Un file dal mp3 partì automaticamente.

«Jessie, ti ricordi quella notte qui al lago? Quante risate che ci siamo fatti! E quando ci ha scoperti il guardiano notturno per poi costringerci a fare i camerieri? Ecco, quella sera ho dimenticato di fare una cosa importante, la stessa che dimenticai nella baia»

Il file si stoppò.

Che diavolo potrà mai essere questa "gran cosa" cosa che si era dimenticato?

Delle mani da dietro mi sfilarono gli auricolari, io per lo spavento mi girai e trovai Harry dietro di me che mi sorrideva amorevolmente.

«Ho dimenticato di fare questo» disse prendendomi il mento e poggiando dolcemente le sue labbra sulle mie.

Erano perfette, quel bacio era perfetto, lui era perfetto. Quella notte capii che la mia vita non era completa fino a quel momento, lo divenne solo quando il cielo decise di farmi incontrare un angelo dai boccoli castani e dagli occhi smeraldo di nome Harry.

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