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Capitolo 6

Quando Cindy aprì la porta di casa, quel pomeriggio, avrebbe voluto urlare e chiamare suo padre costringendolo a tornare immediatamente a casa.

L'appartamento era nel caos più totale. C'erano valige ovunque, mobili spostati, sporcizie in ogni angolo.
La cosa più sconcertante fu che Samantha aveva già portato due amiche a pranzo. Le stesse due che avevano divorato lei e Jenny di occhiatacce nel corridoio quella mattina.

Quando videro Cindy entrare in cucina continuarono a ridacchiare fra di loro prese da un interessante pettegolezzo e nemmeno accennarono ad un saluto.

Fu solo durante il pranzo che Cindy scoprì indirettamente che si chiamavano Annalisa e Roberta. Cercò di mangiare più velocemente possibile per poter cambiare stanza al più presto.

Le tre amiche conversavano fra di loro sparlando di chiunque con ridicoli nomi in codice. Federica camminava in giro per la casa parlando al telefono di esami con le sue amiche universitarie e Anita, che aveva mangiato la sua insalatina dietetica prima di tutte, fumava la sua sigaretta nel salone davanti al suo pc.

«E poi...lasciamo stare...volete vedere che faccia ha la fidanzata nella foto che ha pubblicato di recente?», disse Samantha ridendo mentre si alzava da tavola, «Venite!», disse alle amiche che la seguirono nella sua cameretta - o, meglio, in camera di Cindy - lasciando la tavola sporca e il cibo nei piatti.

Cindy sentì il sangue ribollirle nelle vene mentre tre sconosciute, tra l'altro per niente simpatiche, si impadronivano della sua cameretta lasciando piatti e sporcizie come se lei fosse la sguattera della situazione.

«Pensa tu alla cucina. Tu sai dove vanno riposte le cose», disse Anita entrando per riempirsi un bicchiere di succo di frutta.

Cindy non disse una parola. Altrimenti avrebbe detto troppo.

Sconcertata dalla maleducazione dell'intera famiglia, si alzò e iniziò a lavare i piatti.

Anita stava tornando in salone ma si fermò sulla soglia della porta: «Hai saputo di tuo padre?»

«No. Cosa dovrei sapere?», chiese Cindy a denti stretti.

«La trasferta è prolungata. Sta via due settimane».

«Bene», replicò ghiacciata dalla notizia.

Solo dopo un'ora Cindy riuscì ad uscire dalla cucina che aveva interamente pulito da sola. Corse a prendere il cellulare per controllare le chiamate o i messaggi; suo padre non le aveva dato nessuna notizia. Questo la sconvolgeva più che mai. Aveva preferito informare la sua compagna.

«Avrei bisogno della veranda per studiare», annunciò Federica già pronta con i libri in mano, pronta ad entrare in quell'unico scarso spazio privato che era rimasto a Cindy.

«Prego. Fai pure», replicò con tono stizzito mentre la vedeva spostare comodamente le sue cose per far spazio alle proprie. Federica nemmeno rispose.

Cindy fece un grande respiro e tornò a guardare il display. Nulla. Nessun messaggio di avviso. Nessuna chiamata persa. Sentì un'amarezza profonda scivolarle nel cuore e gonfiarle gli occhi di lacrime. Che stava succedendo alla sua vita che fino a due anni prima era la più serena e felice che si potesse desiderare?

Ogni cosa stava andando improvvisamente per il verso sbagliato. L'incidente. La tragica perdita di sua madre. La storia con Marco finita in frantumi insieme a tutti i suoi sogni. L'arrivo di tre perfette sconosciute. E ora un padre che stava perdendo in modo del tutto tacito e subdolo. Non aveva reputato importante scrivere a sua figlia.

Non riusciva ad impedire alle lacrime di gonfiarle gli occhi fino a scendere pesantemente sul viso.
Nessuno doveva vederla e l'unica stanza rimasta disponibile era il bagno.

Si chiuse dentro a chiave e scivolò lungo il muro fino a sedersi a terra per piangere a dirotto con singhiozzi muti.

Nessuno avrebbe dovuto sentirla e tre perfette sconosciute sghignazzavano proprio nella stanza affianco, nella sua stanza! Ridevano, forse anche di lei, sedute sul suo letto. Forse stavano leggendo le scritte sul muro, le frasi che accompagnavano la sua vita o le numerose dediche di Marco. Tre perfette estranee chiuse a chiave per bisbigliare i loro pettegolezzi nella cameretta dove sua mamma l'aveva cresciuta leggendole fiabe della buonanotte.

Sembrava che il suo mondo avesse improvvisamente smesso di girare nel senso giusto, decidendo di andare rapidamente in senso antiorario. Ogni cosa era arrivata improvvisa e del tutto imprevista.

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