Capitolo 4
«Frequenta la nostra scuola».
«Cosa? Scherzerai!».
«Niente affatto, siamo venute insieme questa mattina. È nella III A"».
«Simpatica?».
«Per niente! Spocchiosa e arrogante come sua madre».
«Santo cielo! Cindy! Non sei mai stata così critica verso le persone al primo impatto».
«Jenny, tu non hai minimamente idea di che famiglia mio padre ha appena portato in casa mia. E quella strega già sta facendo pulizie. Pensa, ieri voleva buttare la bambola di mia madre! Se solo ripenso alle sue manacce sottili intorno a quella bambola mi vengono i brividi dal nervoso».
Cindy si portò le mani al viso coprendolo nervosamente.
Ci fu una pausa.
Jenny aveva altre brutte notizie da darle. Avrebbe dato qualunque cosa per non riparlarne, ma preferiva mettere l'amica di fronte alla cruda realtà così che uscisse una volta per tutte vincente da ogni situazione: «Ieri ho visto Marco».
Cindy rimase immobile, restando con il viso coperto dalle mani ed inghiottì la notizia lentamente.
«Dove?».
«Al parco Cindy. E...era con lei».
Ci fu qualche minuto di silenzio. Cindy non si mosse di un centimetro.
Allora è ufficiale. Escono già allo scoperto! Che roba!
«Devi buttare tutto il tuo passato alle spalle Cindy e... in un certo senso... anche il presente».
Cindy rise sarcasticamente.
«Facile parlare così per una spensierata ragazzina di quindici anni che vive in una bellissima famiglia e non è stata piantata in asso dal ragazzo dopo tre anni di fidanzamento... che vuoi che sia Jenny! Tu hai la tua bella famigliola al completo e forse la sera ancora sogni davanti al cartone animato di una bella fiaba. Certo.
Devo andare avanti. Mentre la notte vedo mio padre entrare in camera con un'altra donna dopo appena due anni dalla morte di mia madre. Da oggi sarò anche sola con tre estranee in casa mia che hanno preso pienamente possesso di tutto. Guarderò oltre. Facile parlare per una come te».
Cindy si pentì immediatamente di aver parlato. Jenny non disse una parola.
Perché doveva aggredire la più cara e dolce amica che avesse? Non era certo da incolpare per il fatto che vivesse in un contesto più sereno del suo.
Jenny era sempre stata a sua disposizione. Le aveva sempre mostrato un affetto incondizionato e non le aveva mai negato il suo bellissimo e confortevole sorriso. L'aveva solo incoraggiata ad andare avanti proprio come faceva la sua stessa coscienza ogni giorno.
Era il cambio dell'ora.
Nella classe regnava il caos. Ma una sfera muta di pungenti parole in sospeso avvolgeva le due amiche. Parole sputate come lame che non possono tornare indietro.
Cindy guardò Jenny imbarazzata. Sapeva di averla ferita. La guardò sistemare i libri sul banco: Jenny sembrava proprio un angelo. Si raccolse i lunghi capelli biondi in una morbida coda di lato; il suo viso limpido sfiorava la perfezione e con quegli occhi chiari e sinceri poteva conquistare chiunque. Angelica nell'aspetto esteriore e infinitamente bella nel suo intero essere: si preoccupava continuamente del benessere degli altri, sapeva sorridere e rispondere con gentilezza anche alle persone che le rispondevano male, a quelle che sapevano schiacciare in un attimo il suo cuore così buono. Quelle ingrate ed egoiste come Cindy. Solo che lei non avrebbe mai voluto e si odiò ancora di più.
Jenny abbozzò un sorriso per rompere l'imbarazzo che si era creato e cambiò rapidamente discorso: «Sta arrivando il prof. Hai fatto i compiti di matematica? Io non ci ho capito gran che a dire il vero».
«Non ho nemmeno aperto i quaderni ieri pomeriggio», rispose Cindy sempre più seccata dalla situazione.
Jenny sospirò pazientemente. «Ti aiuterò io. Dammi il quaderno, ti faccio vedere».
Cindy le mostrò fogli pieni di scarabocchi e appunti presi a metà. Jenny pazientemente le copiò i suoi.
Si conoscevano solo dall'inizio dell'anno. Cindy era ripetente e sin dal primo momento in cui le si presentò l'intera nuova classe Jenny era quella che l'aveva colpita di più.
Era entrata nella sua vita rapidamente mostrandosi sempre onesta, fedele e continuamente a braccia aperte. L'aiutava nel recupero scolastico e la ascoltava quando aveva bisogno. A volte Cindy si chiedeva cosa avesse fatto per meritare un'amica così perfetta al suo fianco.
Avevano fatto lunghe passeggiate, avevano passato pomeriggi interi in centro a fare shopping e dormito insieme un'infinità di volte. Avevano riso e pianto di fronte a svariati film, avevano sognato insieme e condividevano ogni giorno il banco di scuola. Amiche da poco e complici in un rapporto che sembrava durasse da una vita. Jenny era stata per lei come la sorella mai avuta e Cindy aveva avuto il coraggio di tradirla tante volte approfittando della sua incondizionata bontà d'animo. Era stata sempre un'amica pessima in confronto all'amore sincero di Jenny.
Qualche mese prima lei e Marco avevano addirittura provato ad avvicinarla al migliore amico di lui, Dennis. Ma Jenny aveva confessato all'amica che quel genere di ragazzo non faceva affatto per lei, lo trovava..."balordo". Cindy aveva riso di gusto per quel termine.
Scosse la testa vergognandosi di se stessa. Che stupida era stata! Seguire come al solito le follie di Marco e avvicinare un fiorellino fragile come Jenny ad un rozzo criminale come Dennis. Ma Jenny non era stupida come lei. Sapeva guardarsi bene dai ragazzi sbagliati.
Durante l'ora tornò a guardare più volte fuori dalla finestra per scavare ancora un po' in quella moltitudine di pensieri che non riusciva a strecciare.
Tornò al nodo più doloroso: Da quanto tempo Marco si vedeva segretamente con quella volgare e spregevole bionda del quinto superiore? Da quanto tempo le diceva "Ti amo" tradendola solo qualche ora dopo essere stato a letto con lei? Cosa aveva smesso di funzionare? Cosa non gli bastava in quella storia da favola in cui lei aveva dato tutta se stessa per renderlo felice?
Non aveva mai fiutato né sospettato nulla. Si illudeva di avere il suo cuore perché le sembravano occhi sinceri ogni volta che la baciava teneramente e le diceva: "Sei la cosa più importante". Provò ribrezzo e ritirò la mente schifata da quei ricordi.
«Cindy. Hai capito ora?».
«Cosa?».
Jenny sospirò. «Il concetto...vedi? Sulla lavagna ha rispiegato l'esercizio per quelli che non avevano capito».
«Non mi va, Jenny», sussurrò girandosi nuovamente verso il cielo limpido.
Parlare di Marco non le aveva certamente fatto bene e ricomporre i pezzi creava in lei la debole illusione che fosse tutto uno sbaglio. Forse perché li ricomponeva a modo suo.
Quando sentì il cellulare vibrarle in tasca un brivido le percorse la schiena. Si illuse follemente. È lui? Mi cerca? Vuole confessarmi tutto e dirmi che torna da me?
"Sono partito ora. Spero che a casa vada tutto bene. Torno fra qualche giorno. Ti voglio bene. Papà".
Cindy gettò il telefono nello zaino senza nemmeno rispondere all'sms.
Sentì la testa scoppiarle. Il caos era dentro di lei. La voce dell'insegnante era molto più lontana di tutte quelle che gridavano dentro di lei.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro