Capitolo 3
Quando vide i bagagli sulla porta di casa, Cindy fu pienamente consapevole di essere inevitabilmente davanti a quel nuovo inizio che oramai non poteva più fermare.
Anita e le sue figlie entravano ufficialmente in casa Bartini.
Paolo e Cindy furono quelli che trasportarono e spostarono più cose faticando più di tutti.
La cosa più seccante fu che Cindy dovette concedere la sua cameretta alle due smorfiose in attesa della nuova stanza che Paolo stava ricavando dalla veranda.
Anita diede persino dei consigli sulla sistemazione dei mobili e su come ricavare più spazio. Cindy avrebbe risposto volentieri che la casa era sempre stata ammobiliata in quel modo e non vedeva per quale motivo lei dovesse mettere bocca già dal primo giorno, ma si accorgeva di non avere speranza.
Cindy desiderò solo che la sera arrivasse presto e che quell'orribile pomeriggio tutti insieme finisse. Desiderava più che mai il suo spazio, la sua intimità, il suo diario, e invece doveva alloggiare sullo scomodo divano del salotto e portare tutte le sue cose in veranda!
Corse in camera per salvare i suoi affetti dalle due intruse ma non riuscì ad anticiparle. Federica era già all'opera svuotando la sua valigia.
«Chi è questo? Il tuo ragazzo?», chiese mentre appoggiava i suoi gingilli appropriandosi completamente della mensola.
«No. Il mio ex», rispose Cindy piuttosto seccata togliendole la cornice dalle mani.
«Carino. Come si chiama?»
«Marco. Se non ti dispiace, questi non posso spostarli», disse indicando un grosso baule e un tavolino pieno di pupazzi.
Federica sembrò ridacchiare sotto i baffi e questo irritò molto Cindy. Nervosamente prese le sue cose e si allontanò dalla stanza.
«Tesoro, eccoti finalmente! Stavo pensando, potresti portarti in salone la coperta blu e lasciare quella rossa in camera? Temo che la blu sia troppo piccola per due persone». Paolo si muoveva frettolosamente con cinque o sei oggetti fra le mani.
Cindy non poteva credere a quello che suo padre le aveva appena chiesto. Chiuse gli occhi e sperò che fosse solo un orribile sogno dal quale stava per svegliarsi.
Avrebbe voluto solo gridargli "Ti odio" ma provò pazientemente, ancora una volta, a dialogare con lui.
«Papà», bisbigliò, «io credo che sia troppo piccola questa casa, non solo la coperta. Abbiamo sempre vissuto in tre qui dentro. Non so davvero come pensi di portare avanti la faccenda, dato che stai anche partendo e mi lasci sola a gestire tutto questo...».
«Paolo! Tesoro! Questo possiamo toglierlo? Credo che in camera avremo bisogno di più spazio!». Quando Anita uscì dalla camera, Cindy sentì il sangue ribollirle nelle vene. Aveva in mano la bambola d'arredo che apparteneva a sua madre e la teneva a testa in giù pronta a gettarla nel cassonetto.
«Certo, certo, Anita», disse Paolo frettolosamente senza dare nemmeno un' occhiata all'oggetto che dondolava fra le sue mani.
«Certo cosa? Sei impazzito?», urlò Cindy esasperata, «Quella era della mamma! E voi non lo toccate!». Si scaraventò contro Anita e le strappò la bambola dalle mani portandosela al petto.
«Cindy, tesoro», mormorò Paolo sconvolto dalla reazione della figlia, «Anita non poteva saperlo...».
«Taci, papà!», brontolò incamminandosi rapidamente verso il salone portando al riparo il prezioso oggetto.
«Piuttosto maleducata, la ragazza», mormorò Anita all'orecchio di Paolo.
«No. Cerca di capire, è solo confusa da quello che sta accadendo e ancora non supera la perdita di sua madre».
Anita seguì Cindy con lo sguardo mentre Paolo continuava le faccende. "Ragazza aggressiva. Protettiva nei confronti della sua casa e di suo padre. Ostacolo da dominare al più presto. Con la forza".
Quel pomeriggio parve a Cindy il più lungo della sua vita. Solo quando il sole si decise a tramontare le porte vennero chiuse e lei poté tirare un sospiro di sollievo, rannicchiandosi sotto la copertina rossa.
Pensare a suo padre in camera con un'altra donna le faceva venire il voltastomaco.
Osservò il vetro che cominciava a bagnarsi con una leggera pioggerella. Non aveva mai dormito in salone. Tranne quando si addormentava con sua madre davanti ad un film.
Avevano passato un sacco di tempo insieme, soprattutto durante le settimane di trasferta del padre. L'ultimo film che avevano visto insieme era una commedia siciliana e avevano mangiato un orribile pizza bruciata. Si erano divertite tanto quella sera. Solo una settimana prima del maledetto incidente.
Il lento ticchettio dell'orologio rompeva a malapena il silenzio e una valanga di ricordi iniziò a rotolare rapidamente su di lei cadendo pesantemente nella penombra della stanza.
Solo ora, nel silenzio e nella solitudine, poteva permettere al suo cuore di esplodere lasciando eruttare le sue emozioni come lava incandescente. Sentì il bruciore delle lacrime scivolarle sul viso, mentre sentiva suo padre ridere insieme ad Anita nella stanza affianco.
Strinse la coperta intorno a sé come per evocare l'abbraccio di cui aveva bisogno in un momento così gelido. In quel pianto erano racchiuse milioni di cose. Il rapido conseguirsi di cambiamenti dolorosi.
In tutto quel baccano di eventi, il dolore per Marco veniva solo riempito da cose più importanti a cui pensare. Forse era la notte giusta per svuotare il cuore anche dall'amarezza di quella storia finita in frantumi. O forse no.
Chiuse gli occhi imponendosi di lasciarsela alle spalle una volta per tutte ma il suo viso e il ricordo delle sue frasi le tornò velocemente davanti agli occhi come un fulmine accecante.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro