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Capitolo 18


Quella mattina, nell'aula della I E c'era un silenzio quasi totale. Si sentiva solo il rumore di qualche foglio sventolato di tanto in tanto e dei passi lenti e circospetti dell'insegnante.
Compito in classe di italiano. Cindy non era andata a scuola. Jenny intuiva perfettamente il motivo dell'assenza della sua amica: aveva a che fare con il compito in classe per il quale, come sempre, non era pronta.
Alla fine della prima ora Jenny aveva già finito il compito e le rimaneva solo di passare il tutto in bella copia. Poteva prendersela con comodo e godersi quel momento di pace.
Si guardò intorno. Regnava il più totale silenzio e un'intensa concentrazione. Conosceva i suoi compagni da appena un anno. Poteva dire di aver instaurato un buon rapporto con tutti ma a volte era così pacifico e distante che rasentava l'indifferenza. Li guardò in viso uno a uno mentre si impegnavano a stendere un'attenta analisi del testo su un canto dell'Inferno di Dante Alighieri.
Quanti di loro, come Cindy, fingevano di stare bene mentre una matrigna a casa li maltrattava? Quanti di loro conducevano una vita piena di effimeri divertimenti per poi ritrovarsi soli con loro stessi nelle notti in cui un profondo e smisurato vuoto interiore divorava la loro anima? Aveva sentito più volte quella frase. Un vuoto dentro che non se ne va.
Era riuscita finalmente a portare la sua amica alla cosa più bella della vita, Gesù, ma pensò malinconicamente a tutte le volte in cui si era vergognata di farlo con altri amici.
Jenny sapeva bene che cosa fosse quel vuoto di cui i suoi compagni parlavano animatamente durante le lezioni di filosofia: era la tremenda assenza della presenza di Dio, per la quale ogni uomo è stato creato.
Sulla caviglia di Claudio era tatuato uno scheletro avvolto da un serpente. Morte. Distruzione. Tatuavano sulla loro pelle quello che fermentava nella loro anima e li ossessionava segretamente nella parte più recondita del loro cuore.
Tirò un sospiro di sollievo pensando a Cindy. Ora erano in due e forse insieme potevano fare la differenza in quella scuola.
Dentro di lei ringraziò Dio un'infinità di volte per averle fatto questo prezioso dono. Poi tornò al canto di Dante.
Tant'è amara che poco è più morte; ma per trattar del ben ch'i' vi trovai, dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.
Scrisse qualche riga per concludere la sua analisi,
Dante Alighieri affronta l'inguaribile problema dell'umanità: la paura della morte.
Forse il professore avrebbe avuto da ridire e le avrebbe contestato quest'ultima frase. Sorrise mentre copiò tutto sul foglio nuovo e consegnò prima del suono della campanella. Sistemò le sue cose e si preparò per uscire. Diede un'occhiata al cellulare e trovò un graditissimo messaggio.
"Jenny, che fai? Sei a scuola?"
"Ehi! Sì... fra cinque minuti esco. Come mai?!"
"Sono dalle tue parti oggi. Ho accompagnato un amico che ha appena preso casa qui. Ci salutiamo?" "Certo! Ci vediamo al bar qui di fronte!" "Al Lol?"
Esatto".
"Va bene. A fra poco".
** *
Al suono della campanella tutti si alzarono e consegnarono rapidamente i compiti.
Il professore impilava i fogli sulla cattedra ricordando a tutti di scrivere il nome ma la sua voce ormai si disperdeva nell'energico spostamento di banchi e nel caos provenienti dal corridoio. Carol si affiancò a Jenny.
"Dove vai?"
"Al Lol, c'è mio cugino".
"Vengo con te. Tanto devo aspettare l'autobus".
E poi non ci sono né Elisa né Cindy quindi non sai con chi stare, pensò istintivamente Jenny.
"Vieni pure, te lo presento". Impedì immediatamente a sé stessa di giudicarla e la accolse dolcemente per farle compagnia. La prese sottobraccio e si avviarono verso il bar che già traboccava di studenti.
Cercò Samuel nella folla. C'erano ragazzi in ogni angolo del piccolo cortiletto e dalle vetrate si poteva ben vedere che non c'era nemmeno mezzo tavolino libero.
"Jenny!" Qualcuno la chiamava dall'altro lato della strada e quando si voltò fu lieta di rivedere il suo vecchio cuginetto goffo e sorridente. Era accompagnato da un amico.
Corse verso di lui e si catapultarono in un abbraccio reciproco che durò diverse decine di secondi, durante i quali ridendo si chiesero l'un l'altra le stesse cose: "Come stai? Da quanto! E gli zii?"
Carol e l'amico di Samuel se ne stavano in silenzio, aspettando che l'euforia dei due cugini si acquietasse.
"Bene! Lui è Alex..." Jenny rivolse lo sguardo per la prima volta verso il ragazzo e quando incrociò il suo sguardo si azzittì immediatamente. Anche lui la guardò sorpreso, con un velo di imbarazzo negli occhi.
"Già vi conoscete?" chiese Samuel leggermente spaesato dal silenzio fra i due.
"Credo che l'altra sera eravamo nello stesso locale" replicò Jenny con una punta di sarcasmo nella voce. "Comunque, piacere di conoscerti".
Alex sorrise impacciato e porse la mano.
"Lei invece è Carol. Una mia compagna di classe". Samuel e Carol si strinsero velocemente la mano. Tutti e quattro si diressero verso il bar, in attesa di qualche tavolino libero.
Nella piccola compagnia, Samuel e Jenny crearono un mondo a parte. Parlavano e ridevano sui loro amici in comune e su qualche incontro che di recente aveva coinvolto tutte le persone che man mano nominavano.
Dopo circa quindici minuti di entusiasmanti racconti e resoconti, si ricordarono dei due amici e li coinvolsero.
"Allora, Alex si sta trasferendo qui. Io sono venuto con lui per vedere quale sarà la sua nuova sistemazione e quando mi ha detto che avrebbe frequentato questo liceo non ho perso l'occasione di vederti".
Alex era di poche parole e quando Jenny non se ne accorgeva la guardava ripensando a quanto fosse stato stupido quella sera, apparire così davanti a una ragazza per bene! E poi, proprio la cugina di Samuel doveva beccare!
Carol, dopo aver provato ad attaccare bottone con Alex senza successo, rivolse la sua attenzione a Samuel.
"Anche tu sei nel liceo classico?"
"Esattamente! Sono nel terzo anno. Io e Alex siamo compagni di classe. Solo che lui ora mi abbandona!" Diede una pacca sulla spalla dell'amico, che continuava a starsene silenzioso e pensieroso.
Jenny guardò Alex. Provò lo stesso sentimento che aveva provato quella sera quando lui era ubriaco. Una specie di strana compassione. Quali pensieri ingarbugliavano la mente di quel ragazzo per renderlo così taciturno e introverso?
Carol e Samuel avevano iniziato un discorso riguardante le due scuole e Jenny non aveva il coraggio di rivolgere la parola ad Alex. Il suo sentimento di compassione era ben compensato da una punta di fastidio per come si era preso gioco di lei per far ridere gli amici davanti al bancone del ristorante. Aveva fatto battute davvero infelici.
Alex incrociò nuovamente il suo sguardo e abbozzò un sorriso. Il sorrisino scusa che funzionava con tutte. Solo che lei lo ignorò completamente. Voltò lo sguardo e cercò di infilarsi di nuovo nel discorso fra gli altri due.
"Bene. Per me credo sia ora di andare. Sammy tu dove pranzi? Vuoi venire da me? I miei sarebbero felici di rivederti".
"No, grazie Jenny. Sono con Alex oggi. Fra poco ci rimettiamo in viaggio. Ci sentiamo per il campeggio estivo!"
"Perfetto!" I due si salutarono affettuosamente e Samuel scambiò il numero di telefono con Carol. Alex e Jenny non si rivolsero parola fino a quando la compagnia non si sciolse.
Carol e Jenny camminarono insieme verso la fermata del bus. Carol continuava a dire che Samuel era un ragazzo proprio simpatico e in gamba mentre Jenny non riusciva a togliersi dalla testa lo sguardo di Alex.

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