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Capitolo 9

Centinaia di alunni formicolavano davanti al cancello del liceo classico. Lo sciopero del personale era tutto quello che i voleva in una mattinata calda negli ultimi giorni di scuola.

Il cielo era limpido e splendeva un magnifico sole. Ogni classe era attivamente impegnata per convincere i pochi soliti impauriti a non entrare! Bisognava fare assenza di massa. Colazione al bar, shopping e lunghe passeggiate.

Davide e Alex erano poggiati sul cofano della loro Mini Cooper. Quella mattina erano andati a scuola per consegnare gli ultimi moduli per l'iscrizione al nuovo anno e avevano trovato una marea di studenti lungo tutto il viale fino al piazzale principale della scuola. Non conoscevano nessuno a cui chiedere cosa stesse succedendo.

Sentirono vociferare dello sciopero e rimasero qualche minuto in più per essere sicuri che la situazione non cambiasse. Dopo un viaggio di un'ora e trenta minuti speravano che almeno la segreteria fosse aperta.

Non ci volle molto perché qualcuno si accorgesse di loro. Due ragazzi affascinanti ma soprattutto con tanto di bella auto non potevano che essere notati e avvicinati. Un gruppetto si avvicinò per presentarsi e, fra una sigaretta e una risata, presto si formò una cerchia di circa dieci ragazzi. I più belli, i più ben vestiti, i più selezionati. .

Alex si mostrò silenzioso e di poche parole. A differenza del fratello, non aveva mai amato dare subito confidenza alle persone. Davide invece, fu subito estremamente cordiale e socievole. Nel giro di una mezz'ora scarsa strinsero la mano a circa una ventina di studenti. La maggior parte di essi era di sesso femminile e in quel gruppo di ragazzi e ragazze popolari non poteva mancare il bel trio vincente capeggiato da Samantha.

Si avvicinarono rapidamente non appena individuarono qualche amico in comune, cogliendo al balzo l'occasione per presentarsi. Davide sapeva vincere bene l'imbarazzo in qualsiasi circostanza. Costantemente attorniato dai persone, continuava a parlare, sorridere e fare domande, rendendosi subito molto piacevole per tutti.

Annalisa provò più volte ad interagire, ma lui rispondeva sempre in modo vago e sorridendo: sembrava non fare alcuna differenza fra maschi e femmine.

Sorrideva indistintamente guardando tutti nello stesso modo dietro i suoi Ray-Ban colorati.
Samantha si affiancò a lui fingendo di aver perso l'accendino:
"Avresti da accendere?"
"Certo".
"Grazie. Comunque... mi presento. Mi chiamo Samantha.
Piacere di conoscerti".
"Piacere mio".
"Inizierete a frequentare a settembre?"
"A quanto pare si!"
"Ci sarete allo School Party di fine anno?"
"Quando sarà precisamente?"
"Sabato due giugno".
"Beh... siamo a circa due ore di macchina da qui. Se riusciamo... volentieri".
"Ragazzi andiamo tutti a fare colazione! Alex, Davide... voi ovviamente siete dei nostri!" Samantha non amò l'interruzione irruenta di Michele e gli lanciò un occhiataccia che però si perse nella confusione del momento; dovette rinunciare alla conversazione e, affiancandosi di nuovo ad Annalisa, guidò a piedi il gruppo verso il loro bar preferito. Davide li lasciò il gruppetto promettendo di raggiungerli e andò a parcheggiare la macchina.
** *

"Come puoi farmi questo?" urlò Cindy dimenticando di essere in mezzo a centinaia di persone. "Come!?!" Il tono di voce era sempre più alto e disperato.

Gruppetti di ragazzi si voltarono a guardarla e lei accelerò il passo per allontanarsi il più possibile mentre stringeva il cellulare all'orecchio: "Non ti ho mai odiato così tanto, papà! Sappilo! Ti odio! Hai sentito bene? Ti odio!" disse fra i singhiozzi.

Chiuse rapidamente la chiamata senza curarsi della risposta che stava ricevendo e imboccò rapidamente il viale verso la fermata dell'autobus. Aveva bisogno di Jenny! E lei proprio quel giorno mancava da scuola!

Riprese il telefono fra le mani ancora tremanti.
"Sto venendo a casa tua. Dimmi che ci sei! Ho bisogno di te". Camminava velocemente scrivendo il messaggio con lo sguardo offuscato dalle lacrime.

Era riuscita a mettersi in contatto con suo padre. Non gli aveva raccontato l'episodio della sera precedente. Preferiva farlo a voce al suo ritorno. Gli aveva fatto capire che era molto seccata per non averla avvisata del prolungamento di trasferta e allora lui l'aveva ghiacciata con una notizia peggiore:

"Tesoro, vinci la tua gelosia una volta per tutte. Sto per sposarla".
Sposarla?! La conosceva appena. E quando l'aveva deciso? Lei lo sapeva? Quella vipera doveva diventare la moglie di suo padre? E perché lui continuava a tenerla fuori dalle sue scelte e dalla sua vita? Era impazzito del tutto ?

Cindy cercò rapidamente il nome Jenny in rubrica per l'invio del messaggio ma nella fretta e nella tensione del momento il dito le tremava e non faceva altro che sbagliare tasti e ricominciare da capo. Le lacrime iniziarono a scendere come un fiume che non poteva contenere.

Dietro di sé lasciava una scia di sguardi curiosi e commenti mentre si faceva spazio nella folla con il viso rosso di rabbia e pianto.
Camminò più velocemente che poteva per sparire dalla vista di tutti. Continuava a tenere gli occhi sul cellulare e nella fretta urtò violentemente contro qualcuno.

"Ehi! Attenta!" Alzò lo sguardo imbarazzata. Il ragazzo cambiò espressione non appena la guardò negli occhi gonfi di lacrime. "Scusami. Va tutto bene?" Le mise una mano sulla spalla non sapendo cosa fare.
"Scusami tu" mormorò Cindy svincolandosi rapidamente. "Posso aiutarti?"
"No... scusami". Cindy si allontanò di corsa.

Davide la seguì con lo sguardo, preoccupato. Lei svoltò l'angolo e lui continuò il suo cammino in direzione opposta per raggiungere i suoi nuovi compagni.

"Ti aspetto" La risposta di Jenny al messaggio fu immediata e Cindy tirò un lieve sospiro di sollievo. Era bello avere un amica come lei. Inoltre casa di Jenny aveva la caratteristica di essere sempre pervasa da una strana pace. La madre era dolce, gentile e ospitale e le ricordava tanto la sua. Aveva dei bellissimi fratellini piccoli. Un padre innamorato della moglie e della sua famiglia. Lì davvero tutto andava per il verso giusto e non mancava mai la gioia e la serenità. Un po' di pace era tutto ciò di cui Cindy aveva bisogno.

Di tanto in tanto Davide si voltò per vedere se la piccola figurina dal passo rapido era ancora nei paraggi ma c'era troppa confusione. Dovette lasciar perdere. In pochi minuti fu al bar. Una colazione nella sua nuova città con un gruppo di ragazzi simpatici appena conosciuti era tutto ciò che ci voleva. Nuova scuola. Nuova città. Nuovi amici. Tutto appariva piuttosto promettente come nuovo inizio.

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